di Paola Giaculli (Berlino)
La Commissione europea ha respinto una richiesta di iniziativa cittadina europea (ICE) contro il nucleare con una motivazione assolutamente paradossale:  questa iniziativa  sarebbe inaccettabile a causa del trattato Euratom che invece promuove il nucleare. Eppure il presupposto principale per promuovere un’ICE è che il suo tema rientri nelle competenze dell’Unione europea. Tutto ciò che ne è al di fuori, non abbia la serietà sufficiente o violi i principi dell’Ue non viene ammesso.

Questo non sembra proprio essere il caso dell’iniziativa contro il nucleare che può invece appellarsi a innumerevoli principi dell’Unione per far valere le proprie istanze e introdurre un correttivo sostanziale alle scelte delle Commissione e del Consiglio europeo, perché forte del sostegno della maggioranza delle cittadine e dei cittadini europei. L’organizzazione tedesca BUND – Amici della Terra (Per l’ambiente e la protezione della natura) che insieme alle associazioni di altri paesi europei intendeva promuovere l’iniziativa con la raccolta di un milione di firme a partire dal 1 giugno, sta esplorando le vie legali per procedere con un ricorso contro il rifiuto della Commissione.

„La Commissione europea non vuole iniziative di cittadini contro l’energia nucleare, afferma il presidente di BUND Hubert Weiger. “Questo è un affronto per il movimento ecologista europeo, e assolutamente inammissibile dopo la catastrofe di Fukushima di un anno fa. Il rifiuto nuoce allo sviluppo della democrazia nell’Unione europea.  Attualmente sono 133 i reattori attivi nell’UE, dei quali 62, secondo BUND, “ad alto rischio”. Purtroppo, secondo Weiger, la Commissione si piega agli interessi delle lobbies del nucleare. L’ecologista insiste: “Su una questione fondamentale come il nucleare e sui pericoli per le persone e l’ambiente che comporta deve esser possibile promuovere un’iniziativa cittadina europea”. Insieme ad associazioni ecologiste di Belgio, Danimarca, Finlandia,Francia, Lituania, Austria, Lussemburgo, Paesi Bassi, Ungheria, Gran Bretagna e Cipro, “faremo ricorso a qualsiasi strumento legale per portare al successo un voto cittadino contro l’energia nucleare in Europa”.

BUND si rifà con la sua iniziativa alla possibilità di raccolta di firme (un milione) in tutta l’Ue su questioni che la riguardano da sottoporre alla Commissione. Lo strumento dell’ICE (iniziativa dei cittadini europei) è previsto dal Trattato di Lisbona ed è entrato in vigore il 1 aprile di quest’anno. Le iniziative devono essere registrate presso la Commissione che si incarica di valutarne l’ammissibilità. Se l’iniziativa viene ammessa, i promotori e le promotrici hanno un anno di tempo per raccogliere il milione di firme necessario in almeno sette stati membri dell’Unione. Dopodiché la Commissione potrà decidere se presentare un progetto di legge sull’iniziativa oppure no.

BUND, con la sua iniziativa “La mia voce/il mio voto contro il nucleare (in tedesco il termine “Stimme” ha doppio significato) – Uniti contro il nucleare in Europa”, pone alla Commissione nove richieste:

  • La chiusura in tempi più rapidi possibili dei 62 reattori ad alto rischio presenti in Europa;
  • Presentazione di un piano concreto di fuoriuscita dal nucleare (e quindi chiusura degli altri 71 reattori ) entro il 2015;
  • Verità sull’ammontare dei costi del nucleare (su smaltimento scorie, incidenti, ecc) che non sono a carico delle imprese ma dei contribuenti;
  • Eliminazione degli sgravi fiscali e introduzione di imposte sul nucleare, i cui proventi vengano utilizzati per il risparmio energetico e le energie rinnovabili;
  • Ridurre il consumo energetico del 20 percento entro il 2020;
  • Standards di efficienza per le apparecchiature elettriche;
  • Adattare la classificazione energetica all’attuale stadio di sviluppo della tecnologia;
  • Aumento della quota di energie rinnovabili al 100% entro il 2050;
  • Maggiori finanziamenti per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica

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