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“Lui è lui, voi nun sete un cazzo”:

parlamento-100di Tonino D’Orazio
38esimo voto di fiducia in un anno e la saga non è finita. Ormai la cosiddetta sinistra del PD, una specie di ossimoro incomprensibile, continua a collezionare ceffoni su ceffoni. Tra il no, no, no e voto si, si, si, per “salvare l’Italia”, o la fuga, la farsa è completa. Ma i ceffoni sono per tutti i parlamentari embedded, in sostanza che accettano la protezione del capo per un seggio futuro e quindi le limitazioni imposte alla propria libertà di movimento e di espressione. Una specie di nuova simonia morale (o puramente materiale come quella medioevale). Il ricatto chiaro è: tutti a casa con me.

Nessun sussulto di orgoglio né di vergogna. Nemmeno l’idea che per la storia siano essi stessi gli affossatori della democrazia costituzionale a favore della “democrazia personale” o “padronale”. Altro che padri riformatori! Servi appiattiti nelle gabbie costruite da loro stessi in questi anni e dove passeggiano intrappolati. Hanno diritto solo alla parola, ce la raccontano anche a noi per rallegrare la platea, per il resto si tratta di ubbidire, anche facendo finta di uscire dall’Aula al momento del voto sapendo che fanno comunque vincere la maggioranza. Pensano di salvare la loro coscienza dismettendo le loro responsabilità.

In nessun paese è successo che i senatori votino la loro dissoluzione e abdichino alla rappresentanza affidata loro dai cittadini. Solo perché chiesto da un capo partito non eletto da nessuno se non dai propri fans, nemmeno dai propri iscritti. Senza nemmeno chiedere il parere di chi li ha votati, come se questa fosse una “piccola riforma” che in fondo gratta solo un pochino la Costituzione.

Non vi è dubbio che una nuova Resistenza li porterebbe tutti davanti ai tribunali del popolo. Per appropriazione indebita delle istituzioni che appartengono al popolo e non ai partiti, ormai strumenti di corruzione, furto e prevaricazione, evidenti ogni giorno, ai danni della propria nazione. Per essere passati da governo Esecutivo a un Parlamento che esegue gli ordini capovolgendo le istituzioni. Per furto del diritto di voto (non voteremo più, intanto per le Province, poi per il Senato e poi, poi, voteremo per quelli che il capo di turno avrà deciso). Per svendita di beni pubblici che non appartengono loro. E’ stato solo chiesto loro di gestirli da “buon padri di famiglia” non di venderli agli amici degli amici o regalarli dopo averli dissanguati. Il risultato è eccezionale e sembrano anche vantarsene. Per impoverimento organizzato e finalizzato a schiavizzare il popolo togliendogli la dignità e la sussistenza che solo il lavoro permette. Per assassinio in “guerre di pace” promosse al di fuori del nostro territorio mai stato in pericolo. Si tratta di aspettare. Anche se la storia non si ripete le analogie con il passato, non tanto lontano, sono tante.

In quanto al presidente della Repubblica, degno successore dell’altro, non c’è speranza. Potrà mai entrare in contraddizione con se stesso? Prima è padre della legge elettorale detta “matterellum” che prevedeva già i “premi”, dichiarati poi da lui stesso costituzionalmente proibiti; poi, per quella detta “porcellum” ci ha messo 6 anni a dichiararla formalmente e sostanzialmente con “gravi lacune costituzionali”, compresi i premi previsti dalla sua legge. Lacune tali da inficiare Parlamento, Senato e tutte le leggi di questi ultimi anni, perché non avevano titolo a farle.

Lo stesso Berlusconi, adesso dopo averne usufruito, dichiara che vi sono 149 deputati “illegali” in Parlamento. Adesso addirittura Mattarella dovrà approvare e sostenere una legge peggiore. Ed è sicuro che lo farà. Renzi non è matto, se sta forzando significa che è “autorizzato” e si aspetta una blanda resistenza di facciata. Magari rimandandola almeno una volta alle Camere.

Una splendida carriera, l’uomo sempre al posto giusto al momento giusto. In realtà è la dimostrazione che non abbiamo più grandi statisti. Se i deputati stessi si votano favorevolmente le pregiudiziali di costituzionalità (malgrado i pareri di costituzionalisti rinomati) della legge elettorale a maggioranza, cosa e quando la Corte Costituzionale (o la Presidenza della Repubblica) potrà decidere se sono vere?

Eppure la Corte presieduta da Mattarella ha già deciso che alcune norme non sono costituzionalmente “corrette”. Diciamo che la povertà politica e al servizio delle classi padronali, (difficile parlare di dirigenti politici), è arrivata molto in avanti. Ma la furbizia, la menzogna, la corruzione, il furto sistematico, l’immoralità e l’amoralità invece ci vengono riconosciuti dappertutto. Basta vedere su questi temi dove si trova l’Italia nelle graduatorie internazionali. Ma a volte bastano i sorrisetti compiacenti e pietosi dei nostri partners europei, davanti alla tracotanza berlusconiana in un certo modo e renziana nell’altro. Tutto fumo e niente arrosto. Chiacchiere della “Commedia dell’Arte”. La realtà invece parla ripetutamente, (Wall Street Journal), di un futuro avviato alla bancarotta che chiamano educatamente default, dopo averci spolpati.

Ma che importa! Si troverà sempre di chi è la colpa, magari dei parlamentari che non hanno più coscienza, della mondializzazione che non abbiamo capito, oppure di Grillo e il M5S a causa della loro opposizione dura che impedisce al capo del governo di correre più velocemente nelle cosiddette riforme ordinategli da altra gente non eletta, come lui, magari dalle banche internazionali, dalla troika di Bruxelles, o da qualche potente cordata massonica internazionale alle quali molti nostri “dirigenti” politici sono ufficialmente affiliati. A questo ubbidiscono le coscienze attuali della maggioranza dei nostri rappresentanti parlamentari. Questo votiamo e voteremo.

La bagarre in Aula non è uno scandalo, magari c’è ancora qualcuno che fa finta di stupirsi, ma rappresenta solo una scenografia ipocrita all’aumento del patos necessario per gli spettatori (tele) e i fans, poi vedrete che tutto andrà come previsto da tempo: dalla P2 di Licio Gelli fino al traguardo. E non sarà più necessario nemmeno votare perché non vi sarà più “rappresentanza” nelle istituzioni, già blindate e, da oggi, confiscateci.

 

(29 aprile 2015)

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