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CRISIS, Europa, Italia, Politica

Buscar il levante per il levante

tre caravelldi Roberto Musacchio
La storia racconta che Cristoforo Colombo scoprì l’America pensando invece di poter arrivare alle Indie “buscando el levante por el poniente”.
Questa reminiscenza scolastica mi è venuta in mente in questi giorni che sono seguiti alle elezioni europee e al conseguimento da parte della lista dell’Altra Europa con Tsipras del quorum elettorale. Una vera piccola impresa, considerando il contesto in cui è avvenuta, cui sono succeduti giorni di discussioni.

In parte aspre, sulla composizione degli eletti. In parte protese a riflettere sul come continuare ciò che è stato iniziato. Anche su questo le asprezze non mancano, in particolare sul tema della condivisione democratica delle scelte. Il mio pensiero è che se si vuole non disperdere il lavoro fatto, ed anzi provare a metterlo a frutto, è utile interrogarsi precisamente sulla natura del viaggio, ancor prima che sulla tenuta delle Caravelle e dei loro equipaggi.

Per partire da me, continuando nella metafora marinara, il viaggio per cui mi sono imbarcato, ormai un paio di anni orsono, è stato quello che provava a fare rotta alla ricerca dell’altra Europa. Che per alcuni non esiste proprio, essendo una sorta di isola non trovata. Il senso dell’avventura è stato invece il credere possibile sbarcarci. La dimensione dell’impresa è stata sin dall’inizio quello di mettere insieme una flotta che partisse da più porti, che si concepisse come tale e si affidasse ad un capitano che stava difendendo la sua Grecia dall’assalto della Troika. Armare questo tipo di squadriglia è stato già un pezzo della costruzione dell’altra Europa. Mettere insieme vascelli dalla Grecia alla Germania e approntarne uno in Italia, dove le burrasche avevano sfracellato tutte le navi che avevano provato a prendere il largo, non era impegno da poco.

Possiamo dire che il viaggio è cominciato ed è ora approdato nel porto di Bruxelles, dove troverà molte forze ostili con cui combattere per continuare a navigare. Ma il punto è proprio quello di voler continuare la navigazione mantenendo la stessa meta, l’altra Europa. Qui è il rimuginare che mi è venuto dell’antico detto di Colombo. Ho quasi l’impressione infatti che ci si possa illudere che partiti per buscar il levante per il ponente si possa avere la sorte di ritrovarsi a “scoprire l’America”. In cui l’America è poi quella sinistra italiana da ricostruire, come a tutti noi piacerebbe. Ma, con il rischio, che invece che continuare il viaggio ci si limiti semplicemente a ritornare in Italia, al punto di partenza.

Fuor di metafora, ora, voglio dire che l’idea che l’aver partecipato alla battaglia per le europee possa essere il modo per risolvere automaticamente il problema dell’unità e della forza della sinistra in Italia mi pare una scorciatoia pericolosa. Non che il tema non sia posto o da porre. Ma la realtà delle cose ci dice che dopo anni di sconfitte e divisioni ciò che ha consentito il risultato ottenuto è l’essere partiti da un diverso punto di vista. Non semplicemente l’esigenza di un soggetto, la sinistra, ma l’esigenza di far fronte ad un obiettivo, l’altra Europa.

Si può dire certo che ormai la politica gioca con carte truccate che vogliono escludere chi prova a cambiare il mazzo. Ma pure è nelle cose che quando riesci a proporre un punto reale, forte, qualche possibilità la si ha ancora. Questo 4% è frutto di tanta buona volontà e del lavoro di tutti quelli che ce l’hanno messa. Ma è, soprattutto, il frutto di una lettura giusta della partita che si giocava. Dell’essersi messi in sintonia con una lotta, e con una proposta, quella di Tsipras, dell’aver contribuito a farne una dimensione europea e dell’aver indicato nell’altra Europa la rotta. Sono queste scelte che hanno consentito di allestire in Italia una nave del tutto nuova da quelle naufragate altre volte nonostante non mancasse la generosità.

Insomma ci si è imbarcati per una lotta e non semplicemente per una rappresentanza. E che dalla lotta sia nata anche una rappresentanza ricostruisce il senso della politica in un’epoca in cui essa rischia di perderlo, almeno per noi e le nostre idee. Per questo è oggi importante mantenere la bussola e dire che si vuole buscar il levante per il levante. Se si vuole ricostruire sul serio la sinistra in Italia, occorre continuare il viaggio verso l’altra Europa e non sperare di arrivarci per caso. La sinistra italiana, ma anche quelle europee, sono state sconfitte dall’affermarsi dell’Europa reale, quella che ha scompaginato le loro idee di economia, di società, di democrazia, l’identità dei loro popoli. Per questo non c’è ricostruzione possibile se non portando a termine il viaggio che ci deve portare all’altra Europa.

Non si può più pensare ad una sola nave e ad un solo porto. Abbiamo bisogno di una flotta che sappia stare in mare aperto. Per questo se si parla di costituente di una nuova soggettività io non so vederla che sulla dimensione europea. Per partecipare ad una flotta oggi siamo stati una piccola nave corsara.

Se vogliamo diventare una grande nave non possiamo pensare semplicemente di assemblare il legno esistente o di aggiungere un piccolo vascello agli altri piccoli scafi che sono ancorati nel mare della penisola. Abbiamo bisogno di un nuovo scafo, di nuove vele, di nuovi equipaggi a cui in tanti vogliano partecipare. Per continuare il viaggio.

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Discussione

2 pensieri su “Buscar il levante per il levante

  1. la storia è maestra mentis

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    Pubblicato da valeria manini | 16/06/2014, 03:40
  2. L’ha ribloggato su Per la Sinistra Unitae ha commentato:
    Se vogliamo diventare una grande nave non possiamo pensare semplicemente di assemblare il legno esistente o di aggiungere un piccolo vascello agli altri piccoli scafi che sono ancorati nel mare della penisola. Abbiamo bisogno di un nuovo scafo, di nuove vele, di nuovi equipaggi a cui in tanti vogliano partecipare. Per continuare il viaggio.

    Mi piace

    Pubblicato da sinistranews | 16/06/2014, 08:25

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