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Armi chimiche in Siria: un nuovo incidente del Tonchino?

L’opposizione siriana accusa l’esercito nazionale di aver ucciso centinaia di civili a Ghouta, a est di Damasco, con bombardamenti al gas sarin il 21 agosto (poco dopo l’arrivo degli ispettori dell’Onu sulle armi chimiche ), valicando dunque la linea rossa stabilita dall’occidente per l’intervento diretto (no fly zone, bombardamenti) in Siria. Il governo ritorce l’accusa contro i gruppi armati, e così fanno la Russia, alcuni media, e diplomatici ed esperti, che esprimono le loro perplessità, anche alla luce del “cui prodest”.

Sibialiria, impegnata da tempo contro le menzogne che fomentano le ingerenze armate e le guerre, analizza in questo primo articolo: a) i video e “testimonianze “finora pubblicati in Rete trovando in diversi di essi incongruenze, probabili finzioni e, in tutti, una mancanza di prove circa i responsabili; b) le analisi condotte anche da ricercatori oppositori di Assad che puntano il dito contro i gruppi armati; c) il susseguirsi e le finalità degli innumerevoli “allarmi armi chimiche” che si sono finora succeduti in Siria.…

La Redazione di Sibialira


L’opposizione siriana ha accusato le forze governative di aver bombardato con gas nervino uccidendo nel sonno centinaia di civili nell’area di Ghouta vicino a Damasco, all’alba del 21 agosto 2013; in coincidenza temporale (così come è successo per molte altre denunce di massacri) , cioè, con l’arrivo a Damasco di Ispettori delle Nazioni Unite (incaricati di indagare proprio su un presunto uso di armi chimiche che si sarebbe verificato a Khan el Assal, nel nord della Siria) e della convocazione a Bruxelles  del Consiglio dei ministri degli Esteri, dedicato, tra l’altro, all’emergenza siriana.

Sul presunto attacco esistono diverse versioni, alcuni video tragici ma controversi e nessuna indicazione oggettiva su che cosa sia avvenuto e quali siano i responsabili.

Ancora una volta, tra i primi a diffondere la notizia è la rete saudita Al-Arabiya, non nuova a episodi di manipolazione (ricordiamo il suo comunicato sui “diecimila morti vittime di Gheddafi” nel febbraio 2011). L’emittente rende note due versioni dell’accaduto: nella prima le vittime sarebbero 280, nella seconda 1.188. Altre cifre sono fornite dal Consiglio rivoluzionario militare: 1.300 morti; dalla Coalizione nazionale siriana: 650; dai Comitati di coordinamento locale: 750. L’Osservatorio siriano di Londra cita un numero più limitato di vittime, ma si sofferma sulla presenza di molti bambini

Media mainstream, diplomatici e perfino fonti dell’opposizione dubitano che si tratti dell’esercito siriano

A mettere in dubbio la veridicità della suddetta notizia non pochi media mainstream, esperti e diplomatici.

L’esperto nel campo delle armi non convenzionali, Gwyn Winfiled, in un’intervista a Repubblica il 22 agosto, sostiene che «L’attacco con agenti tossici ieri in Siria sembra avere tutte le caratteristiche di un nuovo incidente del Tonchino: un “casus belli” creato ad arte per giustificare un’escalation militare delle potenze straniere, come quello che nel ’64 autorizzò l’intervento americano in Vietnam ». Secondo Winfiled, l’autore della strage non è Assad: «È difficile credere che il regime di Assad lanci un’offensiva del genere in simultanea con l’arrivo a Damasco degli ispettori Onu incaricati delle indagini sulle armi chimiche. Come in ogni omicidio, l’investigatore dovrebbe chiedersi: cui prodest? Non giova certo al regime, che in ogni caso verrà incolpato».

Il corrispondente della BBC, Frank Gardner, si chiede: “Perché il governo di Assad, che recentemente sta riconquistando terreno sui ribelli, dovrebbe effettuare un attacco chimico, mentre gli ispettori delle Nazioni Unite sono nel paese?”

E così il diplomatico svedese ed ex ispettore Onu Rolf Ekeus, che ha dichiarato alla Reuters: “Sarebbe molto strano se fosse stato il governo a fare questo nel momento esatto in cui gli ispettori internazionali entrano nel paese …. per lo meno, non sarebbe molto intelligente.”

Anche lo svedese Ake Sellstrom, esperto di armi chimiche, che guida il gruppo di Ispettori ONU ha espresso le sue perplessità sulla dinamica dell’attacco, evidenziando tra l’altro, come “sospetto” l’alto numero di morti e feriti riportato dai media mainstream.

Perfino sul Jerusalem Post sono state evidenziate perplessità sul presunto attacco; riportando, ad esempio, la dichiarazione di Charles Lister, analista dell’IHS Jane’s Terrorism and Insurgency Center: “Logicamente, non avrebbe molto senso per il governo siriano impiegare agenti chimici in un momento simile, in particolare data la relativa vicinanza delle città di destinazione (al team delle Nazioni Unite)”.

E mons. Silvano Maria Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu a Ginevra, dichiara: “Non si può, a mio avviso, partire già con un pregiudizio, dicendo che questo o quello sono responsabili. Dobbiamo chiarire il fatto, anche perché da un punto di vista d’interessi immediati, al governo di Damasco non serve questo tipo di tragedia, sapendo che ne è comunque incolpato direttamente. Come nel caso delle investigazioni di un omicidio, bisogna farsi la domanda: a chi veramente interessa questo tipo di crimine disumano?”

Il portavoce del ministero degli Esteri russo, Alexander Lukashevick, ha parlato di una “provocazione pianificata”, con un’aggressiva campagna orchestrata come a comando da media regionali, gettando la colpa sul governo. Il ministero russo, citando sue fonti, avanza l’ipotesi che da un’area controllata dall’opposizione sarebbe stato lanciato un missile di fattura artigianale contenente sostanze chimiche non identificate (come quelli che sarebbero stati usati nel marzo scorso per la strage di Khan el Assal, per la quale il governo siriano ha richiesto l’indagine degli ispettori dell’Onu, ndr).

Il portavoce del ministero degli Esteri siriano ha etichettato le accuse come “false”, e volte a “impedire agli Ispettori delle Nazioni Unite di svolgere l’inchiesta sul presunto uso di armi chimiche a Khan el Assal

Più preciso il sito d’informazione (non filogovernativo) SyriaTruth che riconduce l’episodio a un progetto organizzato dalle “brigate turkmene” di Latakia e Damasco, in particolare “la bandiera dell’Islam” e “le brigate dei discendenti del Profeta”; questi gruppi sarebbero riusciti ad ottenere elementi chimici da utilizzare in “massacri su richiesta” nella campagna di Latakia per commettere stragi di pulizia confessionale e a Damasco per alimentare la campagna mediatica internazionale. In particolare, come rivelato in una relazione pubblicata il 14 agosto scorso 2013, era stato già pianificato un massacro, che si sarebbe dovuto attuare, nei pressi di Damasco, all’inizio della terza settimana di agosto, in concomitanza con l’arrivo della squadra della commissione d’inchiesta internazionale a Damasco.

Un’interessante considerazione sulla scarsa plausibilità dell’attacco chimico, secondo l’opposizione sferrato dall’aviazione di Assad, è stata fatta da esperti militari che hanno fatto notare come il 21 agosto sull’area di Ghouta spirasse un notevole vento: una situazione meteorologica tecnicamente poco adatta ad un attacco chimico, dal momento che il vento avrebbe causato un importante numero di vittime anche nelle aree circostanti.

Le “testimonianze” e i video

Le foto e i video diffusi mostrano scene drammatiche, ma suscitano molti dubbi. Un esame completo sarà oggetto di un prossimo articolo. È possibile comunque qui evidenziare alcuni punti.

1. Intanto, ammettendo che l’attacco sia effettivamente avvenuto, e che – secondo quanto sostengono le fonti dell’opposizione – sia avvenuto nelle prime ore del 21 agosto (più precisamente, alle 3 del mattino, secondo alcune di queste fonti), come è possibile che alcuni video che dovrebbero documentare le conseguenze dell’attacco sui civili, risultino caricati in rete già dal 20 agosto?

Questo video, ad esempio, diffuso dall’opposizione anti-Assad è stato caricato in data 2013/08/20 su YouTube e le immagini sono state girate chiaramente di giorno alla luce del sole. Anche questo altro video, e questo, e questo, equesto risultano caricati  il 20 agosto. Nonostante le evidenti incongruenze, questi video immediatamente propagati in Rete e tradotti in più lingue, sono stati presentati come prove inconfutabili delle conseguenze dell’attacco.

2. Su alcuni specifici video, Sibialiria si soffermerà dettagliatamente in prossimi articoli. Limitiamoci qui a segnalare alcune incongruenze che caratterizzano molti dei video, prodotti e distribuiti dalla “opposizione anti-Assad”, “attestanti” l’attacco.

Intanto è molto sospetto, che, nei video, accanto ai bambini morti o moribondi non ci sia nessuna madre ma solo uomini che, oltre ad invocare Allah e a maledire Assad, si limitano a manipolare i bambini (si direbbe ad uso esclusivo della telecamera).

In altri video, che vorrebbero documentare i “soccorsi”, si vede qualche uomo con guanti e mascherina, (quasi a presentarsi come “medico”) ma non si capisce il senso di questa precauzione sanitaria considerando che i bambini sono, in molti casi, distesi su un pavimento (di un locale che certamente non è un ospedale) calpestato da molte persone. Inoltre ai bambini, sembrerebbe, non sono stati tolti i vestiti che avevano al momento dell’”attacco”(una precauzione ovvia considerando che dovrebbero essere intrisi di gas). Altrettanto sospetta è la sintomatologia che manifestano le presunte vittime dell’attacco con gas nervino. Questa ha, certamente, una vasta gamma di manifestazioni (dipendente da svariati fattori: dose di gas assorbita, età del soggetto, azione di antidoti…) ma generalmente si manifesta con l’incontenibile rilascio di urina e feci, epistassi, convulsioni, bava rossastra. Questi sintomi non caratterizzano il comportamento dei sopravvissuti né i loro indumenti evidenziano tracce che possano essere ascrivibili al rilascio di urina o feci. Uguale scetticismo sul gas nervino quale causa dei malori manifestati nei video è stato espresso da Jean Pascal Zanders, esperto di armi chimiche.

In alcuni filmati vengono mostrati bambini allineati sul pavimento e che, secondo quanto suggerirebbero gli stessi filmati, dovrebbero essere morti, anche se qualcuno tra questi si muove. Sconcertante è quanto documentato in unvideo (che collaziona e analizza diversi video prodotti dalla “opposizione anti-Assad”) in cui si mostra un bambino (o il corpo di questo) che viene spostato tre volte per apparire in tre diversi punti della stanza e una sospetta iniezione effettuata ad un altro bambino, che secondo la logica del video dovrebbe essere morto. Questo stesso filmato, tra l’altro, mostra una foto spacciata come “prova” dell’attacco con i gas in Siria e che, invece riprende le vittime della repressione in Egitto.

3. A suffragare sui media la “veridicità” dell’attacco con gas nervini testimonianze anonime; ad esempio quella raccolta da Repubblica, di un sedicente medico ospedaliero che parla di 1.300 morti accertati negli ospedali, senza riferire (e senza che l’intervistatore glielo chiedesse) di quali ospedali si tratti.

Allora, cosa è successo?

Non è ancora chiaro cosa sia successo il 21 agosto nell’area di Ghouta.

Secondo Gwyn Winfield, un autorevole esperto nel campo della difesa dalle armi non convenzionali, potrebbe essersi verificato un incidente nell’uso di un agente antisommossa, da parte di una delle tante e contrapposte fazioni dell’Esercito libero siriano.

Secondo una prima inchiesta, effettuata da SyriaTruth, interrogando abitanti del posto, nei villaggi di Zamalka e Ein Tarmah sarebbero morti 17 donne e 33 (o 34) bambini, oltre ad un numero imprecisato di uomini. Non è ancora chiara la dinamica dell’accaduto. Syriatruth fa comunque notare che i villaggi di Zamalka e Ein Tarmah, dove si sarebbe verificata la strage, sono adiacenti alle zone residenziali della capitale, (abitate per lo più da siriani filogovernativi) e all’aeroporto militare di MezzehI, che certamente il governo siriano non avrebbe avuto alcun interesse a colpire, se pur marginalmente, impiegando gas nervini.

Tra l’altro, sempre Syriatruth fa notare che se l’esercito siriano avesse avuto intenzione di usare armi chimiche in questi due anni e mezzo, avrebbe avuto diverse occasioni propizie. In particolare un anno fa quando combatteva contro circa tremila “ribelli” asserragliati a Jabal al-Zawi, nelle montagne circondate da boschi. Lì un attacco chimico non solo avrebbe “risolto” rapidamente la situazione, ma sarebbe anche passato, tutto sommato, inosservato. Però lì l’attacco chimico non è stato attuato. E perché mai avrebbe dovuto farlo ora in una zona così vicina alla lente d’ingrandimento internazionale?

Un’ultima testimonianza dalla zona che dovrebbe essere stata epicentro dell’”attacco con i gas” è stata raccolta dalla religiosa Agnès Mariam de la Croix, del movimento Mussalaha, contattata telefonicamente dalla Redazione di Sibialiria. Suor  Agnès riferisce di aver contattato conoscenti che vivono a Kashkoul, solo una strada più in là di Ein Tarmah. Nessuno di loro ha provato né sentito niente, nessuno è stato disturbato da nausee, mal di testa ecc. Nessun odore né niente. Idem da parte di una signora che vive in Abassin Square, a pochi metri da Jobar.

Ma su questo e su altri aspetti del presunto attacco con i gas nervini ci soffermeremo presto

La Redazione di Sibialiria


Una storia che si ripete 

A seguire una scheda su alcuni degli allarmi relativi alle armi chimiche in Siria (per non parlare della guerra scatenata da Bush contro l’Iraq nel 2003 con il pretesto delle armi di distruzione di massa). In molti casi hanno avuto un impatto favorevole all’opposizione armata.

Ricordiamo anche che diversi massacri sono stati puntualmente denunciati dall’opposizione, proprio a ridosso di appuntamenti internazionali importanti.

SCHEDA ALLARMI ARMI CHIMICHE

Riportiamo questa scheda che illustra la sospetta coincidenza di “allarmi chimici con l’escalation della guerra alla Siria

20 agosto 2012.  Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, minaccia di intervenire se il regime di Assad supererà la “linea rossa” e userà il suo arsenale chimico.

Dicembre 2012. La Nato deve decidere l’installazione dei missili Patriot in Turchia. La settimana precedente si assiste a una escalation di allarmi per le armi chimiche. “Sarebbero state già preparate per essere usate dai bombardieri”. Così le perplessità di Olanda e Germania cadono e i Patriot vengono installati, con la scusa che servono per difendere la Turchia da eventuali lanci di armi chimiche.

19 marzo 2013. Almeno 30 persone muoiono quando un razzo, presumibilmente caricato con componenti chimici, colpisce Khan al-Assal, nella provincia settentrionale di Aleppo. Governo e ribelli si accusano a vicenda dell’attacco.

25 aprile 2013. L’intelligence Usa afferma di avere indizi sull’uso di armi chimiche da parte del regime. Il segretario di Stato John Kerry precisa tuttavia che non ci sono prove certe.

6 maggio 2013. Carla del Ponte, ex procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia, parla di prove sull’uso di gas Sarin da parte dei ribelli.

18 maggio. Assad accusa in un’intervista l’Occidente di usare l’espediente delle armi chimiche per giustificare un attacco contro la Siria, come avvenne con l’Iraq.

11 giugno 2013. Le Nazioni Unite accettano un invito del governo di Damasco a recarsi in Siria per indagare sull’uso di armi chimiche a Khan al-Assal.

14 giugno 2013. Gli Stati Uniti annunciano che la loro intelligence ha confermato i dossier sull’uso di armi chimiche da parte del regime e comincia a fornire assistenza militare ai ribelli.

9 luglio 2013. La Russia annuncia che i suoi esperti hanno prelevato campioni di gas Sarin usato dai ribelli a Khan al-Assal e consegna un dossier di 80 pagine a Onu, Cina, Francia, Usa e Regno Unito.

24 luglio 2013. AkeSellstrom, capo della commissione di inchiesta Onu, e Angela Kane, alto rappresentante Onu per il disarmo, si recano in Siria per negoziare i termini di un’indagine.

18 agosto 2013. Una squadra di 20 membri, guidata da Sellstrom, arriva a Damasco per condurre indagini su tre siti che avrebbero subito attacchi chimici.

21 agosto 2013. Le forze di opposizione accusano il regime di aver usato gas nervino nei sobborghi orientali di Damasco. Viene convocata d’urgenza una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu richiesta da Usa, Francia e Gran Bretagna.

Fonte: http://www.sibialiria.org/

Discussione

3 pensieri su “Armi chimiche in Siria: un nuovo incidente del Tonchino?

  1. Syrie, attaque chimique, les doutes des experts sur les évènements, les responsables et les vidéos…
    (http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1888)

    Beaucoup d’experts internationaux avancent des doutes sur l’accusation de l’opposition syrienne – accompagnée d’une diffusion très intense de vidéos – selon laquelle l’armée nationale aurait bombardé avec du gaz nervin l’aire de Ghouta est de Damas à l’aube du 21 août 2013, tuant un nombre de personnes très variable selon les sources : de quelques dizaines à 1.300. Beaucoup d’enfants. Dans tous les cas, le jour de l’arrivée des experts de l’ONU sur les armes chimiques, la «ligne rouge» tracée il y a un an le 20 août 2012 par Barak Obama aurait été franchie; la ligne au-delà de laquelle les puissances anti-Assad se considèrent autorisées à agir militairement de façon plus directe que ce qu’ils ont fait jusqu’à présent (no-fly zone où bombardements).

    Les alertes sur l’utilisation des armes chimiques en Syrie se succèdent depuis plus d’un an, en général en concomitance avec des échéances importantes. Dans beaucoup de cas elles ont eu un impact favorable à l’opposition armée.

    Mais voici les doutes. Sur le « cui prodest ? » et sur les vidéos.

    L’expert dans le domaine des armes non conventionnelles, Gwyn Winfiled dans une interview
    à Repubblica le 22août
    (http://www.repubblica.it/esteri/2013/08/22/news/gwyn_winfield_troppe_anomalie_sull_uso_del_nervino_in_siria_adesso_serve_un_indagine_approfondita-65146723/ ) exclue le gaz sarin (« parce que les secouristes n’ont pas de protection et donc la toxicité du produit est plus basse ») et il soutient que l’attaque par des agents toxiques hier en Syrie semble avoir toutes les caractéristiques d’un nouvel incident du Tonkin : un « casus belli » créé exprès pour justifier une escalade militaire des puissances étrangères, comme celui qui en 1964 a autorisé l’intervention américaine au Vietnam ». Selon Winfield, « il est difficile de croire que le régime d’al-Assad lance une offensive de ce genre au moment de l’arrivée à Damas des inspecteurs de l’ONU chargés des enquêtes sur les armes chimiques ». Il penche non pour le sarin mais pour l’utilisation d’un agent anti-émeutes très puissant contenu dans des munitions. Et le massacre « ne profite sûrement pas au régime, qui dans tous les cas sera accusé, parce que cette substance est produite par les forces armées du régime. Il est probable qu’elle a été capturée par les rebelles de l’Armée syrienne libre, les seuls en mesure de lancer ces agents avec l’artillerie. Et à eux, oui cela profite : ils obtiendront des armes et l’intervention promise par Washington ».

    Jean Pascal Zanders, expert en armes chimiques et biologiques pour l’Institut de l’Union Européenne pour la Sécurité relève que les secouristes et les autres personnes qui circulent dans la vidéo ne portent pas de tenue spéciale : s’il s’agissait de sarin, ils seraient déjà tous morts.
    (http://www.contropiano.org/internazionale/item/18603-siria-scetticismo-di-esperti-russi-ed-europei-sulla-vicenda-delle-armi-chimichejean)

    Le diplomate suédois et ex-inspecteur de l’ONU Rolf Ekeus a déclaré à Reuters : « il serait très étrange que ce soit le gouvernement à avoir fait cela au moment exact où les inspecteurs internationaux entrent dans le pays… en tout cas, ce ne serait pas très intelligent ».
    Un autre suédois, Ake Sellstrom, expert en armes chimiques, qui dirige le groupe d’inspecteurs de l’ONU a exprimé sa perplexité sur la dynamique de l’attaque en question, entre autres en déclarant comme « suspect » le grand nombre de morts et de blessés rapportés par les médias mainstream.

    Le Vatican avec Mgr Silvano Maria Tomasi, Observateur permanent du Saint-Siège à l’ONU à Genève, déclare : « nous devons éclaircir le fait, parce que d’un point de vue d’intérêt immédiat, ce type de tragédie n’aide pas le gouvernement de Damas, sachant que de toute façon il en est accusé directement ».
    Le porte-parole du ministère des Affaires Etrangères russe, Alexander Lukashevick a parlé d’une « provocation planifiée », avec une campagne agressive orchestrée sur commande par des médias régionaux, rejetant la faute sur le gouvernement. Le ministre russe, citant ses sources, avance l’hypothèse que d’une région contrôlée par l’opposition aurait été lancé un missile de fabrication artisanale contenant des substances chimiques non identifiées – comme celles qui auraient été utilisée en mars dernier pour le massacre de Khan el Assal, pour lequel le gouvernement syrien a demandé l’enquête des inspecteurs de l’ONU, et au sujet de laquelle le gouvernement russe a présenté un rapport de 80 pages, dans lequel il conclut que dans la localité proche d’Alep ce sont les rebelles qui ont utilisé des armes chimiques. (http://www.dw.de/russia-delivers-report-to-un-citing-chemical-weapons-use-by-syrian-rebels/a-16939650). Selon les experts russes il est possible que les groupes terroristes utilisent du sarin ou du gaz nervin, comme celui utilisé en 1995 par la secte Aum Shinrikyo dans le métro de Tokyo.
    Le site d’information (non pro-gouvernemental, au contraire) SyriaTruth http://www.syriatruth.org/news/tabid/93/Article/10378/Default.aspx reconduit l’épisode à un projet organisé par les « brigades turkmènes » de Lattaquié et Damas, en particulier « le Drapeau de l’Islam » et « les Brigades des descendants du Prophète ». Un massacre avait déjà été planifié, qui aurait dû être mis en oeuvre dans les environs de Damas, au début de la troisième semaine d’août, en concomitance avec l’arrivée de l’équipe de la commission d’enquête internationale. Le site révèle aussi que dans la zone étaient en cours des combats entre groupes armés et l’armée régulière qui était en train d’avoir le dessus et avait déjà fait des centaines de morts parmi les rebelles, avec des armes conventionnelles. Syriatruth fait aussi remarquer que les villages de Zamalka et Ein Tarma où aurait eu lieu le massacre sont peu distants des zones résidentielles principales de la capitale, habitées pour la plupart par des syriens pro-gouvernementaux, et de l’aéroport militaire de Mezzeh.

    Des experts militaires ont fait remarquer comment le 21 août dans la zone de Ghouta il y avait un vent fort: une situation météorologique techniquement peu adaptée à une attaque chimique, à partir du moment où le vent aurait causé la diffusion des effets des substances chimiques dans les zones limitrophes.

    L’analyse des vidéos suscite des perplexités pour l’expert Stephen Johnson de l’Université de Cranfield, Royaume Uni, lequel remarque plusieurs incohérences qui semblent suggérer quelque chose de fabriqué ad arte. http://it.euronews.com/2013/08/21/siria-armi-chimiche-dubbi-sui-video/

    Certaines vidéos présentées comme preuve de l’attaque ont été téléchargées dès le 20 août, le jour précédant la date indiquée par les opposants eux-mêmes !

    htt de p://www.youtube.com/watch?v=fSvm8mDZyOY


    Les symptômes dus au gaz nervin se manifestent généralement par l’émission irrépressible d’urine et de selles, des convulsions, de l’écume dans la bouche. Ces symptômes ne caractérisent pas le comportement des enfants victimes dans les vidéos, et leurs vêtements ne portent pas de traces que l’on puisse attribuer à l’émission d’urine ou de selles.

    Dans une vidéo (qui collecte et analyse différentes vidéos produites par l’opposition anti-Assad,) on montre un enfant (ou son corps)déplacé trois fois pour apparaître dans trois endroits différents de la salle, et une injection suspecte faite à un enfant, qui selon la logique de la vidéo devrait être mort. Cette même vidéo montre une image diffusée comme « preuve » de l’attaque avec des gaz en Syrie mais qui filme des victimes de la répression en Égypte.

    Enfin la religieuse Agnès-Mariam de la Croix du mouvement Mussalaha qui était à Damas le 21 a contacté des connaissances qui vivent à Kashkoul, une rue plus loin que Ain Tarmah. Personne n’a rien senti ni rien entendu, personne n’a été dérangé par des nausées, des maux de tête etc. Aucune odeur, rien. Idem de la part d’une dame qui vit à Abassin Square à quelques mètres de Jobar.
    Rédaction http://www.sibialiria.org

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    Pubblicato da cambiailmondo | 24/08/2013, 11:27
  2. Non c’é alcun dubbio della cecitá degli occidentali, especialmente degli Stati Uniti nella situazione della Siria e non capisco l’insistenza di pretendere le dimissioni di Assad. I ribelli sono dei terroristi fondamentalisti islamici, che si dedicano al terrorismo e sono finanziati da Qatar e Arabia Saudita. Nell’ambito del multivariegato mondo islamico della Siria, gli alawiti, che sono al potere, sono una ramificazione degli sciiti. Non c’é alcun sciita accusato di terrorismo in Occidente, ma tutti sono sunniti, ossia della stessa convinzione religiosa di Arabia Saludita, Emirati, Qatar y Kuwait, nonché del Marrocco, Algeria. Durante poi l’invasione di Irak da parte degli USA, la minoranza cristiana ha dovuto rifugiarsi in Siria, perché oggetto di eccidi e massacri da parte dei sunniti in Irak. In Siria durante il governo Assad e prima dell’inizio del terrorismo dei fondamentalisti sunniti, si professevano liberamente, senza alcuna restrizione le confessioni religiose e i cristiani erano protetti da quel governo. Solamente ora l’azione dei terroristi si scatena contro le minoranze cristiane, inclusi lo stupro a donne cristiane.

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    Pubblicato da Ugo Biheller | 24/08/2013, 15:10
  3. Siria, Assad l’arabo e la primavera chimica.
    La Siria progetta armi chimiche nel sito di ricerca di Damasco.
    La Siria produce armi chimiche nei seguenti siti:
    Al Safir, Latakia, Lidlib, Homs.
    La Siria conserva le armi chimiche prodotte nei seguenti siti di stoccaggio:
    Al Furqlus, Khan Abu Shamat.
    La Siria ha usato armi chimiche contro la popolazione inerme nei seguenti siti:
    Aleppo, Al Safir, Damasco (rapporto ONU).
    Quando si prendono posizioni senza guardare ai dati comprovati e alla realtà, il rischio di pregiudizi ideologici a fondamento di certe convinzioni è molto più che elevato:
    raggiunge il punto di una ragionevole certezza.
    Gustavo Gesualdo
    alias Il Cittadino X

    "Mi piace"

    Pubblicato da Gustavo Gesualdo | 28/08/2013, 15:54

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