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Egitto: Assemblea Costituente, la rivoluzione è fuori. Giro di vite sulle manifestazioni

di Elisa Ferrero (Il Cairo)
L’ultimo danno è compiuto. Sabato sono stati eletti i 100 membri dell’Assemblea Costituente, in un clima a dir poco teso e in una situazione di profonda crisi. Come c’era ormai da aspettarsi, i Fratelli Musulmani non hanno rispettato né le loro promesse, né i loro grandi discorsi sulla necessità che la Costituente rappresenti l’intero paese e non solo la maggioranza parlamentare. Pigiando sull’acceleratore, e ignorando qualsiasi esteso dibattito, assieme ai fedeli salafiti, hanno proceduto all’elezione dell’assemblea facendo man bassa di seggi. Alla fine, si sono aggiudicati almeno il 70% della Costituente. Dei 50 seggi assegnati ai parlamentari (anzi, auto-assegnati), Libertà e Giustizia se ne è tenuti 25. Altri 11 sono andati al partito salafita di al-Nour, mentre i restanti 14 sono stati occupati da tutti gli altri, liberali e indipendenti. Ma naturalmente, gli islamisti si sono accaparrati anche un buon numero di seggi riservati agli “esterni”, rappresentanti di sindacati o istituzioni governative da un lato (25 seggi) e personalità pubbliche dall’altro (altri 25 seggi). In questa categoria sono più o meno stati pigiati copti, donne, ONG, giovani, ecc. Le donne elette sono solo sei, mentre non c’è traccia di minoranze come i nubiani, i beduini del Sinai e altre rilevanti minoranze. C’è, però, per motivi che a me sfuggono, un giocatore di calcio, per non parlare dei predicatori salafiti, come se non bastasse la consistente rappresentanza di parlamentari di al-Nour.

In sostanza, si può affermare che tutte le personalità e le forze più influenti che hanno partecipato alla rivoluzione, o che hanno criticato il Consiglio Militare, sono restate fuori. La nuova Costituente è tutto tranne che rappresentativa dell’intero paese e questo porterà di certo a nuove grandi tensioni in futuro. Del resto, la stessa elezione della Costituente non è passata liscia, perché le forze liberali e diversi parlamentari indipendenti, vista la piega farsesca che stava prendendo, hanno abbandonato la seduta, boicottando le votazioni. Il deputato liberale Amr Hamzawi, invece, uno dei pochi eletti nella Costituente, ha lanciato un sondaggio su Facebook tra i suoi sostenitori per domandare aiuto nel prendere una difficile decisione: abbandonare anche lui la Costituente, in segno di protesta, oppure restare per vedere come va ed eventualmente ritirarsi in seguito, oppure ancora rimanere e lottare fino alla fine per uno Stato civile, ben sapendo di far parte di una piccola minoranza che non ha speranze di vincere, ma la cui presenza è comunque importante?

E al boicottaggio dei liberali si sono aggiunte le proteste dei manifestanti, assembrati fuori della sala delle conferenze di Nasr City, dove si è tenuta la seduta congiunta delle due Camere per eleggere la Costituente. Erano troppo pochi, tuttavia. Gli islamisti, indifferenti a qualsiasi critica o opposizione, procedono diritto e veloci. La prima seduta della nuova Assemblea Costituente è già stata fissata per il 28 marzo. Infatti, si vuole fare in fretta per due motivi: il primo è che la Costituzione deve essere scritta al massimo entro sei mesi, dopodiché, nel caso di un nulla di fatto, la palla tornerebbe in mano ai militari che manderebbero a casa tutti quanti e si ricomincerebbe daccapo (anzi, qualcuno sostiene che il fallimento nel raggiungere il consenso nazionale, già evidente fin da ora, renderebbe più facile e probabile un colpo di stato “dolce” dei militari); il secondo motivo è che si vuole avere una Costituzione pronta prima dell’elezione del Presidente della Repubblica, in modo che i suoi poteri siano ben definiti.

La tensione nel paese, però, non è salita soltanto a causa dell’elezione della Costituente. All’orizzonte, infatti, si profila una nuova crisi tra i Fratelli Musulmani e il Consiglio Militare, a causa del tentativo dei primi di sfiduciare il governo Ganzouri (che inizialmente avevano sostenuto, è bene ricordarlo). Sul sito della Fratellanza è apparsa ieri una dichiarazione ufficiale, nella quale si domandava come mai il Consiglio Militare tenesse così tanto al governo Ganzouri, governo fallimentare e di falliti. Cosa ancora più grave, la Fratellanza ha affermato che il comportamento del Consiglio Militare induce a dubitare persino della trasparenza e correttezza delle prossime elezioni presidenziali, nonché del prossimo referendum costituzionale. E cosa più grave ancora, la Fratellanza ha accusato i militari di ricattarli, minacciando di dichiarare incostituzionali le elezioni parlamentari, se verrà votata la sfiducia a Ganzouri. Sempre secondo i Fratelli Musulmani, la Corte Costituzionale starebbe infatti aspettando un unico cenno del Consiglio Militare per mandare avanti la pratica: accusa gravissima, perché allude a una totale dipendenza della Corte Costituzionale dai generali.

Il contenuto di questa dichiarazione, tuttavia, coincide abbastanza bene con la rivelazione fatta ieri da un ricercatore di scienze politiche dell’American University, Ammar Ali Hasan, il quale ha sostenuto, citando una fonte sicura che ha voluto mantenere anonima, che il Consiglio Militare avrebbe minacciato Saad al-Katatny, presidente della Camera Bassa, di sciogliere il Parlamento in caso di sfiducia a Ganzouri. I Fratelli Musulmani, nel loro comunicato, hanno allora minacciato di tornare in piazza. I giovani di Tahrir, tuttavia, non ci credono, perché sanno che le rivolte vere non sono pane per i denti dei Fratelli Musulmani. Al massimo – dicono – scenderanno in piazza dalle dieci del mattino fino alle quattro del pomeriggio e poi se ne torneranno a casa, lasciando piazza Tahrir piena d’immondizia. Io temo, però, che in una situazione del genere, la pace non possa durare, specie perché i problemi economici e sociali del paese si stanno aggravando.

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Egitto: in arrivo giro di vite sulle manifestazioni

di Elisa Ferrero (Il Cairo)
La situazione, in Egitto, è di nuovo piuttosto movimentata. Molte cose bollono in pentola, a cominciare dalla magistratura, attraversata da una grave crisi interna che è scoppiata dopo lo scandalo delle ONG. Ma non solo per questo: anche la magistratura, come il resto degli organismi dello Stato, deve essere profondamente riformata e ripulita dal vecchio regime, dunque non c’è da stupirsi se anch’essa è travolta da conflitti.

Giovedì si sono tenute le elezioni del Club dei Giudici (una sorta di sindacato), che hanno portato alla rielezione del contestato presidente Ahmed al-Zend. Tuttavia, le elezioni si sono svolte in un clima tutt’altro che rilassato. La corrente Istiqlal, che lotta per l’indipendenza della magistratura, ha infatti ritirato i suoi trenta candidati, sostenendo che le elezioni non rispettavano i criteri legali richiesti. Inoltre, continua la polemica sul presidente della Corte d’Appello, Abdel Moezz Ibrahim, il quale ha dapprima dato le dimissioni, durante una seduta straordinaria della’assemblea generale dei giudici, e poi le ha ritirate senza dare giustificazioni, dopodiché è partito per il Messico in missione di lavoro. Ibrahim è accusato di molte infrazioni, come le pressioni sui giudici del processo sulle ONG e l’aver fatto sparire il dossier di indagini sulla Battaglia del Cammello. Molti giudici, giustamente, insistono nel chiedere le sue dimissioni.

Ma ciò che preoccupa di più, in questo momento, è il tentativo di far passare una nuova legge su scioperi e manifestazioni che, a detta dei più, è peggiore di quella dei tempi di Mubarak. Naturalmente gli islamisti sembrano favorevoli alla legge e questo la dice lunga sul loro reale impegno a fondare uno stato democratico. Il disegno di legge, comunque, è stato presentato ieri: un bel giro di vite. Saranno criminalizzati tutti gli assembramenti che bloccano il normale movimento dei cittadini. Definizione di assembramento? Qualsiasi gruppo di persone, in strada o luogo pubblico, che non ubbidisce all’ordine di disperdersi. Il Ministro degli Interni avrà inoltre la libera facoltà di rafforzare ulteriormente la legge, se lo riterrà necessario. Tutte le manifestazioni (funerali e matrimoni inclusi) dovranno essere notificate con almeno tre giorni di anticipo (solo un giorno per i raduni elettorali), ma le autorità potranno proibirle come vorranno (esclusi i raduni elettorali), se le riterranno una minaccia all’ordine pubblico. La polizia, infine, sarà autorizzata a intervenire liberamente per ripristinare il traffico, se le dimostrazioni minacceranno la pubblica sicurezza.

Paradossalmente, questo disegno di legge è stato presentato proprio al culmine di un’altra ondata di scioperi e manifestazioni di vario tipo. Da ieri, infatti, è iniziato un intenso week end di proteste. C’è già stata una manifestazione davanti alla Corte di Giustizia per protestare contro la monopolizzazione della Costituente da parte degli islamisti e oggi ne faranno seguito altre. E’ in corso da dieci giorni lo sciopero del trasporto pubblico, nel bel mezzo di una nuova pesante crisi della benzina che sta paralizzando il paese. E a Port Said, dopo la squalifica per tre anni della squadra locale, in seguito al massacro nello stadio della città, i tifosi si sono violentemente scontrati con la polizia militare, tanto che un ragazzino tredicenne è stato ucciso. In piazza Tahrir, invece, è stata annunciata la fine di quel che restava del sit-in, a causa dei continui raid dei baltagheya. Tuttavia, la sospensione del sit-in durerà solo fino al 5 maggio.

Intanto, i Fratelli Musulmani continuano a riflettere sull’eventualità di presentare un proprio candidato alle presidenziali. Si è fatto il nome di Khairat al-Shater, l’uomo che è ritenuto da molti come il vero boss della Fratellanza. Solo che, essendo stato imprigionato per anni e scarcerato in seguito alla rivoluzione di gennaio 2011, non ha la fedina pulita, quindi non può candidarsi.

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