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CRISIS, Lavoro economia società, Politica

Il pareggio si allontana: di rigorismo si può anche morire

di Alfiero Grandi
Lo spread si aggira come un avvoltoio sui conti pubblici italiani. Forse sarebbe bene ammettere che c’è stato qualche ottimismo di troppo nel ritenere la situazione dell’Italia già sotto controllo. Il Governo Monti, comprensibilmente, cerca di evitare allarmismi, ma se i conti del prof. Dell’Aringa (in verità non solo suoi perché anche il Fmi è più o meno sulla stessa linea) sulla riduzione del Pil dovessero essere corretti il Governo dovrebbe ricorrere ad una nuova manovra di aggiustamento dei conti, perché il margine creato con la manovra precedente non sarebbe più sufficiente.

Questo naturalmente se non si mette in discussione l’eccesso di rigorismo imposto dall’egemonia della Germania e della Francia (almeno fino alle prossime elezioni) sull’Europa. In sostanza è di fronte all’Italia il rischio di avvitamento in una spirale recessione- tagli- recessione con costi sociali sempre più pesanti.

Essere i primi della classe agli occhi della Germania non sta dando grandi risultati e rischia di essere solo un modo per ritardare il momento della verità. Perfino i “mercati” si comportano in modo beffardo: da un lato chiedono misure sui conti pubblici, dall’altro non mancano di sottolineare che la recessione renderà sempre più difficile rispettare gli impegni e pagare i debiti. Del resto sulla Grecia prevale il pessimismo proprio perché ora che è stata messa in ginocchio difficilmente riuscirà a rispettare gli impegni presi/imposti dall’Europa.

Per l’Italia si aggiunge l’incognita dell’impegno preso dal Governo Monti di ridurre in 20 anni il debito pubblico al 60 % del Pil, sia pure con una tolleranza riferita al debito complessivo (pubblico e privato) del paese; anche se di questa tolleranza nel trattato intergovernativo a 25 c’è solo un richiamo a quanto già ottenuto in precedenza. Insistere solo sul risanamento dei conti pubblici non ci porterà lontano.

Anzitutto occorre rilanciare una politica europea per lo sviluppo, finanziabile con eurobond. Cos’ la Tobin tax potrebbe contribuire a finanziare parte del debito pubblico creato dalla crisi e mettere sotto controllo i mercati finanziari. A questo proposito si sono fatte molte chiacchiere ma fatti zero. Per questi obiettivi  occorre sconfiggere il neoliberismo dominante in Europa che sta provocando un arretramento della credibilità dell’Unione.

Anche in Italia occorre mettere al centro lo sviluppo e l’occupazione, di cui il rilancio della domanda interna non è aspetto secondario. A questo proposito è un errore che il Governo abbia deciso di non istituire il fondo per restituire ai cittadini fiscalmente onesti quanto ottenuto con la lotta all’evasione. Nessuno pretende che si decida il quantum della restituzione fiscale prima dei risultati effettivi della lotta all’evasione.

Tuttavia stabilire che quanto ottenuto dalla lotta all’evasione verrà utilizzato prima possibile per sostenere la domanda interna, a partire dalle aree di povertà e dai lavoratori e dai pensionati è una scelta necessaria. E’ risibile dire che la via fiscale non è adatta ai più poveri.

Dovrebbe essere ormai noto che per via fiscale si possono prevedere sgravi a favore dei redditi e assegni diretti a favore dei redditi troppo bassi (incapienti) per consentirgli di beneficiare degli sgravi. Il problema non è tecnico, è politico e un sostegno alle aree più colpite dalla crisi e ai redditi bassi è non solo equo ma anche necessario per sostenere la domanda interna.

Il Ministro Passera non è riuscito a dare grandi rassicurazioni sulla capacità di stimolare la ripresa economica con la sua linea di sostegno alla linea delle piccole cose che sembra ispirata da Gozzano.

Certo che occorrono più misure, ma occorre anche avere chiaro quali sono le priorità.

Le esportazioni vanno benino ? Bene, ma non sono ancora una risposta a quale ruolo l’Italia pensa di potere avere nella divisione internazionale del lavoro e certo non è una buona risposta che proprio il Ministro abbia dato voce alle richieste di Confindustria (egemonizzata dalle lobbies energivore) tagliando il sostegno al fotovoltaico. Oggi questo settore tira e conta 120.000 addetti più della Fiat e con queste azioni improvvide se ne decreta la crisi, per di più dimenticando che le energie rinnovabili da un lato sono sostenute ma dall’altro ha contribuito a tenere più basso il prezzo dell’energia nelle fascie orarie di maggiore richiesta. Sviluppo non è tornare a prima della crisi come se nulla fosse, ma è anzitutto ripensare alla qualità dell’economia, al suo rapporto con l’ambiente, alla sua qualità sociale.

L’impressione è che il Governo non abbia idee precise e forse non creda al valore di una politica industriale e di sviluppo fondata sulla ricerca e sull’innovazione, sulla compatibilità ambientale, su relazioni sindacali positive che sono incompatibili con attacchi all’articolo 18 e con il mantenimento della precarietà senza regole.

Non si dica che sarebbe bello, ma mancano le risorse. Quando è necessario le risorse si trovano ad ogni costo. In questo caso poi si possono trovare senza aumentare la pressione fiscale. Infatti la patrimoniale, pur necessaria, dovrebbe servire a ridistribuire i redditi.

Lo sviluppo può essere finanziato con alcune misure che non si capisce perché non vengano adottate. Due esempi.

Il primo è l’attuazione di una precisa direttiva europea che chiede di recuperare l’Iva evasa da parte di chi ha usato lo scudo fiscale. Finora si è seguita la linea della doppiezza. A Bruxelles è stato assicurato che verrà fatto (non si poteva fare altro perché l’Iva è imposta europea) salvo tranquillizzare quanti hanno usato lo scudo fiscale facendo capire che tanto non si farà.

Cosa si aspetta ad informare tramite le banche i 270.000 soggetti che hanno usato lo scudo fiscale che su di loro sta per abbattersi una campagna di controlli a tappeto e che quindi farebbero meglio a mettersi in regola con il fisco italiano che agisce per conto dell’Europa ?

Si potrebbero recuperare alcuni miliardi di euro.

Il secondo è raggiungere rapidamente un accordo con la Svizzera come ha fatto la Germania, con le stesse modalità, per la tassazione dei capitali che sono stati esportati in quel paese. Certo non sarebbero tassati come in Italia, ma in ogni caso molto più del nulla attuale, per di più con l’incertezza di non trovarli.

Non si tratta di fare un accordo per sempre ma per un periodo difficile come questo potrebbe essere utile e potrebbero derivarne risorse ingenti. Il Governo dovrebbe avere fatto dei conti, perché non rende pubblico quanto incasserebbe lo Stato italiano da questa misura ? Si tratta certamente di miliardi di euro. Troppo facile ?

Il Governo dimostri che non è possibile seguire queste strade, ma se invece lo fosse, prendersela con i pensionati che stanno sopportando la decurtazione della pensione che con quanti ormai non sono né pensionati né lavoratori e lasciare che il tempo renda impossibile percorrere queste piste a causa della prescrizione sarebbe una grave responsabilità.

Tutto questo per confermare che senza ripresa dell’occupazione e dell’economia e  senza idee forti (non un’ideona ma più ideone) non si andrà lontano e l’Italia rischia di entrare in una spirale terribile, senza fondo. Il 2012 sarà un anno diffcile, ma il 2013 non è affatto detto che sarà migliore. Se il Governo tecnico non è in grado di fare scelte di questo spessore forse i partiti, pur sotto il tiro della crociata antipolitica, farebbero bene a riflettere e a decidere di prendersi le responsabilità in prima persona, il paese potrebbe essergli grato.

Alfiero Grandi

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