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Migrazioni

Questa categoria contiene 329 articoli

Presentazione del Manifesto di Patria e Costituzione

Gli interventi della presentazione del Manifesto di Patria e Costituzione, del 9 Marzo 2019

Il video della giornata di presentazione

 

 

 

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Venezuela. Vasapollo: “La guerra di Trump attacca non solo quella democrazia ma tutti i processi di auto-determinazione dei popoli”. Izzo: “il voto del 4 maggio fu del tutto regolare”.

di Dario Caputo

Il clima in Venezuela è sempre più caldo e su quella che viene definita “crisi economica del Paese” si è interrogato – in una tavola rotonda promossa dall’Anpi presso la Comunità di base San Paolo a Roma – Luciano Vasapollo, Professore alla Sapienza Università di Roma e Delegato del Rettore per le Relazioni Internazionali con l’America Latina, secondo il quale “dietro la crisi si nasconde solo ed esclusivamente una guerra di espansione e del petrolio delle multinazionali”. Ottimo conoscitore della situazione locale, Vasapollo ha sottolineato le condizioni in cui versava il Venezuela nell’era prima di Chavez, con “un Governo social-democratico in realtà di stampo fascista che affamava la popolazione perché preferiva dare l’85% delle risorse del petrolio alle multinazionali”, situazione che invece si è letteralmente capovolta con “l’avventura di Chavez e la presa del Governo nel 1998, grazie alla quale si è assistito ad una ridistribuzione della rendita del petrolio: l’85% dei ricavati sono rimasti all’interno del Paese e il 15% è stato versato alle multinazionali”. Continua a leggere

Sulle Foibe (2): Sergio Bologna, “Von Banditen erschossen” (su Mattarella e le foibe)

di Sergio Bologna

Come cittadino, come storico del nazismo e soprattutto come triestino sono rimasto sconcertato, amareggiato e disgustato dalle dichiarazioni del Presidente Mattarella sulla questione delle foibe.

Avevo otto anni quando i partigiani di Tito, il 1 maggio del 1945, proprio sotto casa mia fermarono la loro avanzata per non esporsi al tiro della guarnigione tedesca, asseragliata nel Castello di San Giusto. Erano scesi dall’altipiano del Carso in due colonne, una si era diretta all’edificio del Tribunale dove i tedeschi avevano installato il Comando e l’altra al Castello di San Giusto, dove il vescovo Santin svolgeva il ruolo di mediatore tirando le trattative per le lunghe in modo da dare il tempo ai neozelandesi, avanguardia dell’esercito alleato, di arrivare ed evitare in tal modo che la resa venisse consegnata nelle sole mani dell’esercito di liberazione yugoslavo. Così la guarnigione tedesca si arrese il 2 maggio, presenti anche gli anglo-americani, giunti a marce forzate dalla litoranea. Ma sul Carso, a vista d’occhio dalla città, si combatteva ancora. La cosiddetta “battaglia di Opicina” è costata molti morti, in gran maggioranza tedeschi, e si sarebbe conclusa solo il 3 maggio. Continua a leggere

Sulle Foibe (1): Lettera di Stojan Spetic al Presidente della Repubblica Mattarella

Egregio Signor Presidente
della Repubblica italiana
on. Sergio Mattarella
Quirinale
Roma

Passata la “giornata dell’odio” di orwelliana memoria verrebbe la voglia di chiudersi in casa e lasciar decantare i rancori e la rabbia per le strumentalizzazioni e le falsità dichiarate in quest’occasione.
Il 6 agosto del lontano 1989 accompagnai il giovane Gianni Cuperlo, segretario della FGCI, in un suo pellegrinaggio pacifista e contro la violenza delle guerre partito dall’isola quarnerina di Arbe, dove in un campo di concentramento italiano morirono a migliaia, anche neonati, per poi continuare al Pozzo della miniera di Basovizza, cenotafio in ricordo delle foibe, e finire nella Risiera di san Saba, unico campo di sterminio con forno crematorio in territorio italiano, ancorché ceduto dai fascisti al III Reich di Hitler. In quell’occasione venne ribadito il no alla violenza cieca che a volte colpì anche qualche innocente.

Ci furono polemiche ed iniziative discutibili. Ne seguì, dopo la dissoluzione della federazione jugoslava, la costituzione della commissione mista italo-slovena che preparò un rapporto storico sulle vicende del confine orientale ma che l’Italia inaspettatamente non volle pubblicare. Era nel frattempo iniziato il periodo del revisionismo storico e della parziale riabilitazione dei “ragazzi di Salò”. Continua a leggere

MANIFESTO PER LA SOVRANITÀ COSTITUZIONALE

MANIFESTO PER LA SOVRANITÀ COSTITUZIONALE

1.  PREAMBOLO

Il più lungo e grave ciclo di crisi della storia del capitalismo dopo quello del 1929 ha messo in ginocchio le classi popolari e larghe fasce di classi medie delle economie mature. Un ciclo generato dalla guerra di classe dall’alto scatenata dalle élite politiche e finanziarie di Stati Uniti ed Europa, combattuta nell’Unione europea attraverso il mercato unico e l’euro. Il processo di globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia, unitamente alle politiche di indebitamento pubblico e privato regolate dalle organizzazioni sovranazionali (Fmi, Banca mondiale, Ue), hanno alimentato e moltiplicato a dismisura disuguaglianze e ingiustizie, fattori di un ulteriore aggravamento delle divergenze e di un ulteriore giro di stagnazione. In questo contesto, l’Italia ha subito un radicale processo di deindustrializzazione e impoverimento dovuto anche alla vocazione alla rendita delle famiglie storiche del suo capitalismo. Per affrontare tale situazione, va preso atto che, contrariamente a quanto le sinistre riformiste o radicali hanno creduto in particolare dopo l’89, è impraticabile per profonde ragioni culturali, linguistiche e storiche la strada della sovranità democratica a livello europeo. Gli “Stati Uniti d’Europa” o la cosiddetta “democratizzazione dell’Unione europea” sono un miraggio conservativo di un ordine liberista fondato sulla svalutazione del lavoro e sullo svuotamento della democrazia costituzionale. L’unica strada per ridare valore sociale e politico al lavoro, è la rivitalizzazione della sovranità popolare e nazionale: significa puntare all’attuazione dei principi della Costituzione del 48 e il loro spirito solidaristico e orientamento socialista è essenziale per ricostruire sia le funzioni economiche e sociali dello Stato democratico, sia una rinnovata forma di economia mista. È questa la strada per rilanciare la nostra vocazione industriale, generare piena occupazione, governare il mercato e restituire ai cittadini, attraverso i partiti, il potere di incidere sull’indirizzo generale del Paese. Ciò che ci serve, dunque, è un autentico patriottismo costituzionale. Continua a leggere

REGIONALISMO DIFFERENZIALE: NO all’AUTONOMIA che DIVIDE ! APPELLO.

No all’autonomia che divide

Rivolgiamo un appello a donne e uomini liberi, alle soggettività politiche e sindacali, al mondo dell’associazionismo, ai movimenti che si riconoscono nei principi di uguaglianza e nell’universalità dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione.

Un appello per incontrarci e costituirci in un Coordinamento nazionale in difesa della Repubblica, dell’universalità dei diritti e della solidarietà nazionale contro il federalismo differenziale.

FIRMA l’APPELLO!

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IL PD E’ FINITO. OGNUNO RITORNI A CASA PROPRIA. RICOSTITUIRE UNA SINISTRA UNITARIA (meglio se unita), DEMOCRATICA E ANTILIBERISTA

Oggi, alla luce degli esiti del congresso della CGIL, si può tornare a pensare a un grande progetto di ricostituzione della sinistra.

di Agostino Spataro

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Ora vi racconto cosa succede in Venezuela

di Anika Persiani

Ora vi racconto qualcosa. Con cognizione di causa dato che vanto una residenza in quel di San Antonio del Los Altos (Municipalidad Los Salias, Estado Miranda) e dato che, ogni due o tre mesi, piazzo il culo all’aeroporto Maiquetia di Santiago de Leon de Caracas. E, per di più, puntualizzo alcune cose per non dar luogo ad inneschi di polemiche strumentali e gratuite, dato che sarò io il vettore che il 4 di ottobre consegnerà i medicinali donati dalla Fondazione Turati all’associazione ASOBIEN che si occupano, appunto, di malati terminali di Parkinson, di Sclerosi Multipla e di Alzheimer. Ci sono associazioni che portano avanti gemellaggi donando palloni, magliette, quaderni, computer; e ci sono associazioni che donano farmaci, data la difficoltà che si ha nell’affrontare delle sanzioni economiche imposte da “paesi bravi” ai “paesi canaglia”. Continua a leggere

Venezuela. Una lettera di Maduro al Papa: “ci aiuti nella strada del dialogo”. La conferma di Parolin

“Io ho inviato una lettera a Papa Francesco, spero che sia in viaggio o che sia arrivata a Roma, al Vaticano. Dicendo che io sono al servizio della causa di Cristo. Io sono Cristiano, Cristiano profondo, di Cristo. Il Papa sa che io sono un praticante della fede. Prego, un Cristiano di preghiera e di azione. E con questo spirito gli ho chiesto aiuto… in un processo di facilitazione e di rafforzamento del dialogo, come direzione”. Lo ha reso noto il presidente del Venezuela, Nicolàs Maduro in un’intervista all’inviato di Sky, Michele Cagiano. Continua a leggere

VENEZUELA: Comunicato Stampa del Vice segr. generale del Cgie, Rodolfo Ricci

COMUNICATO STAMPA

di Rodolfo Ricci, Vice Segr. Gen. CGIE, per la componente di nomina governativa

 

Il Venezuela torna ad essere al centro dell’attenzione internazionale. Purtroppo non per una sua positiva evoluzione, ma per l’aggravarsi e l’internazionalizzarsi della crisi seguita alla autoinvestitura a presidente di Juan Guaidò con il sostegno più che attivo degli Usa e di altri paesi. Continua a leggere

Il racconto di Sandro, ospite in Venezuela della comunità italiana. “Pasta, olio e mandolino… contro diritti, salario e patria libera e grande”.

Riceviamo e pubblichiamo – Non si tratta di un servizio giornalistico strutturato ma forse proprio per questo offre una prospettiva che sarebbe da approfondire, sulle caratteristiche di parte della collettività italiana presente in Venezuela.

Sovranità, patria, popolo.

Premetto che nei confronti del Venezuela non avevo alcun preconcetto ideologico e neppure ero faziosamente a favore per presunte affinità ideologiche. Ci sono semplicemente andato per trovare parenti, per staccare dalla società in cui vivo e per toccare con mano la realtà… senza filtri di giornalisti o presunti tali che seduti al caldo, magari da New York, con i loro occhi prezzolati sputtanano o pontificano “a favore o contro” chi è in Siria, Iran, Argentina, Bolivia, Nuova Delhi o qualsiasi altra parte del mondo. Continua a leggere

Regionalismo differenziato: “NO ALLA SECESSIONE DEI RICCHI”. FIRMA LA PETIZIONE !

Il Veneto, la Lombardia e sulla loro scia altre undici Regioni si sono attivate per ottenere maggiori poteri e risorse. Su maggiori poteri alle Regioni si possono avere le opinioni più diverse. Ma nei giorni scorsi è stata formalizzata dal Veneto (e in misura più sfumata dalla Lombardia) una richiesta che non è estremo definire eversiva, secessionista.

FIRMA LA PETIZIONE: QUI

L’insostenibile pesantezza della disuguaglianza: uscito il rapporto 2018 di Oxfam  “Bene comune o ricchezza privata?”. Aumentano i miliardari e le disparità patrimoniali e di genere. Come invertire la rotta?

di Andrea Vento

Il consueto rapporto emesso ogni anno in gennaio dall’organizzazione internazionale Oxfam alla vigilia del Forum Economico Internazionale di Davos in Svizzera, ove si riuniscono i potenti della Terra per discutere degli sviluppi dell’economia mondiale, quest’anno riporta in apertura i profili di 4 persone che, nel complesso, rappresentano l’essenza del rapporto stesso: l’aumento delle disuguaglianze sia socio-economiche che di genere. In un alternarsi inquietante di situazioni personali diversissime si passa dal miliardario indiano che possiede l’abitazione più sfarzosa della Terra ad una povera connazionale che ha perso i due figli per mancanza di assistenza medica, dal fondatore di Amazon, principale capitalista mondiale, allo sfruttato operario tailandese costretto a lavorare sino allo sfinimento per 12-13 ore al giorno per sopravvivere a malapena. Contrasti eloquenti che colpiscono allo stomaco il lettore introducendolo ai temi centrali nell’ampio e ben documentato rapporto che sin dal titolo pone una chiara alternativa fra i due scenari possibili per il futuro del l’intera umanità: “Bene pubblico o ricchezza privata?” Continua a leggere

Il M5S, L’ORO DEL CIAD E LA DIPLOMAZIA PARALLELA DI MACRON

di Alessandro De Toni

I dirigenti del M5S spesso utilizzano argomenti in maniera approssimativa. La loro giusta denuncia del controllo neo-coloniale che la Francia esercita sulle sue ex-colonie anche tramite il franco CFA è parziale e strumentale in quanto utilizzata come arma di distrazione di massa rispetto alla loro politica migratoria succube dell’impostazione salviniana. Continua a leggere

MAURIZIO LANDINI E‘ IL NUOVO SEGRETARIO GENERALE DELLA CGIL

Bari, 24 gennaio 2019: XVIII Congresso della Cgil Nazionale
Intervento di Maurizio Landini
Simona Caleo/Cgil

Maurizio Landini, 58 anni, sindacalista prima come delegato di fabbrica, dirigente e segretario generale della Fiom e poi come segretario confederale della Cgil, è da ieri il nuovo segretario generale della Cgil. Momenti di grande commozione alla Fiera del Levante di Bari dove si è tenuto il XVIII Congresso. La notizia è stata data alle 19,40 da Franco Martini, presidente dell’Assemblea Generale e del Direttivo nazionale. Appena eletto con il 92,7 per cento dei voti dell’Assemblea generale, Landini è salito sul palco per ringraziare il Congresso dopo aver pronunciato – prima del voto – un emozionato primo discorso programmatico. Alla fine di questa mattinata ci sarà il suo primo intervento ufficiale da segretario generale (diretta streaming di RadioArticolo1). Il primo gesto di Landini è stato quello di invitare a salire sul palco Susanna Camusso, segretario generale uscente. Grandi applausi del Congresso all’abbraccio tra i due. Ieri sera è stata votata ed eletta anche la nuova segreteria confederale proposta da Landini (“non abbiamo tempo da perdere”) con la conferma dei segretari che hanno lavorato con Camusso e due nuovi ingressi (94,7 per cento dei voti). I nomi della nuova segreteria sono stati letti dallo stesso Landini (in rigoroso ordine alfabetico): Nino Baseotto, Vincenzo Colla, Rossana Dettori, Gianna Fracassi, Ivana Galli (nuovo ingresso, lascia l’incarico di segretaria generale della Flai, i lavoratori dell’agroindustria), Roberto Ghiselli, Giuseppe Massafra, Emilio Miceli (nuovo ingresso, lascia la carica di segretario generale della Filctem, il sindacato dei chimici e dei tessili), Tania Scacchetti. Landini sarà affiancato da due vicesegretari: Vincenzo Colla e Gianna Fracassi, che ieri hanno pronunciato due brevi discorsi di ringraziamento dal palco della Fiera.

Oggi si sapranno i nuovi incarichi di Susanna Camusso nella Cgil. Continua a leggere

Video integrale del Convegno FIEI di dicembre scorso: “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”


I 12 video sono fruibili di seguito. Per vedere i singoli video copia il link: (https://www.youtube.com/playlist?list=PL3zM7F3ZdfKMLTQ_Fdse1lR0IykbG1vWi) e incollalo direttamente nella barra del browser.

In alternativa clicca sulle icone dei singoli video successivi al primo.



 

1

35:37
Max Civili, Gemma Vecchio, Rino Giuliani – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

2

43:01
Natalie Sharples – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

3

24:52
Antonello Pasini – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

4

20:39
Ilaria Bifarini – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

5

21:44
Ali Baba Faye – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

6

17:33
Andrea Del Monaco – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

7

16:29
Lifang Dong – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

8

20:20
Jean Jaques Dikou – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

9

32:55
Udo Enwereuzor – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

10

14:47
Giorgio Brocco – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

11

29:59
Franco Pittau – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

12

23:09
SINTESI

I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità – Sintesi Convegno FIEI 11-12-201


VENEZUELA: SOVRANISTI DI DESTRA, LIBERALI E LIBERISTI, SOCIALDEMOCRATICI e FASCISTI, TUTTI UNITI CONTRO MADURO.

Mentre l’odiundo italo-americano Pompeo, di lontane origini abruzzesi, si complimentava con il Movimento 5 Stelle in teleconferenza da Davos per rappresentare la grande novità in Europa, il suo capo Trump lanciava la chiamata alla “comunità internazionale” a sostegno del giovane golpista che si è autonominato presidente legittimo del Venezuela. Continua a leggere

Il “reddito di cittadinanza” accentua l’emigrazione interna sud-nord e non ridurrà quella verso l’estero.

di Rodolfo Ricci (*)

Come è noto, la misura più importante della manovra economica del governo è il “reddito di cittadinanza”, per il quale sono stati stanziati 7,1 miliardi di euro, (con una riduzione di quasi 2 miliardi rispetto alle previsioni iniziali). Di questi, oltre 1,1 miliardi andranno a potenziare i centri per l’impiego.

Delle 2.552.300 famiglie con ISEE-2016 inferiore a 9.000 Euro, che costituivano la potenziale platea dei beneficiari del “reddito di cittadinanza” nell’ipotesi iniziale, ben 1.316.900 erano residenti nelle 61 provincie del sud Italia (includendo in esse l’Abruzzo e le due provincie meridionali del Lazio, Latina e Frosinone). Si trattava di oltre il 51% del totale. Continua a leggere

“Per la CGIL del futuro”: la relazione eil documento conclusivo dell’Assemblea nazionale di Sinistra sindacale

 

SCARICA la pubblicazione di Sinistra Sindacale con i documenti dell’Assemblea.

 

Convegno FIEI : “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità” (Video)

 

Decreto Sicurezza, quali conseguenze? – Relazione all’incontro del 18 dicembre 2018 a Vicenza

Casa per la Pace, Giuristi Democratici, Pastorale Sociale e del Lavoro, 
Caritas, Migrantes Vicenza

 

 

 

Relazione sull’incontro “Decreto Sicurezza, quali conseguenze?” Svoltosi 
il 18 dicembre 2018 – Giornata mondiale ONU delle Migrazioni- a Vicenza 
nel Palazzo Opere Sociali, Piazza Duomo 2.

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Divorati dalla Brexit? Si avvicina la scadenza che coinvolgerà milioni di immigrati in UK e di inglesi residenti in altri paesi europei.

di Tony Simpson – Siamo sull’orlo dell’abisso della Brexit. Tra poche settimane, per come stanno le cose, l’Unione europea perderà 65 milioni di cittadini, più del dieci per cento della sua popolazione. Successivamente, a maggio, sarà eletto un nuovo Parlamento europeo, che dovrà poi approvare una nuova Commissione. La Gran Bretagna sarà rappresentata nel nuovo Parlamento? Per renderlo possibile si dovrebbe concordare un’estensione di due anni rispetto ai tempi indicati nell’art. 50 del Trattato dell’Unione Europea, che altrimenti scadranno alla fine di marzo. In alternativa, il governo britannico dovrebbe unilateralmente revocare la notifica del ritiro dall’Unione. Entrambe le opzioni sono legalmente possibili. Ma c’è la volontà politica di evitare la separazione dall’Unione? Continua a leggere

Fabio De Masi, parlamentare della sinistra Die Linke nel Bundestag: “Il governo populista in Italia è il prodotto dell’austerità tedesca”

Il politico italo-tedesco ad HuffPost: “La sinistra è in crisi perché è diventata establishment. La Merkel non ha a cuore i migranti ma le frontiere aperte per l’export tedesco”

 

Fabio De Masi, classe 1980, è un politico italo-tedesco e parlamentare al Bundestag per il partito di sinistra Die Linke, di cui è uno dei capigruppo parlamentari e portavoce per quanto riguarda i temi politico-finanziari. Insieme a Sahra Wagenknecht ha fondato Aufstehen, un movimento trasversale che punta a riunire tutte le forze di sinistra che non si riconoscono nelle modalità in cui viene condotta l’opposizione nei confronti dei grandi partiti liberali e delle crescenti forze populiste. Continua a leggere

Oligarchia europea/Sovranismi nazionalisti: un’altra strada è possibile

di Marco Bersani

  1. Lo scontro in atto fra il governo gialloverde italiano e l’Unione Europea è sintomatico dell’avvitamento in atto della democrazia. E’ infatti uno scontro tanto acceso quanto privo di conflitto politico reale. Tanto è vero che, iniziato in merito ai propositi di superamento del deficit previsto (dall’1,8 al 2,4%) e verificato che, in ogni caso, non vi sarebbe stato alcuno sforamento dei parametri europei (che prevedono un deficit non superiore al 3%), si è successivamente incanalato sulla violazione della regola del debito (ovvero sul mancato rispetto del Fiscal Compact (che prevede una riduzione annuale di 1/20 del debito pubblico sino a portare il rapporto debito/pil sotto il 60%).

Tutto questo, in presenza di una manovra di bilancio che, in stretta continuità con le politiche di austerità, continua a prevedere un avanzo primario (entrate superiori alle uscite) per tutto il prossimo triennio.

Si tratta, in tutta evidenza di uno scontro interamente giocato sul terreno delle elezioni europee del prossimo maggio, che vede l’establishment europeo totalmente avvinghiato allo status quo e le forze “sovraniste” strettamente interessate a evidenziare l’autoritarismo dell’attuale Unione Europea.

Nessuno dei contendenti mette in discussione le politiche liberiste (tale è il segno della flat tax e del “sussidio di sudditanza”, tale è il -comico- obiettivo di incasso di 18 miliardi in un anno sulle privatizzazioni), lo scontro è solo sui luoghi di comando dai quali realizzare tali politiche.

  1. C’è una ragione profonda che spiega la pressoché totale occupazione dello spazio politico da parte del conflitto establishment/sovranisti: la sconfitta della Grecia, con la capitolazione del governo di Syriza all’indomani dello straordinario esito referendario del luglio 2015, quando, dopo due anni di continuative mobilitazioni sociali, il 61% dei greci respinse il Memorandum della Troika. Quella capitolazione, resa totale dall’Ue più per necessità pedagogiche (colpirne uno per educarne cento) che per realtà economica (il Pil della Grecia supera di poco il 2% del Pil dell’Unione Europea), è servita a chiudere la strada ad ogni ipotesi di trasformazione sociale e politica, basata sull’abbandono delle politiche liberiste e di austerità dell’Unione Europea. Oggi, il recente ingresso della Grecia sui mercati finanziari -salutato da Tsipras come “la fine dell’Odissea moderna”- comporterà la strettissima vigilanza sui suoi conti e sulle sue “riforme” fino al 2060, in modo che il monito continui ad essere attivo e costante nel tempo.
  1. 3Che fare allora? Lasciare il terreno occupato da due contendenti, entrambi portatori degli interessi dei grandi capitali finanziari, interessati a mettere sul mercato l’intera vita delle persone? Cedere alla rassegnazione, smettendo di immaginare la possibilità di un radicale cambiamento?

Il tema è complesso e la situazione tutt’altro che semplice, ma, per chi in odio ai tecnocrati europei rischia di simpatizzare per i razzisti nostrani e per chi, indignato da questi, continua a pensare come rassicuranti gli oligarchi di Bruxelles, un’altra strada dovrà essere percorsa.

Avendo chiaro un elemento: senza la costruzione -nei modi e nei tempi che ci vorranno- di una forte mobilitazione sociale, nessun percorso di cambiamento reale potrà essere intrapreso.

Si possono fare tutte le liste rivoluzionarie possibili alle prossime elezioni europee -per un Parlamento che, peraltro, non ha neppure funzioni legislative- ed è certamente meglio avere un europarlmentare consapevole che uno allineato, ma senza piazze in movimento nessun approdo sarà possibile.

  1. La prima domanda da porsi è la seguente: serve una dimensione europea? La risposta, spiacevole sia per chi, da destra, pensa che il mondo sia fatto di diseguaglianze naturali e che occorra difendere ciò che si ha contro tutto e tutti, sia per chi, da sinistra, pensa che il ritorno ai confini nazionalli renda meno difficili esiti rivoluzionari, è SI. Lo dicono i due più grandi problemi che l’intero pianeta dovrà affrontare nei prossimi anni: il cambiamento climatico e l’emigrazione epocale. Sono entrambi temi inaffrontabili senza una dimensione perlomeno continentale che se ne faccia carico e senza una visione internazionale che la supporti.

L’attuale Unione Europea risponde a queste necessità? Qui la risposta è decisamente plebiscitaria, NO. Perchè lungi dall’essere un’unione fra popoli, l’Ue è l’espressione degli interessi delle grandi multinazionali e del grande capitale finanziario, che intendono deregolamentare tutti i diritti e a mercificare tutti i beni comuni, trasformando la democrazia in un’oligarchia.

  1. 5L’Europa è attraversata da sempre da conflitti e lotte in campo sui più diversi temi, ma un dato rimane evidente: mentre le elite economico-finanziarie ragionano e praticano da decenni la dimensione europea e internazionale, le lotte dei movimenti sociali sono ancora troppo ancorate dentro i confini novecenteschi degli Stati nazionali e solo occasionalmente e su obiettivi di scopo riescono ad approdare a dimensioni extra-nazionali. E’ su questo terreno che occorre un progressivo salto di qualità. Serve una nuova casa europea, ma per poterla edificare occorre ribaltare come un calzino l’attuale Unione Europea, ponendo dentro le lotte dei movimenti sociali alcuni obiettivi chiari e di rottura. Vediamo quali
  1. a) Stracciare Maastricht. L’Unione Europea è stata da sempre un’idea culturalmente neoliberale, ma dall’approvazione del Trattato di Maastricht del 1992 è diventata un progetto politico ed economico compiutamente liberista, ora “costituzionalizzato” con il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio. Un progetto non riformabile, se non buttando nel cestino il Trattato di Maastricht e promuovendo un processo costituente che riscriva su basi di uguaglianza, di giustizia sociale e ambientale e di democrazia una nuova casa europea.
  1. b) Fuori dalla trappola del debito. Rompere la gabbia del debito diviene prioritario per fermare le reiterazione infinita del dogma dell’austerità e liberare risorse per la trasformazione sociale ed ecologica; ed è inoltre l’unico vero argine alle derive razziste che stanno prendendo piede dentro la società. Perchè senza mettere in discussione il dogma “C’è il debito, non ci sono i soldi”, sarà impossibile ariginare il conseguente “Se i soldi non ci sono, prima gli italiani”, che strumentalizza l’enorme frustrazione provocata dal peggioramento delle condizioni di vita e dalla perdita di ogni appartenenza sociale.
  1. c) Banca Centrale Europea pubblica. L’indipendenza della Banca Centrale Europea è in realtà una consapevole abdicazione della politica all’economia neoliberale; la Bce infatti è indipendente dall’interesse generale e può di conseguenza perseguire l’interesse privatistico dei mercati e dei grandi interessi finanziari. Senza una banca centrale europea pubblica e al servizio dell’interesse generale (garante del rifinanziamento del debito, leva finanziaria per tutti i progetti di riconversione ecologica dell’economia e per l’universalità dei servizi pubblici) i mercati continueranno ad essere le divinità inconoscibili che determinano le vite degli umani e chiedono sacrifici per mitigarne la collera o implorare benevolenza.
  1. d) Controllo sui movimenti di capitale. La cifra della globalizzazione è data dalla libertà di movimento e circolazione. Il fatto evidente di come si erigano muri e fortezze per fermare gli spostamenti delle persone, mentre basti un “clic” per spostare milioni di euro da un paese all’altro, determinando ascese o crolli di intere società, ci dice come la globalizzazione attuale sia unicamente quella dei grandi capitali finanziari e come una diversa casa comune per le popolazioni non possa prescindere da un forte controllo pubblico sui movimenti di capitale (a partire dall’approvazione della Financial Transation Tax per passare all’obbligo del deposito di garanzia ai capitali in ingresso o già presenti sul territorio, restituibile solo a certe condizioni).
  1. Cambiare l’Europa non è un pranzo di gala. Gli obiettivi sopra proposti sono elementi di rottura radicale con l’attuale Unione Europea. Per poterli raggiungere, è evidente come siano necessarie mobilitazioni sociali permanenti e la consapevolezza di uno scontro durissimo.

D’altronde, quante energie consumiamo per garantire al modello dominante la nostra quotidiana e costante rassegnazione allo stato di cose presente?

“Perchè se chiudono la fabbrica, salite sul tetto?” fu chiesto una volta ad un operaio. “Perchè da lì si vede l’orizzonte” fu la risposta.

 

FONTEhttps://www.italia.attac.org/index.php/europa/10841-oligarchia-europea-sovranismi-nazionalisti-un-altra-strada-e-possibile

2019: Odissea nello spazio…a sinistra

di Marco Noris

You cannot struggle without a theory.” Vijay Prashad

Il 26 maggio del prossimo anno si terranno le elezioni europee. Il momento storico nel quale viviamo è tale per cui queste elezioni assumono un’importanza decisamente più significativa e preoccupante rispetto al passato: qualcuno addirittura prefigura che queste potrebbero essere le ultime elezioni continentali. In questo contesto la Sinistra sta vivendo un periodo di fibrillazione, scomposizione e ricomposizione alla ricerca di un’identità propria che la porti a proporre non tanto e non semplicemente un programma elettorale credibile, bensì una progettualità convincente e di prospettiva in termini alternativi e antisistemici. Continua a leggere

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5 Maggio 2018: 200° KARL MARX

Karl Marx

I dieci giorni che sconvolsero il mondo