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Venezuela

Questo tag è associato a 205 articoli.

Venezuela. Una lettera di Maduro al Papa: “ci aiuti nella strada del dialogo”. La conferma di Parolin

“Io ho inviato una lettera a Papa Francesco, spero che sia in viaggio o che sia arrivata a Roma, al Vaticano. Dicendo che io sono al servizio della causa di Cristo. Io sono Cristiano, Cristiano profondo, di Cristo. Il Papa sa che io sono un praticante della fede. Prego, un Cristiano di preghiera e di azione. E con questo spirito gli ho chiesto aiuto… in un processo di facilitazione e di rafforzamento del dialogo, come direzione”. Lo ha reso noto il presidente del Venezuela, Nicolàs Maduro in un’intervista all’inviato di Sky, Michele Cagiano. Continua a leggere

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VENEZUELA: Comunicato Stampa del Vice segr. generale del Cgie, Rodolfo Ricci

COMUNICATO STAMPA

di Rodolfo Ricci, Vice Segr. Gen. CGIE, per la componente di nomina governativa

 

Il Venezuela torna ad essere al centro dell’attenzione internazionale. Purtroppo non per una sua positiva evoluzione, ma per l’aggravarsi e l’internazionalizzarsi della crisi seguita alla autoinvestitura a presidente di Juan Guaidò con il sostegno più che attivo degli Usa e di altri paesi. Continua a leggere

Venezuela: l’Unione Europea vuole la guerra, pressioni sull’Italia

Il governo Conte contro qualsiasi ingerenza negli affari interni del governo venezuelano, favorevole al dialogo tra le parti. In favore del golpe Partito Democratico, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega pronti a votare una mozione

Spagna, Gran Bretagna, Francia, Germania e altri Paesi europei  hanno deciso di riconoscere come “Presidente del Venezuela” Juan Guaidò, il  leader dell’opposizione venezuelana che si è  auto-proclamato come tale il 23 gennaio scorso in violazione della costituzione e delle leggi del suo Paese. L’Unione Europea si accoda agli Stati Uniti per attuare un  vero e proprio colpo di Stato con l’obiettivo di  rimuovere  il legittimo governo venezuelano di Nicolas Maduro, eletto da regolari elezioni che si sono svolte lo scorso Maggio, sostenuto da un forte consenso popolare e dall’esercito. Le scelte assunte dai governi europei rischiano di legittimare un clima di destabilizzazione e la guerra civile nel paese latino americano.  In Italia, il partito democratico ha presentato oggi  una mozione per  riconoscere Juan Guaidó come presidente ad interim. I primi a firmare la mozione sono stati il capogruppo Andrea Marcucci,  Matteo Renzi, Pier Ferdinando Casini e Alessandro Alfieri, capogruppo dem in commissione Esteri.  Il documento sarà sostenuto in aula da Fratelli d’Italia, Forza Italia. Un documento che legittima, sostiene anche un eventuale intervento armato esterno da parte degli Stati Uniti. Anche la Lega potrebbe votare il documento.  “Maduro è uno degli ultimi dittatori di sinistra rimasti in giro, che governa con la forza e affama il suo popolo. L`auspicio sono libere elezioni il prima possibile”.  E’ questa la posizione della Lega sul Venezuela, secondo quanto si apprende da fonti del Carroccio.

La posizione assunta dal governo Conte è la più realistica e non è  isolata: nessuna ingerenza politica negli affari interni del Venezuela, attivare tutte le iniziative possibili per favorire il dialogo tra governo e opposizione. La linea del dialogo sostenuta, tra l’altro, da due paesi sudamericani Messico e Uruguay. Una posizione condivisa da Liberi e Uguali. “Sul Venezuela, da parte di tanti Governi della Ue, è stato estremamente pericoloso l`ultimatum dato otto giorni fa ed è ancora più pericoloso il riconoscimento oggi dell`autoproclamato presidente Guaidò. È un riconoscimento che contraddice la posizione del Consiglio di Sicurezza dell`Onu, come quella dell`Organizzazione degli Stati Americani che, invece, riconoscono la legittimità del Presidente Maduro” – ha dichiarato  Stefano Fassina deputato Leu – “L`Onu –  ha aggiunto – non conta più nulla per i governi europei così attenti ai principi del multilateralismo? Oppure, si rispetta a la carte? Le condizioni disastrose del Venezuela sono evidenti, come sono evidenti le responsabilità del Presidente Maduro. Tuttavia, le opposizioni non sono campioni di democrazia liberale e si muovono in un quadro di ingerenze statunitensi pesantissime, finalizzate soltanto alla salvaguardia di uno spazio geopolitico. La via d`uscita è il negoziato, sulla base della posizione Onu, per arrivare a elezioni al più presto”.

Di Battista(M5s): “coraggiosa la posizione neutrale dell’Italia” – La quantità di ‘democrazia’ che si vuole esportare in un paese e’ sempre direttamente proporzionale alla quantita’ di petrolio li’ presente. Se il Venezuela non avesse la prima riserva di petrolio al mondo oggi nessuno si interesserebbe ai diritti del suo popolo. Ci vuole coraggio a mantenere una posizione neutrale in questo momento, lo so. L’Italia non e’ abituata a farlo. Ci siamo sempre accodati in modo vile agli ‘esportatori di democrazia’”. Lo scrive su facebook Alessandro Di Battista (M5s). “L’abbiamo fatto in Iraq, in Afghanistan, in Libia- aggiunge-.
Oggi i pavidi di allora piangono lacrime di coccodrillo come fa Junker rispetto alla Grecia. Se avessimo mantenuto una posizione neutrale nel 2011 la Libia non sarebbe diventata l’inferno che è oggi. Il mondo e’ spaccato in due. Da una parte Russia e Cina sostengono Maduro. Dall’altra Trump ha dichiarato che l’intervento militare è un’opzione. Poi c’e’ l’Unione Europea incapace di comprendere che la linea del dialogo tra governo e opposizioni suggerita da Messico e Uruguay andrebbe sostenuta nell’interesse dell’Europa stessa oltre che del popolo venezuelano”. “Suggerisco coraggio e lungimiranza e soprattutto una difesa sostanziale dell’art.11 della nostra Costituzione. Perche’ le guerre vanno ripudiate il giorno prima che scoppino, farlo il giorno dopo e’ troppo facile”, conclude.

Contro qualsiasi ingerenza o invasioni armate in Venezuela si sono schierati l’Onu, la Russia, la Cina e i  leader della sinistra europea Jean Luc Melenchon e Jeremy Corbyn. Non è la Francia che sostiene i golpisti in Venezuela. E’ soltanto Macron. Resistete! Insieme all’Onu diciamo: Nicolas Maduro è il presidente del Venezuela. Pace e libertà per il Venezuela!”, ha twittato Melenchon, subito dopo che il ministro degli Esteri francese ha annunciato il riconoscimento di Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela. Il leader del partito laburista del Regno Unito, Jeremy Corbyn, ha detto venerdì che l’intervento in Venezuela e la richiesta di tutte le sanzioni contro il governo di Nicolas Maduro sono “sbagliate” e che solo i venezuelani hanno il diritto di decidere il proprio destino. “Il futuro del Venezuela è una questione dei venezuelani: la richiesta del Segretario degli Esteri U.K. Jeremy Hunt di ulteriori sanzioni contro il Venezuela è sbagliata”, ha sottolineato Corbyn – Ci opponiamo alle interferenze esterne in Venezuela, sia degli Stati Uniti che di qualsiasi altra parte. C’è bisogno di un dialogo e di un accordo negoziato per superare la crisi”. La Russia  stigmatizza il riconoscimento di Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela, parlando di tentativo ” di legittimare una usurpazione del potere” e di “ingerenza diretta e indiretta” negli affari interni del paese latino americano.  “Qualsiasi soluzione della crisi politica interna del Venezuela è possibile solo tramite i venezuelani”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, secondo il quale il riconoscimento di Guaidò espresso da diversi paesi europei “non contribuisce in alcun modo ad un accordo pacifico, effettivo e praticabile della crisi che stanno sperimentando i venezuelani”. Anche il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha criticato il riconoscimento di Guaidò da parte di diversi paesi europei, dopo che il presidente Nicolas Maduro ha rifiutato di convocare nuove elezioni entro la giornata di ieri. “Questa non è una mediazione, ma un ultimatum”, ha affermato. L’Ue “crede di avere il diritto di dettare le condizioni per gli sforzi internazionali di mediazioni – ha detto – sarebbe più civile ed efficace, per tutti gli interessati alla soluzione della crisi, riunirsi e negoziare“.

 

 

FONTEhttp://www.ildesk.it/attualita/venezuela-lunione-europea-vuole-la-guerra-pressioni-sullitalia/

Il racconto di Sandro, ospite in Venezuela della comunità italiana. “Pasta, olio e mandolino… contro diritti, salario e patria libera e grande”.

Riceviamo e pubblichiamo – Non si tratta di un servizio giornalistico strutturato ma forse proprio per questo offre una prospettiva che sarebbe da approfondire, sulle caratteristiche di parte della collettività italiana presente in Venezuela.

Sovranità, patria, popolo.

Premetto che nei confronti del Venezuela non avevo alcun preconcetto ideologico e neppure ero faziosamente a favore per presunte affinità ideologiche. Ci sono semplicemente andato per trovare parenti, per staccare dalla società in cui vivo e per toccare con mano la realtà… senza filtri di giornalisti o presunti tali che seduti al caldo, magari da New York, con i loro occhi prezzolati sputtanano o pontificano “a favore o contro” chi è in Siria, Iran, Argentina, Bolivia, Nuova Delhi o qualsiasi altra parte del mondo. Continua a leggere

Venezuela: Folle oceaniche alle manifestazioni pro Maduro. “Sono pronto al dialogo sulla proposta Messico-Uruguay”

IMPONENTE PARTECIPAZIONE A SOSTEGNO DI NICOLÁS MADURO SULL’AVENIDA BOLÍVAR PER I 20 ANNI DELLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA, ANALOGAMENTE A QUANTO ACCADUTO IERI NELLE CAPITALI DEGLI ALTRI STATI VENEZUELANI. L’ULTIMO PRECEDENTE DI UNA MOBILITAZIONE COSI’ AMPIA FU LA GRANDE MANIFESTAZIONE A SOSTEGNO DI CHAVEZ NEL SUO ULTIMO COMIZIO SOTTO LA PIOGGIA NEL 2012.

Di seguito alcune affermazioni del lungo discorso di Nicolas Maduro: Continua a leggere

Venezuela: imponenti manifestazioni chaviste in tutto il paese (DIRETTA TV)

A 20 anni dall’elezione di Ugo Chavez, a Caracas e in tutte le grandi città venezuelane si confrontano le manifestazioni pro governo e quelle dell’opposizione. I Chavisti hanno promesso di riempire la più grande strada di Caracas, l’Avenida Libertador intitolata a Simon Bolivar, luogo storico delle più grandi manifestazioni popolari di Chavez e Maduro. In diretta le manifestazioni in corso.
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Venezuela, il parlamento UE prono ai dettami Usa. Chi e come ha votato.

di Andrea Vento

Nella mattina di giovedì 31 gennaio come previsto il Parlamento Europeo con ampia maggioranza trasversale (439 favorevoli 104 contrari e 88 astenuti) ha approvato una risoluzione che riconosce l’autoproclamato Juan Guaidò come presidente del Venezuela confermando ancora una volta come l’Unione Europea rusulti priva di una politica estera autonoma e soprattutto afflitta da una persistente subordinazione assoluta ai dettami di Washington. Prendono le distanze il movimento 5 stelle e la Lega che si sono astenuti per non acuire le divisioni interne al governo nazionale in merito alla vicenda, mentre contraria in blocco ha votato la Sinistra Europea. Continua a leggere

Jeremy Corbyn: “Il futuro del Venezuela è una questione dei venezuelani”

Il leader del partito laburista del Regno Unito, Jeremy Corbyn, ha detto venerdì che l’intervento in Venezuela e la richiesta di tutte le sanzioni contro il governo di Nicolas Maduro sono “sbagliate” e che solo i venezuelani hanno il diritto di decidere il proprio destino.

“Il futuro del Venezuela è una questione dei venezuelani: la richiesta del Segretario degli Esteri U.K. Jeremy Hunt di ulteriori sanzioni contro il Venezuela è sbagliata”, ha detto Corbyn in un tweet postato venerdì, la sua prima reazione alla situazione politica in Venezuela. Continua a leggere

Da Saddam a Maduro, il delirio dei liberal

di Alberto Negri

Venezuela. Sono singolari i nostri liberal. Tirano un sospiro di sollievo per l’accordo appena raggiunto tra Usa e Talebani che, ricordo, mozzavano le teste allo stadio di Kabul ma per loro oggi Maduro è peggio di Saddam Hussein

Operazione riuscita: c’è un nuovo Saddam Hussein in Sudamerica con tanto di sanzioni petrolifere e finanziarie. Continua a leggere

VENEZUELA: L’APPELLO DI MADURO AL POPOLO DEGLI STATI UNITI

“Sono Nicolás Maduro, Presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, voglio inviare un messaggio al popolo statunitense per allertarlo sulla campagna della guerra mediatica, comunicativa e psicologica che si sta sviluppando sui media internazionali e, soprattutto, sui media USA contro il Venezuela. È stata preparata una campagna per giustificare un colpo di Stato in Venezuela, preparato, finanziato e sostenuto attivamente dall’amministrazione Trump, proprio come già noto a tutta l’opinione pubblica.

È stata avanzata una campagna brutale di immagini false, di immagini truccate e montate: non credete a tutto quello che affermano i media degli Stati Uniti, ve lo dico con il cuore. Poiché non possono inventare che possediamo armi di distruzione di massa per invaderci, ora s’inventano ogni giorno qualche immagine, qualche notizia per giustificare un intervento in Venezuela, come un branco contro il nostro paese.

Mi appello alla tua coscienza, alla solidarietà, al risveglio della verità: evitiamo un nuovo Vietnam in America Latina. Se gli Stati Uniti intendono invaderci, troveranno un Vietnam peggiore di quanto abbiano mai immaginato.

Evitiamo la violenza, siamo un popolo di pace, orgogliosi della nostra storia e di Simón Bolívar e Hugo Chávez, siamo un popolo che ha una democrazia forte, un popolo che sta occupandosi dei problemi che sorgono ogni giorno come in qualsiasi società, un popolo che merita rispetto. Nel nostro paese ci sono le più grandi riserve certificate di petrolio al mondo e anche gli occhi di coloro che gestiscono l’Impero USA. Vogliono mettere le mani sul nostro petrolio come hanno fatto in Iraq e in Libia: il petrolio appartiene a noi. Stiamo certificando la prima riserva di oro al mondo, la quarta più grande riserva di gas al mondo: siamo un paese di grandi risorse energetiche, di grandi risorse naturali. È la pura verità sul perché dell’attacco incessante sul Venezuela.

Faccio appello quindi al risveglio della coscienza, della solidarietà negli Stati Uniti, a non consentire al presidente Donald Trump e al gruppo di estremisti che lo circonda, a John Bolton, Mike Pompeo, CIA e Mike Pence, a non permettere a questo gruppo di estremisti di imporre le loro menzogne contro il Venezuela, a non permettere il colpo di Stato che sostengono e vi chiedo di appoggiare il popolo venezuelano nella sua lotta per la democrazia.

Mi aspetto molto da te, cittadina e cittadino degli Stati Uniti: qui in Venezuela avete un fratello.

Sono un ammiratore della storia degli USA e, inoltre, ne so molto. Ho guidato personalmente per le strade di Boston, Philadelphia, Baltimora, New York e Washington; conosco profondamente e dal basso gli Stati Uniti e voglio avere rapporti di rispetto, di vicinanza, di stretta cooperazione con gli Stati Uniti.

Gli USA sono molto più grandi di Donald Trump, molto più grandi.

Desidero avere buoni rapporti e risolvere i nostri problemi. Serviamoci della via della diplomazia, della pace: esigo rispetto per il Venezuela e chiedo il sostegno del popolo degli Stati Uniti affinché si eviti un nuovo Vietnam e soprattutto qui in America latina.

Chiedo la pace e chiedo rispetto, sono sicuro che percorreremo questo storico cammino, perché siamo sulla strada giusta della Storia, perché ci troviamo sul lato corretto nella Storia.

Grazie mille!”

 

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Antonio Cipolletta]

FONTEhttps://albainformazione.com/


 

Venezuela, alcune domande scabrose. Intervista a Gianni Minà

“Il vero obiettivo è quello di impadronirsi del petrolio venezuelano. Si può condannare alla fame un paese strategico che fa comodo all’economia di un altro paese? Pare di sì, in barba a tutte le dichiarazioni di moralità e di etica della politica”

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Jesus Faria: “L’attacco imperialista all’economia del Venezuela”

di Geraldina Colotti

Jesus Farias è un quadro politico di lungo corso, proveniente dal Partito Comunista venezuelano. E’ stato tra i fondatori del PSUV e oggi fa parte della direzione del partito. Economista di formazione, ha ricoperto numerosi incarichi di governo ed è stato eletto nell’Assemblea Nazionale Costituente. Nel suo libro La economia politica de la transición al socialismo analizza in una prospettiva marxista-leninista le principali sfide di un cambiamento che ha messo al centro “il popolo lavoratore” come principale soggetto della transizione. Un libro del 2014, che indica la porta stretta per cui deve passare la ricerca di un’alternativa al capitalismo in assenza di una rivoluzione di stampo novecentesco (la quale, ovviamente, ha consegnato a questo secolo molte altre questioni aperte). Questa intervista è stata realizzata in parte a Caracas e in parte per telefono, dopo il precipitare degli accadimenti e il colpo di stato in corso in Venezuela. Continua a leggere

Venezuela: Il golpe punto per punto. Intervista ad Olga Alvarez, importante costituzionalista venezuelana.

Ecco perché nel paese è in corso un golpe e un attentato alla Costituzione

“L’opposizione è responsabile di usurpazione di potere, simulazione e frode mirati alla destabilizzazione del Paese, tentativo di colpo di stato”

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VENEZUELA, European Left: CONTRO IL GOLPE MADE IN USA E I VENTI DI GUERRA.

VENEZUELA: CONTRO IL GOLPE MADE IN USA E I VENTI DI GUERRA.

Il comitato esecutivo del Partito della Sinistra europea (EL) esprime il suo rifiuto assoluto del tentativo di colpo di Stato in Venezuela. Un tentativo sponsorizzato, sovvenzionato e istigato dall’amministrazione Trump, (impantanata in problemi interni) che cerca di imporre un “presidente in carica” ​​a loro adatto. Questa azione, oltre a essere contraria alla Costituzione del Venezuela, non è altro che uno stratagemma interventista per giustificare un intervento militare guidato dagli Stati Uniti, dopo le misure coercitive unilaterali (sanzioni). Continua a leggere

VENEZUELA, gli USA escono male dalla discussione in Consiglio di Sicurezza dell’ONU: Maggioranza di 19 a 16 Paesi per il dialogo, il riconoscimento della sovranità e contro l’ingerenza esterna.

La discussione nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla situazione venezuelana, convocato su richiesta degli Stati Uniti, rappresentati ai più alti livelli (era presente Mike Pompeo), dà un risultato opposto agli auspici di nord amerciani e europei. Come aveva dato il risultato opposto il tentativo di far approvare dall’OEA (Organizzazione degli Stati Americani) la convocazione urgente per mettere sotto tutela il Venezuela. Dei 35 paesi che hanno partecipato, 19 si sono espressi per sostenere il dialogo tra le parti, il rispetto della sovranità nazionale del Venezuela e il riconoscimento del legittimo presidente, Nicolas Maduro Moros, mentre 16 paesi hanno comunicato di riconoscere l’autoproclamatosi presidente dell’assemblea nazionale, Juan Guaido. Una doppia sconfitta degli USA sul versante delle organizzazioni multilaterali, che dovrebbe costituire un elemento di riflessione per l’Europa e l’Italia. Continua a leggere

Noam Chomsky e altri 70 accademici condannano l’ingerenza degli Stati Uniti in Venezuela

Il professor emerito Noam Chomsky, il co-direttore del Centro per la ricerca economica e politica del MIT, Mark Weisbrot; e altri 68 studiosi hanno pubblicato una lettera aperta giovedì chiedendo che il governo degli Stati Uniti non interferisca negli affari interni del Venezuela. La riporta Telesur.
“Il governo degli Stati Uniti deve cessare di interferire nella politica interna del Venezuela, specialmente nell’intento di rovesciare il governo del paese. Le azioni dell’Amministrazione Trump e dei suoi alleati nell’emisfero peggioreranno la situazione in Venezuela, portando a inutili sofferenze, violenze e instabilità umane “, si legge nella lettera aperta. Continua a leggere

SALVINI E SAVIANO GEMELLI GOLPISTI: “Chi sta con i golpisti in Venezuela è il nemico”

di Giorgio Cremaschi

Quasi con le stesse parole, uno in italiano, l’altro che è più star internazionale in spagnolo, Salvini e Saviano si sono schierati con il golpe organizzato da Trump contro Maduro.  Continua a leggere

Venezuela: Jean-Luc Mélenchon condanna il tentativo di golpe / Le forze armate restano fedeli a Maduro.

In Venezuela è in corso un tentativo di colpo di Stato. La denuncia forte e chiara arriva da Jean-Luc Mélenchon, leader de La France Insoumise, che denuncia come l’operazione Guaidò imbastita dall’opposizione golpista venezuelana su ordine diretto di Washington sia volta a spodestare Maduro. Un’operazione che calpesta la volontà popolare della maggioranza dei venezuelani che lo scorso maggio hanno decretato con il voto che Maduro sarà presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela per i prossimi 6 anni.

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CONGRESSO CGIL sul Venezuela: NO ALLE INGERENZE e CONDANNA del tentativo di Golpe

MOZIONE APPROVATA DAL CONGRESSO DELLA CGIL IN CORSO A BARI:

“Il congresso Cgil, visto quanto accade in Venezuela, secondo i propri principi di libertà, democrazia e solidarietà, approva una mozione di condanna verso l’autoproclamazione JuanGuaido a presidente e le ingerenze straniere verso la presidenza democraticamente eletta di Maduro”

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VENEZUELA SOTTO ATTACCO: E’ IN CORSO L’ENNESIMO GOLPE. USA E CANADA A SOSTEGNO DEI GOLPISTI.

Il deputato venezuelano Juan Guaidó si è autoproclamato “presidente incaricato” del Venezuela, durante una manifestazione organizzata dell’opposizione a Caracas.

“Oggi, 23 gennaio, nella mia qualità di Presidente dell’Assemblea nazionale, invocando gli articoli 333 e 350 della Costituzione, davanti a Dio onnipotente e al Venezuela, giuro di assumere i poteri dell’esecutivo nazionale come presidente incaricato”, ha dichiarato davanti ai suoi sostenitori concentrati dal mattino in piazza Giovanni Paolo II, nel municipio di Chacao, zona di opposizione della capitale venezuelana Continua a leggere

L’attacco al Venezuela viola il diritto internazionale.

di Fabio Marcelli (giurista internazionale)

Il principio di non ingerenza costituisce un principio fondamentale del diritto internazionale, direttamente collegato a quelli di eguaglianza sovrana e autodeterminazione che rappresentano le basi stesse dell’ordinamento internazionale vigente. Secondo Massimo Iovane, ordinario di diritto internazionale all’università “Federico II” e allievo del grande Benedetto Conforti, si tratta di “uno dei principi più importanti ai fini del mantenimento della convivenza pacifica all’interno della comunità internazionale” (La tutela dei valori fondamentali nel diritto internazionale, Editoriale Scientifica, 2000, p. 67). Continua a leggere

Preliminare Cepal 2018: confermata la ripresa in America Latina, Venezuela a picco

di Andrea Vento

La Commissione Economica Per l’America Latina e Caraibica (Cepal) delle Nazioni Unite ha emesso il 20 dicembre la Panoramica Preliminare delle economie dell’America Latina e dei Caraibi del 2018 (https://repositorio.cepal.org/bitstream/handle/11362/44326/21/S1801134_es.pdf), un approfondito rapporto di 135 pagine che scandaglia a 360 gradi l’economia latinoamericana negli aspetti strutturali, negli sviluppi in atto e nelle previsioni. Il documento comprende anche un corposo allegato statistico finale composto da oltre 30 pagine di tabelle con dati relativi sia ai singoli paesi che  alle varie subregioni interne. Un documento autorevole che, pubblicato ogni anno in dicembre, traccia un quadro praticamente definitivo dell’andamento economico latinoamericano del 2018 contestualizzando il subcontinente nel contesto della dinamica dell’economia globale e tracciando linee di previsione per il 2019. Un rapporto prezioso, ricco di analisi e documentazioni che rappresenta uno strumento essenziale per coloro che vogliono studiare e comprendere gli sviluppi sociali ed economici del subcontinente, così determinati per le loro ricadute sulle dinamiche politiche. Continua a leggere

America Latina: chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso

SELVAS non ha mai dato spazio alle polemiche interne o alle rivalitá-di-penna di cui é infestato l’ego di certi “teorici”. Stavolta, peró, é indispensabile rigettare le cogitazioni inquinate di tal Daniele Benzi (tipico esemplare dell’ultra-sinistra internazionale velleitaria). Ha scavalcato ogni limite, ponendosi apertamente come un apologeta entusiasta della ricolonizzazione e del “pinochettismo” rilanciato dagli USA. Lui, il Benzi, detesta la rottura dell’egemonia sociale ottenuta dai ceti subordinati dell’America latina negli ultimi venti anni, colpevoli di non essere un “socialismo XXI” pret-a-porter per tutto il mercato-mondo. (Vedi articolo qui). E ne celebra con frettolosa soddisfazione il funerale. Ma se lui possiede la formula magica -o la pietra filosofale- perché non fa il suo bravo “socialismo XXI” nel suo Belpaese? Nel frattempo, almeno eviti di puttaneggiare con oligarchie e sponsor…o di aver in uggia persino la “stabilitá economica” degli indigeni boliviani.

 


CARLO FORMENTI Il giro a l’izquierda in America Latina, la svolta a sinistra che ha visto l’andata al potere di governi progressisti in Argentina e Brasile e la nascita di regimi variamente definiti postneoliberisti, populisti di sinistra o socialismi del secolo XXI in Bolivia, Ecuador e Venezuela non ha mai suscitato l’entusiasmo delle sinistre radicali (autonomi e trotskisti in particolare). Negri, ad esempio, ha definito Chavez e Correa come due ducetti fascisti e dichiarato che il liberismo è preferibile al loro neosviluppismo statalista; quanto ai trotskisti, è noto che qualsiasi regime che non segua la loro linea politica (cioè tutti, visto che non hanno mai svolto un ruolo egemone in qualsiasi processo rivoluzionario – ad eccezione di Trotsky, che non era trotskista) è per loro un nemico.

Questa postura ideologica riflette sentimenti e interessi di quell’ampio e variegato corpaccione di ceti medi latino americani (professori, studenti, funzionari pubblici, artigiani, piccoli imprenditori e commercianti, nuove professioni “creative”, tutti coloro che si è ormai soliti chiamare “ceto medio riflessivo”) che, ancor più di quello di casa nostra, oscilla fra reazione e sovversivismo piccolo borghese. Quando i movimenti di massa avanzano, come è avvenuto fra fine anni Novanta e inizio del Duemila, costoro si accodano, lucrando vantaggi economici, ideali e di status sociale (le costituzioni bolivariane registrano non a caso i desiderata dei “nuovi movimenti” che hanno appoggiato i processi rivoluzionari in cambio del riconoscimento di certi diritti individuali).

Ma quando il gioco si fa duro, perché il nemico contrattacca e la crisi economica morde ai garretti, si dissociano prontamente, denunciando l’autoritarismo e il falso progressismo dei governi che hanno appoggiato fino a ieri, e salutando con entusiasmo il ritorno dei vecchi padroni.

Riscontro tracce di questo mood in un articolo di Daniele Benzi, dal titolo “Chiuso per fallimento (e lutto”), pubblicato da “Sinistrainrete”. Ho conosciuto Benzi, ricercatore che vive e lavora da diversi anni in America Latina, cinque anni fa, in occasione di un viaggio in Ecuador. Discutendo con lui avevo registrato un punto di convergenza e molti punti di divergenza: concordavamo sull’errore, comune a tutti i governi progressisti del subcontinente, di puntare sull’estrattivismo per finanziare le politiche sociali, trascurando gli sforzi per modificare la matrice produttiva.

Tuttavia io criticavo quella scelta dal punto di vista di Samir Amin, giudicandola cioè come un insufficiente impegno di “delinking” dal mercato globale, necessario per riconquistare sovranità nazionale (a partire dalla sovranità monetaria e alimentare), mentre lui contestava (negrianamente) la possibilità stessa di sganciarsi dall’egemonia liberista. Io esprimevo perplessità su un progetto politico eccessivamente basato sulla leadership carismatica, progetto al quale lui contrapponeva (secondo i canoni dell’ideologia statalista e orizzontalista dei nuovi movimenti) improbabili “rivoluzioni dal basso”.
Nel frattempo io ho avuto modo di rivalutare (soprattutto in relazione al contesto europeo) le teorie di Laclau sulla forma populista della lotta di classe nell’attuale fase storica, lui di scivolare dalla critica a un odio feroce per i protagonisti del giro a l’izquierda, fino a salutare con malcelata soddisfazione (non inganni il titolo) la vittoria del fascista Bolsonaro in Brasile in quanto segna il definitivo tramonto dell’illusione bolivariana.

L’attacco più duro è nei confronti del Venezuela, sede della trasformazione “di un non mai chiarito socialismo del XXI secolo in una cleptocrazia pretoriana”, un Paese, scrive Benzi, che rischia un’invasione e/o una guerra civile “qualora certe trame geopolitiche fuori controllo del governo lo rendessero conveniente o necessario (sic!)”. Siamo dunque all’incitamento all’invasione da parte del regime reazionario della Colombia sostenuto dagli Stati Uniti!? Del resto perché stupirsi: non abbiamo ascoltato dichiarazioni di simpatia di certi troskisti nei confronti del governo nazista di Kiev sostenuto da Ue e Nato (in nome di un odio antirusso che ha preso il posto dell’odio antisovietico)?

Non assistiamo quotidianamente agli attacchi delle “sinistre” occidentali contro il regime siriano di Assad (che, con notevole sprezzo del ridicolo, ha preso il posto di Saddam come “nuovo Hitler”) a favore di una “opposizione democratica” che ha il volto criminale di Al Qaeda (finanziata dagli Usa, per esplicita ammissione di madama Clinton).

Ma attenzione: tornando in America Latina, Benzi ci mette in guardia contro il complottismo: chi parla di “guerre economiche”, golpe parlamentari”, “guerre mediatiche e giudiziarie”, contro i regimi progressisti dice solo fesserie, i poveri americani non c’entrano nulla in questa controffensiva su scala continentale.
Queste “rivoluzioni passive” sono fallite per loro esclusiva responsabilità e non saranno “la stabilità economica boliviana né il carisma di Linera (sprezzantemente chiamato il Vice) a ribaltare la fine del ciclo”. Linera, raffinato teorico marxista e combattente rivoluzionario che ha gustato guerriglia e galera, non ha bisogno che io lo difenda dalle punzecchiature di un nanetto, ma fa ugualmente specie sentir irridere una rivoluzione alla quale i simili di Benzi hanno partecipato come un pugno di parassiti a rimorchio dei movimenti di massa.
Due parole, per finire sull’uso del concetto di “rivoluzione passiva”. Per Gramsci si tratta di fasi storiche in cui, nell’assenza di cosciente iniziativa popolare, il progresso avviene come risposta delle classi dominanti a sporadiche esplosioni sovversive: si conserva il potere concedendo qualcosa alle esigenze popolari.

Posto: 1) che le rivoluzioni in questione sono avvenute sotto la spinta di potenti sollevazioni di massa e non di sporadiche esplosioni; 2) che hanno dato origine a situazioni di dualismo di potere, in cui quest’ultimo non è stato (o meglio: non era stato finora) restituito alle vecchie élite, è chiaro che la definizione non calza. Però fa comodo a Benzi e soci per rivendicare come unico elemento rivoluzionario lo striminzito contributo di minoranze politiche e sociali che si sono fatte trainare dal flusso storico e, nel momento del riflusso, voltano le spalle alle masse e invocano il “ritorno della democrazia” (manca che si avvolgano nella bandiera a stelle e strisce).

Il “lutto” evocato del titolo è un capolavoro di ipocrisia (in realtà brindano alla fine cantando “noi lo avevamo detto da subito”), quanto al fallimento riguarda esclusivamente loro, in quanto autori di idee fallite apriori, viceversa le sconfitte rivoluzionarie sono battaglie perse che non chiudono il discorso perché la storia non è finita e perché, come diceva Guevara, chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.

 

FONTE: http://selvasorg.blogspot.com/2018/11/america-latina-chi-lotta-puo-perdere.html#more

Fonte: https://www.sinistrainrete.info/estero/13568-carlo-formenti-america-latina-chi-lotta-puo-perdere-chi-non-lotta-ha-gia-perso.html

Chiuso per fallimento (e lutto). Il “laboratorio” politico latinoamericano quindici anni dopo

9/12/07 Salon Blanco: Banco del Sur.

Pubblichiamo questa impietosa analisi di Daniele Benzi (da sinistrainrete.info), auspicando una discussione aperta sull’America Latina (e non solo).

di Daniele Benzi 1

Defeat is a hard experience to master: the temptation is always to sublimate it.
Perry Anderson, Spectrum

La vittoria elettorale di un fascista nel più grande e popoloso paese dell’America latina, un ex capitano omofobo, sessista e razzista, appoggiato dall’esercito, dalle chiese evangeliche, dai proprietari terrieri e adesso anche dal capitale finanziario, che ha già ricevuto quasi 50 milioni di voti al primo turno, sarebbe un ulteriore passo verso l’abisso in Brasile.

La trasfigurazione di un mai ben chiarito “socialismo del XXI secolo” in una cleptocrazia pretoriana in Venezuela, paese ormai sull’orlo del collasso e che rischia seriamente un’invasione e/o una guerra civile qualora certe trame geopolitiche, sociali o finanziarie fuori controllo del governo la rendessero conveniente (o necessaria), è una tragedia per chi ha accompagnato, criticamente, l’evoluzione del processo bolivariano. Continua a leggere

Fine del dollaro, fine delle guerre

di Marinella Correggia

Il Venezuela ha annunciato che eliminerà l’uso del dollaro nel sistema bancario ufficiale, privilegiando euro, yuan e altre monete convertibili. E’ stata, ha spiegato il governo di Caracas, “una conseguenza delle recenti e illegali sanzioni Usa che bloccano la possibilità di continuare a usare dollari”.

Di necessità virtù, infine. Pianeta dedollarizzato, pianeta mezzo salvato.  Perché? Continua a leggere

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5 Maggio 2018: 200° KARL MARX

Karl Marx

I dieci giorni che sconvolsero il mondo

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