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Europa

Questa categoria contiene 1537 articoli

COVID-19: La bolla dell’overtourism si è sgonfiata, ma tornerà presto a crescere

(Photo by Miguel MEDINA / AFP) (Photo credit should read MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)

Giuliano Battiston intervista Marco d’Eramo

Diffida degli annunci di palingenesi sociale, Marco d’Eramo, saggista e autore de Il selfie del mondo. Indagine sull’età del turismo. L’idea che dopo la pandemia il mondo dovrà necessariamente cambiare, e in meglio, gli appare ingenua. Così anche l’idea che la pandemia possa trasformare un’economia intrinsecamente espansiva come quella turistica, riconducendola dentro parametri di sostenibilità sociale ed ecologica. La bolla dell’overtourism si è sgonfiata, ma tornerà presto a crescere. Presto torneremo a consumare il pianeta, le città globali quanto gli angoli più sperduti. Perché “anche chi si estasia per il canto degli uccellini in città sbava per andare in aereo, riprendere l’automobile e lasciare dietro di sé tracce chimiche”. E “il più grande esperimento di ingegneria sociale della storia” – quello in cui siamo immersi a causa della pandemia – “verrà presto dimenticato”. Continua a leggere

Covid-19: LO STATO, FIGLIOL PRODIGO NELL’ERA DEL CORONAVIRUS

Passata è la tempesta, odo gli augelli far festa.
G. Leopardi, La quiete dopo la tempesta

La risposta fallimentare al coronavirus dimostra che la società americana è malata e che la leadership globale dell’America è morta.
Walter R. Mead, storico

Cari amici italiani, vi aiutiamo perché vi amiamo, adifferenza dei vostri alleati”.
Vitalij Tret’jakov, Università Lomonosov – Mosca

L’Italia impari a non preoccuparsi degli USA e ad amare la Cina”.
Song Weiqing, prof. Università di Macao

Europa matrigna: “…tutti per uno, nessuno per tutti”

 

di Vittorio Stano

La disciplina con cui gli italiani hanno finora affrontato l’emergenza ha sbalordito in primo luogo gli italiani scettici e, di rimando, tutti quelli che nel mondo intero ci considerano cicale incapaci di sentirsi parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura.

In questi mesi gli italiani hanno dimostrato di essere orgogliosi di appartenere a un’eccezionale storia collettiva.

Si è svelata agli occhi di chi vuol vedere, una domanda di Comunità e di Stato, mai prima sperimentata. E’ confortante ricavare da questa prestazione la smentita della morte dello Stato nazionale, così come raccontato dalla vulgata tardoliberista. Questa prova, se coltivata, potrà produrre una classe dirigente nuova, capace di garantire una necessaria e qualitativamente migliore offerta politica. Continua a leggere

L’Armenia ha trovato il tesoro

Ambiente. La battaglia di un gruppo di giovani sul monte Amulsar contro la miniera d’oro progettata da una multinazionale statunitense. E l’eroe della rivoluzione, il premier Pashinyan, non sa chi appoggiare

di Alexander Damiano Ricci e Giovanni Culmone

Nella provincia armena di Vayots Dzor, nel sud del paese caucasico, una strada tortuosa si inerpica sul monte Amulsar e termina con la città termale di Jermuk. Sulla banchina di uno degli ultimi tornanti, un container d’acciaio giace all’ombra delle nuvole di passaggio.

A pochi passi dall’ingresso, un gruppo di giovani del posto lava le stoviglie con la neve, in vista di un pasto frugale. A dispetto delle sembianze fortunose, questo alloggio è stato pensato per bloccare le attività di un potere economico duro come le roccia. Continua a leggere

Covid-19: Come il Venezuela ha contenuto con successo la pandemia nel disinteresse dei media italiani

Giga: per il diritto ad una informazione corretta

Il Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati è da tempo impegnato a denunciare le manipolazioni del sistema d’informazione mainstream, Rai in prima fila, rispetto alle vicende latinoamericane tese a condizionare negativamente l’opinione pubblica nazionale in merito a questioni di stati o movimenti che aspirano all’emancipazione dei popoli e alla giustizia sociale. Emblematico il caso di Cuba, da cui abbiamo ricevuto generoso soccorso tramite l’invio una corposa squadra di medici per far fronte alle carenze della nostra struttura sanitaria di fronte all’emergenza pandemica, è passato praticamente inosservato l’appello dell’ex leader Cgil Susanna Camusso (https://fortebraccionews.wordpress.com/2020/04/05/bene-applaudire-i-medici-cubani-ma-ora-sospendiamo-le-sanzioni-susanna-camusso/) in merito alla rimozione dell’embargo, che la sta strangolando economicamente causando gravi sofferenze alla popolazione. Anche le violente repressioni, del governo di destra, tutt’ora in atto in Cile vengono ignorate dal nostro apparato mediatico mainstream. Infine in Venezuela, rispetto al quale la disinformazione ha raggiunto livelli inaccettabili con servizi raramente corrispondenti al vero e realizzati da giornalisti mai presenti in loco (o da studio o da altri paesi americani), divulghiamo, per completezza di informazione, questo articolo realizzato da un esponente della Rete di Solidarietà Rivoluzione Bolivariana che trovandosi in Venezuela ha potuto fornire una testimonianza, diretta e suffragata di dati oggettivi, della reale situazione e delle strategie implementate con successo per contrastarla.

Il Coordinamento del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

 

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Nuove rivelazioni sull’Operazione Gedeone: USA e Colombia, un piano per saccheggiare il Venezuela

di Geraldina Colotti

Uno dei volti più odiosi dell’opposizione golpista venezuelana è quello di Julio Borges, che si definisce pomposamente “commissario presidenziale all’estero”. Una carica virtuale così come lo è il “governo” dell’autoproclamato “presidente a interim”, Juan Guaidó.

Il governo di Narnia, lo ha definito con ragione il ministro della Comunicazione Jorge Rodriguez, durante un aggiornamento dei fatti relativi al tentativo di incursione mercenario sulle coste del Venezuela. Un piano contemplato nel contratto stipulato, con tanto di firma, tra l’impresa di contractor nordamericana Silvercorp e il comitato d’affari (sporchi) diretto da Guaidó. Continua a leggere

Arriva la terza grande depressione

di Ben Reynolds *

Pubblichiamo un’analisi di Ben Reynolds sulle conseguenze delle crisi che stiamo attraversando. La consideriamo un utile contributo alla discussione

La pandemia ha innescato una crisi economica globale di proporzioni epiche. Le misure necessarie per rallentare la diffusione del virus hanno provocato una disfatta sul mercato azionario, il crollo del commercio globale, la rottura delle filiere delle forniture e hanno spinto i sistemi finanziari sull’orlo del fallimento. Questo vortice è stato drammaticamente toccato con la pandemia, ma in definitiva deriva dalla crescente fragilità del sistema globale e dalla sua incapacità di superare gli ostacoli evidenziati dalla crisi del 2008. Il capitalismo affronta ora la sua terza crisi di sistema in due secoli, con le ricadute economiche che fecero seguito alle grandi depressioni del 1873 e del 1929. Come nel caso di quei grandi sconvolgimenti, questa crisi richiede una profonda ristrutturazione dell’ordine economico globale. Continua a leggere

La bomba è l’Italia. La crisi dell’UE è imminente. Intervista a Wolgang Streeckt

“Noi vorremmo sapere… per andare dove dobbiamo andare… per dove dobbiamo andare?”

La battuta di Totò resta inarrivabile come sintesi del dibattito politico nella “sinistra” italiana, soprattutto quando si tratta di affrontare le coordinate fondamentali della realtà in cui ci troviamo a vivere. Ossia su struttura e gerarchia dei poteri (economici, politici, militari), stato della crisi capitalistica, ruolo dello Stato e quel “piccolo vincolo esterno” rappresentato dalla stratificazione di Trattati e istituzioni che costituiscono l’Unione Europea.

Senza un briciolo di chiarezza su questo mondo – certamente complesso – si è condannati a brancolare nel buio della regione. Tra patetici tentativi di usare le antiche categorie per nuovi fenomeni, o all’opposto di buttare a mare un patrimonio di idee e chiavi di lettura che non si riesce ad utilizzare.

Di base, quel che manca è lo studio della realtà empirica. Che è complicata, praticamente inaffrontabile con le risorse solo individuali e anche di piccoli gruppi. Ma camminare su un terreno sconosciuto espone ogni momento a rischi enormi, e a figuracce frequenti. Continua a leggere

L’Italia è sull’orlo del fallimento. La schiavitù non sia il nostro destino

di Alberto Bradanini *

Ultimo editoriale dell’Ambasciatore Bradanini: “Un altro mondo è sempre possibile. La sfera finanziaria risponda dunque a quella politica. I mercati siano governati dallo Stato e non viceversa.”

L’Italia è sull’orlo del fallimento. Nella giungla di quesiti che stringono d’assedio la mente del cittadino davanti al vuoto d’orizzonte dei dirigenti alla guida del Paese risulta centrale comprendere il rapporto tra sistema monetario e finanza sovranazionale, poiché dietro un’apparente neutralità tecnica si nasconde l’eterno bisogno patologico di dominio e colonizzazione. Di tale tecnicismo imposto fanno parte la narrativa ‘endogena del vincolo esterno’ (un incomprensibile ‘fuoco amico’ del nostro ceto dominante contro il lavoro e l’ingegno degli italiani), la leggenda di una maggiore efficienza della nostra economia all’interno dell’eurozona (contro l’evidenza dei dati su potere d’acquisto, lavoro stabile, investimenti pubblici e via dicendo rispetto ai tempi della gloriosa lira) e il mito di un’Unione Europa meglio attrezzata per costruire una società più libera e più giusta, mentre è limpido come il sole che essa è strumento di dominio delle élite finanziarie sovranazionaliste, il cui obiettivo è la distruzione della statualità nazionale, ultimo baluardo a difesa dei beni sociali e dei ceti più deboli. Continua a leggere

Covid-19, APPELLO INTERNAZIONALE: Tre proposte per il lavoro

Democratizing Work. Questo importante appello di oltre 3.000 ricercatori di tutto il mondo esce oggi in simultanea su 37 giornali, tra cui El Comercio, Boston Globe, Guardian, Gazeta Wyborcza, La Folha de São Paulo, The Wire, Cumhuriyet, Le Soir, Le Monde, Die Zeit, Publico, El Diario, Le Temps. In Italia gli autori hanno scelto il manifesto

Questo appello, Democratizing Work, esce oggi in simultanea in 25 lingue su 39 testate internazionali, tra cui El Comercio, Boston Globe, Guardian, Gazeta Wyborcza, La Folha de São Paulo, The Wire, Cumhuriyet, Le Soir, Le Monde, Die Zeit, Publico, El Diario, Le Temps. In Italia gli autori hanno scelto il manifesto. Continua a leggere

Lettera aperta: NO ALL’ANNESSIONE DEI TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI!

Comunicato stampa

La visita in Israele del Segretario di Stato degli USA

La visita del Segretario di Stato degli USA in Israele non può non destare vivissima preoccupazione in chiunque sia consapevole che qualsiasi violazione della Legalità internazionale, ovunque avvenga, costituisce un pericoloso precedente ed una incombente minaccia per gli assetti internazionali.

Sarebbe gravissimo se il viaggio di Mike Pompeo volesse essere un segnale di incoraggiamento per le mire di Israele di annettersi la Valle del Giordano,una volta considerato il “cestino del pane” dell’economia palestinese, e delle altre parti dei Territori Palestinesi Occupati sulle quali in totale dispregio delle norme internazionali sono stati costruiti gli insediamenti coloniali da Israele,”potenza occupante” a seguito della guerra del 1967. Continua a leggere

VENEZUELA: Il contratto firmato da Juan Guaidó con i mercenari Usa contemplava l’assassinio di Maduro e di altri esponenti del governo e la dissoluzione completa della Repubblica bolivariana

Il Governo venezuelano in una lunga dichiarazione di ieri del Ministro Jorge Rodrìgues ha reso noti i documenti, già anticipati dal Washington Post, che dimostrano il diretto coinvolgimento (anzi la direzione) dell’autoproclamato Juan Guaidò nel tentativo di sbarco dei mercenari, tra cui disertori venezuelani e due di nazionalità statunitense, che avevano tentato di introdursi alcuni giorni fa, nel bel mezzo della pandemia da coronavirus, in territorio venezuelano dalla confinante Colombia con una imbarcazione e che erano stati bloccati subito dopo l’ingresso nelle acque territoriali del paese, grazie anche alla collaborazione di pescatori che avevano avvistato il gruppo. Continua a leggere

COVID-19: La trappola nel Mes. Fassina all’M5S, “resistete”

di Stefano Fassina

Il comunicato dell’Eurogruppo di ieri conferma la trappola nel Mes, già contenuta nel Rapporto dei 19 Ministri delle Finanze del 9 Aprile, approvato dal Consiglio europeo del 23 scorso. La trappola scatta non all’accesso, incondizionato come promesso, al prestito di 36 miliardi concesso dal Mes attraverso il ‘Pandemic  Crisis  Support’, la linea creata ad hoc per il Covid-19. Si attiva dopo l’accesso, dentro al Meccanismo. Per riconoscere la trappola e provare, inutilmente, ad evitare le accuse di sovranismo, anti-europeismo, posizionamento politico e ideologico, irresponsabilità verso l’Italia sofferente, dobbiamo entrare nel merito e chiedere alla lettrice e al lettore un po’ di pazienza.

Dispieghiamo il percorso di lettura dalle ultime parole dei punti 3, 5 e 10 del testo condiviso ieri sera. Punto 3: “Le norme del Mes continuano ad applicarsi”. Punto 5: “Il Mes applicherà anche il suo ‘Early  Warning  System’ (sistema di allarme preventivo sulla solvibilità del debitore) per assicurare il puntuale ripagamento del credito”. Infine, per dissipare ogni dubbio, il punto 10: per ciascuno Stato membro richiedente assistenza finanziaria attraverso la linea di credito legata al Covid-19 l’approvazione del ‘Pandemic Response Plan’ (il piano di utilizzo delle risorse ricevute in prestito) da parte del Mes “segue quanto previsto dall’art 13 del Trattato” [istitutivo del Mes]. Cosa è scritto nell’Art 13 in questione? Al comma 1: “… Una volta ricevuta la domanda [di assistenza finanziaria da uno Stato membro], il presidente del consiglio dei governatori assegna alla Commissione europea, di concerto con la BCE, i seguenti  compiti: … b) valutare la sostenibilità del debito pubblico. Se opportuno e possibile, tale valutazione dovrà essere effettuata insieme al FMI;”. Al comma 3: “il  consiglio dei governatori affida alla Commissione europea  –di concerto con la BCE e, laddove possibile, insieme all’FMI–  (la Troika per intenderci) il compito di negoziare con il membro del MES interessato, un protocollo d’intesa (meglio noto come Memorandum of Understanding) che precisi le condizioni contenute nel dispositivo di assistenza finanziaria. Il contenuto del protocollo d’intesa riflette la gravità delle carenze da affrontare e lo strumento di assistenza finanziaria scelto.” Infine, il comma 6: “Il MES istituisce un idoneo sistema di avviso per  garantire il tempestivo rimborso degli eventuali importi dovuti dal membro del MES nell’ambito del sostegno alla stabilità.”

E la lettera del Commissario europeo Gentiloni e del Vice-Presidente esecutivo Dombrovkis all’Eurogruppo? Viene richiamata al punto 5 del comunicato dell’Eurogruppo. Tuttavia, nonostante il giubilo politico e mediatico, la lettera si limita, non potrebbe essere altrimenti, ad indicare gli effetti regolamentari del Rapporto dell’Eurogruppo del 9 Aprile, confinati in un pericolosamente ambiguo torno temporale (“under the circumstances of the Covid-19”). Nella lettera, viene specificato che, “nelle circostanze del Covid-19”, non si attiva il comma 7 dell’art 3, del Regolamento 472/2013, cosi come non si attiva l’art 7 del medesimo regolamento, entrambi relativi ad un “programma di aggiustamento macroeconomico”. Non è una novità. E’ la conseguenza logica dell’assenza di condizionalità all’accesso alla speciale linea di credito definita in relazione al Covid-19.

Ma la lettera di Gentiloni e Dombrovskis non disattiva, non può farlo in quanto è normativa corrispondente a quella del Mes, l’art 6 del Regolamento 472/2013 nel quale è prescritta la valutazione della sostenibilità  del debito pubblico: “Qualora uno Stato membro richieda l’assistenza  finanziaria … del MES …  la Commissione valuta, d’intesa con la BCE e, ove possibile, con l’FMI, la sostenibilità del debito pubblico di detto Stato membro e le sue necessità di finanziamento effettive  o potenziali.” Conseguentemente, la lettera non disattiva neanche i commi 1, 5 e 6 dell’Art. 3 dello stesso Regolamento. Il primo comma di tale articolo è inequivocabile: “Uno Stato membro soggetto  a sorveglianza rafforzata (istituto confermato nella lettera dei due Commissari anche per il PCS) adotta, previa consultazione e in collaborazione con la Commissione e d’intesa con la BCE, …. ed eventualmente l’FMI, misure atte a eliminare le cause, o le cause potenziali, di difficoltà.”

In sintesi, si accede, senza condizioni e senza Memorandum, alla linea di credito speciale del Mes. Una volta dentro, viene valutata la sostenibilità del debitore, in conseguenza dei punti richiamati del comunicato dell’Eurogruppo (punti 3, 5 e 10). Dato che siamo avviati a superare, nel 2020, il 160% nel rapporto tra debito pubblico e PIL, siamo oggettivamente a rischio di solvibilità. Pertanto, dopo l’accesso, scatta, per statuto Mes, l’Art 13: programma di aggiustamento macroeconomico e Memorandum. Qui è il nodo: il programma di aggiustamento macroeconomico e il connesso Memorandum con la Troika arrivano una volta dentro il Mes. Allora, le ragioni del No al Mes rimangono tutte, anzi si rafforzano dopo la sentenza della Corte Costituzionale tedesca sul Quantitative easing.

Lo scenario davanti a noi è drammatico sul piano economico e sociale e difficilissimo sul piano politico europeo. Il Governo Conte è in una tenaglia micidiale. Serve senso della realtà e determinazione. Invece di celebrare la nostra inesistente vittoria sul Mes o insistere su ‘aiuti’ sostanzialmente irrilevanti e comunque a debito, come il Sure (il programma di prestiti per il sostegno al reddito dei disoccupati), le garanzie della Banca europea per gli investimenti o il lontano e gracile Recovery Fund, il Governo italiano, insieme agli alti governi firmatari della lettera del 25 Marzo scorso al Presidente del Consiglio europeo (Francia, Spagna e Portogallo in primis), dovrebbe combattere per difendere e rafforzare la funzione della Bce, l’unica istituzione federale della Ue, dotata della potenza di fuoco finanziario per salvare l’eurozona e l’Italia, non a caso attaccata, insieme alla Corte di Giustizia europea custode del diritto comunitario, a colpi di bazooka giuridico dall’avamposto di Karlsruhe. Senza adeguati interventi della Bce, inclusa la sterilizzazione dello stock di debito pubblico acquistata dalle Banche Centrali nazionali, la strada da intraprendere è quella del “divorzio amichevole” invocato saggiamente da Joseph Stiglitz. Infine, appello al M5S: resistete in nome delle periferie economiche e sociali affidatesi a voi nel voto del 2018.

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Agenzie di rating, mercati e stabilità finanziaria

Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco nel meeting di primavera del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, tenutosi per via telematica, ha affermato che senza liquidità e sostegno alle imprese, alle famiglie e ai lavoratori, il mondo rischia un default di massa. Non solo l’Italia, quindi. E ha aggiunto che “poiché la crisi è globale, la risposta deve essere globale”. È necessario, perciò, preservare la “funzionalità dei mercati finanziari e la stabilità del sistema finanziario”. Continua a leggere

Edgar Morin: sull’epidemia

“Questa crisi dovrebbe aprire le nostre menti a lungo confinate sull’im­mediato”. Per il sociologo e filosofo francese, 99 anni, la corsa alla redditività e le carenze nel nostro modo di pensare sono responsabili di innumerevoli catastrofi umane causate dalla pandemia di Covid-19. Nato nel 1921, ex combattente della resistenza, sociologo e filosofo, pensatore interdisciplinare e indisciplinato, dottore honoris causa di 34 università in tutto il mondo, Edgar Morin dal 17 marzo è confinato nel suo appartamento a Montpellier con sua moglie, la sociologa Sabah Abouessalam. È da rue Jean-Jacques-Rousseau, dove risiede, che l’autore di La Voie (2011) e Terre-Patrie (1993), e che ha recentemente pubblicato Les Souvenirs viennent à ma rencontre (Fayard, 2019), un’opera di oltre 700 pagine in cui l’intellettuale ricorda in profondità le storie e gli incontri più forti della sua esistenza, ridefinisce un nuovo contratto sociale, si impegna in alcune confessioni e analizza una crisi globale che – dice – lo “stimola enormemente”. Continua a leggere

La madre di tutte le pandemie. Quando l’apocalisse bussa alla nostra porta

L’articolo. Quando l’apocalisse bussa alla nostra porta

di Ignacio Ramonet

Nato da appena cento giorni in una lontana città sconosciuta, un nuovo virus ha già percorso tutto il pianeta, e ha obbligato a chiudersi in casa miliardi di persone. Qualcosa immaginabile solo nei film post-apocalittici… L’umanità sta vivendo una esperienza del tutto nuova. Verificando che la teoria della “fine della storia” è una menzogna, scoprendo che la storia, in realtà, è imprevedibile.

Ci troviamo di fronte a una situazione enigmatica. Senza precedenti. Nessuno sa interpretare e chiarire questo strano momento di profonda opacità, quando le nostre società continuano a vacillare sui loro pilastri come scosse da un cataclisma cosmico. E non esistono segnali che ci aiutino a orientarci. Un mondo crolla. Quando tutto sarà terminato, la vita non sarà più la stessa.

Solo qualche settimana fa, decine di proteste si erano diffuse a scala planetaria, da Hong Kong a Santiago del Cile. Il nuovo coronavirus le ha spente una a una estendendosi, rapido e furioso, nel mondo. Alle scene di masse in festa che occupavano strade, si sostituiscono le immagini di viali vuoti, muti, spettrali. Emblemi silenziosi che segneranno per sempre il ricordo di questo strano momento.

Stiamo subendo nella nostra stessa esistenza il famoso “effetto farfalla”: qualcuno, dall’altro lato del pianeta, mangia uno strano animale, e tre mesi dopo metà dell’umanità è in quarantena. Afflitti, i cittadini voltano gli occhi verso la scienza e gli scienziati – come un tempo verso la religione – implorando la scoperta di un vaccino salvatore, la cui scoperta richiederà lunghi mesi. Continua a leggere

Jordi Evola: Intervista via Skype a Papa Francesco (VIDEO)

Con sottotitoli in Italiano. L’intervista è del 22 marzo scorso.

 


Intervista con sottotitoli in Inglese

 

COVID-19: Quella “immagine distorta” che la Germania ha dell’Italia. “Un gioco sul quale da decenni la Germania costruisce il proprio benessere”

Questo articolo comparso ieri sul più diffuso settimanale tedesco è molto importante.

Non solo per ciò che riconosce nei nostri confronti, ma perché la lucida analisi che fa ci dovrebbe indurre tutti a recuperare il rigore dell’analisi politica: i cosiddetti sovranismi e i pericolosi personaggi che li rappresentano sono solo un sottoprodotto delle guerre imperialiste (per ora ancora sul piano economico e commerciale).

Ma quando nasce un movimento sovranista nasce quasi sempre come elemento di difesa da sovranismi ben più scaltri o potenti. E a cascata i sovranismi meno potenti tentano di sottomettere altre aree o paesi meno in grado di difendere la propria sovranità. Chi sostiene questi movimenti ?

Le rispettive borghesie sotto la pressione di quelle più potenti. Quindi bisogna sempre avere l’occhio attento alla configurazione dei poteri nella loro dislocazione e nella loro specifica ideologia che, a parole, può anche essere apparentemente aperta e potabile…finché non viene messa in seriamente in discussione.

Bisogna anche ricordare che i movimenti nazionalistici non sono stati necessariamente regressivi, nel corso della storia. Se vuoi difendere la tua comunità da attacchi predatori, devi contemplare l’unità nazionale come un momento decisivo della tua battaglia, non puoi ignorarlo perché ti sembra inelegante…

Ciò che è decisiva è la prospettiva e chi la guida: non è che il nazionalismo mi può riportare in una condizione di peggiore sfruttamento di quello garantito dalle elites di sangue più o meno blu. Questo giochetto provino a giocarselo da sole le borghesie nazionali non ammesse alla mensa superiore.

Neanche dobbiamo lasciarci fregare dall’argomento dell’accentuata competitività con cui abbiamo già a che fare nello scenario post-covid. E’ fondamentale trasformare la guerra imperialista…in Fine dello sfruttamento di paesi su altri paesi e di uomini su altri uomini. Cioè fine del profitto come guida della storia.

Siamo maturi per altri scenari di cooperazione. Bisogna smetterla di farci dettare l’agenda dall’antique regime nelle sue varie declinazioni.

Il loro mondo è strutturalmente tramontato. Bisogna avere fiducia. Non bisogna giocare solo di rimessa. E bisogna giocare insieme agli altri popoli, facendo emergere le contraddizioni evidenti che riguardano tutti gli spazi nazionali.

La questione infine, come credo sia evidente, non riguarda solo lo spazio europeo. Questo è uno degli spazi, per quanto importante. Ve ne sono altri da aprire: quelli con altri paesi, sia del nord, ma soprattutto del sud del mondo, con le rispettive borghesie colluse e “compradore” o con quelle fasciste (che in realtà sono i diversi vestiti con cui si vestono al cambiar di stagione).

Bisogna tornare al futuro. Che può essere ostacolato e rallentato, ma non sconfitto. (red)

Secondo lo Spiegel, è sbagliato pensare al Belpaese spendaccione e indebitato. Thomas Fricke, autore di un lungo editoriale, non esita a parlare di “tutta questa arroganza tedesca che – non solo adesso, ma soprattutto adesso – è particolarmente tragica”. “In Italia come in Francia arriveranno al potere delle persone che, come adesso già fanno Donald Trump o Boris Johnson, non hanno nessuna voglia di stare al gioco: quel gioco sul quale la Germania da decenni costruisce il proprio benessere”.

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COVID-19: Ripartenza, è il momento della verità

È questa una fase di scelte importanti legate all’evolversi della pandemia. Adesso, dovranno essere prese decisioni che contemperino la priorità salute con la ripresa produttiva e sociale

di Fulvio Fammoni (*)

È questa una fase di scelte importanti legate all’evolversi della pandemia. La curva dei contagi pare si vada stabilizzando quindi, i meccanismi di separazione hanno prodotto effetti, seppur ancora parziali. Adesso, dovranno essere prese decisioni che contemperino la priorità salute con la ripresa produttiva e sociale. Consapevoli di proiezioni molto gravi per il futuro della nostra economia (per ultimi i dati del FMI e di BdI) ma evitando la falsa notizia che il virus è sconfitto (magari) e tutto può riprendere come prima. Continua a leggere

Nascita della Nato e della Comunità Europea fu un parto gemellare

di Alessandro Visalli

Ci sono eventi noti, raccontati in tutte le salse e tranquillamente pacifici. Tra questi la connessione tra il progetto di unificazione europea e la necessità atlantica di tenere unito il fronte contro l’Unione Sovietica.

Poi ci sono dei documenti storici che ce li fanno guardare da vicino.

Questo documento messo a disposizione, con alcune esplicative carte, da Limes è di questo genere. Continua a leggere

Lenin: L’indicazione di trasformare la guerra imperialista in guerra civile.

di Luciano Beolchi

Una crisi mondiale. L’indicazione di trasformare la guerra imperialista in guerra civile

Al tempo di Lenin la crisi si chiamava guerra mondiale, la più colossale somma di sofferenze di ingiustizie e di distruzione mai vista al mondo. Ma non è sufficiente che la gente soffra perché una crisi per quanto micidiale e profonda si trasformi in una situazione rivoluzionaria.

Nel 1915, a un anno dallo scoppio della guerra mondiale, analizzando il collasso della Seconda Internazionale, Lenin scriveva: Continua a leggere

COVID-19: Una ricostruzione impeccabile del cammino della pandemia in Italia e in Europa (Video in Portoghese)

Un servizio di Gregorio Carboni Maestri, docente di architettura, documentarista italiano nato in Belgio (in Portoghese). Di Gregorio Carboni Maestri vedi anche Palladio

 

COVID-19: “Il rifiuto tedesco degli Eurobond è non solidale, gretto e vigliacco” (di Steffen Klusmann, Redattore capo DER SPIEGEL)

L’Europa è più di una mera alleanza di egocentrici. Non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa.

Gli Eurobond- affermò la cancelliera Angela Merkel otto anni fa all’apice della crisi dell’Euro- “non ci saranno finché sarò in vita”. E così anche la scorsa settimana al vertice dei capi di Stato e di governo dell’UE tenutosi in videoconferenza, i paesi dell’Europa meridionale sono stati messi a tacere bruscamente, quando hanno avanzato nuovamente la richiesta degli Eurobond per proteggere le loro economie dall’impatto della pandemia. Il ministro dell’Economia Peter Altmaier l’ha definita, in modo sprezzante, un “dibattito fantasma”.

 

 

FONTE: https://www.spiegel.de/international/europe/coronavirus-il-rifiuto-tedesco-degli-eurobond-e-non-solidale-gretto-e-vigliacco-

COVID-19: Manovre e posizionamenti, la grande strategia. Cronache del crollo.

di Alessandro Visalli

Quando si va in guerra, è un errore frequente cominciare dalla parte sbagliata, agire subito e aspettare il disastro per discutere il problema”.

Tucidide

È raro vedere una fase storica nella quale la sottile vernice che ricopre la dura politica degli interessi è a tal punto messa alla prova. L’Europa è la patria di alcune delle più rilevanti utopie ireniche, sogni di pace perpetua attraverso il “dolce commercio”, primato del diritto, governo attraverso le regole[1], … uno spesso strato di retoriche hanno circondato, sin dall’avvio, la costruzione europea nascondendo il duro spirito del capitalismo e, per esso, della logica di potenza delle élite cosmopolite impegnate in una costante guerra di classe unita ad una incessante guerra nazionale. Abbiamo sempre sentito raccontare di “comunità”, quando dietro le quinte si consumavano scontri all’ultimo sangue mascherati da sorrisi e strette di mano nelle conferenze stampa.

Uno dei pensieri più radicalmente fondati del liberalesimo è che la ragione domina le passioni, e tra queste quelle che hanno a che fare con il potere. L’arte del governo consiste nel tenere a freno la licenza e gli abusi del potere, che sono mossi dalle “passioni”. Nella versione che si afferma in seguito nella modernità l’avidità, la cupidigia, l’amore per il lucro sono contrasto all’ambizione, alla brama di potere. Questa è l’autogiustificazione del capitalismo e della prevalenza dell’economico sul politico.

Ma è un inganno. La vera faccia del mondo si mostra in questi momenti. Continua a leggere

Circa, Marco Revelli, “Draghi, lupi, faine e sciacalli”. Cronache del crollo.

di Alessandro Visalli

Siamo davvero in tempi strani. Davanti all’improvviso accelerare della storia, per effetto del venire al pettine sotto l’impatto di un minuscolo organismo di tutte le catastrofi del neoliberismo e della mondializzazione senza limiti e freni di questo ultimo ventennio, tutti si sentono sollecitati. E capitano posizionamenti inaspettati. E’ la quinta volta che parlo di un testo di Marco Revelli[1], registrando via via un progressivo arruolamento sul fronte di un antifascismo di maniera e piuttosto stridente. Una posizione sempre più anti-popolare, man mano che l’abbandono della sinistra da parte di questi si faceva più evidente (sotto l’etichetta di “populismo”). Nell’ultima occasione ero stato piuttosto brusco.

Ma in questo intervento, molto politico e come sempre schierato contro i suoi due nemici preferiti, i due Matteo, ritrovo invece elementi più che condivisibili. Avevo parlato già dell’intervento di Mario Draghi in un recente post[2] ed in quella occasione mi ero soffermato su una lettura del testo dell’articolo sul Financial Times concentrata sugli elementi di discontinuità, che sono numerosi e significativi, e non sulle numerose ambiguità (che sono decisive). Continua a leggere

PER LA PACE IN VENEZUELA, contro qualsiasi tentativo di intervento militare o di violenza paramilitare (Comunicato dei Sindacati dell’America Latina)

POR LA PAZ EN VENEZUELA, CONTRA CUALQUIER INTENTO DE INTERVENCION MILITAR O VIOLENCIA PARAMILITAR

La Confederación Sindical de trabajadores/as de las Américas, CSA, que representa a 55
millones de trabajadoras/es en el continente, expresa nuevamente su firme condena frente a la cada vez más agresiva política del gobierno de los EE. UU, presidido por Donald Trump, contra Venezuela y su escalada de medidas económicas, diplomáticas y amenazas militares contra ese país. Desde la CSA ya hemos cuestionado por injustas y desmedidas las sanciones económicas impuestas a Venezuela desde 2016 por parte del gobierno de EUA, Unión Europea y otros gobiernos del mundo. La CSA siempre ha defendido el diálogo con todos los sectores venezolanos, para encontrar una salida de paz y respeto al Estado democrático de Derecho.

El mundo atraviesa por una pandemia donde la preservación de la vida, el combate al virus COVID 19 es una prioridad absoluta. Cualquier acción de recrudecimiento de sanciones económicas, estímulo a la violencia e intentos de intervención militar, sea cual sea el pretexto usado, es un acto criminal contra la población venezolana y una amenaza a la paz en América Latina y Caribe.

En este momento que vive el mundo, utilizar una política unilateral, arbitraria e ilegal de
decisiones de los órganos de poder en los EE.UU., viene a profundizar una postura
intervencionista y violatoria de la legalidad internacional. El día 26 de marzo, el Fiscal General de EE. UU anuncia la acusación al presidente de la República Bolivariana de Venezuela, Nicolás Maduro, de ser jefe del narcotráfico internacional, responsable de la cocaína que ingresa a territorio estadounidense y pone precio a su cabeza, así como a la de una parte de los altos mandos militares y políticos de ese país.

El 1ero. de abril, el Secretario de Estado Mike Pompeo, anuncia una iniciativa denominada Marco de transición democrática en Venezuela, que supuestamente deberá conducir a “elecciones presidenciales y parlamentarias libres”, previa a la renuncia del presidente Maduro y el supuesto presidente transitorio, diputado Juan Guaido.

El día 2 de abril, se anuncia la decisión del Departamento de Defensa de enviar la mayor flota naval y aérea, de que se tenga conocimiento en la historia reciente de la región, para bloquear el supuesto tráfico de estupefacientes de Venezuela hacia los EE.UU.
Son medidas que extrapolan la competencia de las instituciones estadounidenses frente a Venezuela que, además de ilegal, es absolutamente equivocada por aprovechar el momento de la pandemia para profundizar la crisis en ese país.

Rechazamos la actitud irresponsable del secretario general de la OEA y gobiernos de la región, que en medio de una emergencia sanitaria que sacrifica a centenares de ciudadanos de sus países, expresan su apoyo a un plan de agresión criminal que solo profundizará el sufrimiento del pueblo de Venezuela.

La escalada de agresión va en contravía del llamado del secretario general de las Naciones Unidas, Antonio Guterres, de poner fin a los conflictos militares y levantar las sanciones a todos los países del mundo para poder hacer frente a la pandemia del COVID19.

Defendemos, además del fin de las sanciones económicas y una inmediata acción de la ONU, del FMI, del Banco Mundial y del BID, en coordinación con el estado venezolano, para apoyar al pueblo de Venezuela con todo aquello que le permita hacer frente a la pandemia y sobre todo atender las necesidades socio económicas en el corto, mediano y largo plazo para mitigar los efectos de la pandemia en el país.

La CSA reafirma su solidaridad con el pueblo de Venezuela y demanda de todos los
gobiernos de la región y del mundo, así como también de los organismos internacionales, rechazar la agenda de violencia e intentos de posibles intervenciones militares.

Hacemos un llamado a todas las fuerzas políticas, económicas y sociales de Venezuela a la unidad nacional y poner en absoluta prioridad el combate a la pandemia para preservación de la vida de las venezolanas y venezolanos.

 

Rafael Freire Neto
Secretario General

Montevideo, 5 de abril de 2020

 

Confederación Sindical de trabajadores/as de las Américas – CSA

Calle Buenos Aires, 404/406 – Montevideo, 11000 – Uruguay
Teléfono: + (598) 2 914 75 88 – sede@csa-csi.orghttp://www.csa-csi.org

 

DOPO COVID-19

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