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Immobilismo del governo Letta: meglio andare al voto entro l’autunno

immobilismo-governo-lettadi Alfiero Grandi
La condanna di Berlusconi e il rischio concreto che debba subirne le conseguenze, anche se attenuate, sta creando una fibrillazione politica che distoglie l’attenzione dai problemi di fondo del nostro paese. Il ricatto del Pdl sulla vita del Governo Letta è una vicenda ignobile sotto il profilo istituzionale, infatti lega tra loro, fino a tentare lo scambio, Governo e Magistratura. La risposta non può che essere che le pene giudiziarie di un reo, condannato in 3° grado, non possono essere scambiate con la vita del Governo Letta. Si potrebbe dire che era facilmente prevedibile che si sarebbe arrivati a questo nodo. Ci si potrebbe stupire dello stupore. E’ evidente dall’inizio che  il Governo non può reggere a lungo sotto lo scacco di continui ricatti.

Il problema del Governo Letta non è solo se sopravviverà alle onde d’urto scatenate dai ricatti degli uomini di Berlusconi dopo la sua condanna, ma se è effettivamente in grado di realizzare i 2 obiettivi essenziali per cui è nato, in presenza di una crescente divaricazione politica tra i suoi sotenitori.

Il primo obiettivo è una nuova legge elettorale, che andrebbe adottata a tambur battente, per consentire agli elettori di scegliere i loro rappresentanti, in modo da evitare che le prossime elezioni politiche avvengano di nuovo con il “porcellum”. Avere messo la riforma del “porcellum” in coda alle modifiche della Costituzione è stato un grave errore, che ha dato l’illusione di un’assicurazione sulla vita per il Governo Letta ma in realtà ha fatto perdere tempo e oggi siamo di nuovo di fronte al problema che manca una legge elettorale decente. Da sottolineare che l’ineffabile Ministro Quagliariello, sedicente capo dei riformatori, ha affermato che non si potrebbe votare prima del 3 dicembre quando la Corte costituzionale si pronuncerà sul “porcellum” perchè la sua sentenza potrebbe mettere in mora non solo la legge elettorale ma anche il parlamento attuale, eletto con quella legge. Quagliariello forse non si è reso conto che ha messo una pietra tombale sulle riforme costituzionali, che dovrebbero essere varate da un parlamento probabilmente non legittimato nemmeno sotto il profilo formale. Come si fa a fare approvare da questo parlamento di “nominati”- grillini compresi – le modifiche della Costituzione vigente ?

La verità è che il Governo non sembra in grado di guidare l’approvazione di una nuova legge elettorale degna di questo nome.

Il secondo obiettivo riguarda gli interventi urgenti nell’economia, ad esempio per agganciare quel poco di ripresa economica che sembra esserci fuori dall’Italia.

Alcuni dei provvedimenti che il Governo sta discutendo possono essere utili ma sono fortemente insufficienti per ottenere questo risultato.

Secondo le ultime valutazioni il 2013 si chiuderà con 3 milioni e mezzo di disoccupati, il reddito procapite è tornato a 20 anni fa, il Pil è tornato a 10 anni fa, di cui almeno  -2 % quest’anno. Basta leggere le analisi dell’Istat.

Per realizzare una ripresa con ricadute occupazionali servono misure degne di questo nome. Occorrono un’inversione di rotta in Europa e misure impegnative all’interno. La discussione interminabile sul reperimento delle risorse per Imu e Iva conferma che la dimensione degli interventi che il Governo Letta è in grado di fare, visto che ha deciso di muoversi rigorosamente all’interno delle direttive conservatrici europee, è molto al di sotto di quanto serve anche solo per queste misure.

Fino a fine settembre la speranza principale è riposta nel voto tedesco, sperando che cambi al linea conservatrice attuale, ma anche questo risultato è tutto da dimostrare senza un cambiamento di fondo degli assetti politici di questo paese, esattamente il contrario del non disturbare la manovratrice che è la linea scelta.

Basterebbe ottenere almeno un anno in più per raggiungere il 3 % del deficit di bilancio, come hanno fatto altri 6 paesi europei – comprese Francia e Spagna – per avere a disposizione non meno di 10 miliardi di euro che potrebbero in parte cofinanziare progetti europei che raddoppierebbero l’importo. Il paragone con le risorse per l’occupazione giovanile è almeno 1 a 10.

Questo perché l’Italia ha bisogno di rimettere in moto l’economia e l’occupazione a tutto campo, altrimenti la ripresa tanto vagheggiata quanto misteriosa nei suoi fondamenti non ci sarà. Per di più non va dimenticato che il modello di sviluppo attuale è in crisi e che la ripresa richiede interventi per ambiente, territorio, salute, scuola, cultura, in grado di modificare la qualità dello sviluppo.

Per realizzare misure come queste non basta mettere alle corde l’egemonia conservatrice dell’austerità, le cui misure stanno condannando la Grecia al terzo intervento di risanamento, un calvario senza fine, e hanno portato l’Italia al paradosso del rapporto più alto debito/Pil, ormai al 134 %. Occorre affrontare una robusta redistribuzione dei redditi per aprire agli strati sociali più colpiti spazi di speranza e  quindi di ripresa della domanda interna. Una maggioranza che resta bloccata per mesi a discutere di Imu non è certamente in grado di pretendere dagli strati più abbienti, con i tanti mezzi già individuati come patrimoniale, tassazione delle rendite, ecc., le risorse necessarie per una redistribuzione interna dei redditi. Non si tratta delle poche pensioni d’oro su cui si cerca di distogliere l’attenzione ma di tutti i redditi alti e delle ricchezze che hanno in mano le risorse che potrebbero consentire un’avvio di redistribuzione, visto che in 10 anni il reddito da lavoro ha perso 10 punti di Pil, 160 miliardi di euro.

Questa maggioranza non è in grado di caricarsi un problema di questa portata.

Quindi meglio attrezzarsi per i provvedimenti economici più urgenti, mettere in sicurezza i conti per i 2/3 mesi necessari, approvare la nuova legge elettorale con chi ci sta e tornare agli elettori prima possibile. Il gioco del cerino ha poco senso in una situazione così rovente e ogni giorno che passa l’Italia rischia di restare ai margini anche di quel poco di ripresa che potrebbe esserci altrove.

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