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“Perché impazzissero!”

23 febbraio – 8 marzo 1917

Reagire in modo tattico? – «La globalizzazione economica, messa in moto negli anni Settanta da Washington con la sua agenda politica neoliberista, ha avuto come conseguenza un declino relativo dell’Occidente su scala globale… Le nostre società devono elaborare la percezione di questo declino globale e insieme a ciò la complessità sempre più esplosiva nella nostra vita quotidiana, connessa agli sviluppi tecnologici… Prima di reagire in modo puramente tattico bisogna sciogliere un enigma: come è stato possibile giungere a una situazione nella quale il populismo di destra sottrae alla sinistra i suoi stessi temi? Ci si deve chiedere perché i partiti di sinistra non vogliono porsi alla guida di una lotta decisa contro la disuguaglianza sociale… Si dovrebbero quindi rendere riconoscibili le opposizioni politiche, non­ché la contrapposizione tra il cosmopolitismo di sinistra – “libe­ra­le” in senso culturale – e il tanfo etno-nazionalistico della critica di destra alla globalizzazione.» – Jürgen Habermas

Prosegue la serie di testi ispirati o ripresi dall’ADL del 1917, l’anno delle due rivoluzioni russe. Che la nostra redazione di allora poté “co­prire” con materiale di prima mano, grazie soprattutto ad An­gelica Bala­ba­noff, fautrice degli stretti legami sviluppatisi tra i so­cialisti italiani e russi intensamente impegnati, insieme al PS sviz­zero. nella grande campagna “Guerra alla guerra”. Lanciata con la Conferenza di Zimmerwald. E culminata nella Rivoluzione d’Ot­tobre.

 

 

Sui siti dei giornali di mezzo mondo, la divina Scarlett Johansson si burla di Ivanka Trump, passandosi il rossetto sulla boccuccia, tenuta a “sedere di gallina”, mentre lo specchio la riflette nell’immagine dorata di The Donald (interpretato da Alec Baldwin), che fa a sua volta il labbruccio.

 

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Sui siti scorre anche l’ennesima classifica dei top manager, Trump inclu­so, donde si apprende che i loro redditi milionari equivalgono a cen­tinaia di stipendi, pur ragguardevoli, dei loro dipendenti upper class.

    Intanto, la Qatar Airlines presenta una First class veramente sontuosa, con tanto di letti a due piazze, studiolo eccetera. Da domani, per lor signori, sarà ancor più confortevole viaggiare a diecimila chilometri di quota sopra testa dei poveri “relativi” e “assoluti”.

    Dulcis in fundo, ci sono le pagine della “cultura”, dove il centenario della Rivoluzione russa di febbraio riporta in auge i professionisti dell’anticomunismo senza più un comunismo da combattere, i quali raccontano l’URSS del terrore di stato e descrivono la morte per fame durante i primi anni dello stato bolscevico. Senza dire però che l’Occidente non mosse un dito per alleviare le sofferenze e le morti di quelle carestie. Noi, l’Occidente, si continuò anzi a fomentare la guerra civile in Russia, guardandoci bene dall’inviare cibo al popolo affamato e proclamando invece l’embargo dei generi alimentari, mentre si continuavano a fornire armi ai contro-rivoluzionari.

    Ma le cause belliche delle due Rivoluzioni? Manca una riflessione su quel grande massa­cro che fu la Prima guerra mondiale, grande massacro “a monte” delle due Rivoluzioni: quindici milioni di per­sone sacrificate sull’altare del nazionalismo e del profitto guerrafondaio.

    Oggi ci sono esponenti di partiti democratici occidentali che non hanno il tempo di contrastare seriamente l’egemonia culturale delle destre populiste e dei super-ricchi e, afferma Jürgen Habermas, “ci si deve chiedere perché i partiti di sinistra non vogliono porsi alla guida di una lotta decisa contro la disuguaglianza sociale”. Preferiscono deridere la bandiera rossa… Il che non è proprio come burlarsi del familismo amorale dei Trump, o di qualche altro clan formato dai potenti (e dai parenti) di turno.

    Certo, la politica non si fa con i sentimenti, come diceva Pietro Nenni, e figuriamoci con i risentimenti. Ma la massima vale da monito per gli statisti, in quanto poi la politica sarebbe inconcepibile senza l’ingrediente dei sentimenti e dei risentimenti, i quali talvolta pren­dono il sopravvento su tutto. Ed è ciò che per l’appunto si deve evitare.

    Ora, la bandiera rossa è un simbolo di sentimenti da maneggiarsi con cura estrema. Perché i sentimenti che contiene potrebbero anche esplodere. Cento anni fa esplosero. Lo si può desumere dalle parole che qui di seguito riportiamo. Sono tratte dall’ADL del 17 marzo 1917:

    «Ah, se potessi schiudere quella tomba collettiva; se avessi la forza sovrannaturale di ridestare tutti coloro che giacciono in essa; se po­tes­si comprendere il mistero – purtroppo impenetrabile – dei dolori, del­le sofferenze infernali di tutti quei corpi e di tutte quelle anime per po­ter poi esporre a tutto il genere umano il quadro orribile di tanta cru­deltà, per poter colpire mortalmente la pace, la tranquillità della bor­ghesia delinquente che ha insanguinato orrendamente la santità del­la vita, della pace, dell’amore multiforme della multiforme società attuale!

     Ah, se potessi prendere gli organizzatori di questa orgia e condurli passo a passo su ogni singolo campo di battaglia, su ogni pietra alpina, per il fondo dei mari, per far loro toccare la carne lacerata, martirizzata dei combattenti… orrore spaventevole… Vorrei trascinare questi criminali legalizzati dagli Stati e dai monarchi, davanti a ogni vittima della guerra, perché fossero maledetti, torturati a colpi di spillo, perché sentissero il rimorso della propria coscienza, perché impazzissero!» (ADL 17.3.1917, p. 2).

 

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Belgio, 1915 – Artiglieria di sbarramento

durante una battaglia notturna a Ypres

 

L’impazzimento, in effetti, era già in corso, ma non s’impadronì solo dei monarchi, dei governi, dei dirigenti delle industrie europee e degli editori di giornali “d’informazione” che avevano scatenato la Grande guerra, magnificando “il conflitto che avrebbe posto fine a tutti i conflitti”, glorificando la “sola igiene del mondo”.

    Quel che stava accadendo fu, in realtà, un sanguinosissimo suicidio collettivo europeo cui seguì un ancor più sanguinoso impazzimento.

    L’articolo, da cui abbiamo tratto gli stralci di cui sopra, s’intitola “Morte ai carnefici!” ed è siglato con uno pseudonimo: Alma. Denun­cia la situazione nella quale milioni di ragazzi che non si conoscevano nemmeno e che non avevano la benché minima ragione per ammaz­zarsi a vicenda, erano stati costretti a farlo sui fronti della Prima guer­ra mondiale.

 

«Ares infiamma il mio sangue

distillando immagini convulse».

 

Questi due versi di Giorgio Colli intendono l’incendio della guerra dentro le vene e la mente di un giovane animo eroico.

    Ma l’incendio che essi manifestano non si spegnerà con la fine di una battaglia.

    Perché per sempre “Ares infiamma il mio sangue”.

    E così fu anche in Europa dopo il 1918.

    Allorché gli apprendisti stregoni cercarono di “chiudere” il conflitto, temendo ormai il dilagare di una rivoluzione mondiale, esattamente in quel passaggio l’incendio divampò ancor di più.

    Effettivamente, la Grande guerra è il momento storico manniano «il cui inizio tante cose iniziò che ben difficilmente hanno già cessato d’iniziare».

 

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Rudolf Schlichter, Potenza cieca, (1937), due particolari

 

Quella generazione di ragazzi “combattenti e reduci”, tornando dal fronte, entra in scena come protagonista del Secolo breve. Da loro inizia il bolscevismo, che provocherà il dilagare del fascismo europeo, il quale alimenterà a sua volta la paranoica escalation del terrore staliniano, il quale spingerà la fascistizzazione dell’Europa occidentale verso il suo apice di follia assoluta: l’hitlerismo.

    E qui, non c’è che dire: “Satana e Belzebù si sono fatti da maestri a vicenda”, come scrive Peter Sloterdijk.

     Quando tutti quei giovani “combattenti e reduci” tornarono dal fronte, trovarono davanti a sé la Storia universale. Con Ares che gl’infiammava le vene e i polsi.

    Si passò dai quindici milioni di caduti e dispersi della Prima guerra mondiale ai venticinque milioni di morti del totalitarismo durante gli anni Venti e Trenta, ai cinquantacinque milioni di vittime della Seconda guerra mondiale.

    Catastrofe immensa e tragica.

    Ma c’è chi ancora non ha capito questa durissima lezione della Storia.


 

FONTE: https://issuu.com/avvenirelavoratori/docs/adl_160324_f0ef3cae38ec44

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