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Il Portogallo e la paura del voto

portogallodi Tonino D’Orazio 

Un po’ simile a quella greca delle ultime elezioni, ma senza un minimo tentativo di riscatto o di protesta. Forse per questo è calato un silenzio impressionante sulle elezioni portoghesi della scorsa settimana. Seppure attese a sinistra con curiosità, possibile che non abbia interessato quasi nessuno?

Possibile che i portoghesi abbiano rieletto gran parte dei loro aguzzini dell’austerità senza combatterla e ritenendola giusta e giustificata? E’ vero che l’astensione è stata, come in tutta Europa ormai, di un elettore su due, ma la riconferma di una destra forte pone qualche quesito soprattutto ai socialisti portoghesi. Forse è la dimostrazione che i portoghesi preferiscono un governo originale e non una fotocopia del neoliberismo. Cioè una situazione decisamente più chiara.

Tanto è che la promessa di “stabilità”, con una campagna elettorale dalla destra contro “l’incertezza” di un eventuale partito socialista al potere, comunque non contro la troika, (occhio a Syriza) ha permesso a P.P.Coelho di mantenere e recuperare voti negli ultimi giorni, anche nei vari sondaggi.

Eppure la destra non ha la maggioranza assoluta nel Parlamento (104 su 230 seggi) e i socialisti, se volessero, (ma facendo parte del PSE non sono “autorizzati” e saranno obbligati a un sodalizio da “Grosse koalitionen”), disponendo di 85 seggi, potrebbero avanzare una proposta di alleanza con la Coalizione Democratica Unitaria (Comunisti e Verdi) con 17 seggi (8,3% dei voti, + 7 parlamentari) e il Blocco della Sinistra, l’equivalente di Syriza, con 19 seggi (10,2 % dei suffragi,+ 11 parlamentari).

Pedro Passos Coelho, presidente del consiglio uscente si è detto “soddisfatto per il lavoro compiuto”, cioè di aver applicato alla lettera il programma di austerità della troika di Bruxelles. Anche lui cerca di vantare una ripresa quasi inesistente, truccando i dati, come da noi in Italia. L’indicazione è che la ripresa potenziale è al disotto dell’1%. Cioè, potenzialmente, il niente. Era l’indicazione pre-elettorale.

In quattro anni le tasse sono praticamente raddoppiate, c’è stata la solita sforbiciata orizzontale sui lavoratori del pubblico impiego, e un quinto dei lavoratori percepisce solo il salario minimo, 505€, il più basso dell’Europa e inferiore al livello del 1974, anno della “Rivoluzione dei garofani” che cacciò il dittatore Salazar. Disoccupazione al 17% e circa 450.000 portoghesi emigrati (su 10 milioni di abitanti).

Rimane comunque misterioso il meccanismo per cui i cittadini votino e rivotino i loro aguzzini. La stessa cosa è successa in Gran Bretagna a maggio. Alla fine, hanno preferito Cameron, pur avendo quest’ultimo aggravato la disperazione sociale di una guerra dei ricchi milionari contro i poveri. In fondo anche in Grecia dove un referendum vinto al 63% contro l’austerità viene ribaltato da elezioni che confermano Syriza e Tsipras, alla guida, da soli, di una ulteriore austerità. In Portogallo la destra (partito social-democratico) di Coelho ha mancato di poco la maggioranza assoluta.

Sicuri che aspettiamo qualcosa di nuovo dalle prossime elezioni spagnole? Certo che quando si propone un cambiamento vero, quindi radicale per forza, esempio l’indipendenza (Scozia, Catalogna) o dall’Euro,(Irlanda, Grecia …), la maggioranza del popolo sembra preferire la conservazione, lo statu quo, il masochismo dell’austerità (o della povertà se preferite), per quanto disastroso e alla lunga coscientemente e definitivamente “mortale”.

Abbiamo imparato, anche se l’ideologia delle responsabilità dei popoli e delle masse è andata scemando, che si governa ormai, dall’11 settembre nord americano in poi, con la paura e la guerra. Ancora oggi debitamente alimentate, ma sempre più vicine all’Europa.

Da noi, la DC, e non solo, è rimasta al potere servile e filo americano per decenni con le cosiddette “stragi di stato” , che arrivavano in modo opportuno e puntuali appena c’era qualche possibilità che non rimanesse più al governo. Stay Behind, Cia, servizi deviati, neofascisti, Brigate Rosse ben manipolate, assassini politici necessari … Cioè la possibilità che gli americani non ci governassero più per i propri interessi. Ma è anche successo dal dopoguerra in poi a decine di paesi. Conosciamo anche in dettaglio, ce lo ha ripetuto spesso lui stesso, la teoria e la pratica cinica di Kissinger, con l’ingerenza dovunque e a “tutti i costi”. Complessivamente, in poco più di più mezzo secolo, il costo può essere commisurato in milioni di morti, una vera ecatombe da genocidio organizzato.

La strage di Ankara arriva puntuale, con il suo carico di paura, di confusione e di manipolazione informativa, a 15 giorni dalle elezioni turche, rinviate perché il fascista Erdogan, il migliore alleato della Nato e quindi nostro, non ha avuto ultimamente la maggioranza assoluta in parlamento e non riesce a trafficare come Renzie per i pieni poteri in una “democrazia assolutista e rinnovata”.

Brutta piega ideale per quelli che si riempiono la bocca con la “grande democrazia” nord americana, compresa la nostra che gli si avvicina sempre di più, di esportazione bombe alla mano. A guardare bene non fanno altro che sostenere, con questo principio diventato ipocrita, dittatori, golpisti e fascisti. La feccia anti democratica, guerrafondaia e criminale del mondo intero.

La paura del Portogallo è quella di chi vota e anche quella di chi al voto non ci va più, con un concetto nuovo, tanto vero quando i governi sono contro il proprio popolo, perché non serve. Hanno vinto gli spaventatori.  Oppure che il proverbio, chi lascia la strada vecchia per quella nuova sa quello che lascia (magari anche la miseria) ma non sa quello che trova, sia così costitutivo della cultura popolare, e in genere conservatrice del possesso di quel poco che si possiede, da essere assolutamente decisivo nella libertà di scelta.

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Discussione

3 pensieri su “Il Portogallo e la paura del voto

  1. A quanto pare non è così: leggi il Manifesto di oggi: si costruisce l’unità delle sinistre con possibilità di governo.

    Francesco Calvanese

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    Pubblicato da Calvanese | 13/10/2015, 10:55
  2. Che qualcosa si muova ??

    In Portogallo socialisti e comunisti, verso l’impensabile intesa
    Portogallo. Programma minimo comune per rilanciare su salari, occupazione e pensioni

    di Goffredo Adinolfi
    LISBONA

    Met­tere d’accordo i par­titi di sini­stra in Por­to­gallo non è cosa facile e dopo­tutto, a onor del vero, non è che nel resto dell’Europa gli esempi siano molto con­for­tanti in que­sto senso. Ultimo ma non ultimo è il caso tede­sco dove, nono­stante al Bun­de­stag Spd, Verdi e Die Linke siano mag­gio­ri­tari, si è pre­fe­rita una alleanza tra socia­li­sti e cristiano-democratici. Que­sto è il pre­sup­po­sto che occorre tener pre­sente per capire l’eccezionalità del momento e le sue pos­si­bili riper­cus­sioni a livello continentale.

    Anto­nio Costa, segre­ta­rio gene­rale del Par­tido Socia­li­sta (Ps), Jero­nimo de Sousa, Par­tido Comu­ni­sta Por­tu­guês (Pcp) e Cata­rina Mar­tins, por­ta­voce del Bloco de Esquerda (Be), stanno facendo molto per fare in modo di tro­vare un’intesa capace di met­tere fuori gioco la Coli­gação di centro-destra. Tappa dopo tappa l’impensabile sem­bra poter diven­tare realtà e ieri, dopo l’incontro tra le dele­ga­zioni socia­li­ste e bloc­chi­ste, la Mar­tins, forse con un eccesso di otti­mi­smo, ha san­cito la fine del governo Pas­sos Coelho/Portas.

    Che que­sto voglia signi­fi­care che un accordo sia stato rag­giunto è pre­sto per dirlo. Gli ele­menti che divi­dono sono effet­ti­va­mente mol­tis­simi, tut­ta­via se l’orizzonte è quello di darsi un pro­gramma minimo comune — rilan­ciare salari, occu­pa­zione e pen­sioni — forse le distanze pos­sono anche essere col­mate. Al momento le resi­stenze più forti sem­bre­reb­bero arri­vare da casa socia­li­sta, divisi al loro interno tra un’ala favo­re­vole ad un ese­cu­tivo fren­ti­sta ed un’altra con­tra­ria. Un modo per ovviare le con­te­sta­zioni, rivela il Dia­rio de Noti­cias, potrebbe essere quello di con­sul­tare i militanti.

    In caso di vit­to­ria del sì Costa otter­rebbe una dop­pia legit­ti­ma­zione: una con­ferma della sua lea­der­ship, messa in discus­sione dopo la scon­fitta del 4 otto­bre scorso, e della sua linea poli­tica. In Europa potrebbe nascere un secondo governo prag­ma­ti­ca­mente anti-austeritario, un po’ sulla stessa linea di Syriza. Insomma, gra­zie al pic­colo paese lusi­tano, il clima potrebbe dav­vero cam­biare, soprat­tutto se si tiene conto che la Ger­ma­nia si tro­ve­rebbe un po’ più iso­lata di prima. Vale la pena infatti ricor­dare che, secondo quanto rac­con­tato da Yanis Varou­fa­kis, l’esecutivo por­to­ghese è stato, insieme a quello spa­gnolo, il più deter­mi­nato a non fare con­ces­sioni nei con­fronti di Atene.

    E poi, que­stione non secon­da­ria, il 20 dicem­bre pros­simo sarà tempo di ele­zioni anche nel lato orien­tale della peni­sola, chissà quale potrebbe essere l’impatto a Madrid di quanto sta suc­ce­dendo ora a Lisbona? Nulla è ancora scritto, anche se a sini­stra l’entusiasmo e le aspet­ta­tive sono molto alte. Un po’ di pru­denza ci sem­bra comun­que d’obbligo, sap­piamo bene in Ita­lia quante sia dif­fi­cile oltre­pas­sare le con­ven­tio ad excludendum.

    Mi piace

    Pubblicato da cambiailmondo | 13/10/2015, 11:38

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