di Giovanni Monte (Tokyo)
L`allargamento dell`UE era stata considerata positiva da tantissime persone, le quali pensavano che con l`unione si sarebbe creato un rafforzamento dei valori europei, dei loro popoli e delle loro culture. L`unica “cultura” che questa Unione ha invece trasmesso è una competitività interna senza solidarietà e, all’esterno, “una cultura della Guerra”. E`doveroso ricordare che proprio un anno fa, Muhammar Gheddafi, degno figlio dell’Africa, veniva assassinato dalla NATO, organizzazione molto dedita all’offesa piuttosto che alla difesa, e oggettivamente imperialista. … Adesso ci si prepara a fare qualcosa di simile in Siria. In Libia, in otto mesi di intensi bombardamenti Nato e azioni delle truppe di elite inglesi e francesi sul terreno, causarono più di 100.000 morti e la distruzione delle infrastrutture del paese più moderno del continente.

Un anno dopo i crimini contro l’umanità perpetrati in Libia dalle potenze imperialiste, la situazione del paese è ulteriormente peggiorata. La regressione è totale in tutti i campi: sociale, economico, politico e di sicurezza interna.
Nella nuova Libia “democratizzata”, c’è un aumento vertiginoso dei morti negli ospedali per mancanza di medicinali e materiali distrutti dalle bombe degli aggressori, l’apparizione della carestia e di malattie un tempo debellate (tubercolosi, colera, poliomielite…). Tale è la nuova democrazia imposta dalla NATO alle popolazioni della Libia. …. Dove erano e dove sono “i valori” e “la cultura” dell`Europa ?

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Nella UE, con l`introduzione dell’Euro e l’autonomia della BCE si e` creata sì una unione monetaria, ma nessuna visione positiva o unità culturale dei popoli si e` realizzata. Anzi.
Come dice la mia amica Miriam Pellegrini Ferri :“dovremmo sempre ricordarci di essere parte integrante della natura che va universalmente rispettata e in questo rispetto deve rientrare l’ uomo con i suoi diritti, con le sue necessità e con le sue aspirazioni”.
Fin dall`inizio l`Europa (con la “lungimiranza” dei suoi sacri fondatori) non veniva concepita saggiamente, ma era essenzialmente e in prospettiva uno spazio commerciale, per di piu` dipendente dalla finanza e libero alle speculazioni bancarie.

Il percorso dell`Unione Europea dei nostri sogni fin dall`inizio era stato snaturato; cosi` che oggi questo “modello malato alle radici”  non ha prospettive serie di salvarsi o di essere modificato in positivo…. Sarebbe più serio uscire da “questa Europa” e rifondarne una nuova.

Quella che attualmente si svolge in Europa, non e` una vera “crisi” – cioè una crisi economica in quanto tale –, ma piuttosto il cedere di un sistema che funziona male, anzi malissimo per i popoli europei, nella misura in cui deve continuare a funzionare (bene) per le lobby e le grandi banche europee.

Purtroppo la possibilita` di democratizzare questa Europa è molto remota. Perche? Perche` non esiste un popolo europeo in quanto tale, perche` non esiste un governo che risponda ad una opinione pubblica e alle forze sociali che i cittadini liberamente costruiscono (ciò che avviene negli Stati nazionali).

Invece i popoli europei sono divisi e messi in competizione tra di loro; per avere delle condizioni che garantiscano processi democratici sarebbero necessarie diverse condizioni:

(1) una lingua comune,

(2) una significativa mescolanza delle diverse nazionalità,

(3) una struttura continentale dei media, cioe` di circolazione interna delle informazioni, che consentano la formazione di una opinione pubblica.

E` evidente che in questo momento e probabilmente per diversi decenni ancora, queste condizioni saranno assenti o del tutto insufficienti a livello europeo.

Ma è allo stesso tempo evidente, che i vertici tecnocratici hanno preparato questa Unione Europea con una efficacia notevole dal punto di vista ideologico e chiunque tenti di portare la discussione su un semplice livello di razionalita`, cioe` sui costi e sui benefici dell`appartenenza dell`UE, si trova di fronte ad una vera e propria barriera ideologica: ” se non vuoi l’UE, sei contro l’Europa. E se esci dall’UE, vuoi la catastrofe”.

Se si discute in modo razionale e non ideologico le cose stanno un pò diversamente da quanto ci raccontano. Infatti, l`Unione Europea non è l`Europa, e l’Italia o la Spagna, se uscissero, resterebbero pur sempre attaccate alle loro Alpi o ai loro Pirenei. E le persone, le merci e i capitali, attraverso queste montagne, hanno sempre camminato da che storia è storia, anzi prima ancora della storia. Si tratta di capire con quali regole, certo. E non è affatto una bella cosa sostituire la paura della guerra tra paesi, con il terrore della competitività interna, o viceversa. Se di Unione si tratta, come può essere internamente competitiva ? Dunque di pura ideologia si tratta.

La storia dell`uomo e della societa` si deve sempre scrivere nella storia della natura. Se abbiamo un atteggiamento pragmatico e scientifico, dobbiamo cercare di dire sempre “la verita`”.

Ebbene, l`unione europea e` solo una struttura giuridica nata per garantire la libera circolazione di merci, servizi e capitali che esiste da 20 anni. Oggi, l`ideologia e` cosi` forte che e` difficile discutere dell`euro e dell`Europa, mettendo da parte l`ideologia e discutendo in modo razionale.

Si fa fatica a capire che un nuovo modello economico e una nuova crescita (cioè la soluzione più sbandierata per uscire dalla crisi), sono in realtà delle astrazioni e che bisogna invece combattere con istituzioni che hanno una forma reale e concreta e che al momento non possono essere modificate all`interno di un sistema giuridico ferreo, come e` l`attuale Unione Europea, con i suoi vincoli imposti dall`Euro e dai successivi patti ad accordi tra governi.

Marx ci ricorda che le dinamiche del mondo non sono basate sulle cose astratte, ma su cose molto materiali e lo scopo delle nostre riflessioni non dovrebbe essere più solo quello di interpretarlo, ma di cambiarlo in meglio. E il mondo degli uomini non è statico ma evolve dialetticamente seguendo le sue contraddizioni interne; bisognerebbe avere la saggezza di schierarsi nello scontro tra forze antagoniste (classi sociali) che, non lo vogliono ammettere, ma come è sempre più evidente, dilania tutte le società europee; e bisognerebbe porsi “l’obiettivo della soluzione” delle contraddizioni reali, dalle quali cui non ci si può liberare per via contemplativa.

Certo, il terrorismo che si fa sull’ipotesi che l`Italia uscisse dall`Euro, è molto pesante. In realtà, la storia ci dimostra che non esiste una correlazione diretta tra la svalutazione e l`inflazione incontrollata che viene minacciata come conseguenza obbligata: se si ricorda il caso della nostra uscita dallo SME (Serpente Monetario Europeo) all’inizio degli anni ’90, cosa che non fu uno scherzo, l`entita` della nostra svalutazione fu di circa il 20%. Nè l’inflazione riprese, anzi calò.

Piu` o meno accadrebbe oggi nel caso di un’uscita dal’Euro, con la differenza che subito dopo potremmo gestire le nostre dinamiche senza eccessive imposizioni o imprimatur. Certo avremmo sempre a che fare con i mercati e dovremmo recuperare serietà e maturità, ma forse eviteremmo questa morte lenta a cui siamo altrimenti destinati.

Continuare a dire che l`Euro e` irreversibile è un falso logico e storico, anzi, è vero proprio il contrario, l`euro è reversibile, come probabilmente vedremo presto o tardi; infatti continuano a ripetercelo proprio perchè è reversibile.


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