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Syriza e la Grecia accerchiate: ma anche l’UE è sotto scacco

atene-4di Tonino D’Orazio
Da parecchi lati. Intanto dalla Commissione Europea. Juncker, sì l’evasore di stato e imbroglione ventennale lussemburghese, ricorda e minaccia che “non si può uscire dall’euro senza uscire dall’Unione”.  Inoltre esplicita la sua visione politica terminale: “non esistono scelte democratiche contro i trattati europei”. Il popolo greco è invitato a crepare, democraticamente, secondo i trattati.

Anche se in realtà nessun trattato europeo permette ufficialmente di mettere fuori dall’Unione uno stato membro. Però lo può fare, con discrezione, senza controllo democratico, al di fuori di ogni procedura, la BCE. In effetti, nelle pieghe delle procedure di rifinanziamento, possiamo intravvedere la visione “bancaria” del mondo. Però tagliare il rifinanziamento non si giustifica a livello monetario e di interessi. Sarebbe perdita pura. Nemmeno la BCE può permetterselo. In questo, nel dilazionare il debito, dovrebbe spuntarla Tsipras, malgrado il siparietto ideologico dei duri e puri.

Il debito greco non è il debito dei greci, come quello italiano non lo è degli italiani.

Dalla Germania, che ormai si è contraddistinta per rappresentare la vera natura autoritaria dell’Europa, anzi dell’Unione, (diamo alla parola Europa, quella dei popoli, una valenza positiva, e parliamo dell’ipocrisia dell’Unione che non c’è), rispondono no e niente. Sono le parole della democrazia-secondo-i-trattati. Ma non è solo la Germania. Né la Spagna, né l’Irlanda, né la Francia “socialista” a rimorchio, né l’Italia degli abbracci con in regalo una cravatta per appendersi, ecc… In realtà nessuno ha interesse a che l’esperimento greco vada avanti. Potrebbe riuscire! E che figura farebbero tutti questi signori dopo aver inflitto trattamenti così disastrosi ai loro cittadini. Forse da imbecilli, oltre che da esseri storicamente spregevoli.

Anche il FMI, braccio armato della politica economica e delle banche statunitensi, si è precipitato ad Atene. Sembra più possibilista ad un accordo. Meno scemi. Hanno l’esperienza dell’America del Sud. Pur se in quanto parte della Troika sono visti anche loro come “nemici”, approfittatori e sanguisughe.

La serietà politica dimostrata da Yanis Varoufakis sta proprio nella parola austerità. “Siamo pronti a fare una vita austera, ed è una grande differenza dall’austerità”. Una forma di vita pienamente assunta contro la sottomissione ad una tirannia tecnica aliena.

La lezione vera è che vi sono due concetti radicalmente opposti della democrazia: uno è la democrazia secondo i trattati, l’altro della democrazia come sovranità popolare.

E’ la prima volta, da anni, che un popolo è gestito da gente che sa cos’è la politica. Una storia di forza, di desiderio, di passione, di progresso. Esattamente il contrario dei contabili-eunuchi che governano dappertutto a nome delle banche. Una volta si chiamavano gnomi. Oggi la loro altezza da statisti è esattamente la stessa.

A rimorchio della psico-rigidità tedesca, politici radicalmente ignoranti di ciò che significa politica e democrazia, malgrado la loro propaganda per accreditarsi nella storia, stanno giocando con la miseria del popolo e nemmeno inconsciamente si rendono conto delle ombre oscure che aleggiano intorno a loro. L’estremismo vero, di destra. Forse è anche la loro àncora di salvezza, per i neoliberisti.

Aspettando la Francia, dopo il Belgio e gli ex paesi dell’est, e forse anche dopo le elezioni in Inghilterra a maggio, dove Nigel Farage (Ukip) viene dato per vincitore. In dicembre la Spagna voterà Podemos, è quasi sicuro, malgrado le scaramanzie e gli accordi e i patti tra Popolari e Socialisti. Intanto tornano le leggi franchiste sul divieto di manifestare. Insomma Syriza è una cartina di tornasole.

Eppure anche questa Unione non può permettersi di spingere fuori la Grecia. L’esplosione del deficit e il tracollo della crescita, identici per tutti gli altri paesi dell’euro, mascherati o meno, sembrano più il prodotto di un assassinio di politica economica somministrata che di un “salvataggio”.

Per la Grecia, aspettando gli altri, bisogna iniziare a  formalizzare giuridicamente l’idea di persecuzione economica e citare i persecutori per disastro socio-umanitario. Bisogna anche che si facciano manifestazioni in tutta Europa, come “Nous sommes tous grècs”, per sostenere questo paese che vuole rinascere, sapendo che gli avvoltoi non lasceranno facilmente la presa. Per loro l’autodeterminazione è pericolosa, potrebbe far saltare tutte le gabbie servili nelle quali hanno chiuso i popoli dell’Unione.

Eppure devono fare buon gioco a cattivo viso. Non possono combattere a viso aperto, non è nella loro natura e cultura lobbistica. Non possono figurare esplicitamente contro il popolo dopo averlo abbindolato per anni. 10 anni di promesse mancate.

E poi c’è la Russia. Anche lei cristiana ortodossa, da non sottovalutare la storia culturale e politica dell’Impero d’Oriente e della religione. La Grecia è un paese chiave est-ovest dell’Europa mediterranea. Religione cristiana compresa. Syriza riconosce l’autodeterminazione della Crimea e non intende sanzionare economicamente la Russia perché ciò lede i propri interessi.

Per questo non ci sarà più unanimità in seno al Consiglio dei Ministri europei. Chiara la posizione di Kosta Sirixos, direttore del dipartimento affari esteri di Syriza: “Dobbiamo mettere in moto nuovi orientamenti per la politica internazionale greca fuori dall’Unione. Il governo di Syriza intende cooperare ovunque abbiamo nostri interessi, come con i paesi BRICS e soprattutto con la Russia”

Un “complottista” come me, solo perché non si fida della propaganda cioè dell’informazione addomesticata, non può non vedere nell’affannata corsa a Mosca di Hollande-Merkel, senza gli inglesi, né i baltici che si mettono paura da soli, né la Mogherini, anche qualcosa’altro oltre la pur difficile situazione ucraina. Dopo il disastro cipriota e le macerie socio-umane, di cui nessuno parla più, i russi hanno avuto l’autorizzazione per costruire basi militari nell’isola e la prospezione del petrolio in mare. In seno all’Unione proprietà della Nato.

Un’altra base in Grecia significa anche tenere a bada il fascista Erdogan che sta modificando la costituzione laica di Ataturk per impostare il paese come un califfato presidenziale plenipotenziario, musulmano, non necessariamente pacifista, visto il riarmo continuo, con mire quasi dichiarate ai territori a sud. Sappiamo quanto siano importanti, nell’area sud ex-sovietica, i rapporti con i musulmani. L’accordo ucraino suona come uno schiaffo alla Nato. Ammesso che di accordo vero si tratti. Mai visto nella storia un cessate il fuoco da applicare tre/quattro giorni dopo. Un altro schiaffo potrebbe venire dalla posizione greca verso la Russia.

All’Unione non resta che sganciare i soldi e “trattare”.  Magari con “caute aperture”. Anche l’usuraio non ha interesse a dissanguare di colpo la sua vittima. La Grecia ha delle vie di uscita dal terrorismo neoliberista. Un popolo, se funziona la democrazia, ne ha sempre una. Se la vede.

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