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La flat tax è vergognosa

di Alfiero Grandi

La legge di bilancio 2017, approvata nella fase finale del referendum con fin troppa disattenzione, contiene la norma, ora è entrata in vigore, che offre ai super ricchi residenti all’estero la possibilità di trovare rifugio fiscale in Italia con la promessa di pagare 100.000 euro all’anno, tutto compreso e naturalmente senza pagare Imu e Tasi visto che saranno residenti. Più 25.000 euro per ogni familiare aggiuntivo.

Anzitutto è una norma in contrasto con l’articolo 53 della Costituzione che recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Quindi una tassa piatta è incostituzionale. Qualcuno nel governo si ricorda del referendum del 4 dicembre?

È una norma vergognosa. Il tentativo di farla passare come norma per fare entrare soldi nelle casse dello stato, addirittura dichiarando che verranno destinate a scopi sociali, è una bufala. Questa norma non porterà entrate significative ma apre sicuramente una ferita verso i contribuenti italiani e apre alla flat tax di stampo leghista.

Non molto tempo fa la direttrice della politica fiscale del mondo di centro sinistra era dare battaglia per portare i paesi europei che praticano concorrenza fiscale a danno degli altri ad accettare regole comuni per tutta l’Europa, superando la concorrenza sleale tra paesi. Ora non è più così. Rottama, rottama, la linea è capovolta. Ora l’obiettivo italiano è diventato per responsabilità prima del governo Renzi e ora di quello Gentiloni (Padoan c’era e c’è tuttora) entrare in concorrenza con i paradisi fiscali buttando alle ortiche la linea precedente.

La motivazione che questa norma è stata adottata in vista degli effetti della Brexit (esodo di ricconi) è ridicola, di pura facciata. Non solo perché ovviamente il Regno Unito adotterà contromisure, per di più libero da qualsiasi vincolo europeo, ma soprattutto perché questa misura è generale, rivolta a tutti i residenti all’estero da 9 anni negli ultimi 10.

Questo provvedimento fa coppia con la voluntary disclosure che nasconde dietro i termini inglesi un condono che favorisce la legalizzazione (sull’effettivo rientro dei quattrini in Italia ci sarebbe da discutere) dei capitali esportati in modo illegale all’estero negli anni passati e che nella quasi totalità sono frutto di falsi in bilancio, di fatture non emesse, di redditi non dichiarati.

Reati che ovviamente non saranno perseguiti, perché senza questo salvacondotto nessuno si sarebbe autodenunciato. Buona parte delle maggiori entrate da evasione vengono esattamente dal condono a favore dei capitali illegalmente portati all’estero.

I cittadini che hanno pagato regolarmente le tasse vengono beffati. Chi ha evaso ha ottenuto condizioni migliori aprendo una ferita terribile nella credibilità del sistema fiscale italiano, che dovrebbe penalizzare chi non paga o dichiara il falso per favorire chi si comporta correttamente, non il contrario. Senza dimenticare che per arrivare al reato penale in materia fiscale sono state alzate le soglie di evasione (da 50.000 a 150.000) e che inoltre alzando la soglia dei pagamenti in contanti a 3.000 euro è stata ridata ampia libertà al nero.

Per tornare a questa norma nata per favorire i ricconi avremo il bel risultato che chi aveva la sua residenza legale all’estero potrà completare a prezzi da saldo quello che ha già fatto con gli altri provvedimenti, sicuro che se la caverà con una cifra del tutto accettabile se i redditi percepiti supereranno una certa soglia.

Del resto basta fare un paragone con i redditi percepiti dai residenti in Italia per capire che 100.000 euro sono la tassazione di redditi certo non modesti ma nemmeno altissimi. Altrimenti i lamenti su una tassazione dei redditi che raggiunge e supera il 50% del reddito sarebbero falsi e purtroppo non è così. Il vero problema è che a parità di condizioni ci saranno due trattamenti fortemente divaricati tra i già residenti in Italia e quelli che accetteranno i vantaggi di questa norma.

Il quadro delle politiche fiscali del periodo del tentativo di rottamazione (della Costituzione) è completato da iniziative volte a chiudere a prezzi più che convenienti contenziosi fiscali di varia natura, sempre senza chiedersi che effetto farà tutto questo rincorrere gli evasori sui contribuenti che hanno seguito le regole fiscali.

È prevedibile che prima di pagare in futuro ci penseranno su. Condono chiama evasione, ormai è dimostrato, anche perché l’amministrazione fiscale ad ogni condono affonda sotto il peso di queste pratiche e arranca inevitabilmente nello svolgere i suoi compiti di controllo.

La visione delle sedi Equitalia prese d’assalto per definire i condoni è un emblema dell’impasto di demagogia (Equitalia non dovrebbe esserci più) e di permissivismo senza principi che ha caratterizzato la politica fiscale in questo periodo.

Senza dimenticare che nelle scelte di riduzione della tassazione è stata scelta l’abitazione senza nessun limite di reddito. La verità è che la politica fiscale introdotta dal governo Renzi ha capovolto le scelte di fondo che furono al centro delle politiche dei precedenti governi di centro sinistra che almeno condoni non ne hanno mai fatti e anzi si sono opposti a quelli voluti dal centro destra, Tremonti docet.

Senza rimpiangere il governo Monti per altri aspetti va ricordato che ha introdotto una prima forma di tassazione dei movimenti finanziari. Renzi non ha solo rottamato la cartelle e le evasioni dei capitali, ma ha distrutto il patrimonio culturale e politico del fu centro sinistra facendo propri presupposti fiscali della destra, conditi da un certo numero di bonus per confondere le acque.

Gli incidenti di percorso sui bonus non sono casuali, infatti hanno portato circa un milione di lavoratori a dovere restituire gli 80 euro perchè un conto è modificare aliquote, scaglioni e detrazioni per garantire un equilibrio e un risultato fiscale adeguati agli obiettivi dichiarati, altro è concedere bonus che poi inevitabilmente incappano nel livelli di reddito ex post e di conseguenza vengono tolti a fasce di reddito che li avevano percepiti. Questo è il risultato della demagogia applicata (gli 80 euro) e del rifiuto di politiche complessive, stabili ed equilibrate.

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