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Venezuela. QUANTO STA AVVENENDO È DA MANUALE: UNA FORZA INTERNA FUNGE DA CAVALLO DI TROIA PER FAVORIRE L’INTERVENTO USA.

QUANTO STA AVVENENDO IN VENEZUELA È DA MANUALE: UNA FORZA INTERNA FUNGE DA CAVALLO DI TROIA, E SI DICHIARA LEGITTIMO RAPPRESENTANTE DEL PAESE PER FAVORIRE LO SCHIERAMENTO INTERVENTISTA A GUIDA USA.

di ANDREA MONTAGNI (Filcams Cgil nazionale)

La coesistenza pacifica tra gli Stati si basa sul principio che nessun paese può interferire negli affari interni dell’altro. Per questo, storicamente, le grandi potenze, al fine di legittimare gli interventi negli affari interni degli altri paesi, sono solite costruire pretesti in nome dei quali violare il diritto internazionale. E’ ipocrisia pura.

Quanto sta avvenendo in Venezuela è da manuale.  Si individua nel paese una forza che si presti a fungere da cavallo di Troia, lo si dichiara legittimo rappresentante di quel paese, e si costruisce uno schieramento internazionale interventista. Fino ad oggi questo copione – già visto in Libia e in Siria – ha trovato un ostacolo imprevisto sul piano delle relazioni internazionali. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non si è prestato a legittimare la violazione del diritto internazionale, respingendo a maggioranza una mozione statunitense che mirava a riconoscere il signor Guaidò come legittimo rappresentante del Venezuela.

Gli Stati uniti hanno iniziato la loro campagna anti-venezuelana il giorno stesso nel quale le elezioni portarono al potere la sinistra antimperialista (correva l’anno 1999). Il primo colpo di stato avvenne già nel 2002, fallito perché l’esercito non obbedì ai generali felloni e una moltitudine di popolo si radunò sotto palazzo Miraflores, mentre la comunità internazionale democratica si era già affrettata a riconoscere la giunta golpista. Da allora abbiamo assistito a un assedio economico e politico. Proprio a causa del golpe fallito del 2002, le forze armate venezuelane sono state ripulite dagli elementi golpisti e sono un baluardo dello stato di diritto e della sua ideologia bolivariana, quindi ben difficilmente si troverà nelle loro fila un numero sufficiente di generali felloni e di soldati mercenari per una presa del palazzo. Più facile immaginare una tensione continua con infiltrazioni di “guerriglieri” reclutati tra i narcos, fra i battaglioni della morte colombiani con i commando delle forze speciali americane già sul posto “per combattere il narcotraffico”. Questo modello ha già funzionato: in Nicaragua, dopo la rivoluzione sandinista, piegata da una guerra di logoramento e dalla crisi economica.

E’ dalla prima guerra del Golfo, nel 1992, che i paesi occidentali sono proni a tutte le scelte fatte dalle amministrazioni degli Stati uniti. Negli ultimi anni, addirittura, la Francia ha superato – vedi Libia, Siria, Ciad – gli stessi Stati uniti quando si è trattato di proprie ex colonie o sfere d’influenza contese all’Italia (Libia). Il vertice della Nato rilascia dichiarazioni a nome dell’alleanza senza consultazioni preventive dei paesi membri. E’ una logica di subordinazione dell’Europa agli Stati uniti che prevale contro la cultura e le tradizioni della nuova Europa postbellica, come continente di pace, sviluppatosi nel quadro della distensione.

La pesante presa di posizione del Presidente della Repubblica, per esercitare una pressione sul governo italiano perché si unisca a quei paesi che riconoscono Guaidò, è indice di quanto questa subordinazione sia stata fatta pro- pria dalla classe politica italiana. Una tenaglia che unisce in una santa alleanza interventista Pd, Forza Italia, Lega e fascisti, per piegare il governo e i 5 Stelle, passati rapidamente dalla difesa del legittimo governo venezuelano ad una neutralità, in ogni caso conforme al diritto internazionale e alle tradizioni migliori del nostro paese.

Questa logica è così pervasiva che la mozione con cui la Cgil in Congresso ha chiesto che i problemi del Venezuela siano risolti tra venezuelani, che il governo (che ha il controllo dell’apparato repressivo) non usi la violenza, e di condanna “con estrema fermezza delle ingerenze e delle pressioni esterne” e dell’embargo economico e sui medicinali, ha sollevato una campagna violenta e inaudita a cui la Cgil, purtroppo, ha reagito con difficoltà. Mentre solo quella posizione sarebbe utile – se fatta propria dal consesso internazionale – a favorire una soluzione condivisa della crisi interna fra il governo socialista e le sue opposizioni, che tra l’altro non si riconoscono tutte in Guaidò.

 

 

FONTEhttp://www.sinistrasindacale.it/

 


 

Il testo della mozione urgente sul Venezuela approvata al XVIII Congresso CGIL a Bari lo scorso 24 genaio.

“Il congresso Cgil, visto quanto accade in Venezuela, secondo i propri principi di libertà, democrazia e solidarietà, approva una mozione di condanna verso l’autoproclamazione JuanGuaido a presidente e le ingerenze straniere verso la presidenza democraticamente eletta di Maduro”

 

“Mozione urgente Crisi Venezuela approvata dal XVIII Congresso CGIL
Bari, 24 gennaio 2019

La CGIL esprime profonda preoccupazione per gli avvenimenti delle ultime ore in Venezuela e si appella a tutte le parti in campo (governo, opposizioni, forze armate, società civile) per il rispetto dello stato di diritto e per la protezione dei diritti umani, evitando azioni violente, repressive e di non ritorno allo stato democratico.

Il Venezuela vive da alcuni anni una grave crisi economica, che ha provocato l’esodo di oltre tre milioni di persone, la mancanza di generi di prima necessità e dell’assistenza sanitaria alla popolazione, la profonda perdita del potere acquisitivo dei salari con l’economia al collasso. Questa situazione deve trovare una soluzione politica, nonviolenta e decisamente inquadrata nel principio di autodeterminazione del popolo e della democrazia della Repubblica del Venezuela.

La CGIL condanna con estrema fermezza le ingerenze e le pressioni esterne, a partire dall’embargo imposto dagli USA su farmaci e sistema finanziario, che anziché aiutare il Venezuela ad uscire da questa crisi, ne hanno favorito la crescita, la profondità e la distanza tra le parti.

Come condanna le immediate prese di posizione a favore dell’auto-proclamazione a capo dello stato del presidente del Parlamento, Juan Guaidò, quale risposta al risultato elettorale del maggio scorso che ha portato Nicolas Maduro per la seconda volta alla presidenza del paese.

La CGIL, coerentemente con i propri principi e valori di libertà , di rispetto per i diritti umani, di solidarietà internazionale, e per quanto sopra espresso, ritiene di dover rivolgere un appello alle istituzioni ed al governo del Venezuela affinché siano garantiti i diritti e le libertà di espressione e di associazione senza nessun tipo di discriminazione, perché solamente così facendo, e con l’aiuto e la solidarietà della comunità internazionale, il Venezuela potrà uscire da questa crisi più forte, più indipendente e più democratico.”

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