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GRANDE SVIZZERA

svizzera-immigrazione di massadi Rodolfo Ricci 
Il risultato del referendum svizzero contro “l’immigrazione di massa” è l’indicatore più chiaro del fango (che altri chiama merda) in cui ci hanno condotto le politiche di austerity, di pareggio di bilancio, i portati dei cosiddetti trattati, fiscal compact, esm, e così via. Adesso si scatena la paura del nuovo progrom contro l’emigrazione necessitata, ma fino a poco fa, non la chiamavano la nuova “libera” mobilità delle forze di lavoro in Europa ? Siamo al paradosso che ora anche la Lega nord protesta. Incredibile.

La Svizzera, tecnicamente non è Europa, ma si tratta davvero di  un aspetto tecnico, utile per tutto il dopoguerra fino ad oggi, ai grandi potentati finanziari ai quali serviva una zona franca europea e mondiale delle dimensioni svizzere.

Da un punto di vista culturale, la Svizzera è a tutti gli effetti Europa. E lo è in termini più puri di qualsiasi altro paese europeo, proprio perché la sua configurazione tecnica, le consente margini di movimento culturale meno controllati dai dispositivi egemonici della ideologia dell’Europa neoliberista.

Se è così, abbiamo oggi una cartina di tornasole limpidissima, direi pura, degli effetti delle politiche delle elites di Bruxelles, corroborate da quelle delle rispettive frazioni nazionali che la sostengono: larghe intese o meno; questo è il risultato in piccolo, di quello macroscopico che ci troveremo probabilmente di fronte dopo il voto europeo di fine maggio. Le idiozie del contenimento del debito, delle riforme strutturali, della spending review, hanno come effetto la crescita della concorrenza tra poveri, della xenofobia e del razzismo, della concorrenza al ribasso sui diritti, del dumping sociale, delle delocalizzazioni, e chi più ne ha più ne metta.

Altro che rischio di populismo: questo non è che l’antipasto.

Adesso, nel terrore crescente di uno scompaginamento della tecnostruttura dell’Unione, si prova a minacciare effetti drastici sui rapporti UE-Svizzera. Ma tra 3 mesi, che si dirà ? Che UE e Svizzera sono di nuovo in sintonia ?

Siamo di fronte all’apocalisse di finis terrae; una banda di idioti (o di hijcos de puta) si è auto incoronata nella parte più avanzata del pianeta e l’ha quasi distrutta. Questa banda è la vera levatrice del nuovo fascismo continentale che avanza a passi di sovranità nazionale. Ne tiene i fili, ne programma lo sviluppo. E ne attende gli esiti.

Non so se ci sia il tempo sufficiente per porvi rimedio. Se c’è utilizziamolo senza risparmiare energie.

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Discussione

3 pensieri su “GRANDE SVIZZERA

  1. Il risultato della votazione popolare sull’iniziativa della destra xenofoba contro l’immigrazione di massa è rivelatore di umori, paure e sentimenti antistranieri che credevamo alle nostre spalle, mentre continuano invece ad agitare componenti importanti della società elvetica. Al di là delle problematiche sociali che si sono acuite in alcune aree della Confederazione, il voto ripropone di fatto una questione identitaria non risolta che si esprime a scadenze regolari sui temi dell’immigrazione. E tuttavia il voto ci dà un quadro frammentato, su cui chi si batte per una Svizzera aperta e solidale deve riflettere: si ripropone in primo luogo il famoso Roestigraben, ossia la differenza di prospettiva tra Svizzera tedesca, dove ha prevalso il si all’iniziativa xenofoba, e Svizzera francese, dove invece essa è stata respinta con un no compatto ed omogeneo.

    Un caso a sé è la posizione del Canton Ticino, una regione in cui alcune difficoltà effettive nel mercato del lavoro hanno dato la stura ad un forte riflesso anti italiano, che si è espresso in un voto plebiscitario a favore dell’iniziativa xenofoba. Altrettanto interessante è la differenza nel voto delle grandi aree urbane, in cui ha prevalso il no, rispetto al voto dei cantoni interni e periferici che hanno accolto l’iniziativa. Peraltro il no all’iniziativa antistranieri è stato netto proprio nelle città in cui più alta è la presenza di immigrati e più radicate sono le relazioni sociali e culturali con essi, mentre il sì ha avuto ampi consensi in aree della Svizzera meno interessate dai fenomeni migratori.

    Con questa iniziativa, che liquida l’accordo sulla libera circolazione e reintroduce il sistema dei contingenti, la Svizzera torna ad una politica di immigrazione legata esclusivamente ai fattori congiunturali dell’economia locale. Di fatto i migranti tornano ad essere “braccia e non uomini”. Le conseguenze le pagheranno i tanti cittadini dell’Unione Europea che nei prossimi anni si vedranno precluso l’accesso al mercato del lavoro svizzero, i lavoratori frontalieri lombardi, colpevolizzati come la causa del dumping salariale nel Canton Ticino, ma potrebbero pagarle anche le nostre comunità di vecchia data non più garantite da alcune protezioni della legislazione europea. Non per niente, tra gli scenari prefigurati dalla destra vi è la riedizione del famigerato statuto dello stagionale a cui si legano le pagine più tristi dell’emigrazione italiana in Svizzera.

    Tutto questo ci appare come un atto di ingratitudine, soprattutto se si pensa che la Svizzera vive una fase di alta congiuntura e di grandi successi economici, realizzati soprattutto grazie soprattutto all’apporto qualificato di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori provenienti dall’Unione Europea e dai cosiddetti Paesi terzi. E tuttavia nella propaganda xenofoba, rozza e poco attenta a tutte le implicazioni problematiche della loro sciagurata iniziativa, non è stato messo in conto che liquidando la libera circolazione si aprono per la Svizzera una serie di interrogativi di difficile soluzione in tema di rapporti con l’Unione Europea. Di fatto si mette in discussione l’intero assetto degli accordi bilaterali Svizzera-UE da cui la Svizzera trae non pochi vantaggi e che spaziano dalla libera circolazione alla ricerca, dall’accesso al mercato energetico ai rapporti commerciali ed economici.

    Dal nostro punto di vista di italiani residenti in Svizzera si aprono anche interrogativi inquietanti sulla regolazione non solo dei nuovi immigrati, ma anche delle comunità tradizionali qui residenti, compresa la nostra. Come dimostrano le reazioni a caldo dell’intera Europa il risultato della votazione svizzera non riguarda solo il destino di questo paese. Esso costituisce un grave segnale di incoraggiamento per quanti nell’Unione Europea predicano il ritorno a logiche protezionistiche e nazionalistiche. Significativo a questo proposito che uno dei primi messaggi di felicitazioni per il voto elvetico sia giunto da Marine Le Pen! Ed è interessante notare l’imbarazzo evidente dei nostri leghisti, posti di fronte alla constatazione che c’è sempre qualcuno più a nord di te! Il voto svizzero è il risultato di una campagna martellante della destra a cui una parte della sinistra ha risposto con voce troppo flebile e anche con qualche messaggio contraddittorio.

    Ci sembra a questo proposito importante ricordare la posizione scandalosa dei verdi ticinesi che, in contrasto con il movimento ecologista svizzero, hanno sostenuto l’ iniziativa antistranieri. Non v’è dubbio che in questo risultato paghiamo la grave ed evidente sottovalutazione che vi è stata da parte della nostra emigrazione organizzata, del sindacato e della sinistra svizzera nel suo complesso. L’alta affluenza al voto dimostra invece che si è trattato di un appuntamento storico, che rischia di avere conseguenze pesanti e di lungo periodo.

    Un maggior impegno nella campagna avrebbe ribaltato il risultato! Da questa constatazione critica ed autocritica, anche noi, circolo di SEL impegnati nella realtà dell’emigrazione italiana in Svizzera, dobbiamo ripartire per contribuire a ricostruire un progetto di Paese aperto e solidale e per promuovere, anche in un contesto difficile come quello emerso dal voto del 9 febbraio, l’idea di una Europa più democratica e sociale.

    Sinistra Ecologia Libertà-Svizzera

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    Pubblicato da cambiailmondo | 10/02/2014, 18:31
  2. Sempre posato il commento di Guglielmo. Penso anch’io, come Rodolfo e addirittura lo scrivo da due anni, che le prossime elezioni europee saranno un disastro per le tecnocrazie stesse, ma di fatto anche per intere popolazioni e filoni di unità di pensiero per una Europa comunitaria e democratica. Difficile ricostruire sulle macerie, euro compreso. La Svizzera dimostra di essere all’avanguardia di ciò che succederà.

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    Pubblicato da Tonino | 10/02/2014, 19:44
  3. Rodolfo, ho molto apprezzato il tuo articolo sulla Svizzera.
    A volte il bel titolo Cambiailmondo fa venire i brividi. Cambia come?
    Qui nella civile Svezia, dove mendicare, secondo la legge, non è un delitto ma un problema sociale, sono apparsi negli ultimi mesi, ed in numero sempre più crescente, mendicanti rumeni, in maggioranza o quasi esclusivamente rom. Sono a tutti gli angoli delle strade, all’uscita della metro, delle banche, dei supermercati.
    Sono un tema di discussione da mesi, perlopiù in toni civili e lievemente ipocriti: sono poveri sfruttati dalla criminalità organizzata, è meglio non fare l’elemosina per non incoraggiarli dato che vivono in condizioni disastrose ecc ecc
    Si sono costruite baraccopoli vicino alle grandi città, per esempio a Högdalen, Stoccolma. Alcuni vicini li maledicono, altri gli portano coperte e cibo, l’estrema destra li vuole cacciare tutti immediatamente.
    Il solito quadro, insomma.
    Ma c’è una novità, altamente pericolosa. L’ambasciatrice di Romania ha scritto un lungo articolo, pubblicato sui principali giornali del mattino, in cui supplica la Svezia di collaborare con la Romania invece di complicarle la vita, per risolvere il problema. L’ideale naturalmente sarebbe che si criminalizzasse l’elemosinare (cosí avviene in tanti paesi della UE, insinua l’ambasciatrice), ma riconosce che è una cosa che deve decidere la Svezia.
    Propone anche una collaborazione con la polizia rumena, pare di capire anche operativa, dando la possibilità ai poliziotti rumeni che conoscono il problema di pattugliare le strade di Stoccolma con i loro colleghi svedesi.
    La Svezia, con la sua tolleranza, crea grandi problemi alla Romania che ha, come è ben noto, vasti programmi di integrazione dei rom nel mondo del lavoro e dell’istruzione. Anche per quanto riguarda la salute, naturalmente tutti i rom in Romania hanno accesso ai servizi sanitari ma la Romania è povera e non può pagare le spese sanitarie all’estero. Ecc ecc
    Insomma si propone una criminalizzazione dei mendicanti basata sull’etnicità.
    Ma non erano cittadini europei? O sono cittadini europei solo coloro che hanno una laurea e un conto in banca?
    Nel centro di accoglienza e appoggio per i migranti della UE in situazione di difficoltà, dove lavoro come volontaria, i rom di Romania sono numerosissimi.
    Ne vengono a decine ogni giorno, per farsi la doccia e avere un pasto caldo. Sono uomini e donne, giovani e vecchi.La maggioranza sono analfabeti, le donne quasi tutte.
    I bambini li hanno lasciati in Romania, da nonni e zii.
    Alcuni parlano italiano e con loro ho potuto parlare. La descrizione della situazione in Romania li lascia, a dir poco, perplessi. Ci sono stati documentari svedesi che mostrano le condizioni subumane in cui vivono in Romania.
    Ma è proprio permesso dire e scrivere qualsiasi cosa, senza che questo abbia conseguenze?
    Antonella Dolci
    ispondi a questo post replicando sopra di questa linea

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    Pubblicato da Antonella Dolci | 10/02/2014, 23:02

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