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Dove va la Turchia di Erdogan dopo Gezi Park? Parla un attivista

Umuth Turk, intervistato da Alexander D. Ricci (Parigi)
Libertà, uguaglianza delle opportunità, difesa dei beni collettivi: la Turchia ha trovato i suoi ideali. In un colpo solo il paese a cavallo tra occidente e oriente ha vissuto la sua “primavera” e il suo movimento Occupy. Erdogan e dieci anni di politiche controverse sono state al centro della protesta che a partire dallo scorso maggio ha infiammato Istanbul e tutta l’Anatolia. In piazza una generazione intera: è la generazione Y. Umuth Turk, 26 anni, neo-laureato dell’università Statale di Milano, è tornato nel suo paese per dare il suo contributo alla mobilitazione. Vive in Italia da quattro anni, tra Pisa e Milano, e ha sviluppato uno pensiero critico rispetto al suo paese, ma anche riguardo alle logiche neo-liberali nate in occidente. Lo abbiamo intervistato per capire meglio quali siano le forze propulsive della protesta in Turchia. Ci ha parlato del contesto sociale e mediatico che contraddistingue la Turchia oggigiorno, degli obiettivi raggiunti e della strada che il movimento deve ancora percorrere.

Umuth, quali sono gli obiettivi che siete riusciti a raggiungere fino a ora?

Grazie alle mobilitazioni che hanno scosso la Turchia siamo riusciti a raggiungere un primo obiettivo fondamentale: d’ora in poi i cittadini non staranno più solo a guardare cosa succede in politica, ma reagiranno! Le persone hanno compreso la forza politica che può esercitare un movimento di massa. La gente di questo paese ha utilizzato uno strumento democratico relativamente nuovo: l’opposizione che si esercita dal di fuori delle istituzioni, quella che prende vita nelle strade e nelle piazze.

Quali sono le principali forze politiche che sono scese in campo durante la mobilitazione?

Ci sono diverse realtà che si sono unite nella protesta: i gruppi politici socialisti, i sindacati, i movimenti LGBT, le associazioni di studentesche universitarie e i partiti di opposizione.

Quale è l’età media dei manifestanti?

A dire il vero è un interrogativo che guida le principali ricerche sociali sul movimento. In maniera molto generale la gente in piazza è stata ribattezzata come generazione “Y”: i nati tra il 1989 e il 1999.

Quale è il nucleo concettuale della protesta? La difesa dei beni pubblici o la ricerca di maggiore libertà individuale?

Entrambe, ma non solo. Una certa sensibilità ecologica, chiamata in causa dalla demolizione del Taksim Gezi Parki, ha dato il via alle proteste, ma esiste una ragione a monte che ha spinto migliaia di persone a scendere in piazza: l’insoddisfazione delle persone rispetto alle azioni del governo durante gli ultimi dieci anni. Certo, principi come la libertà individuale, la libertà di stampa e di opinione, la conservazione dei beni collettivi erano tutti al centro del dibattito, ma è difficile trovare un’unica chiave interpretativa. La mia opinione è che parte del movimento e dell’opposizione combattano contro le politiche neo-liberali del governo, ma non posso dire che ci sia una tendenza organica della protesta. La maggior parte delle persone che sono scese in piazza si sono mobilitate autonomamente: di volta in volta, la gente ha reagito a precise misure adottate dal governo, per esempio: la nuova disciplina della produzione e del consumo di alcool, l’incarcerazione di giornalisti, le decisioni arbitrarie del governo riguardo al sistema educativo, la tendenza di distruggere luoghi di significato storico e sociale.

Perché credi che, in parte, la protesta possa essere definita come anti neo-liberale?

Perché le politiche adottate dal governo sono state di tale natura in qualsiasi campo di azione. Concretamente ciò significa lo sfruttamento delle risorse umane e naturali in favore dell’instaurazione o del mantenimento di logiche di mercato : Taksim Gezi Parki è il miglior esempio, ma non l’unico. In questo senso, la protesta può essere paragonata alle proteste anti-G8 e al movimento Occupy Wall Street.

Gli eventi in Turchia possono essere compresi nel fenomeno delle primavere arabe?

La comparazione tra la mobilitazione in Turchia e le “Primavere Arabe” merita attenzione, ma credo sia troppo presto per poter dare una risposta a questo interrogativo.

Quale è stato il comportamento della televisione turca durante le manifestazioni?

Nei primi giorni i media nazionali sono stati completamente muti riguardo agli incidenti diTaksim Gezi Parki. Per dare un’idea, la Cnn turca ha mandato in onda documentario naturalistico sui pinguini per tutta la notte del primo giorno di scontri. La gente ha avuto notizie riguardo alle violenza da parte della polizia soprattutto tramite i social media. Nei primi giorni questi ultimi sono stati l’unica fonte di informazione. Il governo ha dovuto affrontare la realtà di migliaia di cittadini diventati ‘reporter’ grazie ai loro telefoni e computer.

Hai avuto modo di vedere come i media occidentali hanno monitorato la protesta in Turchia?

Sì. Nei primi giorni i media internazionali sono stati la risorsa di informazioni più accurata. La Cnn per esempio ha seguito le proteste in maniera estensiva. Anche i media italiani hanno svolto un buon lavoro in questo senso.

Credi che le ragioni della protesta siano state riportate in maniera trasparente?

I report sono stati trasparenti e hanno dato supporto alle persone che stavano occupandoTaksim Gezi Parki. I media occidentali hanno svolto anche un ruolo importante nel criticare i media nazionali turchi. Il loro lavoro è stato importante ai fini del successo della protesta. La cosa più importante è che grazie alla copertura da parte dei media occidentali è divenuta più palpabile una certa tensione tra il mondo occidentale e il governo di Erdogan, che probabilmente ha cominciato a sentirsi il fiato sul collo.

Un rapporto, quello tra Turchia e occidente, che si è incrinato solo di recente a dire il vero…

Sì, infatti va ricordato che i media, gli intellettuali e i governi occidentali hanno sempre appoggiato Erdogan da quando è diventato presidente. In effetti è stato soltanto a causa dell’atteggiamento aggressivo del governo nei confronti i manifestanti, a causa della violenza messa in campo tramite il corpo della polizia, che i governi occidentali hanno dovuto riconsiderare i loro rapporti con il governo turco.

Quale è il modello ideale di società che vorreste vedere realizzato in Turchia?

Nessuna persona coinvolta nelle mobilitazioni potrebbe rispondere a questa domanda con una precisa definizione dato che la protesta non si rivolge contro il sistema politico in quanto tale. Io credo che sia importante sottolineare come, oggigiorno, in Turchia, tutti quanti si sentano considerati individualmente, piuttosto che collettivamente, come parte “altra” da parte del governo: da un lato c’è la tendenza a discriminare secondo l’orientamento sessuale e, in maniera più generale, secondo le scelte individuali e private che non sono conformiste. Dall’altro, in Turchia, è all’opera una dinamica di conflitto di classe: in gioco c’è l’uguaglianza di opportunità di vita materiali. Quello che vogliamo è una democrazia reale che comprenda sia libertà individuale che uguaglianza delle opportunità per tutti.

Umuth Turk comunicato stampa Gezi Park

FONTE: http://www.reset.it/reset-doc/dove-va-la-turchia-di-erdogan-dopo-gezi-park-parla-un-attivista

Nella foto: Umuth Turk

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After Gezi Park: Where is Erdogan’s Turkey heading? An activist speaks out

Umuth Turk interviewed by Alexander Damiano Ricci

Freedom, equality of opportunities, defense of collective goods: eventually Turkey found its ideals. With one strike, the country lying in between the western and eastern world experienced its own “Occupy” movement and “Spring” turmoil. Erdogan and ten years of controversial governance were at the core of the protest which put Istanbul and the whole country on fire. In the streets there was a whole generation: some call it generation “Y”. Umuth Turk, Turkish, 26 years old, just graduated from the University of Milan, Italy, and went back to his country to join the protest. He has lived in Italy for four years, between Milan and Pisa. He developed his own critical view about his country of origin, but also with respect to the neo-liberal policies born in the western world. We conducted an interview with him in order to better understand which political forces triggered the mobilization, the social context of Turkey and which goals have been achieved so far by the protest.


What is the main goal you think you have achieved so far?

There is one important thing that these protests in all over Turkey have achieved: from now on, people will react! They’ve realized the political power a mass movement can put into action. People have tasted the pleasure of using a relatively new democratic instrument: oppositions from outside institutions, down in the streets and in the squares

What are the principal associations and parties involved in the protest?

Football fans, socialist groups, political parties, workers’ unions, LGBT movements, students associations from universities as well as the main opposition party in parliament.

What is the average age of protesters?

Actually this is the main subject of research in these days. Generally speaking, protesters have been called generation “Y” born between 1989-1999.

What is the conceptual core of the protest? The defense of public goods, or individual freedom ?

Both of these two reasons and more. The ecological sensitivity triggered the protests in the first place but the force which actually drove thousands to streets was people’s disapproval to government’s actions during the last ten years. The political mobilization dealt with principles such as individual freedom, freedom of speech and press, conservation of public goods… However it is difficult to observe a unique address of the protests. People involved in the mobilization come from different social and economical backgrounds. My personal opinion is that part of the movement and the political opposition are struggling against government’s neo-liberal policies, but I can’t point out a clear tendency which holds for the whole protest. The majority of the people down in the streets were autonomous and they are simply reacting to everyday events, for example: new policies on alcohol consumption and production, issues of free press and speech (in this case there are several cases of journalists which are still held in prison), governments arbitrary decisions about how to change the education system, or the tendency to destroy socially and historically significant places (Cinema EMEK).

Why do you think it can be stated as a protest against neo-liberalism ?

Because the government applies neo liberal policies to whatever domain. Concretely it means the exploitation of human and natural resources in order to create or maintain the market: Taksim Gezi Parki is the best example, not the only one. In this sense, the protest can be compared to the protests showing up during G8 meetings and the Occupy Wall Street movement.

Can the events in Turkey be comprehended in the so called “Arab Spring” phenomenon?

The comparison between the events in Turkey and the Arab Spring may deserve attention, but it is too early nowadays to clearly state their relation.

How did the Turkish television behave towards the protest?

In the first days Turkish media have been totally mute towards the incidents in Taksim Gezi Parki. To give an idea, Cnn-turk broadcasted a documentary about Penguins the whole night. People could hear about police violence and injured people through social media principally. Thus, especially in the first days, social media were the only source of good information. The government had to face thousands of individual broadcasters and reporters working thanks to their phones, computers: protesters became journalists themselves.

Did you have the chance to monitor how the mass media system of the Western world monitored the protest in Turkey?

Yes. In the first days international media were the healthiest source of information. For example, CNN broadcasted hours of news about Turkey. Similarly Italian media made a good job following closely the protest.

Do you think that the concerns of the protest were reported in a transparent way by western media?

Reports have been transparent and did support the aims of the people occupying Taksim Gezi Parki. Most importantly they also criticized Turkish media. Their support was particularly significant for the success of the manifestations. Indeed their work triggered a certain tension between western world governments and Erdogan.

A tension which was not there before …

Yes. Indeed, it must be said that western media, intellectuals as well as governments ever supported Erdogan since he took office as president. It was only when Erdogan’s aggressive attitude toward the mobilization became evident, when he deployed police power against thousands of citizens in all over Turkey, that they had to reconsider they relationship with the Turkish government.

What is the ideal model of society you would like to see realized in Turkey?

No single person involved in the protest can answer this question with one conclusive statement since it is not a movement against the system itself. I think it is important to say that nowadays, in Turkey, everybody feels individually or collectively considered as part of “the others” by the government: on the one hand there is the tendency to discriminate because of sexual orientation and more generally because of any personal life style choice which is not conformist. On the other hand, there is also a class-conflict dynamic at work in Turkish society where equality of opportunities is at stake. So in a very general sense we ask for real democracy which entails freedom at large and equal opportunities as well.

Fonte: http://www.resetdoc.org/story/00000022288

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