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CRISIS, Diritti sociali diritti umani, Europa, Politica

“Podemos” si incunea nel sistema spagnolo

di Ciro Brescia
Alle ultime elezioni europee una nuova forza politica si impone in Spagna, si tratta di Podemos, il cui volto visibile è quello del giovane (classe 1978) professore dell’Università Complutense di Madrid, Pablo Iglesias Turrión, scrittore e presentatore televisivo. I suoi avversari politici più accesi, tanto del PP quanto del PSOE, l’hanno qualificato con una grande quantità di epiteti e accusato di essere connivente di crimini, o presunti tali, più o meno indicibili, tacciandolo di essere, a seconda dei casi e delle convenienze, un seguace di Hitler, un pupazzo in mano agli iraniani, un populista, un antisistema, un bolivariano, un terrorista, un capellone fuori tempo massimo, un bolscevico redivivo, la longa manus della dittatura castro-comunista che prova ad infiltrasi nel Regno Spagnolo.

Podemos nasce 4 mesi fa circa, dalla proposta di attivisti e militanti internazionalisti, legati all’Università Complutense di Madrid come Juan Carlos Monedero, professore di Scienze politiche. Monedero con ogni probabilità è l’europeo che meglio conosce la realtà della Rivoluzione bolivariana essendo stato dal 2005 al 2010 consigliere politico del Governo venezuelano, dello stesso Presidente Chavez, del Ministero della Pianificazione diretto da Jorge Giordani e del CIM (Centro Internazionale Miranda) diretto da Luis Bonilla.

Podemos non ha avuto la pretesa di rappresentare il movimento degli Indignados, delle mobilitazioni del 15M, ma si è proposto come uno strumento ulteriore al servizio delle mobilitazioni popolari e ne ha raccolto ampiamente il consenso, lavorando, gramscianamente, sul senso comune espresso da queste mobilitazioni: «Non è questione di destra o sinistra, è questione di democrazia o dittatura», «La casta dei politici ha subito una prima batosta con queste elezioni», questo il tono delle dichiarazioni di Pablo Iglesias in questi mesi; gli accademici di Podemos, a differenza degli accademici progressisti tradizionali non storcono il naso di fronte alle espressioni del comune “buon senso”, non tacciano di “populismo” e con sussiego le forme espressive di chi si spontaneamente si indigna di fronte alla crisi in corso, non prendono sotto gamba la necessità di costruire “un senso comune” più avanzato, più cosciente, e sembrano aver capito che per farlo, è necessario costruire una “connessione sentimentale” con le larghe masse, non solo limitarsi al discorso politico, ma capendo che anche ciò che non è apparentemente “politico” va valorizzato, a partire dalla rete dei movimento sociali e delle organizzazioni popolari.

Secondo Juan Carlos Monedero, i popoli dello Stato spagnolo stanno vivendo un processo simile a quello sperimentato in America latina e in Venezuela un paio di decenni fa; il neoliberismo scatenato ha prodotto un disastro sociale fatto di privatizzazioni, svendite del patrimonio pubblico, perdita di sovranità popolare, frantumazione sociale, segnato da marginalizzazione, disoccupazione e povertà crescenti e l’esperienza del Venezuela bolivariano è di grande aiuto quale “exit strategy” può essere disegnata oggi un Europa per mettere freno alle logiche perverse del dominio dell’odierno capitalismo.

Monedero accusa la sinistra spagnola di essersi «fatta regime», cosa che non riguarda solo il PSOE, sempre più difficilmente distinguibile dal PP, con il quale ormai da tempo fa sistema in una sorta di bipartitismo in salsa iberica, che riguarda, almeno in una certa misura, anche la stessa IU (Isquierda Unida), di cui lo stesso Monedero ha esperienza diretta.

C’è bisogno, quindi, di rompere concretamente questo consociativismo che, in tutta evidenza approfondisce in questi giorni la sua crisi con le dimissioni del Re Juan Carlos che abdica, spingendo il movimento popolare chiedendo il referendum per dare la parola ai popoli dello Stato spagnolo, e fare in questo modo decidere loro se intendono continuare a mantenere in piede il regno e la famiglia reale o finalmente instaurare la terza repubblica.

Non è un caso che le dimissioni del Re sono state presentate dopo il risultato elettorale delle europee che hanno visto ulteriormente comprimersi il consenso per il PP ed il PSOE e conquistare un risultato non di poco conto per la nuova formazione.

Podemos comprende che le mobilitazioni di piazza sono necessarie ma non sufficienti, che i popoli hanno bisogno di comprendere nella pratica la necessità di organizzarsi e costruire insieme una direzione mettendo in tensione e a sistema le spinte che provengono dall’alto e quelle dal basso in un progressivo e dinamico equilibrio che per sua natura non può prescindere da contraddizioni e confronti permanenti e che ciò che conta è far avanzare la risultante di queste forze. 

Il contributo di questa forza politica può apportare non poco alla costruzione di una nuova Europa dei popoli in lotta per liberarsi dai dogmi del liberismo e in prospettiva di una autentica alternativa di sistema.

 

FONTE: http://albainformazione.wordpress.com/2014/06/08/demos-si-incun/

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Discussione

Un pensiero su ““Podemos” si incunea nel sistema spagnolo

  1. Spagna – Partito Podemos: Esperienza dei paesi sudamericani utile per affrontare la crisi

    E’ la quarta forza politica – Le politiche attuate dai governi di ispirazione bolivariana sono applicabili anche in Europa

    Il piccolo gruppo di ideologi che, guidati dal professore Pablo Iglesias, hanno lanciato il partito Podemos, grande novità delle recenti elezioni europee in Spagna, condividono la convinzione che le politiche attuate dai governi latinoamericani di ispirazione bolivariana come il Venezuela, l’Ecuador e la Bolivia possono essere applicabili in Spagna per affrontare la crisi economica e del “regime politico” che attraversa il paese.

    Al di là dei principi generali sostenuti da Podemos, che vanno dal “convertire l’indignazione in cambiamento politico” o riconquistare la sovranità popolare, i suoi ideologi condividono la necessità di tener conto delle esperienze dei governi latinoamericani come il Venezuela per “ripristinare la democrazia e mettere la politica a servizio del popolo” spagnolo.

    “Paesi come l’Ecuador, il Venezuela, la Bolivia, il Brasile, l’Argentina o l’Uruguay accumulano esperienze che possono essere molto interessanti per un progetto politico da impostare nell’Europa meridionale”, ha detto Iglesias, ora eurodeputato del partito, nel corso di una conferenza all’Università dei Paesi Baschi nel 2013, durante la quale ha insistito sul fatto che l’esperienza di questi governi può essere applicata “in un contesto non molto diverso”.

    Secondo Iglesias, la traiettoria dell’America Latina dal 1998 è una “preziosa esperienza” per affrontare la crisi con “politiche pubbliche che hanno a che fare con la redistribuzione del reddito, la politica fiscale o il recupero settori strategici.” “Per studiare queste politiche, che sono cruciali per l’Europa meridionale bisogna guardare all’America Latina, che è uno dei pochi posti che ha cercato di fare politica in modo diverso”, ha aggiunto.

    Inoltre, un anno prima di creare Podemos, e diventare la quarta forza politica del paese, Iglesias avvertiva che la “crisi del sistema politico spagnolo del 78” avrebbe potuto aprire un nuovo scenario di “opportunità politica” che, se correttamente gestito, avrebbe portato alla sostituzione di “quelli che storicamente hanno comandato in questo paese”.

    Tra gli ideologi di Podemos figurano, oltre a Pablo Iglesias, anche il professor Juan Carlos Monedero, un politogolo specializzato nella rivoluzione bolivariana che ha anche lavorato per il governo venezuelano di Hugo Chavez. Per Monedero la rivoluzione bolivariana è riuscita, con il suo socialismo del XXI secolo, a consegnare le “barbarie del capitalismo alla pattumiera della storia.”

    Sia Iglesias che Íñigo Errejón, responsabile della campagna elettorale di Podemos, e altri ideologi del partito sono membri della Fondazione Centro di Studi Politici e Sociali (CEPS), un’organizzazione dedicata “alla produzione di pensiero critico e il lavoro culturale e intellettuale per incoraggiare il consenso della sinistra”.

    “Crediamo che l’America Latina sia diventata il laboratorio più interessante per la trasformazione politica e sociale che sta alimentando le speranze della popolazione in tutto il mondo. Tuttavia riteniamo che il valore dell’esperienza latino-americana non si limiti a quella sola regione del mondo ma possa essere utile anche per generare una dinamica di trasformazione sociale in Europa e nello Stato “, si legge sul sito del CEPS.

    Fonte: Antidiplomatico

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    Pubblicato da cambiailmondo | 09/06/2014, 11:56

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