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Dal governo del PD, nuovo favore per i capitali esportati all’estero

letta-condono capitali all esteroUn errore grave, una scelta che offende i contribuenti onesti

di Alfiero Grandi
Legge elettorale e modifiche costituzionali stanno assorbendo l’attenzione, altri problemi vengono – purtroppo – sottovalutati. Ad esempio, il Governo ha varato un decreto legge per favorire il rientro dei capitali portati illegalmente all’estero.

Colpisce che questo provvedimento sia stato adottato in un assordante silenzio e con un provvedimento d’urgenza come è un decreto legge, che in questo caso non ha alcuna giustificazione ma tende piuttosto a rendere manifesta la volontà del Governo di fare passare il provvedimento con le buone o con le cattive.

Premesso che questo provvedimento non c’entra con l’eventuale accordo che l’Italia raggiungerà con la Svizzera sul superamento del segreto bancario perché questo paradiso fiscale in cambio chiede il libero accesso per le sue banche al mercato italiano, che – per di più – non è affatto obbligatorio subire. Gli sconti agli esportatori di capitali sono una decisione tutta dell’Italia, nessuno ce lo impone.

Dopo anni di critica radicale ai condoni, agli scudi fiscali, agli sconti agli evasori con l’obiettivo di stabilire un rapporto di serietà e di fiducia (compliance) con i contribuenti onesti, ora un Governo a maggioranza Pd decide che verso gli esportatori di capitali all’estero ci può essere un atteggiamento comprensivo, per di più proprio quando probabilmente si chiuderanno alcuni dei varchi in cui questa illegalità è cresciuta facendo danni gravissimi al nostro paese.

Il Governo ha affermato che non è uno scudo fiscale. Quanto è realmente diverso ?

Il Ministro Saccomanni, ad esempio, ha dichiarato che il decreto legge non contiene alcuna forma di amnistia, ma solo un trattamento favorevole con sconti di pena per gli esportatori di capitali all’estero.

Il Ministro – purtroppo – non dice la verità, perché il decreto modifica le norme penali esistenti, rendendo non perseguibile l’omessa o infedele dichiarazione fiscale, punita finora da 1 a 3 anni e che era ragione di perseguimento automatico.

Ancora peggio: sono state dimezzate le pene per i comportamenti fraudolenti. Per di più, cancellando o dimezzando la pena massima, anche la prescrizione dei processi sarà più rapida e quindi gli esportatori di capitali illegali all’estero hanno buone probabilità di sfuggire del tutto alle sanzioni penali.

Enrico Letta ha giustamente rilanciato il conflitto di interessi. Problema tuttora irrisolto. Vedremo se sarà coerente. Purtroppo sembra dimenticare che, coerentemente, anche le pene per i reati societari vanno rafforzate, come per il falso in bilancio che aspetta ancora un adeguamento delle pene.

Il contrario di quanto avviene con questo decreto, che fa seguito alla scomparsa della confisca, abrogata nella recente legge comunitaria. Questo fa pensare che l’operazione sia in costruzione da tempo.

E’ vero: non c’è l’anonimato come nello scudo fiscale ideato da Tremonti e questa è una differenza importante. Ciò non toglie che purtroppo le idee di Tremonti influenzano anche questo provvedimento più di quanto non si voglia fare credere, non a caso la proposta è uscita da un seminario di cui era protagonista.

Affermare che i quattrini che entreranno grazie a questo provvedimento andranno a ridurre il costo del lavoro è propaganda a buon mercato e anche un poco pelosa perché il fondo per la riduzione delle tasse inserito nella legge di stabilità ha come primo compito la riduzione del debito.

Quanto pagheranno coloro che hanno esportato illegalmente i capitali all’estero ?

Questa è la prova del budino per capire la vera natura del decreto.

Le sanzioni sono ridotte al 50 % del minimo, già abbassate, previdentemente, in un range tra il 3 e il 15 % per i paesi white list; quindi pagheranno l’1,5 %.

Gli evasori dovranno pagare le tasse. La domanda è quali ? Chi ha esportato illegalmente capitali non è certo il lavoratore emigrato che ha lasciato i suoi denari all’estero. Se fosse questo il problema le norme avrebbero un altro carattere.

Chi ha esportato capitali ha ricavato i quattrini prevalentemente in due modi, o non emettendo fatture – quindi facendo nero – o falsificando i bilanci e le dichiarazioni dei redditi. Esportatori di capitali che prima hanno pagato regolarmente le tasse sono una rarità, probabilmente insignificante. Gli evasori senza commettere reati fiscali avrebbero esportato ben poco e si sarebbero esposti a controlli pericolosi (per loro) da parte delle Entrate della Gdf.

Quando si decide per l’illegalità, come per l’esportazione dei capitali, di norma è illegale tutta la filiera.

Il Sole 24 ore ha dedicato spazio ed attenzione all’argomento e ha tentato di fare i conti in tasca a chi volesse fare rientrare i capitali esportati all’estero. In un istruttivo articolo ha calcolato 1200 euro ogni 100.000 euro esportati, sulla base di una presunzione di guadagno del 6% sul capitale che essendo capital gain verrebbe tassato al 20 %.

In sintesi pene ridotte o cancellate, sanzioni ridotte alla metà del minimo, già ridotto, pagamento di una presunzione di guadagno. Molto meno di quanto avrebbero dovuto versare in Italia se i redditi fossero stati regolarmente dichiarati.

La conclusione è che se non lo si vuole chiamare condono o scudo fiscale gli assomiglia molto. C’è un altro punto sottovalutato. L’Unione Europea ha già messo in mora lo scudo fiscale di Tremonti perché condonava l’Iva (tassa europea non condonabile), purtroppo la richiesta europea si è persa nella nebbia del Ministero dell’Economia. Se l’Italia non recupera l’evasione dell’Iva degli esportatori di capitali rischia un’altra figuraccia europea.

In altri paesi come sappiamo la lealtà fiscale è presa molto seriamente e frodare il fisco può essere motivo di condanne pesanti, anche senza arrivare ad Al Capone, incarcerato per frode fiscale. Perché mai l’Italia dovrebbe continuare con i condoni ?

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