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Ucraina 2014, Venezuela 2017: analogie e differenze

di Ramiro Gómez

Le strade di Caracas e di alcune altre località venezuelane hanno vissuto cento giorni di violenza, da quando l’opposizione ha dato inizio a una escalation per far cadere con la forza il governo di Nicolás Maduro. Dalle iniziali manifestazioni degli oppositori in seguito a una decisione del Tribunale supremo di giustizia – che stabiliva l’illegalità delle azioni della cupola parlamentare, la quale stava procedendo a nomine illegali – tutto è sfociato in una serie di violenze che ricordano gli eventi come Euromaidan, sfociati nel 2014 nella caduta del presidente ucraino Victor Ianukovic. Le analogie fra i due eventi saltano agli occhi e hanno suscitato l’allarme del governo venezuelano e di movimenti politici internazionali.

La stampa locale ed estera ha manipolato i fatti spacciandoli per episodi di protesta e repressione da parte di corpi di sicurezza, anche quando le stesse immagini che girano su Internet mostrano l’operato di falangi di combattenti con una sofisticata organizzazione bellica e l’uso sostenuto di armi da fuoco di produzione casalinga, ma anche di armi da guerra convenzionali. Accadde anche nell’Ucraina di Ianukovich; iniziò con una serie di manifestazioni contro la decisione presidenziale di sospendere l’accordo di integrazione con l’Unione europea, ma rapidamente diventò quello che gli analisti chiamarono “una situazione di pre-guerra”.

Ricordiamo. Nel gennaio 2014 le strade di Kiev si riempiono di giovani che portano maschere antigas e antipolvere, caschi protettivi, guanti da lavoro e vari camuffamenti militari. Usano la bandiera nazionale per sventolarla o per coprirsene, a sottolineare il carattere “nazionalista” delle loro azioni. Sfilano nelle strade con bastoni e scudi, improvvisati o professionali, con i quali attaccano la polizia per provocare rivolte che gettano nel caos l’intera città. Alla fine del mese, ai bastoni si sostituiscono le pistole e i fucili; le scene di pestaggi si trasformano in una conta dei morti, tanto sul fronte dei manifestanti come su quello delle forze di polizia. E gli scontri, in una prima fase limitati alle ore del giorno, invadono la notte, rendendo più difficile il lavoro delle squadre antisommossa e più violente  le azioni.

Promuove le violenze soprattutto il partito Svoboda, una formazione di estrema destra appartenente a quella nebulosa di gruppi neonazisti ormai diffusa in Europa. I parlamentari di quella parte politica arringano le folle per strada e sulle reti sociali aizzano i manifestanti contro la polizia.

Comunque, da subito, quando nel novembre 2013 iniziano le proteste a piazza Maidan a Kiev, si registra la presenza di gruppi d’attacco a guidare le manifestazioni. Ne fanno parte  giovani universitari, in gran parte membri delle squadre di calcio scolastiche; insieme a militanti di piccoli raggruppamenti fascisti. Sono i germogli dai quali nasce il “Settore destro”, che sarà l’avanguardia del movimento armato contro il governo dell’epoca.

Un racconto che si può adattare molto bene ai fatti in Venezuela a partire da aprile. Gli stessi travestimenti, lo stesso modo di coprirsi il volto, gli stessi indumenti, le stesse armi utilizzano i gruppi d’attacco di quella che l’opposizione ha voluto chiamare “La resistencia”. Ma non si tratta solo di copiare l’immagine  dei partecipanti di EuroMaidan: a Caracas ci sono episodi di violenza scatenati da deputati dei partiti di ultradestra Voluntad Popular e Primero Justicia, che controllano il Parlamento dopo le elezioni legislative del dicembre 2015.

In Ucraina si vivono momenti tragici, come quando le “manifestazioni”  arrivano a provocare attacchi con armi e bombe incendiarie nella sede di organizzazioni sindacali di sinistra, con morti e feriti. Sono perpetrati anche attacchi individuali a persone identificate con organizzazioni comuniste. Vengono cosparse di benzina, per poi appiccare il fuoco. Bruciate vive.

Uno scenario che si è ripetuto esattamente a Caracas, con diverse persone bruciate vive, morte o ferite, per sospetto “chavismo” o perché denunciate come infiltrate nelle manifestazioni. Nel 2014 la stampa internazionale invade il mondo con le immagini di gruppi di giovani ucraini mascherati e vestiti in mimetica, che usano scudi a formare falangi dietro le quali avanzano verso le forze dell’ordine. Sono immagini che si possono tranquillamente confondere con quelle che in questi mesi si sono viste a Caracas.

Identica la strategia:  convocare manifestazioni alle quali partecipano civili della classe media, spinti dal malcontento per la situazione economica e dal rifiuto del governo legittimamente eletto; a questi si mescolano i membri della forza d’urto per provocare scontri e battaglie campali con la polizia e la guardia nazionale. Le immagini di proteste pacifiche si dissolvono rapidamente e l’attenzione si concentra sulle scene di violenza che comprendono attacchi a edifici delle istituzioni, a mezzi di trasporto di alimenti e materie prime, e la costruzione di barricate a mo’ di trincee stradali.

In Venezuela nel 2017 come in Ucraina nel 2014, il racconto degli eventi è stato costruito, dai dirigenti dell’opposizione e dai mezzi di comunicazione, in modo tale da far passare tutto come “repressione” da parte del governo contro la popolazione civile, nascondendo e relativizzando le azioni criminali dei gruppi d’attacco, azioni che possono solo essere classificate come violenza fascista, visto il loro elevato contenuto di elementi  di odio razziale e di classe.

In entrambi i paesi i governi occidentali si sono schierati apertamente a favore dell’opposizione, chiudendo occhi e orecchie di fronte alle azioni paramilitari, agli attacchi agli edifici, perfino agli omicidi collettivi, ai roghi di esseri umani e, in generale, a tutta la strategia volta a defenestrare violentemente un governo eletto.

In Ucraina nel 2014 queste azioni hanno permesso l’ascesa di un governo di matrice fascista che ha provocato una guerra civile tuttora in corso. In Venezuela la strategia punta a uno scenario analogo.

Ma c’è una differenza: il governo di Nicolás Maduro ha dato prova di una solida coesione sia all’interno delle istituzioni che fra le Forze armate; e il popolo chavista non ha mai smesso di manifestare nelle strade in appoggio al governo e alla rivoluzione bolivariana.

Con il passare dei giorni vedremo se l’opposizione venezuelana riuscirà a replicare l’Euromaidan o se si imporrà la volontà pacifica e democratica della nazione venezuelana.

 

 

@alfaruqomar36

FONTE:

https://latinta.com.ar/2017/07/venezuela-tablero-ajedrez-ucraniano/

https://notasperiodismopopular.com.ar/2017/07/27/tablero-ajedrez-ucraniano-venezuela/

 

TRADUZIONE di Marinella Correggia

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