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NUOVA EMIGRAZIONE: L’ODG approvato all’unanimità dal CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero)

cgie_logo_bluIl Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ha approvato nella giornata conclusiva della seconda assemblea plenaria del 2013 (29 novembre scorso), un importante ordine del giorno sulla questione della nuova emigrazione. Il documento sollecita le istituzioni, il parlamento, le organizzazioni politiche e sociali, a porre una seria attenzione al fenomeno dei nuovi flussi in partenza dall’Italia, che, secondo il massimo organo di rappresentanza diretta delle nostre collettività all’estero, comincia a rappresentare un vera e propria emergenza nazionale. Di seguito, pubblichiamo il testo completo del documento che è stato approvato all’unanimità.

 

CGIE – ORDINE DEL GIORNO N 6 (29 novembre 2013)

“Il CGIE richiama l’attenzione del Governo, del Parlamento e delle Istituzioni all’emergenza costituita dalla nuova emigrazione giovanile dell’Italia e chiede l’attuazione di urgenti misure di orientamento e accompagnamento.
L’Assemblea Plenaria impegna il Governo e il Ministero degli Affari Esteri a valutare la richiesta del CGIE di istituire un osservatorio sul fenomeno con il compito di informare, orientare, dare indirizzi sulle nuove opportunità di studio e di lavoro, sulle leggi e consuetudini delle Società di accoglimento, assicurando ai nuovi migranti il sostegno ed il supporto dello Stato tramite la sensibilizzazione della rete consolare, degli Istituti italiani di cultura, degli Enti ed Organizzazioni per il commercio estero, delle forze associative dell’imprenditoria italiana all’estero e dell’associazionismo italiano all’estero.

La grave situazione sociale creatasi a seguito della crisi economica globale e delle politiche di austerità applicate in Italia ed in Europa sta portando centinaia di migliaia di giovani italiani ( come di altri paesi del sud Europa ) a cercare opportunità di lavoro nei paesi del centro Europa, nel nord e sud America, in Asia e in Australia.

Si stima che nel 2012 e nell’anno in corso ammontino già a diverse centinaia di migliaia le persone che sono emigrate dal nostro paese. I dati dell’Aire danno un quadro sottostimato del fenomeno, poiché i nuovi emigranti non si iscrivono immediatamente all’anagrafe degli italiani all’estero, ma, nella generalità attendono di trovare un’occupazione stabile o transitano in più paesi, prima di cancellarsi dalle anagrafi dei rispettivi comuni di residenza.

La nuova emigrazione va ben al di là dei cosiddetti “cervelli in fuga” e riguarda ormai uomini e donne tra i 20 e i 50 anni che varcano i confini accontentandosi spesso di lavori che consentano loro la semplice sopravvivenza e condizioni di welfare dignitosi, anche se, in gran parte, si tratta di laureati e diplomati.

La disoccupazione giovanile che in Italia si aggira intorno al 40% ne costituisce la ragione principale.

La conseguenza è la perdita secca di un enorme capitale umano per molti territori ed aree del paese, non solo del meridione, ma anche del centro e del nord Italia.

Rispetto a questo quadro che rischia di aggravarsi nei prossimi anni, sono indispensabili misure immediate di orientamento, di assistenza e di accompagnamento alle persone che emigrano, come erano disponibili nell’epoca dell’emigrazione di massa degli anni ’60 e ’70. Parlare genericamente di “nuove mobilità” è solo un espediente nominalistico per non affrontare il problema.

Allo stesso tempo è fondamentale attivare politiche di incentivazione al rientro e di creazione di posti di lavoro nel nostro paese; ciò significa che è indispensabile invertire le politiche di austerità finalizzate esclusivamente al contenimento e alla riduzione del debito pubblico.
Ove ciò non si realizzasse, nel prossimo decennio, rischiamo di assistere alla desertificazione delle migliori energie umane per interi territori e di ridurre le potenzialità di rilancio e di sviluppo del nostro paese.

E’ fondamentale che l’Italia ponga la questione nei consessi comunitari dell’Unione Europea; il problema riguarda tutti i paesi del sud Europa e quindi si tratta di un problema che attiene alla coesione dell’Unione: non è concepibile il trasferimento di milioni di giovani nei paesi centrali a discapito di quelli periferici; ciò produrrebbe altri squilibri che alimenterebbero ulteriormente gli spread economici e quelli sociali, già molto gravi.

Il CGIE chiede quindi al Parlamento, al Governo, alle istituzioni del Paese di porre seria attenzione al fenomeno della nuova emigrazione.

In particolare, in questa fase, è indispensabile:

1) Il sostegno ad iniziative di orientamento e di assistenza ai progetti migratori delle persone attraverso un’opera di informazione e di accompagnamento, con il coinvolgimento delle strutture di tutela e di servizio dei patronati e delle associazioni degli italiani all’estero, anche con l’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche.
2) La realizzazione di progetti transnazionali finanziati dalla U.E. e dai singoli paesi di provenienza e di accoglimento, per attuare tali programmi di assistenza e di orientamento.
3) Il sostegno ad iniziative finalizzate al rientro dei giovani che hanno lavorato all’estero e il loro coinvolgimento in progetti occupazionali in Italia.
4) Una seria e puntuale riflessione sulle implicazioni relative alla previdenza sociale per le persone in mobilità transnazionale, alla luce dell’allungamento dei periodi minimi contributivi applicati nelle varie legislazioni nazionali, e quindi sulla necessità di nuovi accordi bilaterali per coloro che emigrano fuori dai confini dell’Unione Europea, in modo da assicurare dignitose prospettive pensionistiche ai nuovi migranti.

Mentre si discute dell’importanza del sostegno all’export e all’internazionalizzazione delle nostre imprese e di una maggiore efficacia delle politiche di penetrazione commerciale del sistema paese nell’economia globalizzata, non è possibile ignorare la perdita del fattore fondamentale dello sviluppo, costituito dalle competenze umane e professionali dei nostri giovani, sui quali il paese e le famiglie hanno investito ingenti risorse. Lasciare a se stesso il nuovo esodo, significa da una parte aggravare gli squilibri interni all’Unione e per le singole persone che emigrano, creare situazioni che tra qualche decennio possono risultare insostenibili, se non saranno accompagnate da un welfare internazionalmente garantito da nuovi ed adeguati accordi bilaterali.”

APPROVATO ALL’UNANIMITA’

Presentatori dell’ODG:

Elio Carozza
Rodolfo Ricci
Carlo Erio
Mario Tommasi
Mario Zoratto
Fernando Marzo
Michele Calamera
Oscar Cecconi
Salvatore Tabone
Claudio Pozzetti
Franco Santellocco
Anna Pompei Ruedeberg
Marina Salvarezza
Marina Piazzi
Alberto Bertali
Mario Bosio
Franco Dotolo
Gerardo Pinto
Ricardo Buttazzi
Marcelo Romanello
Mariano Gazzola
Giangi Cretti
Stefano Tricoli

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Discussione

2 pensieri su “NUOVA EMIGRAZIONE: L’ODG approvato all’unanimità dal CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero)

  1. Sulla Nuova Emigrazione, vi propongo :

    “Produzione quasi ferma”
    Italia superata da India e Corea del Sud
    Il rapporto dell’associazione degli industriali: «Paese schiacciato tra recessione violenta e ripresa lenta» (CdS)
    Ecco perché ……. :
    EMIGRARE DA UN PAESE PATRIGNO….

    1861. Con l’unificazione del regno d’Italia, i diversi staterelli pre-esistenti si mutarono, formalmente, in un’ unica società nazionale. La reale pratica instaurata (e di ciò non si parla) fu un po’ diversa…… Se lo stato unico che fu creato 150 anni fa avesse subito la stessa “ costruzione di una struttura europea” (fondazione di una società nazionale) che hanno gli altri stati dell’Europa occidentale, avremmo oggi uno Stato (con la S maiuscola) di tutto rispetto, il quale avrebbe le seguenti caratteristiche :
    – vita politica e rapporti sociali basati su valori positivi (chiarezza, coerenza, efficienza, onestà, dirittura, rigore, responsabilità, realismo, valore, rispetto reciproco, merito e impegno), Valori che sono considerati nel resto dell’Europa occidentale come i componenti necessari di un vero Patto Sociale, quasi cani pastori che sorveglino il gregge (la società). Peyrefitte chiama tale scenario “Società della Fiducia”.
    Tale quadro sociale non è mai esistito nella società italiana, anche se si è finto per lungo tempo di avvicinarsi ad esso. Negli ultimi 60 anni gli Italiani si sono abituati a sospettare (e nell’ultimo decennio i sospetti degli osservatori attenti hanno avuto conferme) l’esistenza di poteri nascosti che trattano e cercano di condizionare nell’ombra le decisioni del potere formale delle istituzioni. Questo Doppio Scenario è confermato dalle evoluzioni sociali, che mostrano la diffusione nel parlamento e nella vita pubblica della …….. doppiezza. La doppiezza è ovvia, facile in un Paese che non ha un Patto Sociale funzionante, né istituzioni efficaci a livello europeo. Esempi ? Troppi politici annunciano programmi e decisioni (sceneggiate) per il popolo (esse spesso rimangono tali, cioè non seguono conferme), ma patti ed inciuci sono definiti nell’ombra, legati a tornaconti di persone o di combriccole. Siamo divenuti, nella vita sociale, l’eccezione dell’U.E., per il Doppio Scenario…..Alcuni cittadini del mezzogiorno si lamentano, in troppe occasioni, che lo stato non c’è. Il suo simulacro invece ogni tanto appare, specie nei discorsi, mentre molti suoi ufficiali organizzano nell’ombra evoluzioni nascoste.
    Mentre il Doppio Scenario nelle istituzioni fino allo scorso secolo era poco notato, in quanto i tornaconti privati erano curati e difesi nell’ombra, ormai essi vengono spesso alla luce del sole, talora conditi dalla salsa “corruzione + lassismo”. Va notato che la Corte dei Conti ha fatto recentemente una valutazione preoccupante del costo per il Paese della corruzione diffusa…..
    Già nella storia troviamo le origini lontane delle evoluzioni negative, che son divenute oggi più visibili :
    – Nitti, premier molti anni fa, fu intervistato. Alla domanda, se si poteva sperare che un
    giorno il Paese avrebbe avuto solo buongoverno, ecco cosa disse a Luigi Barzini :”Gli
    Italiani sono stati ubriacati di bugie, per 150 anni”.
    Le combriccole ed i poteri nascosti sembrano essersi di recente estesi o aver acquisito più poteri, complice il lassismo diffuso nelle istituzioni. Più istituzioni hanno peggiorato il loro funzionamento, finché la società ha visto i diritti dei cittadini e la qualità dei servizi loro dovuti peggiorare …. Il quadro attuale : i diritti dei cittadini sono realizzati…., quando possibile, ma nei sacri testi sono chiari ! Double Scenario obblige!
    Le conseguenze, ormai diffuse e visibili, sono rovinose per l’economia. Lo stato che finge di svolgere bene i suoi ruoli (mentre il parlamento è sede di litigi, non di soluzioni, a fronte di emergenze ripetute), tira in realtà colpi bassi all’economia ed all’occupazione. Le efficienze e l’affidabilità delle istituzioni, dalla fine guerra, sono calate sempre più, senza che nessuno proponesse le correzioni necessarie per risolvere il problema. Dove sta l’inghippo ? Eccolo: sia i dipendenti pubblici (mal gestiti) che i politici non sono sottoposti ad alcun controllo efficace. L’immobilismo italiano recente è figlio di tale scenario. Esso genera occasioni perdute e perdita di occupazione.
    Quali le conseguenze ?
    Il settore produttivo di un Paese che sta ormai nelle ultime posizioni delle classifiche europee rende imperativa la scoperta della realtà sociale, finora ignorata: le istituzioni non sono il supporto, l’accompagnamento (come in tanti Paesi europei ben gestiti) per l’economia e gli imprenditori; ne sono invece spesso l’ostacolo.
    Gli investimenti degli imprenditori, invocati dai politici, non si vedono. Ma ci possono essere imprenditori disposti a investire, nel Paese che non garantisce la certezza del diritto, la selezione dell’eccellenza,l’efficienza di servizi e le gestioni corrette dell’amministrazione pubblica ?
    La disoccupazione in un contesto simile non potrà essere combattuta (salvo le chiacchiere politiche che si fermano alle dichiarazioni ; sembra essere in un regime di “dikiarazia”).
    Come reagisce la società ? Primo, l’aumento della emigrazione (non più operai come 100 anni fa, ma laureati che partono con il computer nella borsa, verso Paesi che non siano patrigni). Secondo, essa soffre della crisi sociale ben visibile, mentre le istituzioni sempre meno offrono ai cittadini la realizzazione dei loro diritti e sempre meno hanno funzionari capaci….Come conseguenza, i rapporti sociali, non più facili, navigano talora, più che in una società, in una melma fangosa, ove tutto può accadere, e dove l’efficienza dei servizi è un valore dimenticato. E la certezza del diritto ? Quella esiste, sicuro, ma sulla carta. Se poi si vuoi realizzare nella realtà un diritto, cosa che la società fangosa non ti permette di fare, puoi trovare sempre qualcuno.
    Quanto agli sprechi di risorse e di tempo, di uno stato che male funziona, essi sono in aumento, senza che a nessuno venga in mente di eliminarli. Le conseguenze ? Essi hanno avuto due effetti, durante gli ultimi 60 anni almeno :
    a) l’ emigrazione su citata; b) la spinta del Paese a costruire nuovo Debito Pubblico, il quale continua ad aumentare, visto che non si pensa a contromisure per combattere/eliminare gli sprechi. Non ho ancora sentito un politico dire l’ovvio “Per annullare gli sprechi è necessario far funzionare le istituzioni come nei Paesi avanzati d’Europa : con professionalità e selezione corretta si può fare !”
    In un gregge, se spariscono i cani pastori, il pastore fa enormi tentativi per gestire le pecore, tenerle insieme. Nello Stivale, gli Italiani,” pecore anarchiche”disse Prezzolini, vanno ognuno in direzioni diverse. Infatti i cani pastori della società – i valori positivi – non ci sono più, gettati alle ortiche su iniziativa di qualche politico cialtrone e furbastro. Il Paese è divenuto ingestibile, inefficiente. Il “ flop” di molte attività economiche fa si che l’emigrazione, valvola di sfogo di un Paese patrigno, continui ad aumentare.
    Dopo la guerra, un paio di generazioni di governanti e dirigenti del parastato hanno abbassato la capacità di gestione dei macrosistemi (esempi, il Paese, l’Alitalia, la Sanità). Di conseguenza nuovi comportamenti si sono diffusi, in base alla (quasi) nuova mentalità del lassismo e impunità totali per gli uomini pubblici. In sintesi, essi hanno, fra l’ altro, provocato la sparizione del realismo sociale, sostituito dal doppio linguaggio. Il primo é infatti sparito dalle discussioni pubbliche. E sempre più esso é sostituito dalle promesse e dalla demagogia, trasmettitori TV aiutando. Si inizia a occuparsi delle esigenze della società con anni di ritardo. Per poi spendere altro tempo nei litigi politici prima di soddisfare le necessità….
    Il Paese é ormai sotto l’ imperio di sei dittatori: Confusione, Corruzione, Irresponsabilità, Lassismo, Rassegnazione, Gestione Allegra.
    Cosa pensano gli espatriati in Paesi avanzati nell’osservare il Paese patrigno che han dovuto abbandonare? Fra le cose più sorprendenti per molti di loro, si notano:
    – grigiore, vaghezza di programmi e del comportamento di personaggi pubblici,per manco di professionalità. Invece della chiarezza e di opinioni riflettute, troppo rapida mutazione delle stesse. Negligenza dei fatti reali nelle discussioni politiche, sostituiti spesso da accuse (non importa se senza prove). Talora doppio linguaggio del potere, che dice di voler fare, ma fa i fatti suoi……
    – rarefazione dei valori di base del patto sociale (è finito, ma trenta anni fa sembrava funzionare), in certi casi scomparsa degli stessi. Tutto, o quasi tutto, é ormai permesso. Il rigore, la coerenza, la precisione, l’ impegno, la verità dei fatti, li lasciamo ai Francesi o ai Tedeschi….. Noi ci teniamo il doppio linguaggio (esiste nella U.E., cosi diffuso, solo in Italia). Chiediamoci perché le suddette qualità non ci sono state insegnate dalla Pubblica dIstruzione, la quale si é curata, si, dell’ istruzione; ma non dell’ educazione…….
    – vita sociale caratterizzata da: frequenti incertezze, difficoltà di costruire, gestire, trasformare i corpi sociali. Ciò non deve troppo sorprendere, se nella società tutto é confuso o cambia dall’oggi al domani (flessibilità a 360°), vista la rarefazione dei punti di riferimento….
    – frequenti alterchi o lotte fra parti avverse (o alleate) in politica, le quali sembrano quasi indicare che molti politici danno priorità alle lotte di potere piuttosto che alla gestione del Paese (che sarebbe in teoria il loro ruolo). Poche differenze nei comportamenti quindi, rispetto all’ epoca dei Principati, quando le lotte fra principi nascevano per litigiosità o incapacità di comportamenti costruttivi.
    – progressiva scomparsa dell’obbligo di rispettare legge e regolamenti. Emergenze in alcune istituzioni e servizi pubblici. Il lavoro di prima qualità tende a scomparire nelle istituzioni (o è già scomparso ?).
    In tale confusione sociale, cosa fanno i politici ? Parlano (lo fanno dall’epoca di Ciampi) di riforme delle istituzioni. Ma saranno le istituzioni, cosi poco efficienti, capaci di fare le riforme necessarie e cambiare il comportamento confuso degli Italiani nella vita sociale ? Qui sta il problema centrale: l’attuale mentalità arretrata, non costruttiva, diffusa nella vita sociale, è incompatibile con lo sviluppo economico (ma è compatibile con l’emigrazione)……..
    Può un Paese stare in piedi, se nel Ballo delle Maschere Politiche non esiste rispetto per la verità ?
    Sic transit gloria Italiae !
    Ulrich Realist
    ulrich33@orange.fr
    (disponibile a presentare il Problema Sociale Italiano)

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    Pubblicato da Ulrico Reali | 14/12/2013, 12:10
  2. Il nuovo mediatore
    Finalmente il CGIE si è pronunciato su questa emergenza, ringraziamo i membri di questo organismo e apprezziamo il loro sforzo, soprattutto di quei membri, come i responsabili di CAMBIAILMONDO, che da anni si battono per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale e le istituzioni italiane su questo problema.
    Purtroppo nel testo dell’ODG del CGIE, si citano, a ragione e in linea di principio correttamente, delle istituzioni italiane all’estero che meriterebbero un’analisi attenta e una valutazione approfondita. Ci riferiamo agli istituti di cultura e ai COMITES. Durante il nosro percorso personale di ricerca e di studio,di insegnamento, partendo dalle università francesi, abbiamo incontrato vari esponenti qi queste istituzioni e ci risulta che pochi sono i giovani che si siano rivolti a loro per problemi o aiuti. Pochissimi studenti universitari, operai tecnici o altro italiano che abbia intrapreso il viaggio verso la Francia, forse atrove sarà diverso, ha contattato i membri dei comites o degli istituti di cultura se non quelli già edotti, informati dall’Italia sulle modalità e le procedure. Non vogliamo entrare nella polemica della riforma degli istituti di cultura, né sul reclutamento dei direttori, delle loro capacità e della loro cultura, né sull’efficacità dei COMITES, sulla composizione delle liste, delle elezioni di questi organismi, chè sarebbe un lunghissimo discorso e noi abbiamo uggia del commento, soprattutto di quello lungo. Chi sta all’estero conosce queste istituzioni, ha partecipato a manifestazioni teatrali, a proiezioni di films, a conferenze, dibattti, pranzi e cene della Festa della Mamma, del Papà, alle commemorazioni ufficiali, ai discorsi sulla “Bellezza dell’Italia” delle opere di Leonardo, Michelangelo, Raffaello, alla cucina italiana, a Pulcinella e la Commedia dell’arte, etc, etc. La solita immagine dell’talia, le solite trite e ritrite commemorazioni di e su Pasolini e il cinema italiano, etc. Tutto benissimo, tutto interessantissimo ma……
    Oggi siamo difronte a masse di migranti, di giovani e concordiamo con l’analisi demografica del CGIE, che hanno bisogno d’altro: di conoscenze e saperi “altro” da quelli enunciati sopra; abbiamo bisogno di MEDIATORI competenti, che abbiano l’esperienza dei luoghi e delle istituzioni dei paesi di accoglienza, di gente di cultura, quella vera, quella vita e del sapere non quella dei libri e delle nozioni da manuale del perfetto diplomatico.
    Proponiamo al CGIE che chieda uno studio approfondito di tecnici competenti sulle iniziative degli Isttuti di cultura e suiCOMITES, per renderli migliori e più adatti ai nuovi fenomeni migratori; che sia istituita la figura professionale del mediatore, con personale efficace e in linea diretta con patronati, enti, istituzioni, università, centri di cultura, organismi di lavoro di entrambi i paesi per sostenere con cognizione di causa e da persone che hanno esperienza di emigrazione chi ancora una volta parte.
    Altro discorso per i deputati europei, ci auguriamo che le scelte dei partiti sulle persone tengano conto dell’ODG del CGIE, per mandare a Bruxelles non la sorella, la nipote, il figlioccio, il parente, quello che dobbiamo per forza piazzare per far piacere all’amico che ci ha fatto un altro favore etc. o anche al politico che dobbiamo assolutamente piazzare perché nessuno lo vuole o lo vogliono ma non in Italia, il supertecnico che pure ci vuole, il superintellettuale che tutti ne hanno bisogno perché fà chic, etc. ma anche qualche esperto in fenomeni migratori, uomini e donne competenti che conoscono, che insegnano, che riflettono sulla nuova emigrazione.
    Vorremmo concludere con un consiglio di lettura: Salvatore Satta, “Il giorno del giudizio” , Adelphi, 1979, un giurista emerito, sardo e uno degli scrittori più importanti fra tanti che ne abbiamo e di bravissimi. Nel libro, fra l’altro, si parla di emigrazione con parole profetiche e profonde, e i Sardi nel mondo sanno cosa hanno vissuto emigrando…
    ,

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    Pubblicato da Maria G. Vitali-Volant | 14/12/2013, 18:25

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