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Nessuno vuole la guerra.

di Vittorio Stano (Hannover)
Nessuno vuole la guerra ma Stati Uniti d´America, Unione Europea e Russia se non escono dalla perversa spirale di minacce e controminacce, andranno inevitabilmente verso la catastrofe.

Tutti gli Europei, compresi i Russi hanno la comune responsabilitá di assicurare pace e sicurezza nel continente. Chi perde di vista questa mèta scantona dalla via maestra sulla quale ci eravamo avviati, con profonda convinzione , dopo l´immane carneficina della seconda guerra mondiale.

Dal 1945 ad oggi in tutto il continente, i dimostranti per la pace che si sono avvicendati nelle innumerevoli dimostrazioni, scandivano uno slogan: „Mai piú guerra!“

Il conflitto in Ucraina mostra che la bulimia di potere non é ancora superata. Nel 1990, alla fine della guerra fredda, in Europa sembravamo circondati da popoli amici, pronti a darsi finalmente la mano. Gli steccati erano caduti. Questa sensazione ha addormentato l´impegno vigile dei pacifisti europei. Questi hanno sottovalutato le contraddizioni tra i popoli, che pure continuavano ad esistere, e hanno ignorato fino ad oggi le ciniche macchinazioni e provocazioni della NATO che allargando i confini verso est, senza approfondire i rapporti con Mosca, di fatto minacciava la Russia intera. Il risultato del referendum in Crimea lo si spiega in questa ottica.

USA, EU e Russia sembrano aver perso il pensiero dominante dal 1945 al 1990 : cancellare la guerra dalla storia.

In questa fase di grande pericolo per il continente, la Germania ha la grande responsabilitá di spendersi per la pace.

Senza la disponibilitá dei cittadini russi a riconciliarsi con l´Occidente, senza la lungimiranza di un grande leader politico, Michail Gorbatschow, senza il sostegno degli alleati occidentali e dell´operato del governo tedesco federale, non sarebbe stato possibile superare la spaccatura dell´Europa.

L´Unitá della Germania raggiunta pacificamente fu il risultato della collaborazione delle potenze vincitrici nella II guerra mondiale. Una decisione di dimensione storica. Dalla divisione superata doveva derivare una solida pace europea e un nuovo assetto della sicurezza da Vancouver a Vladivostok, come i 35 capi di Stato e di governo del KSZE stabilirono nel novembre 1990 a Parigi firmando la „Carta di Parigi per una nuova Europa“.

Dai principi comuni stabiliti doveva nascere la „Casa Comune Europea“, nella quale tutti gli Stati membri dovevano godere gli stessi standard di sicurezza. Questa mèta della sicurezza europea non é stata raggiunta e i suoi principi non onorati. I cittadini europei, i pacifisti di una volta devono allarmarsi e ritornare nelle piazze superando apatia e indifferenza. Tutte le persone di buona volontá in Europa dovrebbero aver paura. In Europa abbiamo bisogno di una nuova politica di distensione e il governo tedesco ha la responsabilitá, nel nome della sicurezza comune, di chiamare al dialogo partner reciprocamente rispettosi e con pari diritti.

Il governo tedesco nella situazione attuale mostra sagacia se procede avvedutamente invitando al dialogo la Russia.

Il bisogno di sicurezza dei Russi é legittimo e delineato come quello dei tedeschi, dei polacchi, dei baltici e degli ucraini.

Noi non possiamo escludere la Russia dall´Europa. Questo é antistorico, irragionevole e pericoloso per la pace.

Dal Congresso di Vienna del 1814 la Russia é nel consesso degli Stati Europei e delle potenze che realizzano il nuovo ordine europeo dopo la Rivoluzione Francese.

Tutti quelli che hanno cercato di piegare questa veritá con la violenza hanno fallito sanguinosamente. Da ultima proprio la Germania nazista che nel 1941 cercó di asservire l´Unione Sovietica ottenendo il crollo della Germania, l´annichilimento del popolo tedesco e i soldati dell´Armata Rossa che issavano la loro bandiera sul Reichstag.

Data la gravitá della situazione é necessario che i politici europei, in quanto eletti dal popolo, affrontino il tema della pace con la dovuta attenzione, quelli tedeschi in special modo. Chi ragiona con preconcetti e assegna colpe unilateralmente, aumenta la tensione in un periodo in cui si dovrebbe lavorare per la distensione. Dialogare per unire, integrare e non escludere deve essere il Leitmotiv dei politici europei, soprattutto dei tedeschi.

È avvilente constatare come il mainstream giornalistico-televisivo tratta il tema demonizzando interi popoli, senza valorizzare la storia degli stessi. Ogni giornalista competente di politica estera dovrebbe capire la paura dei Russi da quando la NATO ha invitato Georgia e Ucraina, nel 2008, a far parte dell´organizzazione. Non si tratta di Putin. I capi di Stato vanno e vengono. È dell´Europa che si tratta. Si tratta di cancellare dalla mente delle persone la paura della guerra. Una informazione responsabile puó dare un enorme contributo. Iniziassero, giornalisti e politici, dal chiedere di ritirare le sanzioni economiche alla Russia, che tanti danni stanno procurando anche alle economie dei paesi dell´Unione. Chiedessero almeno di fermare i nazisti ucraini di Prawyj Sektor e la muta di cani arrabbiati antirussi che li sostengono in diversi paesi dell´est Europa. Per la Germania potrebbe essere anche facile: basterebbe rifiutare di finanziare il governo ucraino. L´Ucraina é un paese fallito. Senza i finanziamenti della Merkel ai guerrafondai Poroschenko-Jazeniuk la guerra nel Donbass sarebbe giá finita. Nello stesso tempo dobbiamo assistere a come Schäuble & co. si comportano con la Grecia!

Avere memoria storica significa avere rispetto per il paese che nella seconda guerra mondiale ha pagato il tributo di vittime piú alto (circa 30 milioni di morti) per liberare l´Europa dal nazifascismo. La Germania l´ha dimenticato?

Il 3 ottobre 1990, giorno dell´Unitá tedesca, il presidente della repubblica Richard von Weizsäcker ebbe a dire: <<La guerra fredda é superata. Libertá e democrazia si sono affermate in tutti gli Stati… Adesso si possono infittire le relazioni e assicurarle istituzionalmente, tanto da farle diventare, per la prima volta, vita comune e pacifico ordine. Per i popoli d´Europa inizia un nuovo capitolo della loro storia. La mèta é l´Unione di tutta l´Europa. È un obiettivo imponente. Noi lo possiamo realizzare ma anche mancare. Noi siamo davanti alla chiara alternativa: unificare l´Europa o ripiombare, come dolorosamente il passato ci insegna, nella palude dei nazionalismi>>.

Fino al conflitto in Ucraina, in Europa credevamo di essere sulla strada giusta. L´ammonimento di R.von Weizsäcker é oggi, un quarto di secolo dopo, attuale come non mai!

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