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CRISIS, Italia, Politica

La tenuta della democrazia in Italia

di Andrea Ermano (Zurigo)
Ma, insomma, questo Italicum va bene o va male? E noi stessi, che abbiamo combattuto questa legge elettorale dal Patto del Nazareno ai giorni nostri, e davvero sembra cambiata un’epoca, abbiamo mutato opinione ora che la nuova norma è stata approvata dal Parlamento a colpi di maggioranza?

No, l’Italicum, a nostro parere, era e resta una cattiva legge, e ciò per diverse ragioni. La prima delle quali sta nel combinato disposto tra l’Italicum e le riforme costituzionali in programma. La seconda ragione deriva dalla magica capacità di tramutare una minoranza elettorale in una maggioranza parlamentare. La terza consiste nella “nomina” di gran parte degli eletti. La quarta ragione coincide con le candidature multiple.

Ma, allora, questi vistosi difetti non avrebbero dovuto indurre l’opposizione interna al PD a puntare sulla caduta del Governo allorché il Premier Renzi ha posto la fiducia sul provvedimento? Massimo L. Salvadori ha recentemente scritto che l’approvazione dell’Italicum era preferibile a una crisi al buio. E qui il vero problema sta nel “buio”, cioè nell’estrema incertezza rannuvolata e plumbea del quadro generale, geo-politico e geo-economico. In teoria, rottamare Renzi potrebbe anche suonare allettante. Ma poi non si sa come evolveranno gli scenari di crisi economico-finanziaria e strategica che caratterizzano oggi il mondo, incluso quello a noi circostante. Dunque, la minoranza del PD potrebbe aver ritenuto più prudente tenersi il Premier che c’è, nell’interesse del Paese. E li si può capire e persino apprezzare nella loro prudenza.

Nondimeno, l’Italicum e il suo combinato disposto con la riforma costituzionale in gestazione al Senato non possono essere accettati a cuor leggero. La nuova legge elettorale, infatti, rifonda il sistema istituzionale italiano sulla figura del Premier, figura che assume un vigore nettamente extra-costituzionale derivando da una massiccia manipolazione maggioritaria della rappresentanza, realizzata per altro a colpi di maggioranza semplice. I Costituenti, però, avevano concepito la forma repubblicana tutt’altrimenti, secondo una logica rigorosamente parlamentare e rigorosamente proporzionalistica. Perciò è stato detto che questa transizione, dalla repubblica parlamentare al premierato semipresidenziale, si è insinuata nell’ordinamento in forza di una fantasmatica partitocrazia “ad porcellum“, né veramente legittimata né sufficientemente qualificata a decretare demolizioni e rifacimenti così sostanziali.

Oberato da cotanto vizio nel contenuto, nella legittimazione e nelle procedure parlamentari, l’Italicum comporterà come conseguenza di fattola revoca d’importanti prerogative proprie del Parlamento, del Capo dello Stato e di altre istituzioni democratiche apicali. Chi può negarlo? I deputati “nominati” non potranno considerarsi rappresentanti della Nazione “senza vincolo di mandato”. Il Presidente della Repubblica non potrà annoverare tra i suoi poteri esclusivi quello di nominare il Premier e sciogliere le Camere. La subordinazione di Monte Citorio e del Quirinale alla figura straripante, ma non costituzionalizzata, del Premier non potrà non riflettersi fatalmente anche sulla composizione della Corte Costituzionale, del CSM e degli altri organi repubblicani a nomina parlamentare e presidenziale.

Bersani ha dunque ragione nel focalizzare la critica della minoranza pd sul combinato disposto tra la legge elettorale maggioritaria e la riscrittura della Carta che ancora deve passare il vaglio del Senato. Ed è lecito attendersi che l’opposizione democratica suoni finalmente la carica allo scopo d’imporre lì, nel Senato, un adeguamento vero dei pesi e dei contrappesi istituzionali divenuti indispensabili a fronte del nuovo assetto elettorale. A quel punto se il Premier Renzi e i suoi non consentissero per esempio l’elevazione del quorum per l’elezione del Capo dello Stato, l’argomento di Massimo L. Salvadori perderebbe molta della sua validità. Anche perché allocare un grande potere sul “trono” di un uomo solo al comando equivarrebbe ad esporre il “tronista” – e con esso la Repubblica – a una troppo facile “contendibilità”. Esistono formazioni d’interesse, interne e internazionali che, di fronte a una figura di Premier così influente e insieme così fragile, possono giocare a condizionarlo oppure a farlo cadere per sostituirlo.

Molte speranze circa la tenuta della democrazia in Italia stanno e cadono con l’imminente battaglia dei bersaniani in Senato sulla riforma costituzionale. Ma ci sono anche i referendum annunciati da Civati contro i capilista bloccati (cioè “nominati”) e le candidature multiple. Visto che siamo in tema, ci sarebbe, a nostro giudizio, un terzo quesito da sottoporre al popolo elettore: Volete voi che la soglia di attribuzione del premio di maggioranza, attualmente collocata al 40%, venga elevata al 50% dei voti più uno?

In realtà, qualora nessuna lista raccolga il consenso della maggioranza dei votanti, non si vede come e perché una minoranza relativa meriti di trasformarsi in maggioranza parlamentare senza nemmeno il fastidio di dover affrontare un ballottaggio.

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