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Questa categoria contiene 220 articoli

VOTO all’ESTERO: Necessaria una lista alternativa e unitaria alle prossime elezioni politiche

di Rodolfo Ricci

Il voto per il rinnovo del parlamento italiano della prossima primavera cade in un momento storico particolare, caratterizzato dalla nuova ondata emigratoria di cui in Italia non sembra esservi contezza e consapevolezza.

Ci troviamo dentro una congiuntura che può essere riassunta dai seguenti dati: secondo l’Aire, la presenza italiana nel mondo è aumentata, in circa un decennio, da 3,6 milioni a circa 5 milioni. Secondo l’anagrafe consolare del Ministero degli Affari Esteri, gli italiani all’estero sono 5,4 milioni. Dalla comparazione ponderata tra i dati Istat e quelli dei maggiori paesi di arrivo, i flussi di nuova emigrazione si attestano annualmente tra le 250mila e le 300mila (2014-2016). Vi sono quindi oltre un milione di italiani all’estero che non figurano nelle statistiche nazionali perché non si iscrivono all’Aire. Continua a leggere

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PARTE DA BUDAPEST LA NUOVA “VIA DELLA SETA”

di Agostino Spataro

“I 16  Paesi CEEC cominciano a rendersi conto che l’ingresso, accelerato, nella Nato e nella U.E. fu, in effetti, una sorta di “annessione” economica volta a creare ad Est tre nuovi grandi mercati: degli armamenti, dei prodotti commerciali e del lavoro a basso costo. Insomma, una manna per le multinazionali europee e d’Oltreoceano. Oggi, la parola d’ordine sembra essere: diversificare, accedere a nuove fonti di approvvigionamento finanziario, energetico e tecnologico.  Guardare ad Oriente per ridurre la dipendenza dalla UE.”


1…Ieri mattina, l’Andrass ut di Budapest (uno dei viali più belli del mondo, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità) era chiusa al traffico, ingabbiata in un reticolo di nastri segnaletici con la scritta “Rendorseg” (“polizia”); chiusa anche la Metro 1, la più antica d’Europa, che l’attraversa. Il movimento dei passanti era regolato da decine e decine di poliziotti che intimavano di procedere lungo i marciapiedi laterali, per lasciare sgombre le sei corsie della famosa ut, riservate a non si sa bene chi. 

Intorno uno strano silenzio, squarciato dall’urlo, insistente e perforante, delle sirene spiegate di decine di mezzi delle forze dell’ordine, i soli autorizzati a scorazzare, a muoversi liberamente.

A parte la polizia, la scenografia era piuttosto scarna. Si vedevano soltanto file di passanti frettolosi e, a ogni incrocio, gruppetti di cinesi infreddoliti che reggevano grandi bandiere rosse…

Perché i cinesi? Pensieri, attimi fuggevoli che ti portano lontano, nel tempo del nostro vissuto,
mai  rinnegato.  Del resto, di cosa ci dovremo pentire? Dall’opposizione, i comunisti italiani difendemmo la democrazia e la libertà di tutti,  agimmo sempre a favore degli interessi delle classi lavoratrici, dei ceti più deboli, in armonia con i valori della Costituzione. E con qualche risultato, direi. 
Ma siamo a Budapest e cerchiamo di capire quel che accade in Ungheria, dove il populista Victor Orban sembra sia diventato insostituibile, nonostante tutto. Molti pensano che ciò sia dovuto al carattere conservatore, nazionalista del popolo magiaro. Si dimentica, o si sconosce, che, dopo il crollo del muro di Berlino, questo stesso popolo ha eletto, democraticamente, alla carica di primo ministro ben 4 personalità di rilievo dell’ex regime (su 8 totali): da Gyula Horn (ex membro dell’Ufficio politico) a Gyurcsany (ex segretario nazionale della gioventù comunista).

Se, da circa 8 anni, la maggioranza degli ungheresi vota Orban è anche perché la sinistra ha tradito la fiducia dei suoi elettori, consegnando l’economia del Paese alle multinazionali. Difatti è quasi sparita.

Orban, politicamente affermatosi con l’aiuto del miliardario Soros (oggi suo acerrimo nemico), demagogicamente, si atteggia a difensore degli interessi nazionali. E ciò spiega, in gran parte, la ragione del suo consenso che, probabilmente, riavrà nelle elezioni del 2018.

2… Intanto sulla Andrassy ut un timido, gelido vento spiegò il vessillo e apparvero le cinque stelle della Repubblica popolare cinese. Quella fondata, nel 1949, dal compagno Mao Tse Tung a conclusione della “lunga marcia”.

 

Grande e solenne, la bandiera cinese dominava su quelle sparute dei 16 Paesi partecipanti al  Forum economico Cina – Ceec, alias dei 16+1, (*), in programma quel giorno (27/11) a Budapest, fra i capi dei 16 governi dichiaratamente “anticomunisti” dell’Europa centro-orientale e Li Keqiang premier della Cina popolare, fermamente diretta dal Partito comunista.

La cosa non mi turbò più di tanto, anche se evidenziava una contraddizione insanabile nell’operato di chi proclama l’anticomunismo come collante ideologico dei nuovi regimi dell’Est europeo ma non disdegna di realizzare affari con il colosso cinese ossia con un Paese che si autodefinisce comunista, come é stato ribadito nel corso del recente congresso nazionale del Pcc.

Perciò, c’è da restare quantomeno perplessi quando si spargono ipocrisie anche su questi Forum che, da un lato e dall’altro, mirano a coprire propositi ben più concreti e vantaggiosi.

3… D’altra parte, i cinesi a Budapest sono di casa. La loro comunità é la più numerosa e rispettata, e la più economicamente dotata. Quei ragazzi infreddoliti (c’era anche qualche famiglia con bambini) erano là per salutare il corteo di auto nere al seguito del “compagno” Li che andava a Piazza degli Eroi a rendere omaggio alla lapide dei Caduti, posta ai piedi dei re magiari che, nei secoli passati, fecero grande il Paese .

In questa piazza, sempre più spesso, si radunano molti ungheresi per evocare un sogno: quello della grande Ungheria che il trattato di Trianon del 1920 (punitivo per gli austro-ungarici) ridusse all’attuale, ristretto quadrilatero territoriale.

E’ questo il vento che spira dai monti “irredenti” della Transilvania sulla sconfinata puszta, attraversata dal Danubio, il fiume più lungo d’Europa, sulle cui rive corre una delle più eminenti civiltà, che dalla Foresta nera va a morire nel “fosso” del Mar Nero.

E’ il vento del nazionalismo che sottende anche la paura dell’omologazione che provano tutti i piccoli popoli minacciati da questa globalizzazione neo-liberista, distruttrice di sani valori morali e d’identità etniche, culturali. In tutto ciò vi sarà anche qualche buona ragione, ma attenzione a rimettere in discussione gli attuali confini dell’Europa!

Si potrebbe innescare una spirale destabilizzante del continente e, perché no, riportare la guerra. Bisogna lavorare per una nuova configurazione statuale dell’Europa, dei popoli e non dei mercanti, capace di offrire risposte esaurienti alle giuste rivendicazioni e di ricreare un equilibrio duraturo di pace e di cooperazione.

4… Uno scenario segnato da disfunzioni e incertezze per il futuro, all’interno del quale  i “16” Paesi CEEC cominciano a rendersi conto che l’ingresso, accelerato, nella Nato e nella Unione Europea fu, in effetti, una sorta di “annessione” economica, giustificata con la preoccupazione di mettere al sicuro questi Paesi dalle mire espansive dell’orso russo.

In realtà, alla base c’era, soprattutto, un disegno volto a creare ad Est tre nuovi grandi mercati: degli armamenti, dei prodotti commerciali e del lavoro a basso costo. Orban non vuole gli immigrati perché ha già gli ungheresi che lavorano a costi troppo bassi.

Insomma, una manna per le multinazionali europee e d’Oltreoceano.

Certo, qualcosa è cambiato in questi Paesi. Tuttavia, bisogna prendere atto che, dopo 30 anni d’integrazione europea, il salario medio mensile si attesta sempre intorno ai 300 euri, mentre centinaia di migliaia di giovani, (molti laureati) continuano a emigrare verso i Paesi ricchi dell’Europa centro- occidentale. Molti,  specie rumeni e balcanici, arrivano anche in Italia..

E così, mentre l’UE continua a decretare sanzioni autolesioniste contro la Russia,  lo sguardo delle classi dirigenti (talvolta dominanti) dei “16” si ri-volge ad Oriente: verso la Russia patriottica e neo-oligarchica di Putin e verso la Cina, seconda grande potenza economica mondiale, che continua a dichiararsi comunista pur in presenza di decine di milioni di nuovi ricchi.

5… La piccola Ungheria di Victor Orban è sicuramente fra i protagonisti più attivi della “nuova via della Seta” ossia del vasto sistema (in formazione) di rapporti economici che va dall’interscambio commerciale (in forte crescita) ai sistemi di distribuzione delle merci cinesi in centro-est Europa, agli accordi per realizzare infrastrutture strategiche.

Budapest aspira a diventare la Venezia del XXI° secolo?

I dati sono incoraggianti. Nel 2015, la Cina è stata il terzo fornitore di beni e servizi (dopo Germania e Austria) dell’Ungheria. Mentre, è in corso di realizzazione (nonostante le difficoltà frapposte da Bruxelles) l’ambizioso progetto (valore 2,8 miliardi di dollari, finanziato dalla Cina) di una tratta ferroviaria ad alta velocità che collegherà (in tre ore) il porto ateniese del Pireo (acquistato dai cinesi) con Budapest, passando per Belgrado.

Apro una parentesi: Atene – Budapest in 3 ore! In Italia, il treno che collega Agrigento con Siracusa (le due più importanti capitali del turismo archeologico siciliano) ci mette 9 ore e 15 minuti per poco più di 200 km!!!

Basta questo esempio per avere l’idea dell’abisso che ci separa dalle altre  realtà e progettualità  europee.

Nei Paesi del centro-est europeo la parola d’ordine sembra essere: diversificare, accedere a nuove fonti di approvvigionamento finanziario, energetico e tecnologico.  Guardare ad Oriente per ridurre la dipendenza dalla UE.

Giovedì (30/11) il premier cinese sarà a Sochi (Russia) per partecipare al 16° Consiglio dei capi di governo della Shanghai Cooperation Organization, un altro organismo multilaterale assai più importante di Ceec. Come si vede qualcosa si muove in Oriente. Nell’immaginario dei popoli europei sta tornando l’attenzione verso queste grandi realta. In particolare, verso Cina e Russia che insieme totalizzano quasi 1/3 della popolazione mondiale e circa il 60% delle terre emerse, costituendo il più vasto e attraente aggregato economico-territoriale e quindi grandi possibilità di sbocco per le produzioni e di lavoro per i giovani dei “16” Paesi del Forum. Capirete che non è poco. Chi perde questo “treno” rischia di non vederne arrivare un altro.

(Budapest, 28 novembre 2017)

Lista dei Paesi Ceec: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia,  Romania, Bulgaria, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Albania e Ungheria.

 

La Cop 23 di Bonn all’insegna dell’attendismo dei Grandi della Terra mentre il surriscaldamento globale e gli eventi climatici estremi si fanno sempre più drammatici

di Andrea Vento

Dal 7 al 17 novembre a Bonn, presieduta dalle isole Fiji, si è tenuta la Cop 23 (la 23esima Conferenza annuale sul clima organizzata dall’Onu) nel cui ambito, i rappresentanti di 195 paesi più l’Ue, si sono riuniti al principale scopo di trovare strategie di applicazione concreta degli Accordi di Parigi, raggiunti alla Cop 21 del 2015, in tema di riduzione dei gas climalteranti. Accordi storici che, a seguito dei proclami enfatici dei leaders mondiali, avevano suscitato grandi speranze per il contenimento del gravoso problema del surriscaldamento globale. Continua a leggere

La “nebulosa” Nuova Emigrazione: di massa, composita e precaria. Chiede orientamento e tutele. I risultati del Convegno del Faim

Il Convegno del FAIM svoltosi il 10 novembre presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, gentilmente concessa per questa occasione dalla Presidenza del Senato, ha consentito di fare il punto su molti aspetti della nuova emigrazione italiana: innanzitutto la sua consistenza che la configura come una emigrazione di massa, cresciuta in modo esponenziale a partire dall’inizio della crisi economica toccando punte che si aggirano, nel 2015 e 2016, intorno alle 300mila unità all’anno; poi il suo carattere composito, in cui coesistono praticamente i diversi settori sociali toccati dalla crisi, con una grande maggioranza di una componente “proletaria” per condizione di partenza – e spesso anche di arrivo -, anche se manifesta livelli di formazione e di qualificazione medio-alta per circa i due terzi del suo totale.

A parte una componente decisamente minoritaria, costituita da ricercatori, professionisti, imprenditori e persone che per la loro professione vivono come naturale lo spostarsi verso altri paesi, la grande maggioranza delle persone in mobilità vi è costretta da disoccupazione, sottoccupazione, precarietà e redditi insufficienti.
Spesso, all’arrivo all’estero, l’integrazione dei paesi di arrivo è costellata dalla lunga e tipica trafila di problemi che storicamente ha incontrato ogni emigrato: dalla scarsa o inesistente conoscenza della lingua, delle normative vigenti per l’accesso al mercato del lavoro, dei contratti di lavoro e delle garanzie sociali e previdenziali vigenti, di come tutelare i propri diritti.

E’ proprio in questi ambiti che emerge un grande fabbisogno di orientamento e di accompagnamento ai progetti emigratori, sia alla partenza (in Italia) che nei diversi paesi di arrivo. Ed è in questo ambito che l’associazionismo, i patronati e le istituzioni debbono adeguare le proprie competenze e la capacità di erogare servizi specifici. Per l’associazionismo, la capacità di adeguarsi a queste nuove necessità costituisce la condizione per la sua sopravvivenza e per poter continuare a svolgere il suo fondamentale compito di aggregazione e di partecipazione civile e democratica, sia rispetto ai paesi di residenza sia rispetto all’Italia.

Dall’altro lato, il convegno ha fatto emergere la problematicità di questa nuova emigrazione di massa rispetto alle possibilità del paese di riprendere un percorso di sviluppo dopo 10 anni di gravissima crisi: la nuova emigrazione è fatta di competenze significative sulle quali lo stato e i cittadini hanno investito consistenti risorse che non possono essere semplicemente “regalate” ai paesi più forti.

Il deficit (demografico e di competenze) causato dalla nuova emigrazione costituisce un grave handicap rispetto al quale sono da approntare e da rafforzare una serie di misure attive che quantomeno la contengano.

Il principio della “libera circolazione” deve compendiare condizione di equilibrio e circolarità dei flussi soprattutto tra i paesi europei e prevedere anche la possibilità di rientro incentivato.

E’ chiaro che tutto ciò ha a che fare con un sensibile cambiamento della politica economica sia a livello nazionale che comunitario. Si può dire, in generale, che se l’austerity consente (ed è da dimostrare, alla luce dell’esperienza degli ultimi anni) di ristabilire un equilibrio nei conti pubblici, produce invece l’esodo di grandi masse di persone verso altri lidi. Questo effetto molto negativo per il futuro del paese è ben più consistente (e duraturo) degli effetti parzialmente positivi del contenimento del debito. E alimenta differenze di produttività, già molto forti, tra Italia e paesi di arrivo.
La questione della nuova emigrazione italiana è dunque una questione da porre seriamente anche in sede europea.

Ma bisogna porre particolare attenzione anche sugli effetti differenziati che essa produce nelle diverse regioni ed aree di partenza: non vi è dubbio che, anche se le regioni di maggiore esodo risultano essere la Lombardia, il Veneto, il Lazio, sono invece le regioni già storicamente in difficoltà che ne subiscono, proporzionalmente, gli effetti più negativi, in particolare le regioni del meridione (che registrano anche grandi flussi di emigrazione interna verso il nord Italia) e le aree interne del paese, sia del sud che del centro nord, che subiscono – in particolare i piccoli comuni da 5 a 10mila abitanti -, uno spopolamento grave con punte del 35% negli ultimi 5 anni. Gli effetti sia per la tenuta del tessuto economico e sociale, sia per gli effetti ambientali e dei rispettivi territori sono immaginabili e debbono essere presi in seria considerazione.

Su queste analisi e valutazioni, si è colta una ampia convergenza negli interventi che si sono susseguiti nel convegno, a partire dall’intervento di apertura del Sen. Claudio Micheloni (Presidente del Cqie del Senato), dalle due relazioni introduttive del Faim, quella dell’On. Franco Narducci e quella del Coordinatore del Comitato scientifico del Faim, il Prof. Enrico Pugliese, i cui contenuti sono stati ripresi ed approfonditi, pur con accenti diversi, nei vari e specifici aspetti da tutti gli oratori che si sono susseguiti: Luigi Scaglione, per il Coordinamento delle Consulte regionali dell’emigrazione, Michele Schiavone, segretario generale del CGIE che ha inviato un messaggio letto da Luigi Papais, dai diversi rappresentanti del FAIM all’estero, Pino Tabbì, (dalla Germania), Maurizio Spallaccini, (intervento congiunto per Svizzera e Belgio), dal responsabile internazionale delle Acli, Matteo Bracciali e dagli interventi tecnici di altri componenti del Comitato scientifico del Faim, dalla Prof.ssa Grazia Moffa, docente universitaria e direttrice del Centro di Documentazione sulle nuove migrazioni dell’Università di Salerno, ed infine da Delfina Licata, Coordinatrice dell’importante rapporto annuale sugli italiani all’estero realizzato dalla Fondazione Migrantes.

Di buon auspicio sono stati infine gli importanti interventi del Direttore Generale Immigrazione del Ministero del Lavoro, Dr.ssa Tatiana Esposito, incaricata dal Ministro Poletti di seguire la questione della nuova emigrazione, la quale ha comunicato che il Ministero del Lavoro ha individuato nell’ANPAL (l’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive per il Lavoro), l’ interlocutore tecnico specifico per avviare gli interventi necessari in questo ambito, in particolare quelli relativi all’orientamento e all’incentivazione al rientro. Tatiana Esposito ha tuttavia giustamente sottolineato che i soggetti istituzionali e sociali che debbono essere coinvolti in questo processo non solo solo quelli centrali: fondamentale è il coinvolgimento delle Regioni che su molte materie (formazione, sviluppo locale, ecc.) hanno titolarità e funzioni costituzionalmente riconosciute. La relazione già instaurata con il Cgie fin dal marzo scorso, servirà a puntualizzare le diverse opportunità e sinergie in questo senso.

L’intervento del Ministro Vignali, Direttore Generale per gli italiani all’estero del Maeci ha infine convenuto sulla necessità di un serio e coordinato impegno sia istituzionale che delle varie espressioni di rappresentanza sociali per far fronte alle diverse problematiche che sono emerse: “la nuova emigrazione, lo si voglia o meno, è uno dei temi che sta disegnando il futuro del nostro paese”. “Negli ultimi 5 anni, abbiamo avuto un milione di nuovi iscritti all’Aire” e ciò implica una improrogabile necessità di adeguamento della nostra rete consolare “che non è in grado di rispondere alle necessità di oltre 5 milioni di persone, con poche centinaia di operatori”.
“Non è accettabile assistere a situazioni di sfruttamento sul lavoro e di nuove marginalità dei nostri giovani all’estero; queste situazioni vanno prevenute e contrastate. C’è bisogno di offrire strumenti interpretativi e di progettazione del percorso emigratorio; c’è bisogno di formazione e informazione; non possiamo tollerare questa partenza allo sbaraglio dei nostri giovani”. “Se riusciamo a fornire delle risposte concrete a tutto questo, possiamo anche provare a rendere produttiva una mobilità equilibrata e circolare che riporti nel paese competenze o che operi per la valorizzazione delle potenzialità del nostro sistema paese”.

Nelle sue conclusioni, il portavoce del Faim, Rino Giuliani, insieme all’apprezzamento per i contenuti emersi e per l’apertura rilevabile nei diversi interventi istituzionali, ha sottolineato la disponibilità del Faim a proseguire nel lavoro di monitoraggio della nuova emigrazione e a mettere a disposizione la sua ampia rete associativa per l’attuazione di un piano di interventi adeguato. I grandi cambiamenti emersi nell’ultimo decennio dentro le nostre collettività emigrate e la ripartenza di grandi flussi emigratori, impongono tuttavia, insieme al lavoro già avviato, la necessità di una riflessione complessiva del nostro paese su questo tema; a questo proposito, Giuliani ha riproposto la richiesta al Governo, già approvata in occasione degli Stati Generali dell’Associazionismo del 2015 e lo scorso anno alla fondazione del Faim, di indire una Conferenza Nazionale degli italiani all’estero e della nuova emigrazione, che, alla luce di quanto emerso anche nell’ambito del convegno del Faim, si ripropone in tutta la sua evidenza.

 

 

 


 

Materiali e Relazioni

 

Scheda Convegno

Relazione introduttiva dell’On. Franco Narducci (Com. di Coordinamento Faim)

Relazione tecnica del Prof. Enrico Pugliese (Com. scientifico Faim)

 

Altri interventi:

Sen. Claudio Micheloni (Presidente del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato)

Luigi Scaglione (Coordinamento Consulte Regionali dell’Emigrazione)

Michele Schiavone (Seg. Generale Cgie)

Giuseppe Tabbì (Com. di Coordinamento Faim)

Matteo Bracciali (Resp. Internazionale ACLI)

Maurizio Spallaccini (Com. di Coordinamento Faim)

Dr.ssa Tatiana Esposito (Direttore Generale Immigrazione Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali)

Dott. Luigi Vignali (Direttore Generale Italiani all’estero e le Politiche Migratorie del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale)

Prof. Grazia Moffa (Com. scientifico Faim)

Dr.ssa Delfina Licata (Fondazione Migrantes)

Rino Giuliani (Portavoce del Faim)

 

 

RASSEGNA STAMPA ON LINE:

 

Yahoo News

https://it.notizie.yahoo.com/italiani-che-emigrano-tempo-di-crisi-roma-convegno-154025026.html

 

COMUNICAZIONE INFORM

Le ragioni del Convegno FAIM
http://comunicazioneinform.it/convegno-del-faim-sulla-nuova-emigrazione-italiana-migrare-in-tempo-di-crisi-necessita-opportunita-piu-tutele-piu-diritti/

A Roma il Convegno della Faim “Migrare in tempo di crisi: necessità, opportunità. Più tutele, più diritti”
http://comunicazioneinform.it/a-roma-il-convegno-della-faim-migrare-in-tempo-di-crisi-necessita-opportunita-piu-tutele-piu-diritti/

L’intervento del direttore generale del Maeci per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie Luigi Maria Vignali
http://comunicazioneinform.it/lintervento-del-direttore-generale-del-maeci-per-gli-italiani-allestero-e-le-politiche-migratorie-luigi-maria-vignali/

Agenzia AISE

CONVEGNO FAIM/ MICHELONI (PD): ASSOCIAZIONI COME ANELLI INDISPENSABILI PER COLLEGARE VECCHIA E NUOVA EMIGRAZIONE
http://www.aise.it/eletti-allestero/convegno-faim-micheloni-pd-associazioni-come-anelli-indispensabili-per-collegare-vecchia-e-nuova-emigrazione/100093/157#.WgXEeU2t-Jo.twitter

CONVEGNO FAIM/ LEGGE DI BILANCIO/ MICHELONI (PD) ILLUSTRA IL LAVORO IN SENATO E ATTACCA I DEPUTATI PD
http://www.aise.it/eletti-allestero/legge-di-bilancio-micheloni-pd-illustra-il-lavoro-in-senato-e-attacca-i-deputati-pd-/100074/157

CONVEGNO FAIM/ EMIGRAZIONE: RIPARTE LA STAGIONE DEL DIBATTITO
http://www.aise.it/associazioni/convegno-faim-emigrazione-riparte-la-stagione-del-dibattito/100124/1

CONVEGNO FAIM/ ESPOSITO (DG LAVORO): NUOVE COLLABORAZIONI CON IL CGIE/ VIGNALI (DGIEPM): L’EMIGRAZIONE DISEGNA IL FUTURO DEL NOSTRO PAESE
http://www.aise.it/associazioni/convegno-faim-esposito-dg-lavoro-nuove-collaborazioni-con-il-cgie-vignali-dgiepm-lemigrazione-disegna-il-futuro-del-nostro-paese/100115/1

CONVEGNO FAIM/ LA “NUOVA” EMIGRAZIONE UNA “NEBULOSA” DIFFICILE DA IDENTIFICARE: GLI INTERVENTI DI NARDUCCI E PUGLIESE
http://www.aise.it/associazioni/convegno-faim-la-nuova-emigrazione-una-nebulosa-difficile-da-identificare-gli-interventi-di-narducci-e-pugliese/100107/1

EMIGRARE IN TEMPO DI CRISI: NECESSITÀ, OPPORTUNITÀ. PIÙ DIRITTI, PIÙ TUTELE: DOMANI IL CONVEGNO FAIM A PALAZZO GIUSTINIANI
http://www.aise.it/associazioni/emigrare-in-tempo-di-crisi-necessit%C3%A0-opportunit%C3%A0.-pi%C3%B9-diritti-pi%C3%B9-tutele-domani-il-convegno-faim-a-palazzo-giustiniani/100018/1

Altri servizi:

Agenzia Italian Network
SFOGLIA ROMA
ITALIA CHIAMA ITALIA
Agenzia 9 Colonne
Articolo 21

 

FONTE: faimitalia.org

Convegno FAIM: Emigrare in tempo di crisi: necessità, opportunità. Più diritti, più tutele – 10 Novembre 2017 a Roma

Convegno FAIM: “Emigrare in tempo di crisi: necessità, opportunità. Più diritti, più tutele” – Venerdì 10 novembre 2017, ore 9.30-14.00 – Sala Zuccari – Palazzo Giustiniani – Via della Dogana Vecchia, 29 – ROMA

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Operazione Condor. Il volo di Laura.

Operazione Condor. Il volo di Laura. La tournée teatrale, che si è aperta a Roma, farà tappa a  Vitorchiano (Viterbo) dal 12 al 14 Ottobre 2017, per poi proseguire in America Latina.

di Serena Campani. Continua a leggere

Sergio Cesaratto, La sinistra fra vincoli economici autoimposti e vincoli veri

L’intervento che segue, di Sergio Cesaratto, è stato pronunciato nell’ambito del Convegno dello scorso 9 settembre a Roma su “Unione Europea, Lavoro, Democrazia. Contributi per il programma dell’alternativa”. Una iniziativa interessante sia per la qualità di diversi interventi, sia per una discussione molto schietta e senza ambiguità sulla situazione attuale del paese e a sinistra. La registrazione integrale del convegno e dei diversi singoli interventi è disponibile QUI:

CONVEGNO “UNIONE EUROPEA, LAVORO, DEMOCRAZIA”

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OPERAZIONE CONDOR. L’ULTIMO VOLO DI LAURA

L’OPERA TEATRALE

“Operazione Condor. Il volo di Laura” è ambientato negli anni bui delle dittature sudamericane e narra la storia di Laura, una di molti desaparecidos dell’America Latina, che trova la morte non ancora ventenne con i famigerati “voli della morte”. La mise en scène sviluppa la narrazione su due piani temporali distinti: quello della contemporaneità della fase finale di un processo del gennaio 2017 nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, e quello storico, quando nel continente latino-americano migliaia di persone scomparivano nel nulla. Sul palco quattro attori: un giudice, un imputato, lo spirito di Laura, e Tamara, sua figlia, rapita alla nascita dal presunto assassino della madre. Questa iniziativa contrappone alla repressione dell’Operazione Cóndor la diffusione della cultura nelle sue molteplici accezioni: la conoscenza della storia drammatica di quegli anni, l’utilizzo del teatro quale veicolo di comunicazione, la ricchezza delle diversità, la tolleranza, la legalità, la verità e la giustizia. Continua a leggere

Germania, un voto da brividi. Ma c’è la Linke

di Roberto Musacchio

Un brivido attraversa l’Europa. Fa veramente paura vedere che in quel Parlamento che ha vissuto epoche tragiche andranno a sedersi quasi 100 esponenti di un partito, l’Afd (Alternativa per la Germania), che quelle epoche ripensa in modi raccapriccianti. Non solo. Che per il nostro presente, a suo modo tragico, ha pensieri che inquietano. La repulsione per i migranti, che ha soppiantato quella per l’euro, prima di tutto. Continua a leggere

Elezioni in Germania: …VERSO IL QUARTO REICH MERCANTILE

di Vittorio Stano (Hannover)

Tre lustri fa si sancí a Lisbona di fare dell´economia europea la piú competitiva e dinamica del mondo, fondandola sulla conoscenza. Il retropensiero era: piena occupazione in Europa.

La vis propulsiva dei Paesi dell´Unione doveva entrare in sinergia con lo spirito di collaborazione degli stessi e, facendo leva sulla solidarietá, mirare alla realizzazione del progetto europeo dei padri costituenti: l´Europa dei popoli.

Ma giá nel 2006, con la direttiva n. 123, gli organi decisionali dell´UE, attraverso il commissario Frits Bolkenstein fecero capire in che direzione dovevano andare i paesi membri: privatizzazione selvaggia di tutto il settore pubblico, compresi scuola, sanità e trasporti. Continua a leggere

IL DIRITTO DI NON- EMIGRARE

di Agostino Spataro

Sommario:

Il neoliberismo produce guerre, miserie e…migrazioni; Un sistema esclusivo ossia escludente; I nuovi “filantropi” padroni del mondo; L’emigrazione non è “Camel Adventure”; Il “caos funzionale”: esodo e mercato del lavoro; Italia, un Paese in svendita; Il “nuovo ordine” delle multinazionali;  C’è bisogno di comunismo.  Continua a leggere

Merkel per sempre?

di Roberto Musacchio

Mancano pochi giorni al 24 settembre quando si voterà in Germania eppure i mass media e la politica italiani sembrano praticamente ignorare il fatto. A confronto con le elezioni Usa o le stesse ultime francesi la data sembra non avere nessuna caratteristica di evento. Si potrà pensare che il voto appare talmente scontato da non destare attese e interesse. Tutti i sondaggi dicono che Merkel vincerà e governerà per la quarta volta consecutiva. Un record che oscura anche l’epoca di Khol. Continua a leggere

L’UE clona se stessa in Africa Occidentale e si dedica a saccheggiare la regione

di Bill Mitchell 

Quello che si può dire con certezza dell’EPA – l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Africa Occidentale – è che è straordinariamente poco conosciuto. I mass media non si preoccupano di spiegare che un gruppo di stati tra i più poveri del mondo sono stati – volenti o nolenti – inclusi in un accordo commerciale con l’Unione europea che li costringe a condizioni svantaggiose, riproducendo – in un contesto di povertà ben più drammatico – regole fiscali assurde sul tipo di quelle imposte agli Stati membri dell’Eurozona. L’economista Bill Mitchell espone sul suo blog i risultati dell’analisi dell’EPA realizzata dall’organizzazione indipendente svedese CONCORD: questo trattato non è coerente con gli obiettivi di sviluppo dell’Africa Occidentale, e ha conseguenze addirittura opposte, intrappolando un gruppo di nazioni per la maggior parte già poverissime in una crescita bassa e discontinua e perpetuando le condizioni misere delle popolazioni Continua a leggere

Attentato Barcellona, la verità è orribile. Per questo non viene detta

di Gianluca Ferrara (da Il Fatto Quotidiano)

La notizia dell’ennesimo attentato che ha colpito l’Europa sta riempiendo giornali, tv e blog di immagini e video. All’indignazione per le tante vittime innocenti si intrecciano i commenti di intellettuali, giornalisti e politici. Purtroppo, come al solito, si tratta di commenti fuorvianti che cavalcano l’emozione del momento, completamente incapaci di mostrare una visione d’insieme. La quasi totalità delle opinioni che ci apprestiamo ad ascoltare nello tsunami dis-informativo che giungerà nelle nostre case non ci spiegheranno i perché di tali gesti che sono solo sintomi di una grave malattia. Una malattia che è la fine del modello di sviluppo del mondo occidentale che, per perseverare nella sua folle crescita economica, deve depredare nuovi territori sempre con maggiore voracità. Continua a leggere

Libia, Alberto Negri: “Dopo le bombe piovono le balle”

di Alberto Negri*

Sulla Libia dopo le bombe piovono balle.

L’Italia non si oppose nel 2011 all’intervento della Francia e si è unita ai bombardamenti perché i nostri alleati minacciavano di colpire anche i terminali Eni come testimoniano l’ex ministro degli Esteri Frattini e l’ex capo di stato maggiore Camporini, come del resto dichiarato pubblicamente dal primo. Continua a leggere

Venezuela: la Costituente, passaggio decisivo per una democrazia partecipata e per l’indipendenza del paese

In Venezuela non c’è il Partito unico. Vi sono oltre cento tra partiti e partitini che si organizzano liberamente. In Venezuela c’è piena libertà di stampa e di opinione: solo il 5% delle emittenti radio e tv appartiene allo Stato, un 25% sono radio e tv comunitarie locali e ben il 70% è in mani private. In Venezuela vige la divisione dei poteri; non ve ne sono solo tre (esecutivo, parlamentare e giudiziario), ma 5, con il Cne, che è il Consiglio nazionale elettorale, completamente autonomo dagli altri, e il Potere cittadino, quello che garantisce una partecipazione e un controllo diretto dei cittadini sugli atti e i comportamenti dell’apparato pubblico. Continua a leggere

VENEZUELA, LA CAUSA OSCURA. Video documentario con sottotitoli in italiano

Un eccellente documentario francese realizzato dal giornalista Hernando Calvo Ospina. Nel 1902 l’Inghilterra, la Germania e altre nazioni europee volevano impossessarsi di questa nazione. Gli argomenti e le pratiche di destabilizzazione di quei tempi lontani sono quasi gli stessi che si utilizzano oggi contro il governo sovrano del Venezuela.  Continua a leggere

Venezuela: “Salvate il soldato Porta (PD)”

di Fabrizio Verde (da l’Antidiplomatico)

Fabio Porta è un parlamentare del PD. Eletto all’estero nel 2013, circoscrizione Brasile. Ma già da mesi in campagna elettorale con gli italo-venezuelani.

Come AntiDiplomatico vi abbiamo segnalato come sia stato lui a fare entrare la destra golpista e i nuovi aspiranti Pinochet addirittura fin dentro al Nazareno, in una delle pagine più tristi della già martoriata storia recente in politica estera del Partito di Renzi. Continua a leggere

Gli italiani in Germania: ancora un Reservarmee per il mercato del lavoro tedesco?

di Edith Pichler

Con la crisi finanziaria ed economica, è ripresa l’emigrazione verso la Germania di tanti giovani e meno giovani cosi come di interi nuclei famigliari da Grecia, Spagna, Italia e Portogallo. L’aumento degli arrivi dall’Italia è passato da 24.502 persone nel 2010 (di cui 23.898 italiani) a 70.339 persone nel 2015 (di cui 57.191 italiani) (Statistisches Bundesamt 2017, 2012). Comparando gli arrivi con le partenze si può osservare una certa volatilità che potrebbe confermare la mobilità di queste persone, ma che potrebbe anche segnalare situazioni di precarietà che spingono a muoversi verso altri paesi. Continua a leggere

Oltre 250mila italiani (all’anno ndr) emigrano all’estero, quasi quanti nel Dopoguerra

di Andrea Carli (da Il Sole 24 ore)

Giambattista Vico parlava di corsi e ricorsi storici. Con questa formula il filosofo napoletano sintetizzava la capacità di certe situazioni di ripetersi nella vita degli essere umani. Il Dossier Statistico Immigrazione 2017 elaborato dal centro studi e ricerche Idos e Confronti registra una di queste situazioni: oggi gli emigrati italiani sono tanti quanti erano nell’immediato dopoguerra. In numero, oltre 250.000 l’anno. Corsi e ricorsi della storia, appunto. Continua a leggere

E-book: “Il continente americano. L’America Latina”, di Andrea Vento, Giga Autoproduzioni, 2017

Recensione di Serena Campani

Il continente americano. L’America Latina, Andrea Vento, Giga Autoproduzioni, 2017, pp 36, contributo libero.

Il continente americano. L’America Latina è un opuscoletto di 36 pagine, realizzato dal Prof. Andrea Vento, docente di Geografia Economica a Pisa presso L’Istituto Tecnico Commerciale A. Pacinotti. Continua a leggere

America Latina: un futuro incerto fra crisi dei governi progressisti e nuove strategie golpiste

di Andrea Vento (estratto dalla pubblicazione “L’America Latina”)

Pubblichiamo l’interessante saggio di Andrea Vento parte di un lavoro più ampio che presentiamo integralmente in home page, molto utile per un quadro storico e attuale della situazione latino americana. (Copertina QUI) (Testo integrale QUI) Continua a leggere

Lettera dal Venezuela alle italiane e agli italiani

Pubblichiamo una importante lettera sottoscritta da diversi connazionali in Venezuela e inviata agli italiani, sulla strumentalizzazione della “presenza italiana” in questo paese – fatta in più occasioni anche da dirigenti politici e di Governo – e sulla (dis)informazione a senso unico che è rilanciata dai maggiori media italiani sul paese sudamericano. (Segue testo integrale) Continua a leggere

La rivoluzione Corbyn

di Tonino D’Orazio

Come sempre mass media e stampa addestrata sono riusciti a non farci capire il perché della rimonta e della quasi vittoria di Corbyn e del Labour. In Gran Bretagna sono tornati i pericolosi socialisti, quelli del secolo scorso con idee che i neoliberisti pensavano di aver sconfitto con la guerra ai poveri e l’abolizione programmata dei diritti e dello stato sociale aiutati dalla loro contro figura, la troika di Bruxelles. Continua a leggere

Appello Falcone/Montanari: “il 18 giugno per una Sinistra unita”

di Anna Falcone e Tommaso Montanari

“Siamo di fronte ad una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive. La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame. Continua a leggere

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