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Medio Oriente: una soluzione pacifica e democratica in Siria, scongiurare ogni attacco militare all’Iran

di Danilo Barbi (*)
Le crisi politiche ed i conflitti in Medio Oriente continuano ad essere una minaccia per la sicurezza delle popolazioni civili, per la pacifica convivenza ed il futuro dell’intera regione, del Mediterraneo e dell’Europa. In assenza di una vera politica di pacifica cooperazione, imprescindibile ed urgente per la sicurezza, la stabilità democratica e lo sviluppo sostenibile dell’intera regione, assistiamo all’ implicita accettazione dello status quo in cui versa il conflitto israelo-palestinese, al proliferare di nuovi accordi di libero scambio in un regime di concorrenza tra i diversi blocchi regionali, tutti alla ricerca di garantirsi l’accesso alle risorse energetiche ed ai mercati dei paesi del medio Oriente e del Nord Africa.

Calpestando i principi delle convenzioni internazionali, che prevedono il rispetto dei diritti umani universali e dei diritti fondamentali del lavoro per dar corso alle normali relazioni commerciali tra stati membri delle Nazioni Unite e tra la Unione Europea ed i paesi terzi, si lascia mano libera ai mercati, mentre governi occidentali, europei e di paesi emergenti continuano a garantire cooperazione militare e vendita di armi.

Così, mentre il governo israeliano continua nella sua sistematica politica di occupazione dei territori palestinesi e di isolamento della popolazione di Gaza, il governo italiano conferma ad Israele la vendita di 30 velivoli M346 della Alenia Aermacchi, la cooperazione sui sistemi di sicurezza e l’accesso al nostro spazio aereo per le esercitazioni militari.

Stessa logica prevale nella comunità internazionale. Mentre si dichiara di sostenere il piano di pace Annan in Siria, continua la fornitura di armi al regime e, da parte di Arabia Saudita e Quatar, agli insorti. La guerra civile rischia di diventare guerra tra paesi, con gli attacchi delle truppe di Assad ai campi profughi in Turchia.

All’orizzonte, più che un piano di pace per la regione, vi è il rischio del conflitto con l’Iran, che vedrebbe Israele in prima linea. Uno sciagurato strike israeliano sugli impianti nucleari iraniani avrebbe conseguenze catastrofiche di dimensioni imprevedibili per il mondo intero.

Uno scenario da Apocalisse che va assolutamente scongiurato.

La comunità internazionale, l’Unione Europea ed il governo italiano – in ragione della responsabilità e del comune destino verso i popoli arabi, di Israele e del Mediterraneo – devono riprendere una chiara azione politica, superando le loro miopi divisioni e la visione di parte, per favorire la costruzione di un’area mediterranea di pace, di convivenza tra popoli e culture, di cittadinanza e di democrazia, di equo partenariato economico per uno sviluppo inclusivo e sostenibile.

*) Responsabile Dip. Politiche Globali della CGIL

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