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Una Farnesina da ricostruire: Terzi, il caso Vattani e ancora altro

di Karl G. Zanetta
A distanza di 6 mesi dall’insediamento del Governo Monti, è possibile dare un giudizio intellettualmente onesto della gestione della Farnesina da parte del Ministro Terzi? Naturalmente, 6 mesi sono pochi ma alcune cose, purtroppo, si possono già dire. Questi 6 mesi sono stati caratterizzati soprattutto da tre vicende, all’apparenza non connesse l’una all’altra, ma che presentano, in verità, un tratto caratteristico comune e di fondo: il personalismo eccessivo degli appartenenti alla struttura ministeriale, soprattutto nel suo vertice, e la loro grande difficoltà nella gestione e nella risoluzione dei problemi.

La prima vicenda da cui prendere le mosse è stato l’esplodere del caso del Console Generale d’Italia a Osaka, Vattani. Noto già da tempo per le sue simpatie neofasciste, mentre meno noti sono i meriti che lo hanno portato al grado di Ministro Plenipotenziario nel giro di circa 20 anni di servizio (conosciuti sono cioè gli incarichi ricoperti, ma non i risultati conseguiti in ogni fase della carriera), il figlio dell’ex Segretario Generale, Umberto Vattani, ha messo in grave imbarazzo il Ministero degli Esteri con le sue esibizioni canore di dichiarata fede fascista.

Varie sono le “anomalie” rilevabili all’esplodere del caso. Proviamo a individuarle: un diplomatico, ancorché in servizio in Italia (ma destinato a prestare servizio all’estero di lì a poco tempo) esibisce platealmente una fede politica estremista, violenta e incostituzionale. Come è possibile che venga fin dal principio selezionato un simile personaggio, peraltro tramite uno dei concorsi più difficili e complessi di tutta la Pubblica Amministrazione? Perché in un tale concorso non venivano e non vengono effettivamente valutate le attitudini psicologiche dei candidati a ricoprire incarichi difficili, pressanti e stressanti sia a Roma sia all’estero? E come mai è sempre possibile che riesca a vincerlo qualcuno che è sempre figlio di qualche diplomatico in servizio? È già desumibile, dunque, da questi elementi come la Farnesina rappresenti, dal punto di vista del personale che compone il Ministero, una casta. Una casta insensibile, quasi paradossalmente vista la sua missione prioritaria, ossia le relazioni con l’esterno, al rapporto col mondo che la circonda. Tutta ripiegata, viceversa, a trovare “soluzioni” ai problemi interni che si verificano costantemente proprio a causa delle personalità che la compongono, a discapito di ogni criterio di buona amministrazione, di buona gestione e persino contro il buon senso (basti pensare alla volontà di applicare a ogni costo all’interno della Farnesina la c.d. riforma Brunetta, disapplicata finanche dal Ministero della Funzione Pubblica che sta per presentare ora un progetto di legge che va finalmente in una direzione diversa da quella intrapresa da Brunetta, riforma relativa alla valutazione dei dipendenti pubblici e alla loro classificazione in fasce di rendimento; ciò contro ogni logica, specialmente se si tiene conto del fatto che la normativa in questione venne redatta a scopi propagandistici senza tenere in minima considerazione la complessità della struttura organizzativa della Pubblica Amministrazione italiana, e in un’ottica puramente punitiva degli impiegati in servizio).

Ovviamente, la rimozione del Console Generale d’Italia a Osaka, Vattani, era indispensabile non solo per motivi di ordine generale e ideale, ma anche per motivi immediati di ordine politico-pratico. Era ed è ipotizzabile, infatti, che le Amministrazioni di centrosinistra italiane (comuni, province e regioni), pur volendo collaborare con controparti giapponesi, non vogliano minimamente e legittimamente passare attraverso un ufficio diretto da un funzionario dichiaratamente fascista. Qui scatta un’altra anomalia: la rimozione di un console è un atto amministrativo, non politico (al contrario di quanto avviene per gli ambasciatori). Di conseguenza, l’atto di rimozione è impugnabile dinanzi alla magistratura amministrativa in punto di legittimità. Il che, difatti, è puntualmente avvenuto da parte di Vattani. Mentre il TAR del Lazio ha sospeso la procedura di richiamo a Roma, il Consiglio di Stato, valutando correttamente la situazione e soprattutto la necessità di tutelare gli interessi pubblici pregiudicati dalla permanenza di Vattani nel suo incarico, ha a sua volta sospeso la sospensiva del TAR, obbligando così Vattani al rientro a Roma.

Sbilanciandoci fin d’ora in una previsione, è possibile ipotizzare che, alla fine, la magistratura riconoscerà la legittimità del richiamo. Ma sarà interessante osservare quanto segue:

1) quale sarà l’esito della procedura disciplinare intentata a suo carico (circa la quale solo di recente si è appreso che la Commissione di disciplina sarebbe pronta a irrogare, una volta ottenuta la firma del Ministro Terzi, la sanzione della sospensione dal servizio per 6 mesi);

2) a quale ufficio in Italia sarà assegnato al suo rientro il diplomatico in questione;

3) entro quanto tempo verrà riassegnato a una sede all’estero e dove. Senonché, va rilevato che, quale che sia la sanzione disciplinare, essa non solo non avrà più alcun effetto ai termini di legge dopo due anni dall’irrogazione, ma anche che essa non avrà ad ogni modo alcun effetto pratico utile e rilevante in senso negativo nei confronti di Vattani (se non la perdita di qualche posto nel bollettino diplomatico e la perdita dello stipendio per il periodo della sospensione), il quale è già arrivato al grado più alto della carriera diplomatica, a parte il grado di Ambasciatore di carriera (al quale oggi egli non avrebbe potuto ambire data la sua recente promozione), grado però per il quale potrà comunque concorrere in futuro, magari quando le acque saranno più calme e gli effetti della sanzione non saranno più giuridicamente rilevanti

Sarebbe, inoltre, interessante chiedersi se la Farnesina abbia compreso, dopo un caso simile, la necessità di procedere ad alcune riforme. È anomalo ad esempio il meccanismo di assegnazione all’estero dei funzionari che si basa unicamente sull’esigenza di coprire i posti vacanti. Il meccanismo dovrebbe avere una matrice, invece, tipicamente politica sul piano procedurale. L’assegnazione dovrebbe fondarsi non solo sul fatto che il posto sia libero, ma principalmente sulle specializzazioni e sulle competenze del candidato al posto vacante, il quale dovrebbe essere sempre nominato con atto politico del Consiglio dei Ministri indipendentemente dall’incarico (Ambasciatore o Console, giacché anche in quest’ultimo caso le sue lettere patenti sono sempre firmate dal Presidente della Repubblica e dal Ministro degli Esteri), sottoponendo la nomina all’esame delle commissioni parlamentari competenti, le quali dovrebbero disporre del potere di interdire la nomina dopo l’audizione del candidato al posto con un voto negativo preso a larga maggioranza. Già questo dovrebbe bastare a migliorare il processo di selezione e a impedire che gli atti di nomina e rimozione siano impugnabili dinanzi alla magistratura amministrativa.

Si tratta, però, di una via che la Farnesina non riuscirà a intraprendere, sia per una complessiva carenza di doti di valutazione prospettica che contraddistingue purtroppo i suoi gestori, dovuta al fatto che il lavoro amministrativo si basa sulla soluzione dei problemi presenti e non sull’organizzazione del futuro e che molti di loro smettono di studiare dopo aver vinto il concorso (come se guadagnarsi lo stipendio senza impegnarsi anche successivamente fosse una legittima compensazione della fatica fatta per vincere il concorso), sia perché troppo impegnati nelle loro baruffe interne e nella cura della propria carriera. Ricordiamo, tra l’altro, come il meccanismo di selezione del personale, dall’ingresso alle nomine ai gradi più alti, avvenga per auto-replicazione del modello dominante. Per avanzare, cioè, bisogna entrare in una “cordata” in cui chi sta in alto tira su chi sta più in basso. E chi sta in basso fa, certamente, il lavoro più pesante per consentire a chi sta in alto di avere il tempo di mantenere i suoi contatti politici. È noto, d’altronde, come il Ministro degli Esteri Terzi sia legato all’ex Ambasciatore Fulci, la cui presenza all’interno della Farnesina, assieme a quella dell’Ambasciatore Vattani, è ancora avvertita, se non addirittura temuta.

In tutta questa girandola di anomalie, ve ne è poi un’altra possibile che non è stata rilevata nella vicenda del Console Vattani e che, stranamente, non è stata tuttora fatta notare da Vattani stesso. Nella Pubblica Amministrazione italiana vige infatti il principio della separazione tra politica e amministrazione. Ne segue che gli atti di avvio del procedimento disciplinare e di rimozione dall’incarico all’estero avrebbero dovuto giocoforza essere avviati, a norma del Testo Unico sul Pubblico Impiego, dal Direttore Generale per il personale. Per contro, a quanto risulta dalle dichiarazioni tanto del Ministro Terzi quanto dell’ex Segretario Generale Massolo, i procedimenti sono stati avviati su istruzioni del Ministro, il quale per legge sarebbe tenuto soltanto a elaborare l’indirizzo politico senza essere coinvolto nella gestione diretta del personale.

Sorgono allora spontaneamente alcuni dubbi e alcune domande:

1) si può supporre che Terzi si sia trovato a fronteggiare una doppia pressione, una esterna (particolarmente del PD, che sostiene il Governo Monti) e una, anche solo psicologica, interna (in considerazione della figura dell’Ambasciatore Vattani);

2) in questa tenaglia, Terzi è intervenuto direttamente quando forse avrebbe dovuto piuttosto astenersi dal farlo (su quali disposizioni di legge si fonda esplicitamente un simile intervento?);

3) poiché Vattani junior e i suoi legali non hanno sollevato l’argomento, è lecito ipotizzare che vi sia stata un’intesa tacita volta a mettere in rilievo, ora, il protagonismo di Terzi per far salve le sue apparenze politiche ma a salvare, in seguito, Vattani, quando le acque si saranno calmate? Anche da un caso del genere, comunque, dovrebbero trarsi alcuni insegnamenti specialmente in relazione alla revisione del principio di separazione tra politica e amministrazione in un Ministero come la Farnesina, i cui funzionari svolgono necessariamente un ruolo politico, diretto o indiretto che sia, e che ha bisogno di cure costanti provenienti dal mondo politico per correggere alcuni meccanismi che si sono, con ogni evidenza, inceppati da tempo.

Un altro triste momento che ha contraddistinto la gestione Terzi è stata la vicenda dei due fucilieri di marina detenuti in India. Non si può colpevolizzare Terzi per aver provocato la vicenda, ma la sua gestione ha sollevato dubbi e polemiche. Anche questo evento mette a nudo alcuni difetti organizzativi e strutturali tipici dell’Italia di oggi: da una legislazione in materia di pirateria concepita, alla stregua di molte altre leggi, in modo assai approssimativo e superficiale dal Parlamento (senza stabilire, tanto per dire, la linea di comando in una nave privata su cui vengono imbarcati funzionari pubblici armati) a un Ministero che non si preoccupa di concludere neanche un accordo con gli Stati che si affacciano sull’Oceano Indiano per proteggere i propri convogli mercantili e i militari a bordo. Ciò posto, non si rammenta tuttavia una parola del Ministro Terzi sul fatto che due pescatori indiani abbiano comunque perso la vita, tant’è vero che, stando al suo comportamento, non si capirebbe alla fine nemmeno perché i nostri militari siano detenuti in India. Pervicace è stata la sua volontà di chiudere la vicenda sembra pagando immediatamente dei risarcimenti ai familiari delle vittime, mostrando con ciò mancanza di considerazione nei confronti delle vittime e della loro dignità oltreché nei confronti di un popolo, come quello indiano, uscito dalla colonizzazione, in accelerato sviluppo economico e pieno di senso di rivalsa nei confronti dei paesi ex coloniali. Oltretutto, dei pagamenti “ex gratia” sono stati effettuati ai familiari delle vittime, nella speranza che in tal modo venisse subito chiuso il contenzioso. Al contrario, la Corte del Kerala ha proseguito, come era lecito prevedere, nel procedimento penale (ma alla Farnesina lo sanno che neanche in Italia un pagamento di danni, nel caso di un reato di omicidio, avrebbe impedito la prosecuzione dell’azione penale? Forse il sistema legale indiano è diverso, ma ciò non significa che la valutazione sul da farsi non avrebbe dovuto essere effettuata alla luce degli elementi giuridici a disposizione e della situazione politica del posto). Verrebbe allora da domandarsi: sulla base di quale titolo di legge sono usciti quei soldi? Da quali fondi sono usciti i pagamenti “ex gratia”, che altro non erano comunque che dei risarcimenti mascherati formalmente da donazione? Come sono transitati dall’Italia all’India questi fondi e su quali conti? Sono stati effettuati pagamenti in contanti? Non si tratta di quesiti oziosi; la normativa italiana prevede difatti che i pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni, ivi comprese le amministrazioni all’estero, sopra i 1.000 euro debbano per forza essere fatti tramite banca onde evitare la formazione di provviste di fondi extra bilancio, fenomeni di evasione fiscale, possibilità di corruzione e così via. Altra domanda: si tratta di fondi soggetti a rendicontazione alla Corte dei Conti e non essendo stato raggiunto lo scopo ultimo che ci si era prefissi, ossia la liberazione dei due militari detenuti, sarebbe possibile parlare di sperpero illegittimo di denaro pubblico e richiedere ai responsabili la restituzione del denaro già trasferito in India?

Va rimarcato poi come non uno straccio d’idea “originale” sia uscito dalla Farnesina, a parte quanto detto ora (e cavarsela coi soldi non è certo un’idea originale), su come far rientrare in Italia i militari in questione. Provare quantomeno a rivolgersi al Consiglio di Sicurezza sulla base del Capitolo VI dello Statuto delle Nazioni Unite? Provare a rivolgersi alla Corte Internazionale di Giustizia, considerato che l’India ne accetta, in linea di principio, la giurisdizione? Niente di tutto ciò. Dopo l’esplodere del caso, il Ministro Terzi si è persino presentato in India con una delegazione di imprenditori, tra cui Colaninno della Piaggio, come se nulla fosse accaduto. In fondo, il business è quello che conta al mondo d’oggi e, in più, con le nostre ambasciate e i nostri consolati a corto di fondi non potevamo non sostenere le imprese italiane all’estero, nella speranza che sponsorizzassero le attività delle nostre rappresentanze per le quali non c’è più un euro. Il tutto a dispetto della nostra dignità nazionale, della dignità di altre amministrazioni statali coinvolte, come il Ministero della Difesa, e della dignità delle vittime.

Sarà un caso, dopotutto, che non un’idea sia uscita dalla Farnesina se i funzionari non studiano, sono impegnati tutto il tempo nelle proprie baruffe o a curare la propria carriera e a formare cordate di parenti e amici?

Da ultimo, a proposito di risse interne, la nomina di Terzi, ovverosia di un diplomatico di lungo corso (peraltro non simpatico a molti all’interno e di cui non si ricordano contributi intellettuali di rilievo), avvenuta a quanto pare su pressione degli Stati Uniti che volevano, dopo Berlusconi e preoccupati dalla nomina di Monti che anni prima, come Commissario UE alla concorrenza, aveva colpito la Microsoft, un uomo che garantisse la posizione filo-atlantica dell’Italia (non è mai stato rivelato di cosa abbiano parlato e chi abbiano contattato Monti e Napolitano nelle lunghe ore trascorse insieme al Quirinale prima che fosse letta la lista dei Ministri, né d’altronde Monti ha mai spiegato le ragioni che lo hanno indotto a proporre a Napolitano la nomina di Terzi), avrebbe scatenato una violenta contrapposizione interna tra i funzionari, come se fosse in atto un regolamento di conti portato avanti dal Ministro per fatto personale, ancorché tale situazione conflittuale sia stata smentita dalla Farnesina. Il Ministero degli Esteri, nel suo complesso, ha pagato le conseguenze di un simile conflitto, essendo ormai da mesi all’attenzione degli organi di stampa per questa vicenda. Ultimo in ordine di tempo ad andar via è stato il Segretario Generale della Farnesina, Massolo, che in origine era parso anch’egli candidato alla poltrona di Ministro e poi è stato sorprendentemente “scavalcato” appunto da Terzi.

Lo stato penoso in cui versa oggi la Farnesina, aggravatosi dall’arrivo di Terzi, spicca ancor di più se si pensa che, dopo la nomina di Visco a Governatore della Banca d’Italia al posto di Saccomanni, non una mosca è volata all’interno di Palazzo Koch, che non è affatto finito all’attenzione della stampa per un conflitto tra funzionari come quello in corso alla Farnesina.

Per uscire da questa situazione, va ancora una volta sottolineato che occorre che la politica faccia il proprio mestiere, ponendo maggiore attenzione alle nomine, a partire da quella stessa del Ministro degli Esteri, e lavorando alla riorganizzazione dell’edificio ministeriale nel cui quadro inserire nuovi meccanismi di selezione del personale sia al momento iniziale sia nelle fasi successive di carriera. Tali meccanismi sono ormai squalificati poiché non sono in grado di garantire che accedano al servizio diplomatico soltanto persone di provata fede democratica, rappresentative dei valori costituzionali  e capaci di far sempre primeggiare l’interesse generale sul proprio interesse personale.

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Leggi anche: Lettera aperta al Presidente del Consiglio Prof.Sen. Mario Monti sul funzionamento del MAE

Discussione

7 pensieri su “Una Farnesina da ricostruire: Terzi, il caso Vattani e ancora altro

  1. a me scoccia fare l’avvocato del diavolo (anche perchè mio fratello ha pagato sulla sua pelle certe chiusure di “casta” della “Farnesina”), però le cose in questo articolo non sono del tutto corrette. in primo luogo direi che non è del tutto corretto sostenere che la “fede fascista” sia incostituzionale. neppure proferirsi fascista è, in se, penalmente o civilmente rilevante. incostituzionale, per una norma transitoria della Costituzione, è la RICOSTITUZIONE DEL PARTITO fascista, non l’essere fascisti. si può dire che lo “spirito” della norma però è un altro. allo stesso tempo, però, esistono numerose sentenze che assolvono alcune associazioni di stampo “neofascista” e numerosi partiti, sindaci e Ministri della Repubblica che si dichiarano, quantomeno, non antifascisti se non lepeniani. non so come poi decideranno i tribunali amministrativi, ma la questione non mi pare correttamente impostata se un tribunale amministrativo non giudica secondo la legge – e la legge non impedisce alcuna idea politica -, ma secondo opportunità. corrett è dire che andrebbe riformato il sistema di selezione e nomina, ma finchè non è riformato un giudice che disapplica la legge per ragioni politiche non è un giudice imparziale e si pone, lui sì, fuori dalla Costituzione. del resto l’argomento “ma come fanno quelli di centrosinistra a collaborare con l’estero se devono passare per uno che è fascista?”. perchè è ribaltabile. come fa il più grande comune d’Italia – Roma – o la Regione Lazio a trattare con l’estero passando per un funzionario comunista? ci sono due vie. o si vieta ai funzionari di esprimere le proprie opinioni politiche, ma allora va impedito anche ai vari Ingroia di fare esternazioni da militante politico, oppure si tiene distinta la persona dalla funzione. è una cosa impossibile? il PM nel caso della telefonata di Berlusconi (caso Ruby) hanno sottolineato che questa era stata effettuata dal suddetto B. in qualità di Presidente del Consiglio e non nella funzione di Presidente del Consiglio. una distinzione, ancora più sottile di quella che ho enunciato io. non si capisce perchè per accusare Berlusconi dovrebbe valere mentre non dovrebbe valere nel “difendere” Vattani. in ogni caso, ed è stato opportuno, sono intervenuti gli organi di autodisciplina a censurare i comportamenti poco consoni alla carica ricoperta dl Vattani. riguardo a ciò che valutano i concorsi si può essere d’accordo, ma che, a causa di opinioni politiche, un cittadino incensurato non possa accedere ad un concorso pubblico è chiaramente incostituzionale. quindi o si riformano i criteri di selezione o, rebus sic stantibus, non si può sospendere la legge per questioni politiche.

    riguardo la triste vicenda dei marò io credo che gli indennizzi, lasciando perdere l’oggettiva stranezza delle modalità di pagamento che sono oggettivamente dubbie, avessero, e abbiano, un senso. nel nostro sistema penale, se è vero che i risarcimenti in caso di omicidio non escludono la pena però è attenuante generica: “l’avere, prima del giudizio, riparato interamente il danno, mediante il risarcimento di esso, e, quando sia possibile, mediante le restituzioni; o l’essersi, prima del giudizio e fuori del caso preveduto nell’ultimo capoverso dell’articolo 56, adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato.” ad ogni modo, sul perchè non si ricorre ai “giudici internazionali” io credo sia piuttosto normale tentare, prima di instaurare un contenzioso di carattere giuridico, soluzioni diplomatiche. siccome, a fronte degli indubbi errori da parte “nostra”, la risposta dei tribunali indiani pare più politica che giuridica si ritorna al punto di partenza, ovvero ai rischi che si corrono quando i giudici, sia il nostro consiglio di stato nel caso vattani, sia la corte indiana nel caso dei marò, non applichino le leggi o le convenzioni internazionali ma tengano magari più conto delle imminenti elezioni. se quindi la controversia è politica difficilmente se ne avrà una soluzione spostandosi in campo giuridico.

    purtroppo sono troppo ignorante per sapere che quello che ho scritto ha un senso oppure no, per questo spero in qualche illuminante risposta. ho cercato di esprimere le mie opinioni per come sono in modo che, essendo facilmente criticabili, io possa ricevere critiche altrettanto nette e chiare e possa imparare qualcosa.

    grazie.

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    Pubblicato da Lorenzo | 29/05/2012, 13:56
  2. Prendo a spunto l’articolo di G.Zanetta pubblicato il 28 maggio sul portale http://www.cambiailmondo.org (Una Farnesina da ricostruire: Terzi, il caso Vattani e ancora altro)

    riguardante lo stato penoso in cui versa oggi la Farnesina,ma sembra che questo stato pervada da un bel po’ di tempo anche le nostre istituzioni diplomatiche all’estero e non solo.

    Zanetta afferma che i meccanismi di nomina del personale sono ormai squalificati in quanto non sono capaci di far primeggiare l’interesse generale sul proprio interesse personale.

    Spero che il caso dell’apatia delle nostre rappresentanze in Grecia sia un sintomo isolato e che non riguardi una generalizzazione nelle altre missioni diplomatiche italiane nel mondo.

    La mia lunga permanenza in questo Stato,insieme alla mia partecipazione sociale e politica a favore della Comunita’ italiana in Grecia,e i miei costanti contatti con altre comunita’ italiane all’estero mi hanno permesso di stare continuamente in contatto con una realta’ geopolitica in continua trasformazione.

    La nostra rappresentanza in Grecia,invece,vivendo tra l’altro direttamente anche la cosiddetta “questione greca” sul campo,sembra essere completamente isolata sia socialmente che psicologicamente da tutto quello che succede al di fuori delle mura della bellissima,tra l’altro,sede dell’Ambasciata,di fronte al Parlamento Greco.

    Inoltre ,e cosa ancor piu’ grave,anche altre istituzioni come l’Istituto Italiano,la Camera di Commercio,la Scuola italiana,il Comites ecc. sembrano seguire lo stesso esempio.

    Posso asserire quanto sto’ dicendo con documenti personali alla mano che riguardano mie richieste e proposte personali a favore della nostra Comunita’ in Grecia.

    Perfino richieste ufficiali per collaborazioni socio culturali con enti ellenici ,che avrebbero potuto anche dare lustro alla nostra ambasciata,sono stati completamente elusi.

    Faccio riferimento in particolare ad una lettera(email) inviata all’ambasciatore che non ha neanche avuto una risposta ‘negativa”,che riguardava un semplicissimo coordinamento delle nostre istituzioni in Grecia,per assistere e aiutare la nostra Comunita’profondamente colpita dalla calamita’ economica greca.

    Faccio riferimento a lettere (email)di collaborazione e partecipazione ad un grande avvenimento multietnico organizzato ad Atene per il prossimo 10 giugno,e al quale hanno risposto positivamente molte altre ambasciate.

    Anche qui nessuno si e’ degnato di rispondere almeno “negativamente”,nonostante le lettere (email) erano indirizzate contemporaneamente all’Ambasciatore e alla sua segreteria ,al Direttore e gli Addetti dell’Istituto italiano di Cultura di Atene.

    Anche una email inviata al Presidente della Camera di Commercio Italo ellenica,e una lettera data a mano al Dirigente scolastico della Scuola italiana di Atene,per chiedere di partecipare allo stesso avvenimento,hanno avuto la stessa sorte.

    Angelo Saracini

    Ex Pres.Grecia

    SEL Grecia

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    Pubblicato da cambiailmondo | 29/05/2012, 18:38
  3. I commenti all’articolo sulla Farnesina meritano, a loro volta, alcune osservazioni. Partiamo, anzitutto, dal commento circa la situazione in Grecia inserito da Angelo Saracini.
    L’articolo sulla Farnesina non prende in considerazione la situazione della rete diplomatico-consolare all’estero per un motivo molto semplice, cioè perché parte dal presupposto e dalla convinzione che il grosso del problema di gestione si concentri a Roma, parta da lì. E’ soltanto risolvendo i problemi di gestione che esistono a Roma che sarà possibile, di conseguenza, risolvere i problemi che esistono anche all’estero. Occorre, dunque, mettere mano a molte delle cose che non vanno alla Farnesina, a partire da quelle segnalate nell’articolo. I nodi della rete all’estero saranno, allora, molto più facili da sciogliere.
    Quanto al commento inserito da Lorenzo, va precisato in primo luogo che l’espressione “incostituzionale” impiegata nell’articolo non aveva un senso tecnico-giuridico, bensì puramente politico. Le dichiarazioni di incostituzionalità delle leggi competono, ai sensi dell’art. 134 della Costituzione, alla Corte Costituzionale. Chi scrive conosce il punto. L’espressione è stata usata nel senso che i valori fascisti, professati in occasione della performance concertistica di Vattani, sono in contrasto coi principi fondamentali espressi nella Costituzione, dalla solidarietà alla pace. Se la Costituzione contiene una norma sul divieto di riorganizzazione del Partito Fascista è proprio perché si preoccupa del fatto che possano esistere organizzazioni politiche, come il Partito Fascista, che propugnano valori e tesi in totale antitesi coi princìpi fondamentali della Costituzione.
    Nessuno poi ha sostenuto l’idea di vietare a qualcuno di essere fascista. Sarebbe semplicemente un’idea di impossibile applicazione. Ad ogni modo, va ricordato che l’art. 54 della Costituzione impone a ogni cittadino il dovere di essere fedele alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi, aggiungendo che i funzionari pubblici prestano giuramento, come nel caso di Vattani, nelle ipotesi stabilite dalla legge e ricordando che essi devono assolvere le proprie funzioni con disciplina e onore. Ciò posto, è del tutto evidente che il comportamento di Vattani, tenuto in occasione della sua performance in cui si è permesso di insultare anche la Repubblica, è del tutto contrastante con questi precetti, tant’è vero che il Consiglio di Stato ha riconosciuto che la sua permanenza a Osaka contrastasse ormai con la tutela dell’interesse pubblico. Il problema, del tutto evidente, è che chiunque non abbia le idee di Vattani, dovendo confrontarsi con questa persona in ambito professionale, avrà difficoltà di ordine relazionale. Ciò sia nel rapporto con colleghi che fossero in disaccordo con lui sia nel rapporto con enti e personalità esterne.
    Il paragone col funzionario comunista, purtroppo, non regge per il semplice motivo che, almeno fino ad oggi, non si rammentano funzionari comunisti (che pure esisteranno) che abbiano dichiarato pubblicamente la propria fede politica al pari di Vattani.
    Nessuno ha sostenuto che i concorsi pubblici debbano prevedere un criterio di esclusione ab initio in considerazione delle opinioni politiche di qualcuno. Si è sostenuto, piuttosto, che i concorsi, specie quello a cui ha partecipato Vattani (tenuto conto della delicatezza degli incarichi che si dovranno ricoprire all’estero) siano dotati di strumenti, come la supervisione di psicologi ed esperti di materie socio-psico-antropologiche (tanto per fare un esempio), in grado di garantire che le persone selezionate corrispondano a quanto l’art. 54 della Costituzione ricorda (o la Costituzione è un optional nel caso della Farnesina?). E’ evidente, nel caso di Vattani, che la sua personalità originaria, nel corso del tempo, ha finito per prevalere sul suo ruolo istituzionale. L’idea è, quindi, quella di passare da un concorso nozionistico a uno meno nozionistico e più pratico e condotto anche sulla personalità dei candidati alla luce delle difficoltà e delle pressioni (anche nel foro interno del funzionario che può vivere un forte contrasto tra le sue opinioni e i doveri d’ufficio) di vario genere che si incontreranno in quella tipologia di professione.
    Va ricordato, infine, che la Costituzione prevede, nelle sue norme finali e transitorie, ipotesi di ineleggibilità (temporanea) per gli ex gerarchi fascisti e prevedeva l’ineleggibilità e l’inaccessibilità (definitive) alle cariche pubbliche per i membri di Casa Savoia. Pertanto, con un’adeguata normazione magari di tipo costituzionale, non sarebbe impossibile procedere in questo senso anche nel settore della diplomazia.
    In relazione ai fucilieri di marina, il problema che si voleva sottolineare era principalmente il fatto che la gestione del denaro pubblico, quale che fosse la forma di pagamento (risarcimento, donazione e così via) , era sembrata particolarmente avventata e affrettata. Se la decisione del Tribunale nel caso dei fucilieri di Marina era dipendente dalla sua discrezionalità e il ritiro della costituzione di parte civile operata dai familiari delle vittime non era motivo obbligatorio per il giudice di dichiarazione della decadenza dell’azione penale, era palesemente chiaro che il Tribunale avrebbe proseguito nell’azione giudiziaria alla luce esattamente delle condizioni politiche della controversia. In simili circostanze, era prudente usare il denaro pubblico? Si sono seguiti criteri prudenti di buona amministrazione?
    Per quanto riguarda il punto diplomatico, la domanda che sorge è: perché l’Italia non ha intrapreso azioni del tipo di quelle descritte, ad esempio rivolgendosi al Consiglio di Sicurezza o alla Corte Internazionale di Giustizia? Come è possibile che l’Italia affronti un gigante come l’India senza il supporto di nessun ente internazionale terzo di peso? Sorge il dubbio che non lo abbia fatto per dei motivi che la Farnesina non ha voluto chiarire. Potrebbe darsi, per esempio, che la Farnesina non abbia voluto rivolgersi al Consiglio di Sicurezza perché alcune risoluzioni di questo organo prevedono sì la lotta alla pirateria, ma specificando al largo delle coste della Somalia? Quand’anche il fatto “incriminato” fosse avvenuto al largo delle coste indiane (e non nelle acque territoriali indiane), potrebbe legittimamente sostenersi che al largo delle coste indiane equivalga al largo delle coste della Somalia? Naturalmente, ammettere ciò significherebbe ammettere che gli indiani hanno anche loro qualche valida ragione…
    Infine, il ricorso a un mezzo diplomatico di risoluzione della controversia (che non risulta ufficialmente essere stato esperito, perché pare che l’unica via seguita sia stata quella del pagamento di somme di denaro ai familiari delle vittime) non impedisce, almeno in linea di principio e fatte salve le dichiarazioni di accettazione della giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia da parte di Italia e India, che si possa parallelamente fare appunto ricorso alla Corte, magari chiedendo misure cautelari contro l’India per la detenzione dei nostri militari. (k g zanetta)

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    Pubblicato da guglielmo zanetta | 31/05/2012, 00:49
  4. per prima cosa la ringrazio della risposta.

    riguardo l’art. 54 della Costituzione esso impone l’obbligo di adempiere alle funzioni pubbliche con disciplina e onore. non impone di comportarsi “bene” al di fuori dell’adempimento di esse. che la cosa sia opportuna non credo sia in discussione, che sia doverosa ho dei dubbi (almeno alla luce del solo art. 54 non conoscendo affatto la legislazione ordinaria in merito). per questa ragione io non capisco come una persona come il Vattani avrebbe potuto essere esclusa o scartata in esito al concorso qualora avesse avuto tutti i requisiti tecnici richiesti (dal concorso attuale), e anche gli altri che richiedete voi in aggiunta, non essendo tema del concorso valutare le opinioni politiche o le esternazioni del candidato – che sarebbero di difficilissima reperibilità e assai difficile valutazione – rese in contesti e in tempi non necessariamente contigui a quelli dell’esperimento del concorso. riguardo alle valutazioni più “pratiche” e meno nozionistiche, seppure d’accordo in teoria, mi sembra che sia praticamente impossibile farne. valutare la conoscenza di una nozione è “facile”, valutare la personalità di un candidato -ammesso sia possibile e il responso non dipendente dalle varie “scuole” di psichiatria – mi sembra un processo molto più difficile.

    stando aderenti al caso Vattani, sono chiare le anomalie. viene selezionato una persona che andrà, verosimilmente, a ricoprire la funzione già ricoperta dal padre (poi parlano di casta riferendosi al Parlamento), il Ministro attiva non procedimento che non avrebbe la competenza di attivare, viene sanzionato un comportamento legittimo ma inopportuno politicamente (ovviamente non conosco le competenze del Consiglio di Stato in materia), solo che dell’opportunità politica del comportamento dovrebbe valutare l’organo politico – il Ministro – e non il giudice, il soggetto è parcheggiato da qualche parte in attesa che si calmino le acque e verosimilmente in futuro, magari dopo aver professato pubblicamente il suo ravvedimento, andrà a ricoprire la medesima o più elevata carica. se posso fare un parallelismo… il vicesindaco della mia città (Arezzo) fu allontanato dalla giunta in quanto aveva venduto un immobile ad un ente che da lì a qualche mese sarebbe stato soppresso – la soppressione essendo già stata prevista per legge -. l’immobile avrebbe dovuto fungere da sede dell’ente sopprimendo. la medesima persona, e dallo stesso sindaco che lo aveva allontanato e che nel frattempo era stato rieletto, è stata, calmatesi le acque, nominato consigliere nella società che gestisce l’acqua pubblica.

    venendo al tema dei concorsi io inizierei a togliere i commissari che fanno favoritismi. sarebbe un bel passo avanti. al concorso sostenuto da mio fratello un membro – se ho ben capito, ma potrei aver non ben inteso quanto riferitomi da mio fratello riguardo al soggetto che ha messo in atto questo comportamento quindi potrei sbagliarmi, una professoressa della LUISS – suggerì a un candidato, suo allievo presso l’università suddetta, lo spunto per il tema di diritto internazionale. il candidato, poi risultato uno dei vincitori, non avrebbe compilato quel tema senza il suggerimento. il resto della commissione, dato che il fatto era talmente palese e il suggerimento avvenuto in maniera talmente sciocca da sollevare contestazioni, optò per divulgarlo a tutti i candidati. queste cose, prima di altre, non dovrebbero essere ammissibili. non metto in discussione le capacità del candidato, che poteva essere oggettivamente il migliore e che comunque non ha – per quel che ne so – colpe, ma, almeno da un punto di vista di opportunità e di “svolgimento delle proprie funzioni con onore e disciplina”… beh lascio ad altri trarre le conclusioni.

    sulla gestione “avventata” delle risorse pubbliche c’è pieno accordo, anche se ho cercato di “giustificare” tale azione. è una mia deformazione cercare di capire perchè qualcuno fa qualcosa prima di dire che ha sbagliato nel farla. io credo che la posizione indiana sia politica, non credo che però siano dei pazzi che agiscano senza qualche “copertura” in punta di diritto. il basso profilo che il nostro governo sta tenendo nella gestione della situazione è, come lei afferma, anche conseguenza dell’imbarazzo di aver lasciato che i nostri militari agissero al di fuori, o al limite, del loro mandato. questa situazione è grave perchè segnala la totale mancanza di controllo “politico” su certi temi. manca la consapevolezza e il progetto su quello che i nostri militari fanno in giro per il mondo. questa è una carenza, a mio avviso, ben più grave dell’aver selezionato Vattani.
    ricordo, a titolo di esempio, che per la strage del cermis furono versati risarcimenti da parte degli USA, quindi mi sembra che questa sia una prassi consolidata. in quel caso, come in quello dei marò, la colpa era indubbiamente dei militari. in quel caso, come in questo, si discuteva di giurisdizione (là in ambito Nato). a me sembra che il risarcimento venga pagato laddove si ammetta la propria colpa, ma a titolo grazioso -poi ovviamente si è costretti a pagarlo in caso di condanna-. sulla base di questo e simili precedenti penso che esista una prassi, basata su sentimenti di equità e calcolo politico, che renda comprensibile, leggi difficilmente censurabile, il comportamento della diplomazia italiana.

    la ringrazio ancora per il chiarimento offertomi.

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    Pubblicato da Lorenzo | 01/06/2012, 10:33
  5. Mentre si legge e scrive di battaglie e combattenti, la Farnesina muore per inedia. Infatti l’ultimo grave atto e’ il fatto che i dipendenti in trasferimento debbono anticipare tutti i costi (biglietti aerei, costi trasloco etc.), con una metafora e’ come se un minatore per scendere in miniera ed ivi lavorare deve pagare l’ascensore, lo stesso per uscire.
    Signori la situazione e’ al punto di non ritorno; in dieci anni si sono persi 1400 unita’ di personale amministrativo (pensionamenti, abbandoni, decessi etc.), senza sostituzione alcuna. Gli uffici all’estero non hanno piu’ personale operativo, mentre le promozioni dei diplomatici, indipendentemente se si e’ liberato un posto, avvengono ogni anno a iosa, vedasi la moltitudine di ministri plenipotenziari e consigliere a disposizione dei vari Direttori Generali, con i piu’ strani ed improbabili incarichi. Ogni anno si procede imperterriti a fare un concorso diplomatico di 35 posti, mentre il blocco delle assunzioni ha decimato la ciurma (siamo ad 1 diplomatico per ogni 3,8 dipendente amministrativo/contratto).
    Lasciamo stare le battaglie ed i combattenti per un posto al sole, qui si e’ di fronte alla fine di un processo, dove l’Italia all’estero non esiste quasi piu’, solo i nostri diplomatici nel massimo di autoreferenzialita’ si scrivono a vicenda e per giustificare la loro esistenza. Mentre provate a chiedere un servizio o un visto….!!!!.

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    Pubblicato da Cotumaccio Giovanni | 24/11/2012, 20:46
    • Situazione davvero impressionante. E quasi grottesca, se non fosse in realtà gravissima per tutti gli utenti oltre che per il personale. Ci scriva, se può, con maggiori dettagli. Cordiali Saluti. (Red)

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      Pubblicato da cambiailmondo | 25/11/2012, 12:25
      • da informazioni assunte, direttamente da persone/dipendenti del Ministero Affari Esteri, da luglio scorso per i trasferimenti d’ufficio da un paese all’altro o dall’estero a Roma, il dipendente deve anticipare le spese di trasporto masserizie, i costi dei viaggi aerei etc (in media circa 15-18 mila euro per una famiglia di tre persone: genitori ed un figlio). Rimborsi tra qualche anno e se ci saranno disponibilita’ finanziarie (l’ho letto sul messaggio Ministero Affari Esteri al proprio dipendente).
        Di contro avvengono annualmente promozioni diplomatiche, indipendentemente se si sono liberati posti; infatti mi dicono che c’e’ una pletora di ministri plenipotenziari e consiglieri a disposizione con improbabili e strani, se non dire indefinibili, incarichi ad personam. Come pure, nonostante il personale amministrativo e tecnico nell’ultimo decennio si e’ depauperato di 1400 unita’ (non sostituito per il blocco delle assunzioni), la carriera diplomatica da sempre ed immancabilmente ogni anno fa un concorso diplomatico da 35 posti. Ripeto le informazioni sono che c’e’ un diplomatico per ogni 3,8 dipendenti amministrativi/contrattisti.
        I servizi di sportello all’estero sono al collasso e l’unica soluzione che e’ venuta in mente e’ quella di esternalizzare a ditte private (a pagamento per l’utente) i servizi (visti), quindi lo Stato abdica alle proprie funzioni potestali. Per non parlare della chiusura dei Consolati negli ultimi anni, allontanando i servizi dall’utenza (esempio, chiudendo un Consolato in Australia e/o in Canada, viste le immense distanze, l#utente deve prendere l’aereo e prevedere un pernottamento intermedio per raggiungere l’ufficio). Approfondite la questione e toccherete il fondo…

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        Pubblicato da Cotumaccio Giovanni | 25/11/2012, 19:19

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