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Siria Martoriata

di Ali Rashid

Sono molti anni che la “guerra” dilania la Siria. Ha seminato morte, distruzione immane, lo sfollamento di più della metà della popolazione all’interno del territorio nazionale e oltre confine, la distruzione difensiva di un patrimonio storico e culturale di tutta l’umanità e lo smembramento di un tessuto sociale, frutto di migliaia di anni di convivenza. Una storia simile a quella avvenuta in Iraq poco prima continua fino ai nostri giorni, con la differenza che nel caso iracheno fu una coalizione internazionale guidata dagli USA “fuori dalla legalità internazionale” ad assumere la responsabilità dell’invasione del paese “con motivazioni risultate in seguito false”.

Buona parte della stessa coalizione internazionale, ha guidato, foraggiato la guerra in Siria, compreso il dilagare delIo Stato Islamico, usato per giustificare tale intervento. Naturalmente la cecità del regime siriano, impermeabile di natura nel suo DNA, a qualsiasi forma di democrazia ha reso possibile questo dramma, che ha colpito tutti indistintamente.

In una condizione di diffusa e penetrante guerra civile, perdono rilevanza i fattori e i protagonisti tradizionali; alcuni di essi subiscono una sorta di mutazione genetica per adeguarsi alla nuova fase. Questo fenomeno si è palesato e si tocca con mano sia in Siria che in Iraq. Non a caso la costituzione irachena, scritta dal governatore americano, che divide il paese su base etnica e religiosa e getta le basi per una “guerra perpetua”, fu approvata anche dai comunisti iracheni.

Allo stesso modo appare schizofrenico dichiarare di voler promuovere la democrazia, la convivenza e la pace sotto l’ombrello militare americano, con il sostegno finanziario della Arabia Saudita e degli Emirati Arabi in accordo con Israele. Arabia Saudita ed Emirati Arabi dall’inizio dell’anno hanno stanziato 4 miliardi per sostenere le formazioni militari presenti ad Est dell’Eufrate.

Forse ha ragione Trump per una volta quando definisce quello che avviene in Siria e nella regione come una guerra assurda, sporca, infinita e tribale! Aspetto certamente degno di un approfondimento necessario.

 

L’invasione turca.

Le mire espansionistiche della Turchia nel Nord della Siria sono note e di vecchia data. Tutti i pretesti che si potrebbero avanzare per giustificare l’invasione del territorio siriano non attenuerebbero le gravi violazioni del diritto internazionale, che la Turchia si accinge a commettere, quale responsabile diretta di ciò che è avvenuto in Siria. L’80% dei combattenti stranieri entrati in Siria sono passati dal territorio turco. Armi, munizioni, logistiche varie e addestramento avvenivano in territorio turco e giordano. Sono stati spesi centinaia di miliardi di dollari e falciato un incalcolabile numero di vite umane, sotto il coordinamento di due quartieri generali: uno presente ad Ankara e l’altro ad Amman.

Le conseguenze dell’intervento turco, che purtroppo è già iniziato, saranno drammatiche e irreversibili, perché la zona sicura che la Turchia intende creare, lunga 500 km e profonda 30-50 km, in parte è storicamente abitata dai cittadini siriani d’etnia curda. Si attuerà ineluttabilmente una pulizia etnica, come avvenuta ad Efrain occupata da ormai 3 anni, la cui popolazione è stata “sostituita” da altri siriani, fuggiti da varie zone del paese. Il piano di intervento militare prevede la costruzione di 140 comuni nuovi per ospitare 3 milioni di profughi siriani, fuggiti in Turchia, e separare la popolazione curda in territorio turco da quella in territorio siriano. Questo significa gettare le basi per una guerra etnica senza fine. A questo proposito, va osservato che del crimine di pulizia etnica, tutti gli attori, senza alcuna eccezione, ciascuno dal territorio controllato, si sono già macchiati le mani. Mezzo milione di persone sono state espulse dalle zone controllate dal FDS, i loro rappresentanti hanno dichiarato sostegno e adesione all’operazione militare turca.

Mentre scrivo, arrivano notizie delle prime azioni dell’esercito turco volte ad interrompere le vie di rifornimento attraverso il Kurdistan iracheno. Il Capo di Stato maggiore turco ha dichiarato che 120 mila soldati sono pronti a dare inizio all’operazione militare. Nello stesso tempo, le forze d’opposizione siriane sotto il controllo turco hanno annunciato di unire le loro forze – 80 mila soldati – sotto un commando unitario. Evidentemente a loro spetterebbe il lavoro più sporco.

Purtroppo in quella parte sfortunata del mondo la prima guerra mondiale non è ancora finita. Da quella guerra, che ha visto i vincitori tracciare confini di nuovi stati nazionali su misura dei loro stessi interessi, ci hanno lasciato un quadro condannato alla destabilizzazione eterna, dalla Palestina fino al Kurdistan. La natura fascistoide, militare, razzista, corrotta e reazionaria dei regime succeduti ci lascia poca speranza. Dobbiamo avere più coraggio nell’indicare delle vie d’uscita che vadano nella direzione democratica e rappresentativa dello stato nazionale. Quando gli oppressi adottano i metodi del carnefice cadono in un errore fatale. Lo stato di diritto, rappresentativo di chi lo abita, deve essere in grado di esprimere ed esaltare tutti i suoi componenti. Questa è la direzione da prendere, che manca in Medioriente, non quelladi uno stato etnico nuovo, che ripete gli esempi di quelli precedenti. L’amara esperienza della nostra generazione ha dimostrato che le guerre in generale, e in particolare quelle finanziate da potenze internazionali, non fanno altro che peggiorare ancora di più il quadro. E come amico devo dire che la FED ha sprecato un’occasione, spero con conseguenze di questa breve esperienza non troppo drammatiche.

La Commissione delle Nazioni Unite per la Siria, ha approvato la composizione dei membri del comitato nazionale siriano per riscrivere la costituzione, un comitato largamente rappresentativo. La FED non ne fa parte, perché, forte del sostegno militare americano, puntava su altri obiettivi e scorciatoie di carattere militare. Forse è giunto il momento di prendere parte a questo sforzo collettivo di tutti i siriani e dare un forte contributo alla fine della guerra civile ed inizio ad un processo di vero rinascimento.

La nostra è una piccola forza politica, ma per incidere deve anche misurarsi con le questioni grandi, e deve avere il coraggio ogni tanto di dissentire e dare consiglio. Deve essere anche ferma la nostra opposizione alla minacciata invasione militare turca per ragioni politiche e morali e assicurare la nostra sincera solidarietà a tutte le donne e gli uomini che lottano per la loro libertà ed emancipazione. Il ritiro americano va auspicato davvero, perché rende più facile la soluzione dei problemi. Sarebbe il colmo se dovessimo chiedere anche noi la permanenza illegale delle truppe americane. Tale compito lo lasciamo all’industria bellica e all’ establishment politico e militare americano, che lo sta facendo.

 

FONTE: http://www.patriaecostituzione.it/2019/10/08/siria-martoriata/

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