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Barbarie mondiale o ONU?

di Tonino D’Orazio.

Una sola volta si era visto dissacrare il fair play di quella assise generale; quando Nikita Khrouchtchev si cacciò una scarpa e la batté sul suo tavolino in segno di protesta. Ma ne seguirono ben altri: un ministro degli affari esteri, nonché ex-generale (Colin Powell) mostrare davanti al mondo la fialetta magica di Saddam per distruggere il mondo. Un capo della diplomazia mondiale (sig.ra Albright nel suo libro Dio,l’america e il mondo. 2008) congratularsi per aver sterminato, via fame, quasi mezzo milione di bambini iracheni. Un ministro inglese (T. Blair), avvocato di professione, spingere il suo paese a scagliarsi sull’Irak e la Libia, in nome degli ideali di una democrazia universale, la nostra.

Ma non si era mai visto e sentito, come il 19 settembre scorso, un presidente (Trump), di uno stato dominante, di un impero militare e coloniale, minacciare apertamente e ufficialmente un altro stato, la Corea del Nord, di una devastazione completa e dello sterminio di una popolazione di 25 milioni di individui. E proporre una guerra all’Iran, istaurare un’asfissia totale al Venezuela per fregargli democraticamente il petrolio, e minacciare la sempiterna Cuba; lavorare ad un cambio di regime in Siria (è preoccupante che non si senta dire più nulla al proposito), in Russia e in tutti i paesi che non si sottomettono; minacciare sanzioni economiche a metà del globo, cioè a 6 miliardi di individui. Si tratta dei nostri più cari amici, perché noi siamo loro sottomessi senza pausa dal 1945, checché ne dicano i nazionalisti in erba nostrani. Il nostro paese è una immensa portaerei terrestre carica di bombe atomiche e potenzialmente un bel bersaglio.

Qualcuno si stupisce che la Corea del Nord, costantemente minacciata da una democrazia di barbari, riscopra l’evidenza, e cioè che la bomba atomica permette ai piccoli stati di tenere a debita distanza i colonizzatori, cioè quelli dell’alleanza della barbarie e della follia, oltre che della stupidità e della demenza. Ecco perché non sono così pazzi e propongono di nuovo la storica dissuasione fondata “sull’equilibrio del terrore”, coinvolgendo tutta l’area. Ha talmente funzionato bene per decenni… Purtroppo quella Corea è ancora dichiaratamente comunista. E anche la Cina lo è, ma …

Anche il tribuno e vassallo Macron, dopo un discorso “coraggioso” all’Assemblea, si è allineato tranquillamente all’impero, attaccando frontalmente anche lui, (“è sempre stato un bravo scolaro” dice la moglie Brigitte) gli stati che l’impero ritiene ribelli, cioè “nemici della democrazia”, la Corea del Nord, l’Iran, il Venezuela e la Siria (dove sono sconfitti anche loro, i francesi, ma insistono). Immaginiamo dove porti il suo “rafforzare l’Europa con un esercito unico” e condividere le sue atomiche con la Germania.

Interessante anche la scelta (democratica) di dare un’ultima spallata al residuo potere degli stati eliminando il “paralizzante unanimismo” di Bruxelles e invocando un ministero europeo delle finanze, magari diretto da nominati da Goldman Sachs, che di fatto toglierebbe ai vari Paesi anche i residui poteri di autonomia fiscale e di bilancio. Insomma l’ennesima sniffata di neoliberismo fingendo che sia zucchero, ma anche una buona dose di grandeur visto che il tutto darebbe una rilevanza assoluta all’ensemble Germania – Francia, emarginando gli altri con la doppia velocità e prima che il popolo (non si sa mai) diventi troppo forte. Che può dire Gentiloni ? Noi abbiamo già prenotato il sedile posteriore.

Anzi l’approccio coloniale continua e ci vede associati, visto che Macron e Gentiloni hanno discusso di Libia, chiedendo un maggior impegno dell’Onu nel Paese nord-africano. Macron: “Dobbiamo stabilizzare la Libia e organizzare elezioni al più presto, ma è altrettanto necessario controllare le sue coste affinché non arrivino dalla Siria e l’Iraq gruppi terroristi“. Tradotto significa: sosteniamoli lì (come stiamo facendo con l’Isis in Siria) e non facciamoli avvicinare troppo all’Europa. Per le coste, pensateci voi italiani.

 

Poi il vertice si è concluso al ristorante stellato “Têtedoie“, (Testa d’oca), dove Macron ha fatto scoprire ai suoi ospiti italiani le meraviglie della cucina lionese.

Non significa essere filo-russi registrare che l’arma vincente e decisiva usata dai russi in Siria, a partire dal 2016, oltre l’aviazione, sia stata la creazione di un centro di riconciliazione dedicato alla diplomazia della guerra, alla tutela dei nemici sconfitti e all’aiuto della popolazione in sinergia con il governo siriano, con l’Onu e con qualche Ong, le più serie e meno corrotte, con l’impegno continuo a dichiarare e ottenere grandi province “aperte” e pacificate. Il tutto in completo contrasto con la concezione occidentale, la nostra, sconfitta ma tracotante, tutta votata alla distruzione del “nemico” a casa sua, (che non ti ha fatto niente ed è solo colpevole di possedere molto petrolio), a piazzare teste di ponte armate per rimanere lì nel futuro, e non alla trattativa e alla politica nel senso corretto della parola.

Molto più difficile, viste le premesse muscolose di Trump, la situazione con la Corea del Nord. Anzi non si capisce se l’intimidazione sia rivolta o meno anche a Russia e Cina confinanti. Tant’è che questi ultimi  hanno chiesto agli americani di smettere di provocare la Corea del Nord, tornarsene a casa con le loro navi e aerei da guerra, per poter aprire un tavolo vero di trattativa. Intanto due missili intercontinentali nordcoreani, sempre che sia vero, hanno sorvolato il Giappone andando a cadere oltre, nel Pacifico. Nessuno è stato capace di intercettarli. Né il sistema anti-missilistico giapponese (acquistato dagli statunitensi), né i sistemi americani così dichiaratamente sofisticati. O i giapponesi e gli americani pensano che sia tutto un teatrino e senza nessun pericolo, oppure sono incapaci ad intercettarli, retorica di potenza a parte. Sta di fatto però che le sirene di allarme per la popolazione in panico sono scattate. Ma questo è un problema generale da un po’ di anni: la gente deve sempre aver paura di qualche cosa, in gergo si chiama anche “educazione delle masse” per altri fini.

Lungi da me l’idea di sostenere le contro-provocazioni di Kim Jong-Un, ma forse una pausa di logica nel confuso pensiero “umano” e capire cosa sta accadendo e tornare a far riferimento all’ONU, anzichè a Usa e Nato, sarebbe proprio opportuno.

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Discussione

Un pensiero su “Barbarie mondiale o ONU?

  1. L’articolo che leggo mi spinge a proporre un’opinone.

    Non sarebbe un lavoro per la pace se le N.U., o altri facessero un’analisi del seguente argomento :

    – quale il pericolo di guerre estenuanti attivate dalla mancanza di compresione reciproca, legata alle differenze importanti fra le culture/mentalità di Paesi diversi ? ?

    Una risposta ?

    Mi piace

    Pubblicato da Ulrico Reali | 14/10/2017, 15:15

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