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Le criptovalute e il terrore delle banche

di Tonino D’Orazio

Iniziano ad avere senso le teorie del professore Auriti sul valore della moneta. Che la Bce stampasse tanta carta-moneta quanta ne volesse e secondo gli interessi privati delle banche, così come i Rothschild, proprietari della Banca Nazionale (aggettivo improprio) d’America per la stampa dei dollari, era cosa nota. La stessa idea che sui conti correnti scorrano solo numeri, e non sempre sostanza, lo stanno dimostrando i vari crac bancari in atto.
Ma soprattutto le nuove tecnologie, adattate al “mercato” globale, aiutano grandi gruppi (oggi una decina) a “stampare” denaro virtuale, in gergo i bitcoin, che stanno sostituendo le monete tradizionali nelle transazioni internazionali e non solo. Anche voi potete pagare in bitcoin, in Internet, bypassando le monete tradizionali di cui il popolo non è mai stato proprietario, ma potete evadere come, quando e quanto volete.

Cosa sono i bitcoin non è facile capirlo a priva vista, essendo tra l’altro il prodotto di algoritmi generati direttamente dai computer nelle reti globali, ma che si possono acquistare. Sta di fatto che su una “pennetta” da pochi Gigabit potete portarvi dietro, in modo anonimo e senza tracciabilità, la quantità di “moneta” che vi appartiene attraverso tutte le frontiere possibili. Arrivare sul posto, trasferire o cambiare in altre monete i vostri anonimi bitcoin, sfuggire ai controlli sul capitale. Altro che frugarvi nelle tasche negli aeroporti. Anche se non tutto è così semplice, diciamo che a noi interessa poco il meccanismo, perché non bastano le spiegazioni specialistiche di Wikipedia per essere operativi. Bisogna essere esperti di alta tecnologia o affidarsi a loro.

Interessa invece il grande mercato parallelo alle monete nazionali che si sta espandendo in modo geometrico e che sta trasferendo ricchezze inimmaginabili attraverso il mondo, in modo poco o niente controllato. I browser (motori di ricerca) sempre più spesso utilizzati, invece dei soliti Google, Microsoft, ed altri conosciuti, sono quelli cosiddetti anonimi, cioè che garantiscono il vostro completo anonimato, soprattutto per vendita o acquisto e che si possono effettuare con i bitcoin.

Per esempio il browser Tor vi assicura l’anonimato completo, anche tra i vari soci, e la non reperibilità del vostro ip (tramite la “dispersione” nella rete globale) cioè il numero e l’indirizzo del vostro computer; la possibilità di cambiare continuamente il vostro id (nome o nomignolo); non dare informazioni personali e la garanzia di nessun controllo (tutte le transazioni vengono cancellate ogni 24 ore o a scelta).

E’ ovviamente pericoloso per chi non è attrezzato tecnologicamente e culturalmente e anche per chi lo è. Addirittura, per quanto assurdo, chi ne è capace, può produrre direttamente i propri bitcoin. Altrimenti per esempio, ci si affida sempre più ad agenzie di controllo e di sicurezza, con quotazioni trasparenti, che hanno costituito una borsa normale (per quanto possano esserle le borse!), un marketplace Bitcoin oppure il Bitcoin Exchange per il cambio, oppure la borsa europea Bitstamp.

Quanto vale un bitcoin? Le cosiddetto previsioni a “lungo termine” del bitcoin non vanno oltre un mese, anche se adesso si sono un po’ stabilizzate. 1 bitcoin vale all’incirca 2.345 € (25 giugno 2017). Alla sua nascita nel 2009, un anno dopo la grande crisi finanziaria importata dai nostri amici statunitensi, con 1 euro si comperavano circa 100 bitcoin. Fate un calcolo spostando in avanti un po’ di zeri. Se avevate investito 100 € possedevate quindi 10.000 bitcoin, sarebbero oggi l’equivalente di 23.450.000 euro, in modo perfettamente anonimo.

Addirittura, e si capisce, con l’assenza di certezza futura del biglietto verde già moribondo; con l’attacco della Cina che obbliga tutti, piano piano, a utilizzare il bitcoin negli scambi internazionali; che la loro crescita è ancora molto inferiore rispetto a quella del valore azionario di riferimento (per es. di Amazon che lo utilizza prioritariamente); che ancora una assoluta minoranza dei risparmiatori mondiali investe in criptovalute, allora rimane uno spazio speculativo enorme per “crescere”. Giusto per dare una idea a sinistra a quelli che pensano ancora di poter controllare il capitalismo dal di dentro o di ammorbidirlo, dopo aver aiutato i buoi a scappare dalla stalla.

Ormai nella “guerra” delle valute e del loro valore reale si è attivato un terzo incomodo, quasi incontrollabile, con supremazia asiatica, (inventore Satoshi Nakamoto), la moneta virtuale. In più, come noto, per la criptovaluta non esiste un’autorità centrale (o imperiale) ma solo una rete mondiale di computer che valida le transazioni, la proprietà e aggiunge nuovi bitcoin al sistema (20 ogni 10 minuti).

Il dramma per le banche è che non sono in grado di competere con i grandi aggregati finanziari come Google, Microsoft e Facebook che sono capaci a loro volta di produrre bitcoin, una loro moneta riconosciuta dagli altri. Non solo, ma conoscono personalmente tutti i loro clienti, sanno tutto di loro, desideri (anche nascosti), risorse, situazioni familiari, ecc… meglio delle banche. Dopo aver monopolizzato e schiavizzato il mondo adesso le banche paventano il “Rischio di monopolio dei big dell’online”.

Vi riporto gli altri timori di Giuseppe Vegas (Consob): “Il bitcoin – spiega Vegas – viene accettato su base fiduciaria senza uno Stato che lo sostenga. Le variazioni di prezzo di questo oggetto sono quindi notevoli. Se la quantità circolante varia moltissimo può portare a inflazione, deflazione, e manca il controllo dei debitori in ultima istanza. Ovvero gli Stati”. Per questo, secondo il presidente di Consob, emerge “la necessità di una regolamentazione”. Che vuol dire, in poche parole, “salvaguardare gli interessi nostri per legge”. I bitcoin affonderanno le banche e spezzeranno il loro ricatto dei prestiti forzosi fatti agli Stati? Da qui la preoccupazione di non avere gli Stati come “interlocutori” e “minacciano” di nuovo con le solite armi terroristiche, inflazioni, deflazioni, il “controllo” dei debitori, cioè di intere popolazioni, che pur già loro utilizzano oggi. Oppure le nuove oligarchie finanziarie mondiali si approprieranno loro stesse degli interessi debitori degli Stati? Lo strumento è la nuova arma dei “più forti”: il bitcoin. E forse una fuga in avanti degli stati più indebitati.
Se poi non la produzione, ma la finanza è diventata tutto, allora non ci sono parate. Non si può fare nemmeno il tifo.

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