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La controrivoluzione targata USA all’assalto del Venezuela

maduroLa controrivoluzione targata USA all’assalto del Venezuela – Il Venezuela e una nuova minaccia golpista – Il Ministro Torres: Non finirà come nel Cile di Allende – John McCain: «Inviare truppe USA in Venezuela per garantire il flusso del petrolio» APPELLO: Fermiamo il fascismo e l’imperialismo. Con la Rivoluzione Bolivariana per la Pace e la Democrazia! – Documenti Video e Audio a seguire.

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La controrivoluzione targata USA all’assalto del Venezuela

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di Ciro Brescia

Ormai non ci sono più dubbi, per quelli che ancora ne avessero, sulle intenzioni destabilizzatrici della cosiddetta ‘opposizione venezuelana’, un’opposizione più che altro a stelle e strisce, al suo interno divisa e litigiosa, ma che prova a ricompattarsi contro il governo rivoluzionario guidato da Maduro.

La parte più rancida e biliosa, rancorosa e servile, intellettualmente timida quanto dissociata, avvelenata dalle logiche egoistiche e individualistiche più becere, tenta una fuga in avanti provando a mettere a ferro e fuoco i punti sensibili principali nella capitale Caracas.

Niente di sostanzialmente nuovo sotto il cielo, è la solita oliata e rodata strategia alla OTPOR, dai tempi della Yugoslavia. Sfortunatamente per loro, il Venezuela bolivariano non è la Yugoslavia in disfacimento e l’America latina della CELAC non è l’Europa della UE.

Il Comandante Eterno lascia, come parte della eredità, una fitta rete di paziente tessitura continentale ed internazionale, come ci ricorda Nestor Francia nella sua analisi ‘del entorno’. Tutti i 33 paesi dell’America latina sono in contatto diretto, senza la mediazione interessata del gigante del nord, grazie alla Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), tutti, a prescindere dall’orientamento dei loro rispettivi governi. Senza contare l’apporto determinante dell’UNASUR, del MERCOSUR, e del nocciolo duro, del cuore rivoluzionario socialista dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America.

Gli USA ci provano rilanciando una specie di versione aggiornata dell’ALCA (Alleanza di Libero Commercio delle Americhe), che oggi tentano di ribattezzare ‘Alleanza del Pacifico’, vorrebbero legare più strettamente al proprio carro, in primis il Messico, la Colombia, il Perù ed il Cile, paesi tutt’altro che pacificati e che conoscono o che hanno conosciuto nel recente passato, livelli di conflitto, anche armati, non indifferenti.

Non solo, però, dal punto di vista istituzionale, la tessitura della rete di relazioni bolivariana oggi è più forte che mai, ma possiamo affermare senza tema di smentita, che le organizzazioni sociali ed i movimenti popolari, a livello internazionale, sono molto più coscienti, più radicati e uniti.

Nonostante il fuoco mediatico del mainstream imperialista continui senza tregua dispiegando il suo infame lavoro, los escualidos dovranno sudare davvero sette camicie questa volta per riconquistare, presso i popoli del mondo, la credibilità internazionale ormai in caduta libera.

Le reti virtuali ed informatiche sono un terreno di battaglia, di uno scontro che non è solo ideologico, è uno scontro globale che coinvolge tutti i piani, ed oggi sempre più giovani, o anche meno giovani, anche tra i più sprovveduti, non credono più alla prima notizia/idiozia che leggono. Sono spinti, grazie anche alle potenzialità di veicolazione delle informazioni, senza mediazioni, a cercarsi in prima persona le informazioni che smascherano le manipolazioni mediatiche, come dimostra, per esempio, il contenuto di questo link.

Los escualidos, men che meno i loro padroni del nord, non si arrenderanno tanto facilmente, noi di certo nemmeno. Ma sono proprio sicuri che convenga loro mettersi al carro di loschi figuri come il tal Leopoldo López?

In Venezuela tutti quelli che vogliono organizzarsi per esprimere il proprio pensiero in dissenso ed opponendosi al governo di Maduro hanno tutti gli strumenti democratici formali tanto cari alle ideologie liberali (e spesso possono permettersi impunemente di fare ben oltre) e anche nella sostanza non hanno limitazioni di sorta: si possono organizzare in associazioni o in partiti politici (ne hanno a decine); possono scendere in piazza come, dove e quando vogliono (le manifestazioni, le mobilitazioni, i presidi, anche  antigovernativi, si contano a centinaia, se non a migliaia).

Cosa vogliono di più questi signori, che hanno regolarmente perso quasi tutte le tornate elettorali – tranne una referendaria – in questi ultimi 15 anni?

Semplice: vogliono, in ogni modo, con le buone o con le cattive, comunque contro la volontà sovrana del popolo venezuelano, disfarsi di un governo rivoluzionario appoggiato fortemente dai più ampi strati popolari. Vogliono tornare a fare i loro porci comodi come ai tempi della quarta repubblica, quando nessuno si peritava di ricordare loro che qualche tassa, a fronte di tante ricchezze private accumulate, andrebbe comunque pagata. Secondo la più classica logica berlusconiana, che ben conosciamo, le oligarchie legate a doppio filo con il Washington Consensus, devono rimanere impunite, perché, si sa, secondo i lor signori, il ‘club’ esclusivo delle classi più marginali, disagiate ed oppresse, è il carcere.

Ci auguriamo che il signor Leopoldo López, non segua le orme dei suoi illustri amici e predecessori, come il filosofo del Zulia, Manuel Rosales, e non si sottragga codardamente – chiamato in causa – alla giustizia della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

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Il Venezuela e una nuova minaccia golpista

di Gianmarco Pisa

La difficile situazione economica[1] in Venezuela è uno dei pretesti delle frange più oltranziste della opposizione per fomentare violenza e seminare caos, come mostra l’esito delle ultime mobilitazioni di piazza, a Caracas e non solo.

In questo contesto, il governo sta agendo con tatto, mostrando peraltro una leadership collettiva mai sperimentata sinora, in tale portata, dal periodo di Chávez. Maduro sta difendendo con prudenza ed intelligenza l’eredità chavista, mostrando un’alta consapevolezza tattica.

Una delle doti più importanti messe in mostra è la creatività, unita ad intelligenza, nel mettere in luce le contraddizioni interne dell’opposizione anti-patriottica, non solo nel senso della contraddizione tra la figura, reazionaria e sedicente “istituzionale”, di Henrique Capriles, e quella, aggressiva e para-fascista, di Leopoldo López. Ne è esempio l’annuncio di Rodríguez Torres ai leader dell’opposizione degli studenti per discutere il tema della sicurezza nelle università. Si tratta di una operazione politica forte, che mostra, in primo luogo, le due facce della medaglia: da una parte, un governo aperto, inclusivo e disponibile al dialogo; dall’altra, un’opposizione radicale, che innesca la violenza di piazza ed opera non per interrogarsi sui problemi e le soluzioni, ma per provocare, lecitamente o non, la caduta del governo. L’iniziativa governativa stabilisce così una differenza fra gli studenti (manipolati dalla destra) che hanno manifestato il 12 Febbraio e quei manipoli violenti formati da piccoli gruppi.

Il governo mostra coerenza nel suo messaggio. Vielma Mora si è detta certa «che non sono gli studenti quelli che causano problemi, ma un gruppo di paramilitari infiltrati». È vero che a destra, la maggior parte degli appelli alla nonviolenza è ipocrita, ma significativo è l’impatto delle iniziative governative su uno dei principali obiettivi attuali: isolare la destra radicale e denunciare il tentativo fascista di provocare un sovvertimento o un colpo di Stato. Henry Falcón, il governatore della opposizione nello Stato di Lara, ha detto che «condanniamo la violenza che ha segnato il percorso civile iniziato dai nostri studenti… è il momento di passare per il dialogo, isolando i violenti».

Rodríguez Torres ha incontrato i leader studenteschi di varie università, acquisendo un documento con le loro proposte per risolvere il problema della criminalità nelle università e migliorare la condizione degli studenti.

Il presidente Maduro ha invitato l’opposizione a «decidere se lasciare tracimare la violenza (…); è facile essere coinvolti in progetti di altra violenza, ma bisogna scegliere e avere la forza di denunciare la violenza e sostenere lo Stato nelle sue iniziative pacifiche. (…) Se si vuole dialogo e convivenza, è necessario difendere la Costituzione e la giustizia».

L’opposizione sembra stretta dal ricatto delle forze fasciste, non è detto vi sarà una risposta, tanto meno una risposta positiva, all’appello democratico del governo. Peraltro le violenze del 12 Febbraio rischiano di travolgere soprattutto l’opposizione. Ramon Guillermo Aveledo ha lanciato un tweet che è una critica velata a coloro che progettano la violenza: «Dispiace che la notizia del giorno sia la violenza, e non la marcia pacifica degli studenti e la loro causa legittima». È significativo che alcuni rettori abbiano preso l’iniziativa di sospendere le attività in alcune università, per ridurre la pressione sugli studenti, in questi giorni di violenza strumentalizzati come carne da cannone. Il rettore dell’Università Centrale del Venezuela, Cecilia García Arocha, ha riferito che «per gli episodi di violenza e il sostegno minimo manifestato dalla comunità, il Consiglio Accademico ha sospeso le attività didattiche e le attività amministrative per due giorni».

La violenza può essere un boomerang. La destra radicale è scesa ancora in strada, ma con forze sempre più esigue. Il blocco dell’autostrada Caracas – Francisco Fajardo nelle due direzioni è stato tentato da non più di cento persone. La chiusura di strade e viali è un’azione incostituzionale, che mira a mantenere un clima di caos, rafforzata dall’azione dei mezzi di comunicazione “popolare”, tesi a sostenere spesso il fascismo e la violenza, lo squadrismo e il caos, perché in ampia parte sotto controllo dell’opposizione, nel tentativo di ripetere il copione del golpe del 2002. La disinformazione non risparmia nessuno. Il calciatore Juan Arango ha dovuto, recentemente, smentire una “notizia” ripetuta dai media, secondo cui avrebbe chiesto su facebook di partecipare alla marcia organizzata dai fascisti: «Non ho invitato nessuno a marciare. È una menzogna. Non ho facebook, solo un account twitter».

Intanto, Rodríguez Torres ha annunciato che i funzionari della sicurezza saranno dislocati per evitare i sabotaggi e le strade resteranno chiuse durante le manifestazioni. Come altre voci hanno ripetuto, da parte istituzionale, tra la protesta civile per il miglioramento delle condizioni di vita, e l’insurrezione di piazza, che fomenta la violenza e ricalca il tentativo di golpe, non può esserci equivalenza alcuna.

[1] Situazione difficile a causa principalmente della guerra economica e del sabotaggio costante messo in atto da settori privati monopolistici e ad essi legati che in maniera artefatta rendono periodicamente irreperibili sul mercato differenti prodotti di prima necessità stimolando i fenomeni dei c.d. ‘desabastecimiento’ e ‘acaparamiento’, NdR.    

[Rielaborazione da materiali di analisi di ANROS – Venezuela, si ringrazia Mario Neri del Circolo Bolivariano “A. Gramsci” di Caracas per la messa a disposizione della documentazione di riferimento].

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Il ministro Torres: «Non finirà come il Cile di Allende»

di Geraldina Colotti – ilmanifesto.it

Miguel Rodriguez Torres, ministro degli Interni Giustizia e Pace

«Da noi non può finire come nel Cile di Allende: il socia­li­smo boli­va­riano è solido, le nostre Forze armate sosten­gono l’unione civico-militare», dice al mani­fe­sto Miguel Rodri­guez Tor­res, mini­stro degli Interni, Giu­sti­zia e Pace.

Il pre­si­dente Nico­las Maduro ha accu­sato alcuni grandi media inter­na­zio­nali di aver fal­si­fi­cato le infor­ma­zioni. Come si sono svolti i fatti?

Il 12 feb­braio com­me­mo­riamo il bicen­te­na­rio della Bat­ta­glia della Vit­to­ria, quando migliaia di gio­vani si sol­le­va­rono con­tro il colo­nia­li­smo spa­gnolo nello stato di Ara­gua. È anche la gior­nata della gio­ventù, che sta­vamo festeg­giando paci­fi­ca­mente.

Anche gli stu­denti di oppo­si­zione sta­vano sfi­lando a Cara­cas. Vole­vano con­se­gnare una let­tera con le loro pro­te­ste al Mini­ste­rio publico, in Par­que Cara­bobo. Un’azione legit­tima, secondo la Costi­tu­zione, tutti pos­sono mani­fe­stare libe­ra­mente. Pur­troppo, un diri­gente di oppo­si­zione, Leo­poldo Lopez e alcuni dei suoi– le parti più fasci­ste della Mud — hanno deciso di caval­care la pro­te­sta per usarla a fini poli­tici e hanno sca­te­nato le vio­lenze. Sono due anni che si pre­pa­rano. Nei giorni pre­ce­denti, aiu­tati da alcuni sin­daci fasci­sti come Daniel Cebal­los, di San Cri­sto­bal — che ha rice­vuto l’addestramento dall’estrema destra mes­si­cana — hanno ini­ziato a deva­stare in diversi stati. A San Cri­sto­bal hanno per­sino dato alle fiamme un asilo. Lopez crede di essere pre­de­sti­nato a diri­gere il paese anche senza il con­senso degli elet­tori. Adesso si nasconde, inse­guito da un man­dato di cattura.

È vero che la poli­zia ha spa­rato sugli studenti?

No, non è vero. Se aves­simo represso, non ci sareb­bero stati tutti quei danni: solo nei pressi del Mini­ste­rio publico sono state distrutte 6 pat­tu­glie. Fin­ché i gruppi oltran­zi­sti non hanno cer­cato di assal­tare la Fisca­lia, non c’erano agenti. Non è con la repres­sione che vogliamo risol­vere i pro­blemi, ma con la pre­ven­zione e con il dia­logo: sia nelle car­ceri che per le strade. Que­sto può pren­dere più tempo, lasciare a volte il fianco sco­perto, ma poi il cam­bia­mento dura, per­ché si basa su una reale con­vin­zione, su una mag­gior coscienza. Il pro­blema non sono gli stu­denti, ma i piani cospi­ra­tivi di chi vuole mani­po­larli. Il pro­blema non sono i dete­nuti, ma certe Ong che vogliono sobil­larli, o i gruppi para­mi­li­tari che hanno inte­resse a reclu­tare e deviare i gio­vani dei bar­rios. Le pro­te­ste sono di carat­tere sociale, non cospi­ra­tivo. Alcuni gruppi vio­lenti di estrema destra rispon­dono invece agli inte­ressi stra­nieri. Nell’ottobre del 2010, certi per­so­naggi di estrema destra che avete visto all’opera in que­sti giorni, hanno orga­niz­zato in Mes­sico una delle prime riu­nioni, la cosid­detta Fie­sta mexi­cana. Una delle orga­niz­za­zioni pre­senti si chiama Her­mano y Libre, finan­ziata dal ban­chiere vene­zue­lano, in fuga dalla giu­sti­zia, Eli­gio Cedeno, ripa­rato negli Stati uniti, e da Otto Reich, un ex diplo­ma­tico della Casa bianca. A quella Fie­sta c’erano tra gli altri anche il sin­daco Cebal­los, Freddy Gue­vara e alcuni mili­tari in pen­sione. Die­tro le vio­lenze del 14 aprile e a quelle odierne, ci sono loro e i piani dell’ex pre­si­dente colom­biano Alvaro Uribe e ipara­cos che invia nei nostri quartieri.

Come pen­sate di affron­tare i pro­blemi posti dagli stu­denti, ovvero l’insicurezza e la scar­sità dei prodotti?

Ho già incon­trato stu­denti del campo boli­va­riano, tra un po’ incon­trerò dele­ga­zioni di oppo­si­zione. Ascol­terò le loro pro­po­ste, si deve lavo­rare insieme. Guardi, la guerra eco­no­mica non è una scap­pa­toia dema­go­gica. Ogni giorno seque­striamo ton­nel­late di ali­menti desti­nate al con­trab­bando con la Colom­bia per far crol­lare l’economia. Se l’opposizione torna in gran parte a essere demo­cra­tica, tante cose potranno andare a posto. E le armi devono essere tolte dalla cir­co­la­zione. Le anti­cipo che tra un po’ il pre­si­dente Maduro lo dirà pub­bli­ca­mente: nes­sun civile dovrà più girare armato. Quanto alle aspi­ra­zioni gol­pi­ste, dico: non siamo più nel Cile di Allende, i loro piani sono desti­nati a fallire.

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John McCain: «Inviare truppe USA in Venezuela per garantire il flusso del petrolio»

da aporrea.org

Washington, 18 Febbraio – Il senatore repubblicano dell’Arizona, John McCain, ha dichiarato che gli USA devono inviare immediatamente truppe in Venezuela mobilitando una flotta di navi verso la regione; ritiene necessario convincere un gruppo di paesi alleati in America latina come la Colombia, il Perú e il Cile affinché una forza militare sia pronta in termini operativi per impedire che Maduro distrugga i diritti e gli interessi degli USA in gioco nella regione emisferica.

«Bisogna essere pronti con una forza militare per entrare e garantire la pace in Venezuela e soprattutto garantire e proteggere il flusso petrolifero verso gli USA, avendo cura di questa risorsa strategica, occupandoci dei nostri interessi globali», ha affermato McCain in una intervista nella catena NBC.

Da parte sua, il segretario di Stato John Kerry ha dichiarato che gli USA sono «profondamente preoccupati» per le «crescenti tensioni in Venezuela», ed ha affermato che è «particolarmente allarmato per i report relativi al governo di Maduro che ha arrestato diversi manifestanti pacifici ribelli».

[Si ringrazia Mario Neri per la puntuale segnalazione]

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APPELLO: Fermiamo il fascismo e l’imperialismo. Con la Rivoluzione Bolivariana per la Pace e la Democrazia!

Il 12 febbraio 2014 a Caracas gruppi violenti hanno preso d’assalto le sedi istituzionali della Repubblica Bolivariana del Venezuela aggredendo ed assassinando attivisti sociali e militanti politici rivoluzionari. Le violenze hanno causato 3 morti ed oltre 60 feriti.

Così come accadde nel 2002 nel fallito colpo di Stato contro il Comandante Chávez anche oggi, personaggi dell’estrema destra venezuelana come Leopoldo López, sono i responsabili di questa nuova ondata di destabilizzazione al servizio dell’imperialismo e delle ingerenze USA.

Oggi più di ieri le Reti dei Movimenti Popolari e delle Organizzazioni Sociali non fanno e non faranno mancare il loro sostegno alla Rivoluzione Bolivariana.

Oggi più di ieri, la Rivoluzione Bolivariana è fonte di ispirazione per milioni di uomini e donne, per i tutti i popoli del mondo.

Oggi più di ieri, i lavoratori italiani, i precari, i disoccupati, guardano al Venezuela Bolivariano, ai paesi dell’ALBA, al nuovo corso dei movimenti popolari latinoamericani con interesse e solidarietà.

In 15 anni di governo rivoluzionario – è un dato di fatto – sono stati raggiunti, tra gli altri, i seguenti obiettivi:

1. DEMOCRAZIA:

Dal 1999, ci sono state 16 elezioni in Venezuela. Hugo Chávez ne ha vinte 15, fra cui l’ultima il 7 ottobre 2012. Dall’Unione Europea fino all’Organizzazione degli Stati Americani, passando per l’Unione delle Nazioni Sudamericane e il Centro Carter, hanno riconosciuto la trasparenza degli scrutini. James Carter, ex presidente degli Stati Uniti, ha perfino dichiarato che il sistema elettorale del Venezuela è «il migliore al mondo».

2. ECONOMIA E LOTTA ALLA POVERTA’

Dal 1999 al 2011 il tasso di povertà è passato dal 42,8% al 26,5%, il tasso di povertà estrema dal 16,6% nel 1999 al 7% nel 2011. Nella classifica dell’Indice di Sviluppo Umano del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, il Venezuela è passato dall’ottantatreesimo posto nell’anno 2000 (0,656) al settantatreesimo posto nel 2011 (0,735), ed è entrato nella categoria delle nazioni con un indice di sviluppo umano elevato. Il coefficiente GINI, che permette di calcolare la disuguaglianza in un paese, è passato dallo 0,46 nel 1999 allo 0,39 nel 2011. Il PIL pro capite è passato da 4.100 dollari nel 1999 a 10.810 dollari nel 2011.

L’orario di lavoro è stato ridotto a 6 ore al giorno e a 36 ore settimanali, senza diminuzione salariale. Il debito pubblico è passato dal 45% del PIL nel 1998 al 20% nel 2011. Il Venezuela si è ritirato dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, rimborsando con anticipo tutti i suoi debiti.

3. ISTRUZIONE

L’universalizzazione dell’accesso all’istruzione instaurata nel 1998 ha avuto risultati eccezionali. Circa un milione e mezzo di venezuelani ha imparato a leggere e scrivere grazie alla campagna di alfabetizzazione denominata Missione Robinson I. Nel dicembre del 2005, l’UNESCO ha dichiarato sradicato l’analfabetismo in Venezuela. Il numero di bambini scolarizzati è passato da 6 milioni nel 1998 a 13 milioni nel 2011, e il tasso di scolarizzazione è adesso del 93,2%.

4. SICUREZZA

Consapevole dell’emergenza, il governo ha deciso di ripensare le politiche sulla sicurezza, mandando le forze dell’ordine a scuola di diritti umani istituendo l’Universidad nacional experimental de la seguridad (Unes) e la PNB, Polizia Nazionale Bolivariana per combattere la corruzione delle polizie locali. Il governo Maduro ha lanciato il Piano di Pacificazione Nazionale. Secondo il rapporto annuale World Happiness del 2012, il Venezuela è il secondo paese più felice dell’America Latina, dietro il Costa Rica, e il diciannovesimo a livello mondiale, davanti a Germania e Spagna.

5. LOTTA ALLA CORRUZIONE

Secondo la ONG Transparency International – in termini assoluti – La Somalia, la Libia, l’Iraq, l’Afghanistan, il Sudan, il Sud Sudan, sono tra i paesi più corrotti al mondo (paesi che hanno beneficiato dell’esportazione della democrazia “a stelle e strisce”). Il governo rivoluzionario di Nicolás Maduro ha lanciato misure contro la corruzione e la guerra economica in atto contro il paese.

Siamo con la Rivoluzione Bolivariana!

ALBAssociazione – per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli
UNADIKUM International Brigades – UNADIKUM ITALIA
ANROS Italia
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba – Circolo Campi Flegrei, Napoli
Collettivo Stella Rossa
Associazione di Solidarietà Proletaria (ASP)
Galleri@rt – Napoli
Centro Culturale “La Città del Sole”
Corpi Civili di Pace
Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana
Laboratorio Scacchistico Hugo Chávez – Circolo Scacchistico Anatolij Karpov

Per adesioni: albassociazione@gmail.com

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FONTE: Tutti gli articoli sono tratti da http://albainformazione.wordpress.com/ . Sul portale ALBA inFORMAZIONE tutti gli articoli di approfondimento e la cronaca degli eventi di questi giorni.

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*http://www.ultimasnoticias.com.ve/

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Centinaia di migliaia di lavoratori manifestano a Caracas in appoggio della rivoluzione bolivariana (18 febbraio 2014)

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Discussione

Un pensiero su “La controrivoluzione targata USA all’assalto del Venezuela

  1. Ritorna nella opposizione il solito metodo, giá sconfitto, come nel 2002 durante il colpo di stato di militari di destra uniti con federcamaras, i tecnocrati che comandavano in PDEVESA, un vero e proprio stato nello stato, e soprattutto il gravissimo danno economico e sociale del “golpe petrolero”. Si puó non essere sempre d’accordo con il Presidente Maduro, ma ció non toglie che é inamissibile sostenere la continua persistente e violenta protesta di studenti e opposizione. É vero, peró, lo ha affermato lo stesso Presidente in catena nazionale dei canali di televisione e radio, che tra i chavisti, alcuni hanno utilizzato violenza, che, testuali parole, respingiamo perché il chavismo é pace per il popolo e Venezuela. Dal momento che non ci sono state indagini su ció, credo che erano oppositori camuffati da chavisti.

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    Pubblicato da Ugo Biheller | 19/02/2014, 12:17

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