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Germania. Nuovo Rapporto sulla povertà: cresce ancora la differenza tra ricchi e poveri. I ricchi sempre più ricchi.

Nel governo scontro tra Rösler (FDP) e von der Leyen (CDU) che poi fa marcia indietro. La Merkel contro la patrimoniale.
di Massimo Demontis (Berlino) 
Il nuovo Rapporto sulla povertà (Armutsbericht) dovrebbe essere ufficialmente pubblicato a novembre, ma una sua bozza è divenuta di dominio pubblico ed è fonte di scontro nella coalizione di governo e di ampio dibattito nei media e nella società. 

Il rapporto, noto con l’abbreviazione Armutsbericht (questo il nome per esteso: Lebenslagen in Deutschland – Armuts- und Reichtumsbericht der Bundesregierung, ndr), è un documento ufficiale del governo tedesco preparato e diffuso dal ministero del lavoro guidato da Ursula von der Leyen (CDU) in collaborazione con gli altri ministeri.

Nel documento è descritta la situazione economico-sociale dei cittadini tedeschi con particolare attenzione all’andamento della povertà e della ricchezza, ma vengono anche fotografati il mercato del lavoro, la sanità, la situazione abitativa, lavorativa e di salute di famiglie e bambini. Il rapporto suggerisce inoltre interventi politici tramite i quali il governo si propone di migliorare le condizioni di vita e le opportunità degli svantaggiati.

Il nuovo Armutsbericht, anzi la bozza resa pubblica, il quarto da quando è stato istituito, è la fotografia di un paese ricco e allo stesso tempo in fase di sfaldamento sociale. Dove i ricchi accrescono il loro patrimonio privato e i poveri scivolano in una povertà sempre più pesante, che non è solo privazione di beni materiali, ma è contemporaneamente mancanza di chance, degrado sociale e psicofisico.

Tra il 1992 e il 2012 il patrimonio netto privato delle famiglie tedesche è aumentato da 4.600 a circa 10.000 miliardi di euro.

A fronte di 40 milioni di nuclei domestici (dato Statistisches Bundesamt, Istituto pubblico di statistica con sede a Wiesbaden integrato presso il ministero dell’Interno) sarebbe una bella cifra di 250.000 euro a famiglia, scrive il quotidiano Berliner Zeitung.

In realtà è solo il 10 per cento dei tedeschi a possedere il 53 per cento del patrimonio privato (dei diecimila miliardi di euro), quota che nel 1998 era del 45% e nel 2003 del 49%. Un aumento notevole. L’altra faccia della medaglia è che la fascia più povera della popolazione, circa il 50 per cento, possiede solo l’1% del patrimonio privato, sceso dal 4% del 1998 e dal 3% del 2003. Nel mezzo sta il 40% di classe media (la definisco in questo modo per comodità anche se sarebbe opportuno analizzarne la composizione e la realtà economico-sociale) che attualmente possiede il 46 per cento del patrimonio privato, sceso anche esso dal 52% del 1998 e dal 48% del 2003.

Il patrimonio privato in Germania è “distribuito in maniera molto ineguale” fa sapere il ministero del lavoro. È dunque una magra consolazione la nota che si è ridotta la differenza tra est e ovest. I nuclei familiari dell’ovest possiedono circa 132.000 euro di patrimonio privato e, in media, un immobile, quelli dell’ovest soltanto 55.000 euro.

Altro dato importante, in negativo, è la diminuzione del patrimonio pubblico sceso dal 1992 al 2012 di 800 miliardi di euro.

La bozza di rapporto ha riacceso il dibattito sulla patrimoniale. I sindacati e le organizzazioni sociali ne chiedono l’introduzione, ma il mondo politico su questo tema è diviso.

“Con la sua politica fiscale e sociale il governo ha favorito lo sviluppo documentato nel rapporto”, ha dichiarato lo studioso della povertà Christoph Butterwegge al Berliner Zeitung. La critica probabilmente non è diretta soltanto al governo Merkel, ma anche a quello di Gerhard Schröder e alle sue riforme.

Opinione condivisa dal Bündnis Umfairteilen (tradotto letteralmente: Alleanza condividere in modo equanime) un cartello di associazioni e organizzazioni religiose, politiche, economiche e sindacali che denuncia il crescente divario sociale tra ricchi e poveri e in un appello chiede di tassare la ricchezza (Reichtum besteuern), introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie e combattere in modo coerente contro l’evasione, i paradisi fiscali, la speculazione finanziaria.

“Mentre negli ultimi anni le retribuzioni reali sono appena aumentate, i profitti delle aziende sono cresciuti del 50 per cento. Nel contempo, in particolare dall’introduzione di Hartz IV (la riforma del mercato del lavoro e delle prestazioni sociali introdotta dal governo rosso-verde di Schröder, ndr) è aumentato in modo estremo il settore dell’occupazione precaria e quello dei salari bassi” ha detto al Berliner Zeitung Ulrich Schneider, sociologo e direttore del Paritätische Wohlfahrtsverband (Federazione paritetica di assistenza sociale).

È lo stesso stato, ragiona Schneider, che con la sua organizzazione sostiene l’appello “Reichtum besteuern” dell’alleanza Bündnis Umfairteilen, a essersi creato un problema di entrate con la sua politica fiscale dall’anno 2000. Il crollo delle entrate ha condotto all’impoverimento dei comuni e al taglio dei finanziamenti sociali. Il risultato: scuole e strade a pezzi, biblioteche, piscine centri per la salute e per gli anziani chiusi, blocco dei finanziamenti a progetti di varia natura. “Tuttavia, aggiunge Schneider, si tirano fuori sempre pretesti quando si chiede una maggiore responsabilità dei ricchi. Per fortuna la politica comincia a cambiare opinione. L’aumento dell’imposta sui redditi e una patrimoniale non sono più un tabù. Il nostro compito ora è rendere questa idea di massa”.

È proprio questo il punto caldo del rapporto sulla povertà, la conclusione alla quale arrivano in tanti, l’oggetto del contendere tra il liberale e vice cancelliere Philipp Rösler e la ministra del lavoro Ursula von der Leyen (CDU). È un dettaglio non di poco conto. Di grandi interessi politico-finanziari. Rösler in questi giorni ha fatto la voce grossa, supportato dalla Merkel, e von der Leyen ha in parte fatto marcia indietro.

Secondo il quotidiano economico Handelsblatt il ministero dell’Economia di Rösler sarebbe pronto a non approvare il rapporto perché “non concordato con il suo dicastero e perché non rappresenta l’opinione del governo”. Un affronto per la ministra von der Leyen, scrive lo Spiegel online, già duramente criticata dai liberali e dai suoi compagni di partito per il progetto di riforma delle pensioni.

Rösler e il suo partito, tradizionalmente sempre attento agli interessi del mondo imprenditoriale e delle fasce di reddito più alte, non hanno gradito il passaggio della bozza in cui si parla di imposte più elevate e tasse sulla ricchezza. “Richieste di maggiore ridistribuzione e di imposte più alte per finanziare lo stato sociale non sono per il ministero dell’Economia accettabili” è scritto in una nota del dicastero.

Rösler contesta non solo le conclusioni del rapporto, bensì la sua intera impalcatura, l’interpretazione dei dati, perché “il settore dei salari bassi è diminuito e la situazione dei nuclei familiari deboli è migliorata”.

Nel frattempo la Merkel parlando con il canale televisivo Sat1 si è schierata con il suo ministro dell’economia contro la patrimoniale. L’argomentazione della Cancelliera è simile se non uguale a quella dei liberali e di altri settori della CDU-CSU: le tante medie industrie che costituiscono la spina dorsale della Germania potrebbero essere colpite da questo provvedimento e lasciare il paese. Inoltre, il 10 per cento dei benestanti genera il 55 per cento delle entrate fiscali.

Per Steffen Kampeter, sottosegretario alle finanze e compagno di partito della von der Leyen, il rapporto del ministero del Lavoro è solo “retorica di sinistra”.

Retorica di sinistra? Dati falsi, male interpretati, addirittura manipolati in senso negativo, come lascia intendere il ministero dell’Economia?

Certo è che prima della presentazione ufficiale del rapporto le due fazioni non si risparmieranno le accuse e i colpi bassi sulla lettura precisa, accurata, vera, dello stato della Germania su povertà e ricchezza. Con in mente la clientela politica di partito e l’elettorato personale, meno invece l’interesse generale, la solidarietà tra fasce di popolazione, la tenuta dello stato sociale.

Eppure nella valutazione del ministero del Lavoro si incastonano alla perfezione i dati resi noti la settimana scorsa dallo Statistisches Bundesamt secondo cui nel 2011 il 15 per cento dei tedeschi sono a rischio povertà, hanno cioè a disposizione solo 850 euro se single, 1780 euro se famiglia con due bambini.

Karl-Josef Laumann, esponente dell’ala sociale dei cristiano-democratici, schierato contro la patrimoniale e convinto che chi guadagna di più debba dare di più, punta il dito contro l’SPD che “non molla la sua resistenza contro una correzione della progressività d’imposta”.  (fonte Spiegel online)

Come Laumann, a favore di un aumento dell’aliquota irpef per gli stipendi più alti è anche la governatrice del Saarland Annegret Kramp-Karrenbauer (CDU) secondo la quale “Gerhard Schöder allora (durante il suo mandato, ndr) ha abbassato troppo l’aliquota più alta” (fonte Rheinische Post online).

A favore di una tassa patrimoniale e dell’iniziativa “Reichtum besteuern” è Bernd Riexinger, nuovo presidente del partito Die Linke. Per Riexinger “non ci può essere giustizia sociale senza patrimoniale, voluta del resto dalla maggioranza dei cittadini; il Parlamento deve porre fine all’ostruzionismo contro una maggiore tassazione dei ricchi, oltre il 70 per cento”.

Critica con la ministra von der Leyen, anche se da posizioni diverse rispetto a quelle dell’FDP, è Andrea Nahles segretaria generale dell’SPD. “Invece di sostenere e difendere la sua proposta di attingere al patrimonio dei benestanti, la ministra del lavoro si piega al primo venticello contrario liberale. Eppure nel nostro paese è in corso una gigantesca ridistribuzione a favore di ricchi e super ricchi (fonte Stuttgarter Nachrichten) e il governo non fa niente contro il divario sociale”.

Il sito e l’appello di Umfairteilen

http://umfairteilen.de/start/presse/presseinformationen/reichstumsbericht-buendnis-warnt-vor-spaltung/

 

Discussione

Un pensiero su “Germania. Nuovo Rapporto sulla povertà: cresce ancora la differenza tra ricchi e poveri. I ricchi sempre più ricchi.

  1. il divario sempre più stridente fra ricchi e poveri riduce i paesi sviluppati a paesi sottosviluppati Non c’è sviluppo senza equità.

    "Mi piace"

    Pubblicato da valeria manini | 21/09/2012, 17:24

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