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Caracas: Chávez chiude la campagna elettorale con la più grande manifestazione contro il neoliberismo

di Attilio Folliero, Caracas
Hugo Chávez, presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela e candidato alla rielezione, ha chiuso la campagna elettorale con una immensa manifestazione a Caracas. Lo spazio più grande esistente a Caracas, solitamente utilizzato per le manifestazioni politiche è l’Avenida Bolivar, un lungo viale di 2 km. Il Partito Socialista di Chávez, considerando che tale spazio fosse del tutto insufficiente a contenere l’enorme quantità di pubblico atteso, aveva previsto di utilizzare oltre all’Avenida Bolivar, anche altre 6 grandi vie adiacenti alla Bolivar. L’affluenza è stata tale che non solo le 7 vie previste erano inondate di gente, ma tutte le vie adiacenti a queste erano strapiene.

 
Concentrazione in 7 viali: Avenida Bolivar, Lecuna, Mexico, Universidad, Baralt, Urdaneta e Fuerzas Armadas

Neppure un forte acquazzone, arrivato proprio nel momento in cui Chávez si accinge a parlare, ha fatto scappare la gente. Il presidente dopo il suo discorso, quasi intereamente sotto la fitta pioggia, è salito su una auto scoperta ed ha cominciato a percorrere le vie in cui si concentravano le persone; sono state necessarie oltre due ore.

Mentre in Italia ed in Europa la disinformazione dei media locali parla di una elezione all’ultimo voto, con possibilità di vittoria anche per il candidato dell’estrema destra, Henrique Capriles Radonski del partito “Primero Justicia”, emanazione diretta di “Patria, tradizione e famiglia” (per gli approfondimenti su questa organizzazione neofascista, rimando agli articoli di Gennaro Carotenuto), in Venezuela tutti sanno che vincerà Hugo Chávez, senza ombra di dubbio.

Molti sondaggi (praticamente tutti, meno uno) alla domanda “Per chi voterà nelle prossime elezioni?” riportano che il 60% circa (con lievi variazioni tra un sandaggio e l’altro) dei venezuelani voteranno per Chávez; però alla domanda su chi pensa che vincerà le elezioni, la percentuale aumenta, fino ad arrivare al 70/75%, ossia molti di coloro che votano per uno dei 5 candidati che avversano Chávez, è convinto che comuqnue la elezione sarà vinta da Chávez.

L’unica incertezza riguarda la differenza di voti tra Chávez ed il suo più prossimo avversario, Henrique Capriles, appunto. Questo, però dipenderà soprattutto dall’astensione. Nel registro elettorale sono iscritti 18.903.143 di elettori e se l’astensione, come si prevede, sarà di circa il 20%, Chávez dovrebbe arrivare a circa 8,5 milioni di voti, oscillando a seconda dei vari sondaggi fra gli 8 ed i 9 milioni di voti; mentre Capriles dovrebbe attestarsi attorno a 6 milioni, oscillando fra i 5,5 ed i 6,5. Una unica società d’indagine, la CECA di Victor Manuel Garcia da come vincitore a Capriles.

Risulta però, che il signor Victor Manuel Garcia non ha nessuna credibilità, essendo il personaggio (foto) che la mattina del 12 aprile del 2002, in un famoso programma televisivo, intitolato “24 horas” diretto da Napoleon Bravo, confessò i retroscena del colpo di stato contro Chávez, in cui ebbe un ruolo importante. (Vedasi in Youtube la “Revolución no será televisada”, parte 5, a partire dal minuto 4:06).

…………………………………….

Chávez vincerà sicuramente le elezioni. Tra l’altro, la sua è stata una campagna elettorale perfetta. Ovunque Chávez arriva, si scatenano scene da fans dei grandi cantanti rock; infatti c’è da aggiungere che in questi ultimi anni è profondamente cambiata la connotazione dei partecipanti alle sue manifestazioni politiche; se inizialmente erano soprattutto persone mature, dai quarant’anni in su, oggi la stragrande maggioranza di seguitori e partecipanti alle sue manifestazioni politiche sono soprattutto giovani e giovanissimi. Non è un caso che in tutte le manifestazioni, il suo intervento era preceduto da tre cantanti e gruppi musicali, tra i più in voga tra i giovani: Omar Enrique, Los Cadillacs, e Hany Kauam, con i quali spesso ha duettato, cantato e ballato, prima di offrire il suo discorso político.

Oggi, la più grande delle manifestazioni politiche in Venezuela, ha assunto il connotato di manifestazione contro il globalismo, contro l’austerità e contro tutti i pacchetti economici neoliberali. In tal senso è stata particolarmente vissuta dai tanti cittadini venezuelani di origine straniera, in particolare europea. Oggi Chávez, a livello mondiale, è visto appunto come la risposta al neoliberismo, al globalismo ed ai pacchettazi economici incentrati sull’austerità.

Il programma elettorale di Capriles, suo massimo avversario, era incentrato proprio sul globalismo ed è la principale ragione per cui perderà queste elezioni: i venezuelani hanno già vissuto sulla loro pelle ed in maniera molto drammatica, le conseguenze dei pacchettazzi neoliberali che oggi stanno applicando ai cittadini europei e quindi mai voterebbero maggioritariamente per chi ripropone una storia già vissua di stenti e miserie.

Foto della manifestazione odierna

(Caracas, 4 ottobre 2012)

Cortesia AVN e La Iguana
Reportage di 

FONTE: http://italvenezuela.blogspot.it/

Discussione

2 pensieri su “Caracas: Chávez chiude la campagna elettorale con la più grande manifestazione contro il neoliberismo

  1. di Tito Pulsinelli (Caracas) – A Caracas non ci sono grandi piazze, come a Buenos Aires o il gigantesco Zocalo di Città del Messico, con una capienza di un milione di persone. E’ attraversata da grandi avenidas, simili ad arterie che si intersecano nel suo corpo centrale. Per la chiusura della sua campagna, Chávez ha chiamato a raccolta i suoi elettori e ne ha colmato ben sette, con le relative strade adiacenti. Una sfida senza precedenti, diventata una prova di forza inoccultabile. La Bolívar, Lecuna, Universidad, México, Fuerzas Armadas, Baralt e Urdaneta, sono state invase sin dalle prime ore di ieri dai bolivariani, che le hanno trasformate in una immensa macchia rossa. Cinque giorni fa, il candidato dell’opposizione aveva riempito

    vedi FOTO Qui: http://www.aporrea.org/actualidad/n215574.html e Qui: http://www.avn.info.ve/contenido/fotos-7-avenidas-caraque%C3%B1as-colm%C3%B3-pueblo-que-apoya-ch%C3%A1vez

    la avenida Bolivar, e il suo staff parlò incautamente d’un improbabile milione di partecipanti. Chávez ha moltiplicato per sette. Una prima evidenza che si impone, è stata la straripante presenza giovanile, dato importante in un Paese in cui oltre la metà della popolazione ha meno di 25 anni. La rivoluzione bolivariana ha sfondato tra i giovani, ed è il segnale che ha oltrepassato la soglia che garantisce la continuità del progetto di Paese intrapreso. Ci sono le energie per alimentare il modello di sviluppo sovrano, indipendente, autonomo dai grandi centri internazionali del globalismo. L’altro elemento saliente è la presenza massiccia femminile e lo straordinario protagonismo che hanno raggiunto nel Venezuela di Chávez.

    Dopo 14 anni di governo, Caracas è stata teatro d’un evento senza precedenti che va ben oltre i contorni di una contesa elettorale, sicuramente di grande importanza anche per il resto dell’America latina. E’ stato scandito un poderoso sì alla continuità d’un potere politico che destina il 42% del suo bilancio agli investimenti sociali: istruzione, salute, sicurezza sociale. Si è consolidata una muraglia contro il ritorno al neoliberismo, e in questo senso l’eco degli accadimenti e la cronaca politica provenienti dall’Europa, funzionano come un esempio negativo da non seguire. Un pedagogico monito a non lasciarsi incantare dal canto della sirena liberista e le sue infauste terapie anoressiche.

    Il giovane rampollo della hight society, candidato dell’oligarchia, è stato costretto a camuffarsi, occultare il suo programma made in FMI, e travestirsi inutilmente da progressista. Inutilmente. La folla gioiosa, dall’entusiasmo contagioso che ieri si è impadronita della capitale venezuelana, è qualcosa di più d’una garanzia sicura per la rielezione di Chávez. Ne è convinto anche il Bank of America Merrill Lynch (qui). Si intravedono i primi segni vitali del blocco sociale da tempo in gestazione, la coesione di una identità culturale nazional-popolare più forte del latifondo mediatico, che testimoniano il sopravvenire della nuova egemonia sociale post oligarchica. Sintonizzata con il nuovo contesto del multipolarismo e con il sorgente blocco regionale sudamericano. Nella partita tra il socialismo del secolo XXI e il capitalismo del secolo XVIII, non ci sarà bisogno dei tempi supplementari.

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    Pubblicato da cambiailmondo | 05/10/2012, 10:20
  2. incrocio le dita e sono convinta che vincerà con il 60%

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    Pubblicato da rosalba rita | 05/10/2012, 13:45

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