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Abbiamo il debito pubblico più consistente d’Europa: c’è bisogno di un piano “B”

scalfaridi Guido Viale
“Abbiamo il debito pubblico più pesante d’Europa. E’ la nostra debolezza, ma paradossalmente la nostra forza. I default della Grecia o del Portogallo o perfino della Spagna , semmai dovessero verificarsi…sarebbero certamente sgradevoli ma sopportabili dall’Europa. Un default dell’Italia no, sconquasserebbe l’Europa intera con conseguenze negative non trascurabili perfino in Usa: il sistema bancario europeo (e non soltanto) ne sarebbe devastato…è questa la spada di Brenno che Letta può gettare sul tavolo della discussione con gli altri membri dell’Unione a cominciare dalla Germania”.
Queste parole di Eugenio Scalfari su Repubblica del 1 dicembre segnano, se prese sul serio, una svolta radicale nella linea politica di questo giornale che da giorno della “salita” al governo prima di Monti e poi di Letta è stato, al livello delle opinioni che “contano”, il principale puntello di quei due Governi e dei relativi Presidenti del Consiglio, che hanno fatto dell’accettazione incondizionata dei diktat economico-finanziari di Germania, BCE e Unione Europea la ragione stessa della loro esistenza e della loro legittimazione. Soprattutto perché a livello nazionale non hanno invece fatto altro che massacrare la popolazione che avrebbero dovuto guidare “fuori dalla crisi” e si sono entrambi rivelati tanto ridicoli quanto inetti (tanto per non rivangare altro, con il dramma degli esodati il primo o e la farsa dell’IMU il secondo).

Ora Scalfari ci spiega una cosa che già sanno persino uno studente del primo anno di economia o un bancario a inizio carriera: che quando il debito è consistente, il coltello dalla parte del manico (la “spada di Brenno”) ce l’ha il debitore e non il creditore. A condizione di saperlo e volerlo usare. Con l’Europa la posta in gioco è alta: si tratta di rinegoziare radicalmente i trattati dell’Unione e gli accordi della zona euro per riformare la BCE (e farne un prestatore di ultima istanza), azzerare il fiscal compact (eliminando l’obbligo di far rientrare il debito pubblico al 60 per cento del PIL in vent’anni), il pareggio di bilancio (e qui la spada di Brenno andrebbe rivolta contro i parlamentari italiani che l’hanno votato), la mano libera alla finanza (vietando il traffico di derivati di ogni genere non sostenuti da adeguati sottostanti), la “libera” circolazione dei capitali (con una vera tassa sulle transazioni finanziarie), rivedere l’unione bancaria (introducendo il vincolo della separazione tra banca commerciale e banca d’affari) e sostituire alla moneta “unica” una moneta “comune” (con flessibilità interna tra i vari Stati); e molte altre cose ancora. Altrimenti, kaputt.

Una minaccia che all’Italia costerebbe ben poco, perché è comunque il destino a cui le politiche, in successione, di Tremonti, di Monti e di Letta – cioè della BCE e, per suo tramite, dell’alta finanza internazionale – l’hanno condannata da tempo; come hanno fatto con la Grecia e con gli altri nostri compagni di sventura: Spagna, Portogallo, Bulgaria, oggi; e domani Francia, Ungheria e via andando.

Se la “svolta” di Scalfari segnala che alla fine anche un elementare buon senso si vede ormai costretto a prospettare soluzioni radicali, fino a oggi esecrate come la più irresponsabile delle ipotesi – “pericoloso anche solo nominarla”: così, per esempio, Felice Roberto Pizzuti – è però altamente improbabile che qualcuno dia seguito a quel suo consiglio: Letta non ha la tempra né la cultura per farlo; non ha una forza politica che lo sorregga in un passo di questa portata, avendo abbracciato – su indicazione di Napolitano – la strada del “galleggiamento” giorno per giorno; ma soprattutto non ha a disposizione un “piano B”: un’ipotesi per affrontare i problemi nel caso che le controparti rispondano picche al suo ricatto (perché di ricatto si tratta, anche se sarebbe una mossa sacrosanta).

Sulla tempra e la cultura di Letta (come su quelle di Monti, un “tecnico” portato in palma di mano da mezza Europa – la sua – e da tutto l’establishment italiano, e rivelatosi poi, insieme al cagnolino Empy, una mezza calzetta), sorvoliamo. Sulla sua forza politica, anche: i partiti delle larghe intese – ora ridotte a intese molto strette – sono allo sfascio: non sanno nemmeno come si chiameranno domani, né se esisteranno ancora. Quanto al “piano B”, non si tratta di bazzecole, o di misure che possano essere affidate a un “consulente esterno” qualsiasi, come un Bondi o un Cottarelli sulla spending review; o a ministri che non sono stati nemmeno capaci di calcolare il reddito medio dei deputati europei, avendo alle spalle tutto il personale tecnico dell’Istat, come Giovannini; o l’impatto dell’abolizione dell’IMU, come Saccomanni, che pure ha diretto per anni, chissà come, la Banca d’Italia.

Il “piano B” è una strategia che richiede studi, confronti, verifiche e soprattutto consenso: tutte cose che l’attuale compagine di governo non ha la minima idea di che cosa siano. Ma che mancano anche a chi ricorre alla formula semplicistica e demagogica di “uscire dall’euro”: quasi che si potesse tornare alle cose di una volta: quando bastava svalutare la moneta per recuperare competitività e mercati di esportazione. Quella convinzione rappresenta in realtà la quintessenza del liberismo: l’idea che sia il mercato a regolare l’economia e che una variazione dei prezzi internazionali basti per rilanciare lo sviluppo.

Un “piano B” invece non può che essere una strategia. Una strategia che deve poter funzionare tanto nel caso, assai improbabile, che l’Italia venga esclusa o si autoescluda dall’euro, o in quello, assai più verosimile, che l’euro si dissolva – nel caos di una serie di default incontrollati – per via delle sue contraddizioni, quanto nel caso che tutte o le principali richieste relative a una rinegoziazione dei trattati venissero accolte: perché il riordino del sistema finanziario che detta legge in Europa e nel mondo è sì necessario, ma di sicuro non sufficiente.

Al suo fianco ci vuole un programma per rimettere in piedi l’economia reale, cioè reddito, occupazione e servizi sociali (scuola, sanità, cultura, pensioni, ecc.); che non vuol dire rilanciare l’araba fenice della “crescita” (“che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa”), ma valorizzare le competenze umane e il patrimonio di impianti, di know-how e di risorse materiali e ambientali che il trend economico in atto sta mandando in malora a livello locale, nazionale, europeo e mondiale.

“Vaste programme”, avrebbe detto de Gaulle. Si dia il caso, però, che quello a cui né Letta, né Monti, né Tremonti, né Scalfari, né tutti quelli come lui non hanno mai pensato, sia invece da anni – anzi, da decenni – al centro della riflessione, degli sforzi, delle buone pratiche, del confronto e dei dibattiti che coinvolgono milioni e milioni di donne e di uomini di buona volontà, riuniti in comitati, movimenti, associazioni, forum e reti di varia natura e impegnati, anche se nessuno ne parla, in lotte, anche durissime e a volte mortali, in tutti gli angoli del pianeta, Italia compresa.

E’ un programma di radicale conversione ecologica dell’apparato economico e degli stili di vita (ovvero dei modelli di consumo) teso a salvare il pianeta dalla catastrofe ambientale e dai mutamenti climatici in corso (ciò di cui, ancora una volta, si è fatto beffe il vertice COP 19, riunito a Varsavia dal 23 al 29 novembre con i delegati di tutti i “governi Letta” del mondo) e, al tempo stesso, teso a valorizzare al massimo le risorse umane, materiali, ambientali e tecnologiche di cui l’umanità può disporre per rendere meno iniqua la distribuzione del potere e della ricchezza e più accettabile la condizione umana per tutti.

Non si tratta di utopie astratte, ma di progetti concreti, alla portata di tutti, perché imperniati su una partecipazione attiva (da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni) e sulla ri-territorializzazione dei processi economici: cioè sul riavvicinamento sia fisico che organizzativo tra produzione e consumo; tutto l’opposto dell’accentramento politico e finanziario in corso e della globalizzazione dei mercati che mette in concorrenza tra loro miliardi di individui, di cui si sono nutriti tanto lo “sviluppo” degli ultimi decenni, quanto le politiche di risanamento che hanno ridotto, oggi la Grecia e domani l’Italia, a una condizione peggiore di quella di un paese devastato dalla guerra.

E’ un programma che non può essere perseguito a livello nazionale, perché è al tempo stesso locale – le cose vanno fatte innanzitutto là dove tutti possono partecipare alla loro realizzazione – e sovranazionale: i problemi di fondo sono quasi ovunque gli stessi, come uguali per tutti sono i poteri da abbattere o da riformare. Per questo la partita fondamentale per tutti noi si giocherà nel prossimo futuro a livello Europeo: proprio come dice Scalfari. Ma a giocarla dobbiamo essere noi tutti, trovando la strada per far sentire la nostra voce a livello europeo; e non Letta e i suoi pari, che non ne saranno mai capaci.

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Discussione

2 pensieri su “Abbiamo il debito pubblico più consistente d’Europa: c’è bisogno di un piano “B”

  1. E’ vero, i politici italiani hanno il debito più consistente d’europa, i quali prepotentemente tentano di addebitare alla Comunità, ma é anche vero che, come diceva quell’africano, più son coglioni e più vanno in alto, e con il loro savoir faire troveranno sempre una quantità di capre che li seguiranno. Questa é la realtà che investe realmente l’Italia.
    Il Dott. Scalfari é sicuramente persona saggia e preparata e vede una parte della realtà sotto profilo personale, condizionato dalle tendenze politiche che formano la persona e il pensiero, guidando la censura su terreni di falsità: questo si dice e questo non si può dire, questo si fa e quest’altro no.
    Ci sono scandali soffocati nel tempo con l’intento di far perdere le tracce, ma sono sempre presenti e si ripercuotono sull’intera Nazione. Abbiamo Leggi e dettati costituzionali che non funzionano, favorendo la Mafia di Stato che ha raggiunto posizioni allarmanti e coinvolgono le vette più alte dello Stato.
    Ci sono almeno cinquanta quattro paesi che vorrebbero vedere la fine del nostro Paese, per ingiustizie soffocate nel tempo, le quali hanno generato gravi rivendicazioni, mentre dalla disinformazione Nazionale che occupa posizioni molto vicine ai peggiori Stati dell’Africa Nera, continuano a incolpare l’Europa per il nostro stato di salute dell’Economia. L’Italia é in guerra da diversi anni e non se ne sono accorti.
    Qui di seguito vien descritto uno scandalo di cui i media mercenari al servizio della Politica, tentano di nascondere, ma sta portando l’Italia al disastro totale.
    Per mettere a posto l’Italia occorrono non più di sei mesi, mentre da lungo tempo è in atto un sistema camuffato impostato sulla bugia e sulla disinformazione per impoverire ulteriormente la società e indurla a recepire le allucinazioni visive della Madonna nei piatti vuoti delle famiglie.
    Storie come quella che segue, hanno fatto il giro del mondo in varie lingue, per dimostrare la realtà del nostro Paese e del Cristianesimo nel Regno della Chiesa, dentro al cuore di una Politica Nazionale disfattista, appoggiata e sostenuta da Partiti Politici e Organizzazioni malavitose esterne, impastate con la Fede.
    L’ITALIA ISOLATA DAL MONDO PER FURBIZIE, SCIACALLAGGIO E CORRUZIONE POLITICA E SPIRITUALE.
    Per favore continuate a leggere per arrivare alla soluzione dei nostri malanni Nazionali, magari quattro righe al giorno prima di coricarsi per essere informati sulla realtà del nostro Paese dietro al sipario della censura, nel tentativo di svegliare l’opinione pubblica e tentare di stabilire un ordine Nazionale per la salvezza del Paese ormai giunto al capolinea.

    Dal 1972 al 1992 per decreto legge emesso da Giovanni Leone (considerato l’uomo degli scandali, poi obbligato a dimettersi), allora Presidente della DC, tutti i lavoratori Italiani furono derubati di una tassa addizionale inizialmente programmata per la creazione di un Fondo GESCAL che avrebbe permesso allo Stato di raccogliere miliardi con la causale di fabbricare case popolari per i bisognosi.
    Fu rafforzato l’Ente denominato IACP amministrato da personale Politico ubbidiente al Partito, nel quale furono incamerati una parte dei soldi raccolti e iniziarono a costruire case a costi superiori al valore di mercato, per far fronte al supporto della corruzione Politica Italiana ormai incarnata a livello Nazionale.

    In quanto al resto dei soldi, la parte più consistente della torta costruita in vent’anni di ricavi, migliaia di miliardi, non si sa che fine abbiano fatto. Nel frattempo molti Politici sono diventati ricchissimi. Pare che la DC, o chi per lei, disponesse di molti Palazzi in Svizzera. Pare che il Presidente Moro, in poco tempo divenne miliardario, ma non riuscì a portarsi dietro la sua fortuna, eliminato ante tempo dalle Brigate Rosse. Pare che varie storie di suicidi eccellenti siano collegati a intrallazzi Politici per interessi Economici che sicuramente non porteranno nel al di là.

    Bisognerebbe chiedere alla DC, ai Sindacati e ai Governi ombra di allora, i quali Governarono il Paese per tanti anni, , come nacque il pentolone senza fondo che diede origine al penoso debito Pubblico Nazionale sempre crescente sin dall’inizio della crisi dagli anni 70 sino ai nostri giorni.
    Terminate le costruzioni nel 1975, lo IACP iniziò ad assegnare le case alle famiglie a condizioni di riscatto, in modo che l’Ente rientrasse nei soldi della costruzione attraverso i mutui Bancari. Il colpo di scena, i documenti relativi al riscatto non sono mai arrivati, malgrado proteste e ricorsi alle Autorità superiori. Nessuno risponde. Legge del silenzio per non cascare nell’inganno. Intanto i Condomini pagavano le bollette mensili gonfiate, deprivati persino dei servizi fatturati e mai goduti, il tutto per mantenere una Piramide di corrotti e corruttori al servizio dei vari Partiti.

    Nel 2001 lo IACP viene sostituito in gran segreto dall’ALER, cancellando ogni precedente accordo con gli inquilini. L’ALER subentra come dipendenza della Regione amministrata da rappresentanti della Chiesa Cristiana, la quale con la forza si impadronisce delle case già pagate oltre dodici volte il valore originale, sottraendo sia i soldi iniziali versati dai lavoratori alla GESCAL, sia i pagamenti versati dagli inquilini per oltre 37 anni: le case diventano proprietà della Regione nelle mani del Partito di Comunione e Liberazione.
    L’ALER, come dipendenza della Regione Lombardia, Governata da Roberto Formigoni dal 1995 sino al 2012, apparente autore del colpo mancino del millennio, rappresentante del Partito della Chiesa “Comunione e Liberazione” ubbidiente al gioco Politico del magna tu che magno anch’io, il tutto soffocato per anni dall’informazione, minacciando di sfratto tutte le famiglie che non sottostanno a pressioni e soprusi imposti dal sistema, con l’appoggio dei Sindacati e dei Politici a libro paga.

    Il caso non fu mai risolto nonostante i vari cambi di Governo e di Papati. Uno scandalo di grandi proporzioni di cui non tutti sono informati, e fu riportato all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale come uno dei tanti reati impuniti dello Stato Italiano, con la partecipazione scandalosa della Chiesa.

    Il nodo scorsoio al collo dell’Italia, stringe ogni giorno di più per la felicità di tutti coloro che hanno subito gravi ingiustizie.

    Oggi la Nazione oltre alla Crisi, paga le conseguenze dei furbetti, con una recessione causata da diversi decenni di Sciacallaggio Politico e Spirituale, sostenuto da sceneggiate domenicali di piazza.

    Non so se avete capito perché l’Italia affonda: oltre al colossale debito pubblico Nazionale, quasi tutte Le Regioni e Comuni si trovano in stato fallimentare, ma le sorprese non hanno limiti, si sono mangiati persino i miliardi versati alla Cescal in vent’anni di furti istituzionalizzati, si sono mangiati le case e i versamenti di trenta sette anni di speculazioni e sperano di farla franca. In Italia non conoscono la parola Giustizia e per soddisfare gli stolti, scriveranno sui muri dei Tribunali: La Giustizia é uguale per tutti e per nessuno.
    Anthony Ceresa.

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    Pubblicato da Anthony Ceresa Milano Italia | 05/12/2013, 10:24
  2. IL DEBITO PUBBLICO, DA DOVE VIENE

    Ora fa paura il debito pubblico. Eppure negli ultimi 60 anni ce lo siamo trascinato dietro, senza farci troppo caso. Non ci siamo chiesto da dove esso viene, né quale è il disegno del sistema Italia, né la sua strategia !

    Perché un debito cosi alto ? La motivazione non è unica. Vediamo i motivi principali per cui esiste, anche perché essi ancora sussistono ed agiscono in maniera negativa sul gravoso fardello che gli Italiani hanno e che in parte è trasmesso ai proprii figli.

    Le società dei Paesi avanzati della U.E. (Fin, Sve, Dnk, Olanda, Ger, U.K., Fra, CH, Aust,) si muovono ed agiscono sulla base di alcuni strumenti sociali. La società nazionale è come un tetto che copre i cittadini dalle intemperie sociali. Il tetto è poggiato su pilastri di cemento armato, solidi, difficilmente attaccabili in maniera distruttiva. I pilastri si chiamano Patto Sociale (funzionante), Corpus Legis (funzionante in quanto scritto da persone di eccellenza ed esperti di Iure), regolamenti chiari, lucidi, conosciuti e applicati da tutti.

    E in Italia ? La situazione è diversa, molto. Le tegole sono di pessimo materiale, possono resistere qualche decennio, non di più. I pilastri non ci sono. Al loro posto dei pali di legno marcito, i quali di settimana in settimana sono sempre più sdruciti. Perché l’anormalità ? La povera situazione del tetto e dei pali italiani è presentata nel testo “Unità mise…”, qui allegato.

    Tale misero scenario, di una nazione che non è stata mai fondata in 150 anni (anche se il fascismo ci provo’, nella maniera sbagliata), ha provocato delle conseguenze spiacevoli, cui pero’ gli Italiani non hanno mai badato. Con la loro superficialità e ignoranza sociali (caso unico nella U.E. nord-occid.), sono stati troppo impegnati (da secoli) nelle lotte tra guelfi e ghibellini, nei campionati di calcio, nel casino sociale (e poi la cultura non è promossa, darebbe fastidio a qualcuno)…… E i politici italiani (le cui particolarità sono ricordate da persone influenti nel testo “Vecchia storia” allegato, ne hanno approfittato, per 60 anni almeno, forse per 150 ?

    Le Conseguenze dell’Unità Incompiuta

    Uno scenario sociale di tipo europeo non è mai esistito nelle istituzioni italiane, anche se si fingeva di avvicinarsi ad esso nel primo secolo del regno. Negli ultimi 60 anni gli Italiani si sono infatti abituati a sospettare (nell’ultimo decennio i sospetti hanno avuto conferme) l’esistenza di poteri nascosti che trattano e cercano di condizionare nell’ombra le decisioni del governo, il quale resta, ma solo formalmente, l’unica sede del potere. Questo Doppio Scenario è confermato dalle evoluzioni sociali, che mostrano la diffusione nel parlamento e nella vita pubblica della …….. doppiezza. La doppiezza è ovvia, facile in un Paese che non ha un Patto Sociale, né istituzioni funzionanti a livello europeo. Siamo divenuti, nella vita sociale, l’eccezione dell’U.E., per il Doppio Scenario…..Si è notato che, in troppe occasioni, lo stato non c’è. In Calabria i cittadini lo dicono. Il suo simulacro invece ogni tanto appare, specie nei discorsi…

    Mentre il Doppio Scenario nelle istituzioni fino allo scorso secolo era poco notato, in quanto i tornaconti privati erano curati e difesi nell’ombra, ormai essi vengono spesso alla luce del sole, talora conditi dalla salsa “corruzione + lassismo”.
    Le combriccole ed i poteri nascosti appaiono essersi recentemente estesi o aver acquisito più poteri, visto il lassismo diffuso nelle istituzioni (le quali sono talora inquinate dagli stessi poteri). La società ha visto i diritti dei cittadini e la qualità dei servizi loro dovuti peggiorare o scemare…. Il quadro attuale : i diritti dei cittadini non sono sempre realizzati…., ma si finge che lo siano, Double Scenario obblige!

    Le conseguenze, diffuse e visibili (ma esistenti da tempo), sono rovinose per l’economia. Lo stato che finge di svolgere bene i suoi ruoli (mentre il parlamento è sede di litigi, non di soluzioni, a fronte di emergenze ripetute), tira ogni tanto colpi bassi all’economia ed all’occupazione. Le efficienze e l’affidabilità delle istituzioni, dalla fine guerra, sono calate sempre più, senza che nessuno proponesse le correzioni necessarie alla gestione pubblica. Dove sta l’inghippo ? Eccolo : sia i dipendenti pubblici (mal gestiti) che i politici non sono sottoposti ad alcun controllo efficace. L’immobilismo italiano recente è figlio di tale scenario. Esso genera occasioni perdute e recessione economica….

    Altre conseguenze ?

    Il settore produttivo di un Paese che sta raggiungendo l’ultima posizione nelle classifiche europee della competitività rende imperativa la scoperta della realtà, finora ignorata : le istituzioni non sono il supporto, l’accompagnamento (come in tanti Paesi europei ben gestiti) per l’economia e gli imprenditori ; sono invece spesso l’ostacolo. Esistono nelle istituzioni persone di eccellenza ed esperienza qualificante….. ? Datemi una risposta.

    Gli investimenti degli imprenditori (Italiani o non), invocati dai politici, non si vedono. Ma ci possono essere imprenditori disposti a investire, nel Paese che non garantisce la certezza del diritto, la selezione dell’eccellenza, l’efficienza di servizi e le gestioni corrette dell’amministrazione pubblica ?

    L’occupazione diminuisce, spiacenti. É spesso successo dopo la guerra, ma ora l’aumento degli sprechi – che determina la crescita dei prezzi – ha dato un’ulteriore spinta alla disoccupazione e alla diminuzione di investimenti.

    Come reagisce la società ? Primo, l’aumento della corrente migratoria (non più operai come 100 anni fa, ma laureati che partono con il computer nella borsa, alla ricerca di Paesi che non siano patrigni). Secondo, la crisi sociale coinvolge anche le istituzioni, le quali sempre meno offrono ai cittadini la realizzazione dei loro diritti e sempre meno hanno funzionari capaci….Infine, come conseguenza, la società sembra divenuta una poltiglia fangosa, ove tutto puo’ accadere, specie se negativo, e dove l’efficienza dei servizi è un valore dubbio. E la certezza del diritto ? Quella esiste, sicuro, ma sulla carta. Se vuoi realizzare nella realtà un diritto, cosa che la melma fangosa non ti permette di fare, puoi trovare sempre qualcuno… Un VIP che conosci, un capo consorteria, il quale forse ti aiuterà (ma potrebbe chiedere qualcosa in cambio).

    I molteplici sprechi (esistenti da almeno un 50ennio) di uno stato che male funziona, sono in aumento, senza che a nessuno venga in mente di eliminarli. Cosa comportano gli SPRECHI in aumento ? Essi hanno avuto due effetti, durante gli ultimi 60 anni almeno :

    a) l’ emigrazione (decine di milioni, da 100 anni e passa) su citata ;
    b) essi hanno spinto il Paese a costruire un grosso Debito Pubblico, il quale continua ad aumentare, visto che non si pensa a contromisure per combattere/eliminare gli sprechi. Ma i politici, che fingono di lavorare per il Paese, hanno la capacità e la motivazione per eliminare gli sprechi ? Si sono accorti del gran problema sociale degli ultimi 15 anni ?.

    In un gregge, se spariscono i cani pastori, il pastore fa enormi tentativi per gestire le pecore, tenerle insieme. Nello Stivale, gli Italiani,” pecore anarchiche”(lo disse Prezzolini), vanno in tutte le direzioni. Non hanno né un sentire comune, né un’educazione dispensata dalla P.I.. Il “ flop” di molte attività economiche fa si che l’emigrazione, valvola di sfogo di un Paese patrigno, continui ad aumentare.

    Sono spariti i VALORI (i cani pastori), cioé i pilastri della vita civile. Dopo la guerra, un paio di generazioni di governanti e dirigenti del parastato hanno completamente deteriorato la capacità di gestione corretta dei macrosistemi (esempi, il Paese, l’Alitalia, la Sanità). Di conseguenza nuovi comportamenti si sono diffusi, in base alla (quasi) nuova mentalità del lassismo e impunità totali per gli uomini pubblici. Essi hanno, fra l’ altro, provocato la sparizione del realismo sociale, sostituito dal doppio linguaggio. Il primo é infatti sparito dalle discussioni pubbliche. E sempre più esso é sostituito dalla fantasia e dalla demagogia,trasmettitori TV aiutando.

    La mentalità diffusa è cambiata, non è costruttiva (ma lo è mai stata ?), il realismo sociale è inesistente. Il Paese é ormai sotto l’ imperio di sei dittatori: Confusione, Irresponsabilità, Lassismo, Rassegnazione, Corruzione, Gestione Allegra.

    Any way out ? Iniziare dalla scoperta della verità……Poi rivalutare, ovunque, la professionalità. Poi …….. Ce n’è di cose da cambiare, ma non all’italiana…..

    Ulrico Reali
    ulrich33@orange.fr

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    Pubblicato da Ulrico Reali | 05/12/2013, 11:04

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