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La via della Grecia

di Tonino D’Orazio
La speranza di uscire dalla morsa ricattatoria degli strozzini della troika internazionale forse ce la sta indicando la Grecia. Anzi se l’elemento principale è quello politico di riconquista delle prerogative democratiche e popolari di un popolo, speriamo di “finire come la Grecia”. Perché la Grecia si salverà sicuramente, come hanno fatto tanti altri paesi quando hanno recuperato la loro sovranità. In termini politici sicuramente, l’economico verrà dopo o insieme. Perché l’errore, la trappola, in cui ci hanno spinto è la concezione puramente economica e non i concetti di economia politica. La scienza economica non esiste, esiste solo l’economia politica. L’errore grave è pensare che “amministrare” le cose possa rimpiazzare il deliberato degli uomini, cioè la politica. Cosa rappresenta Syriza se non il germe di riaffermare la volontà dei popoli contro l’ortodossia finanziaria dei mercati e dei governi invischiatisi ?

Sono molti gli economisti di reputazione mondiale che ritengono più che probabile che la Grecia esca dall’euro, anzi glielo consigliano. Ne avrebbe comunque le possibilità e forse i sacrifici servirebbero solo a beneficio del proprio popolo invece di rimpinguare le casse bancarie tedesche e anglo-francesi-americane. Se la Grecia ne esce, ne escono almeno altri sei paesi europei. E’ quindi una via da seguire con attenzione e senza demonizzazione. Tanto siamo tutti sulla via del disastro politico-economico.

La rabbia e i ricatti tedeschi, compresi quelli della Spd, si sono esplicitati volgarmente in questi giorni, insieme ai vari commissari europei che hanno capito che qualcosa di epocale sta avvenendo e che sfugge al loro controllo. Ma come possono pensare che un popolo si lasci morire suicidandosi!

L’economia politica dice che la Grecia dovrebbe riprendersi in mano la sua banca centrale e la sua moneta. La sua sovranità.

Il fallimento? Termine economico, ma la Grecia politicamente non è fallita, visto che vi regna uno stato di diritto e di sicurezza. Certo ha un problema di prelievo fiscale, ma gestibile a medio termine. Intanto siccome per due terzi il prelievo serve a rimborsare il debito estero, fallendo, tornerebbe ad un semplice debito interno, sostenibile, cioè 2% del Pil (invece di 12% attuale e futuro). Il default totale cancellerebbe immediatamente il debito.

Con la Banca centrale tornata nelle mani pubbliche, con l’uscita dall’eurozona della BCE e con il ritorno alla dracma, potrebbe farcela. Non avrebbe più speranza in prestiti internazionali, è vero, per cui dovrebbe nazionalizzare almeno una banca e far ripartire crediti e servizi per riassorbire il deficit transitorio battendo moneta. Che la crescita sicuramente cancellerà. Oltre alla sua appetibilità di investimenti produttivi. Esempio di successo: l’Argentina. E altri.

L’inevitabile svalutazione internazionale della moneta, che spesso rappresenta economicamente il rilancio delle esportazioni, in una Grecia così mal ridotta dalla spirale tagli/recessione non rappresenterebbe il peggio. La corona islandese nel 2008 perse i due terzi del suo valore, ma la popolazione non ne ha risentito molto, anche nella sua economia interna.  Tra l’altro il debito interno, cioè contratto con e tra le banche greche sarà riscritto in dracma, senza impatto di cambio. Quelle estere saranno nel default. Uno dei “vantaggi” sta nel fatto che tre quarti del debito pubblico sta nelle mani delle banche centrali (FMI, BCE …), e solo il 7% in quelle private greche. La banca centrale greca ridiventata pubblica può permettersi oculatamente di iniettare tanta liquidità quanta ne serve per stabilizzare le banche private (ricostituzione di fondi …) e salvare, compensandolo in qualche modo, il piccolo risparmiatore.

L’imposizione politica forte sarà necessaria per far sì che le banche riaprano le possibilità di credito allo sviluppo macroeconomico e vi sia il controllo dei flussi di capitali, onde evitare che continui lo stato attuale di dissanguamento. Sarebbe di nuovo la politica della polis.

Certamente tutto questo non risolve il problema dell’economia greca, ma almeno c’è un tentativo e una speranza, che oggi non non si vede da altre parti. L’altro rischio potrebbe essere un nuovo colpo di stato delle forze armate rimaste senza stipendi. Niente di meglio per mantenere un popolo in ginocchio.

La versione catastrofica della troika per il futuro della Grecia si aggira sul rimborso di più di 200 miliardi di euro di debito. Si propone un disastro supposto a uno reale e si tira al dissanguamento totale. Il FMI perderebbe circa 20 miliardi, e il Fondo Salva Stati circa 107 miliardi, da ripartire tra i vari paesi che lo compongono. La BCE perderebbe 45 miliardi. Bella strategia, un paese in sovra debito che carica di debiti gli altri paesi, chi più chi meno Germania compresa !

Effettivamente l’economia non è una scienza ma più un gioco di risiko. Infatti il terrorismo continua: la BCE “dovrà ricapitalizzarsi” e chiedere altri fondi ai vari stati dell’eurozona, cioè ai cittadini.

Anche questo è falso, una banca centrale fabbrica da sola la moneta e può tranquillamente ricapitalizzarsi. E’ che non sanno più come obbligare il popolo greco a rimanere supino e farsi estorcere il proprio futuro, come tutto il Mediterraneo, per ingrassare il Centro-Nord dell’Europa. Ci si accorge oggi che il Trattato di Lisbona non era altro che tutti contro tutti e vinca il più forte. Altro che unione dei popoli. Era una costruzione a tavolino, senza il soggetto politico cioè senza il popolo. Una esperienza storica fascista, alla quale hanno partecipato anche tutti i partiti socialisti d’Europa, una esperienza deontologicamente stravagante perché senza democrazia. Una esperienza di divisione e, in atto, di inimicizia tra i popoli. Una Europa di comandanti e tecnocrati illegittimi, non eletti, autosufficienti e autoreferenziali. Una straordinaria congiunzione di forze extra-politica che operano alla distruzione del corpo sociale, e, senza accorgersi, alla distruzione dell’Europa stessa. E’ stato sufficiente che il popolo greco mostrasse di esistere per far crollare il baldacchino.

Gli stessi ultraliberisti dichiarano un errore le politiche di restrizione auto distruttrici e appare sempre più chiaramente che solo la cocciutaggine tedesca porta il peso della catastrofe europea. Con l’idea di imporre a tutti il proprio modello, in un certo senso, hanno rimesso a ferro e fuoco tutta l’Europa. Con l’aiuto della destra francese. Forse è la Germania che dovrebbe uscire e si potrebbe ricostruire un’altra Europa, ma prima deve rompersi l’asse franco-tedesco. Non sembra che Hollande lo voglia, visti il pellegrinaggio a Berlino e il canto di gloria intonato all’accoppiata pilota.

Lo stesso pensiero che uno Stato possa “fallire” rimane comunque una vera stupidità. Uno Stato può riprendersi la sua sovranità e mandare tutti a quel paese, tecnici compresi, e tentare di ricostruire un tessuto sociale e produttivo. Un sembiante di vita e coesione sociale. Mi sembra la via greca obbligata.

Il vero terrore della “autonoma” BCE è l’effetto domino. A chi tocca dopo? Al Portogallo? All’Italia? Forse prima alla Spagna che tra l’altro ha nazionalizzato Bankia, un gruppo di casse di risparmio in profondo deficit e allo sbando, ricapitalizzandolo. Come deve essere stato esacerbante e da faccia tosta per la destra spagnola ammettere di dover nazionalizzare piuttosto che privatizzare.

Dimostra in verità che solo lo Stato può salvare un paese. Ma non sogniamo, il governo spagnolo sta cercando i soldi per ricapitalizzare le banche private in crisi. Rigorosamente con i soldi di lavoratori e pensionati! Anche italiani.

Discussione

Un pensiero su “La via della Grecia

  1. Discorso un pó troppo complicato per i non addetti ai lavori. Parliamo quindi con “parole nostre”. Demoniziamo pure la troika intern, le agenzie di rating, gli strozzini ecc…
    Ma prima di tutto un esame di coscienza. I vari governi (senza distinzione di sinistra o destra) per tentare di addolcire il proprio elettorato diciamo semplicemente che hanno speso soldi che non avevano in tasca. Si sono quindi “consegnati nelle mani di coloro che adesso chiamiamo strozzini: sapevano i vari governanti che questi non sono li per fare opere di beneficenza o quando hanno chiesto i prestiti non erano in grado di intendere e volere?
    T. Piazzolla

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    Pubblicato da T. Piazzolla | 31/05/2012, 17:46

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