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CRISIS, Europa, Politica

Germania: il duro dibattito interno a Die Linke al congresso di Amburgo

Gysi e Wagenknechtdi Massimo Demontis (Berlino)
Al congresso di Amburgo nuovo scontro tra riformisti e sinistra sul profilo strategico del partito. Duello tra Gysi e Wagenknecht. Gabi Zimmer guiderà la Linke alle elezioni europee. 
Sarà la 58enne eurodeputata berlinese Gabi Zimmer a guidare il partito di sinistra Die Linke alle prossime elezioni europee. La Zimmer, già presidente del PDS (Partito del socialismo democratico) dal 2000 al 2003, partito che fu erede della SED della Germania dell’est, è stata nominata capolista sabato sera al congresso di Amburgo con un non esaltante 76,5 per cento dei voti dei delegati.

Per raggiungere l’obiettivo di un risultato a due cifre alle elezioni di maggio e migliorare il 7,5 per cento delle europee del 2009, Die Linke punta sull’esperienza di lungo corso della capogruppo del GUE/NGL al Parlamento Europeo, dove siede dal 2004.

Figura né seducente né trascinante, ma accettata dalle due anime del partito, Zimmer – con un discorso che non ha suscitato particolari entusiasmi – ha annunciato che la campagna elettorale della Linke sarà incentrata nel combattere la linea politica europea della Merkel.

Un partito diviso geograficamente. Le due anime della Linke

Dietro la scelta unitaria della Zimmer come capolista – in un partito diviso geograficamente – già alcune settimane prima del congresso è riesploso lo scontro tra le sue due anime. Scontro che era deflagrato in maniera eclatante nel congresso del 2012 a Göttingen quando a duellare furono Gysi e Lafontaine.

Da un lato i realos, i riformisti dell’est che governano alcune realtà con i socialdemocratici, vedono favorevolmente una futura alleanza di governo con la SPD e mal sopportano il radicalismo di alcune posizioni della sinistra interna.

Dall’altro la sinistra che fa riferimento a Sahra Wagenknecht, la dirigente più importante e mediaticamente più visibile del partito assieme a Gregor Gysi.

Una divisione quasi simbolica, con la sinistra, comunisti, sindacalisti ed ex socialdemocratici, netta minoranza interna diffusa in Germania dell’ovest che spinge per una critica più forte al sistema capitalistico, ai mercati finanziari, alla NATO, al militarismo dell’UE e della Germania, e preme per dare sfogo politico ai “legittimi” sentimenti di rifiuto nei confronti delle attuali istituzioni europee e della loro “facciata finto democratica”.

Lo scontro sul programma elettorale e sull’UE

Lo scontro nel gruppo dirigente si è riacutizzato attorno ad alcuni passaggi del programma elettorale per le elezioni europee. Nella prima bozza erano state inserite alcune frasi volute dalla sinistra interna del partito e soprattutto dalla sua leader Wagenknecht, ma avevano provocato la dura reazione di Gregor Gysi, capogruppo della Linke al Bundestag il parlamento della Germania federale.

In questi passaggi, subito ripresi dai media e definiti populisti e portatori di un risentimento antieuropeo, l’Unione europea era definita come “potere neoliberale, militare e ampiamente antidemocratico” e come “corresponsabile dopo il 2008 di una delle più grandi crisi degli ultimi 100 anni”.

Mentre Gysi criticava “alcune frasi” e si affrettava a prendere le distanze da “una bozza non proprio riuscita”, sottolineando che Die Linke è un partito “filoeuropeo e l’idea di Europa è un’idea di sinistra”, la Wagenknecht, vicecapogruppo in Parlamento e vice presidente del partito era decisa a difendere i passaggi incriminati e respinti anche dai due presidenti Kipping e Rixinger.

In una dichiarazione rilasciata a un quotidiano poco prima del congresso, la Wagenknecht aveva detto che die Linke “deve impedire che il legittimo rifiuto che molte persone dimostrano nei confronti delle istituzioni di Bruxelles sia sfruttato da partiti reazionari e populisti di destra” ventilando anche l’ipotesi della fine dell’euro.

Rimossa la frase oggetto di scontro

Nella versione finale del programma, un documento di trentasei pagine approvato sabato dal congresso di Amburgo con il voto favorevole anche della Wagenknecht, la definizione dell’Unione europea come “potere neoliberale, militare e ampiamente antidemocratico” è stata rimossa.

Die Linke chiederà il voto ai cittadini tedeschi con un programma intitolato “l’Europa funziona in modo diverso. Sociale, pacifico, democratico”.

I punti programmatici

Oltre a una radicale riorganizzazione dell’Unione europea e a un “cambio politico affinché l’UE non offra soprattutto alle élite una dimora di ricchezza e potere, ma si sviluppi in senso solidale per tutti”, la Linke chiede:

  • un’aliquota minima di tassazione alle imprese in tutta l’UE e una patrimoniale in tutti gli stati membri
  • salari minimi e pensioni minime in tutta l’Unione europea,
  • sì all’euro, ma fine delle politiche dei tagli e riorganizzazione dell’unione monetaria
  • programmi congiunturali europei e potenziamento dei servizi pubblici
  • maggiore impegno a favore dei profughi di guerra e scioglimento della Frontex, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea
  • smilitarizzazione dell’UE, divieto di esportare armamenti, uscita della Germania dalla NATO.

Le responsabilità della Germania e del governo

Unanimi le critiche alle politiche del governo. La presidente del partito Katia Kipping ha accusato la Germania “di politica di grande potenza del governo Merkel che compromette la coesione dell’UE”.

Tesi ripresa anche da Gregor Gysi, schierato con decisione a favore dell’Unione europea e dell’euro. Per il leader storico della sinistra ex comunista l’Europa ha bisogno di un “parlamento più forte e di una democratizzazione dell’UE”. Netto anche il suo no alla fine dell’euro, “sarebbe un passo indietro”.

Attribuiti “gli sviluppi negativi dell’Unione europea” al governo Merkel, Gysi ha messo il partito ancora una volta in guardia da uno scontro tra fazioni “perché la PDS e la WASG (le due formazioni diedero vita a Die Linke il 16 giugno 2007) non esistono più, esiste solo Die Linke, cioè noi tutti”. A Göttingen, nel 2012, aveva addirittura parlato di odio facendo riferimento allo scontro tra le due anime, quella dell’est e quella dell’ovest.

Contraria a una dominanza dell’est la Wagenknecht. Non la vogliono “la maggioranza dei militanti e non vogliono nemmeno un ritorno al vecchio PDS”. Un partito nazionale, ha ammonito la Wagenknecht, “vive solo se est e ovest sono rappresentati in modo equilibrato”.

La leader della sinistra interna ha poi precisato che nella Linke non c’è nessun antieuropeo, ribadendo tuttavia la tesi che l’UE è una “democrazia di facciata” che pratica neoliberalismo e militarismo.

Duello Gysi e Wagenknecht. Due visioni a confronto

Il duello tra Gysi e Wagenknecht sembra destinato a non chiudersi qui e forse a subire un’accelerazione perché rappresenta due scenari, due visioni strategiche talora molto diverse su che cosa deve essere Die Linke.

Gysi, e con lui tutto l’est, i realos, i governativi, già guardano alle elezioni legislative del 2017 come a un’opportunità da non lasciarsi sfuggire di mano per andare al governo con la SPD, creando qui e ora le condizioni per un miglioramento dei rapporti a sinistra mitigando i toni della polemica.

Gysi vuole confezionare al partito della sinistra “radicale” una veste governativa smussando, se non eliminando del tutto, alcune rivendicazioni come la fine dell’UE e dell’euro, lo scioglimento della NATO, l’interventismo militarista della Germania.

Radicalità irrinunciabile per la sinistra dell’ovest. Sarebbe una contraddizione in termini per un partito come Die Linke mettere in soffitta la battaglia anticapitalista, contro lo strapotere delle grandi banche e dei mercati finanziari, e quella contro le lobby degli armamenti.

La sinistra, per Sahra Wagenknecht e per Oskar Lafontaine, ha il dovere di stanare la SPD inasprendo il tono dello scontro sul terreno politico e sociale. Come mettere improvvisamente in soffitta, dopo anni di polemiche infuocate, l’Agenda 2010 di Schröder su pensioni e mercato del lavoro?

Die Linke ha l’obbligo morale di denunciare le storture del sistema capitalistico, non può chiudere gli occhi e far finta di nulla dinanzi all’inadeguatezza delle istituzioni europee e all’impoverimento di milioni di persone.

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Discussione

4 pensieri su “Germania: il duro dibattito interno a Die Linke al congresso di Amburgo

  1. Die Linke, nonostante le due anime é un vero partito di sinistra democratico, ma é sciagurato che nei giornali italiani non ci sia nessun accenno a Die Linke: per loro esistono solamente la CDU-CSU, la SPD e i liberali, mentre si fa un gran chicchierare dei nazionalisti che confinano con i neonazisti, ma di Die Linke il silenzio é assoluto.

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    Pubblicato da Ugo Biheller | 17/02/2014, 22:26
  2. Questa mi sembra una rappresentazione esageratamente schematica dell’andamento del congresso così come anche la hanno riportata alcuni media in Germania. Altri invece hanno valorizzato, secondo me giustamente, sulla base dell’esperienza personale al congresso, i passi in avanti compiuti dal punto di vista dell’unità del partito. Anche la divisione geografica non è (più) così netta come la si vuole presentare. Lo schema “realos vs. sinistra” andrebbe inoltre evitato, visto che piace a certa stampa con finalità di spettacolarizzazione e emarginazione nei confronti della Linke. Il programma elettorale è stato votato al 95 percento e dalle frasi “incriminate” aveva preso le distanze anche Sahra Wagenknecht prima del congresso. Il partito è compatto e ai due presidenti il merito di averlo ricompattato nel corso degli ultimi quasi due anni. Sull’Europa vi sono articolazioni diverse, ma il giudizio nei confronti delle politiche dell’austerità è assolutamente unanime, visto che Linke è l’unico partito tedesco ad avere votato contro le misure del cosidetto salvataggio dell’euro (leggi condizioni capestro ai paesi indebitati come Grecia).
    La Presidente Katja Kipping ha ricordato il Manifesto di Ventotene e in tanti altri interventi si è richiamata la campagna comune con Tsipras candidato dell Sinistra europea alla presidenza della Commissione europea.

    Paola Giaculli

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    Pubblicato da paola giaculli | 18/02/2014, 16:57
  3. ..dimenticavo di ricordare che attualmente Linke è al 10% nei sondaggi per le europee

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    Pubblicato da paola giaculli | 18/02/2014, 17:09
  4. In Germania, attualente, l’unica voce a difesa dei lavoratori e delle fasce piu’ deboli è la LINKE… tutti gli altri sono al Governo e a difendere i ceti piu’ forti…

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    Pubblicato da Lino De Masi | 25/02/2014, 00:29

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