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L’aggressione di Erdogan ai deputati del partito curdo

kurdistandi G.K. Zanetta
Nell’impossibilità di trovare una soluzione alla questione curda che ormai da più di un anno è riesplosa violentemente con il riavvio delle attività militari nel sud est della Turchia, Erdogan ha ripreso la sua attività di aggressione sistematica nei confronti degli esponenti parlamentari del BDP, Partito Democratico, rappresentativo dell’etnia curda.

La scorsa estate, durante violenti scontri militari, 10 parlamentari del BDP si recarono a Semdinli, vicino al confine con l’Iraq, per incontrare alcuni miliziani del PKK, nell’intento di porre termine ai combattimenti in quella regione. Per tale fatto, la Procura di Dyarbakir ha aperto un’inchiesta penale avanzando ora una formale richiesta al Parlamento tesa a privare tali parlamentari dell’immunità dalla giurisdizione in considerazione della loro attività di fiancheggiamento del terrorismo.

Per dare un’idea della portata della crisi democratico-costituzionale che riguarda la Turchia in questa fase, basti pensare che al momento le richieste in tal senso sono 868 e ben 660 riguardano parlamentari del BDP (che sono, all’interno del Parlamento uscito dalle elezioni del 2011, all’incirca una trentina). Questa cifra basta da sola a far comprendere come i deputati di questo partito siano soggetti a un’aggressione sistematica da parte delle autorità turche.

Il Presidente del Consiglio turco, Erdogan, insieme al Vice Presidente, Bulent Arinc, si è immediatamente espresso in favore della richiesta proveniente dalla Procura di Dyarbakir e ciò non promette bene per i deputati del BDP, dal momento che l’AKP, il partito di Erdogan, dispone da solo della maggioranza parlamentare per privare i deputati avversari dell’immunità. Oltretutto, a questo proposito l’AKP può contare sull’aperto sostegno parlamentare del MHP, il partito nazionalista turco (cioè, i vecchi lupi grigi).

Lo spostamento a destra di Erdogan si manifesta, dunque, in maniera sempre più evidente, volendo egli difatti evitare di scoprire il fianco alle critiche del mondo nazionalista turco relative alla sua gestione della questione curda giudicata troppo debole.

Ad onor del vero, va rilevato che nella società turca l’immagine di parlamentari che si abbracciano con militanti del PKK finisce per produrre inevitabilmente, alla luce di un conflitto senza fine che tanti morti ha provocato da entrambe le parti, un forte sentimento di astio. Per altro verso, invece, il Capo dello Stato, Gul, non manca da tempo di manifestare al riguardo le sue divergenze rispetto a Erdogan, pur essendo entrambi membri dello stesso partito, per ciò che concerne principalmente le misure che impediscono ai parlamentari di prender parte ai lavori parlamentari.

Tuttavia, l’atteggiamento pervicace di Erdogan di aggressione ai parlamentari del BDP, in ciò fiancheggiato con ogni evidenza da altri organi dello Stato a partire dalla magistratura (da sempre troppo incline ad assecondare i voleri del Governo), non può non lasciare seriamente preoccupati, tant’è vero ciò che sul punto anche le istituzioni comunitarie hanno ripetutamente manifestato la propria ansia in ordine alla lesione di fondamentali diritti democratici dei parlamentari di origine curda.

E’ evidente, allora, l’intento del Presidente Erdogan di minare, col suo comportamento, ogni possibile forma di risoluzione pacifica e democratica della questione curda nei prossimi anni, fatto, questo, su cui l’Unione Europea dovrebbe riflettere attentamente in relazione al processo di adesione della Turchia alle istituzioni comunitarie.

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