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Asia

Questa categoria contiene 235 articoli

Disuguaglianze e migrazioni

di Roberto Guaglianone

L’occidente è stato costruito sul razzismo. L’idea di razza è stata creata per mantenere le gerarchie. La disuguaglianza tra gli uomini non è un caso. Il progresso dell’occidente non sarebbe stato possibile senza la schiavitù, il genocidio e il colonialismo” (Kehinde Andrews, professore di sociologia). Continua a leggere

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L’ipocrita, il bullo e gli ubriaconi

obama-trumpdi Rodrigo A. Rivas

Barack Obama ha il merito di aver segnato un prima e un dopo sul terreno simbolico: un nero può arrivare alla presidenza di un paese pur così diseguale ed elitista come gli USA. Ma la mancanza di qualsiasi cambiamento strutturale ha propiziato il ritorno al passato: il nuovo presidente è bianco, autoreferenziale, razzista, ignorante e misogino. Continua a leggere

Il 2017 sarà l’anno dell’India

india-glancedi Fausto Durante (*)

Uno sguardo a 360 gradi per comprendere le sorti dell’economia mondiale. L’Europa abbandoni la strada dell’austerità se vuole mantenere la leadership. Crescono piccoli Paesi come Yemen e Myanmar, ma a pagare il prezzo sono i lavoratori Continua a leggere

Un breve ricordo del Professor Calchi Novati

calchi-novatidi Giacomo di Lillo (del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati)

Lunedì 2 gennaio è scomparso a Roma, all’età di 81 anni, il Prof. Giampaolo Calchi Novati, un accademico che ha dedicato la sua esistenza allo studio della storia contemporanea dei paesi africani. Voglio ricordarlo brevemente, perché ho avuto la fortuna di frequentarlo. Negli anni ’80 ho seguito due suoi corsi all’Università di Pisa, inoltre egli è stato il relatore della mia tesi di laurea. Continua a leggere

Monsignor Capucci e la pace, «ossigeno della vita»

mons-capuccidi Marinella Correggia

Monsignor Hilarion Capucci è morto a Roma il 1 gennaio 2017, dunque in occasione della cinquantesima giornata mondiale della pace (istituita da Paolo VI e celebrata per la prima volta il 1 gennaio 1968). E’ morto, a 95 anni, pochi giorni dopo la fine della battaglia di Aleppo, sua città natale. La guerra in Siria era stata fonte di grande dolore per lui, da decenni rifugiato in Italia con status sempre incerto a causa delle sue note vicissitudini come vicario di Gerusalemme…  Continua a leggere

Buone feste a Aleppo

aleppo-1di Tonino D’Orazio

Aspettando Mossul di cui non ci dicono più niente, anche se penso che qualcuno la stia bombardando “intelligentemente” colpendo un individuo cattivo alla volta. Qualche volta, forse, due o tre. Tanto c’è tempo e i curdi che non si fidano costruiscono trincee. Aleppo sembra la sconfitta (di nuovo) del mondo virtuale da parte di quello della realtà. Un ossimoro. Una città distrutta e un popolo in festa. Donne che liberano i loro capelli al vento, con gesti insofferenti, buttando veli e teli. E’ lo sfregio non solo all’Isis ma anche a tutti quelli che li hanno armati e protetti. Uomini e donne dell’occidente, anche con il loro silenzio. Continua a leggere

La guerra di Aleppo non è solo come ve la raccontano

aleppodi Fulvio Scaglione

La battaglia di Aleppo, con le stragi di questi giorni e gli anni terribili che le hanno precedute, ha segnato tra le altre cose il collasso del sistema informativo occidentale, ormai quasi incapace di distinguersi dalla propaganda di parte. Continua a leggere

“Che cos’è l’emigrazione: Scritti di Paolo Cinanni”. Presentazione il 2 Dicembre a Roma

che-cos-e-l-emigrazione-scritti-di-paolo-cinanniIn occasione dei cento anni dalla nascita di Paolo Cinanni, – militante comunista, partigiano, dirigente del movimento dei contadini del meridione d’Italia nelle lotte per l’occupazione delle terre improduttive e del latifondo, fondatore, alla fine degli anni ’60, della Filef (la Federazione Italiana dei Lavoratori Emigranti e delle loro Famiglie), assieme a Carlo Levi, Renato Guttuso ed altri sindacalisti, politici e intellettuali sensibili alle questioni dell’emigrazione italiana – la Filef ha realizzato un libro con una selezione dei suoi scritti ed interventi datati tra il 1969 e il 1973, recuperati dagli archivi della federazione. Continua a leggere

LA NUOVA GUERRA DELL´OPPIO della NARCO NATO: Afghanistan 2001 – 2016

eroinadi Vittorio Stano  (Hannover)

Quando verrà scritta la storia della guerra in Afghanistan, il sordido coinvolgimento di Washington e dei militari della NATO nel traffico di eroina, e la loro alleanza con i signori della droga, sarà uno dei capitoli più vergognosi. Continua a leggere

ARMIR di nuovo in marcia

armirdi Tonino D’Orazio

La Nato: “Anche soldati italiani schierati al confine russo“. E’ tornato l’Asse, un po’ modificato ma con alcune componenti storiche presenti. E di nuovo lo stesso “nemico”. La Nato, dopo aver accerchiato la Russia con l’operazione Anaconda (non è un serpente velenoso, strangola soltanto), continua la tiritera di “Ciccio toccami! Mamma Ciccio mi tocca!”. Possibile che l’America, per attaccare e depredare i paesi del mondo intero, in una follia imperiale sempre più impossibile, provochi tutti e poi sfacciatamente si dice provocata? E tutti gli altri amici servili si ritrovano guerrafondai e ne pagano le conseguenze? Secondo Trump, tra poco, anche le spese. Continua a leggere

Esplosive mail della Clinton

hillary-clinton-regina-del-caosdi Manlio Dinucci

Ogni tanto, per fare un po’ di «pulizia morale» a scopo politico-mediatico, l’Occidente tira fuori qualche scheletro dall’armadio. Una commissione del parlamento britannico ha criticato David Cameron per l’intervento militare in Libia quando era premier nel 2011: non lo ha però criticato per la guerra di aggressione che ha demolito uno stato sovrano, ma perché è stata lanciata senza una adeguata «intelligence» né un piano per la «ricostruzione». Continua a leggere

LA BREXIT SEGNA LA FINE DELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE

brexit-10(Dal Los Angeles Time – Traduzione di Theuniversal.it)

Per decenni, i leader finanziari e politici hanno predicato l’inevitabilità della globalizzazione, promettendo alle nazioni che sacrificando parte della propria sovranità e facendo cadere le barriere nazionali avrebbero beneficiato di ricompense ben maggiori attraverso l’integrazione economica e la cooperazione.

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Secolo XXI: Economia del Terrore ? – un importante contributo di Lo Brutto e Spataro

Spataro-Economia del terroreIntroduzione

SCENARI DELLA CRISI DEL MONDO

Con l’inizio del nuovo secolo, all’orizzonte del nostro futuro si profila una tendenza inquietante, maturata nell’ambito delle oligarchie neoliberiste dell’Occidente: il frequente ricorso alla guerra, anche locale, come risposta ai problemi insorti con la crisi globale.

Tale tendenza è insita nella natura violenta, nella stessa dinamica del capitalismo internazionale. Tuttavia, oggi, appare anche come una reazione metodica alle difficoltà crescenti d’imporre il suo modello politico-culturale e consumistico.

Più che un fenomeno ciclico, essa parrebbe denunciare una difficoltà, perfino un declino, non tanto del sistema capitalistico in se stesso quanto dell’egemonia occidentale sul terreno dell’economia e della cultura. Continua a leggere

VERSO LA TERZA GUERRA DEL GOLFO

verso la 3 guerra del golfodi Antonio Tricarico

Le immagini con relativi commenti sono stati curati da Marco Tremori e Andrea Vento del Coordinamento del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati (Giga). Continua a leggere

Profughi ambientali, in fuga dalle guerre alla Terra

Marinella-Correggia-nutrire il pianetadi Marinella Correggia

«Fa un caldo infernale sotto queste tende»: l’estate 2015, la più torrida degli ultimi anni, ha spossato i “residenti” dei campi profughi in Iraq, Siria, Turchia, Libano. Milioni di persone. La loro condizione cristallizza quattro crisi del nostro tempo: guerre, cambiamenti climatici, terrorismi e – dunque – migrazioni forzate. Continua a leggere

Povertà e lavoro dignitoso, al via la Conferenza internazionale di Ginevra

conferenza-internazionale-lavoroAlla sessione partecipano 6.000 rappresentanti di governi, lavoratori e sindacati di 185 Stati. Tanti i temi in agenda, tutti particolarmente importanti in un mondo in cui diseguaglianze e violazioni di diritti sono in costante aumento. Continua a leggere

Andre Vltchek: Ecco perché sono comunista

Andre-Vlchetkdi Andre Vltchek

Ogni qualvolta si guarda La Ultima Cena, un geniale film del 1976 diretto dal cubano Tomás Gutiérrez Alea, ci si rende conto di molti importanti messaggi che vengono letteralmente urlati dallo schermo.  Continua a leggere

Frei Betto: il cristianesimo come progetto di civiltà.

frei-betto“Tutti noi cristiani siamo discepoli di un prigioniero politico”.

di Frei Betto (Frate domenicano – Brasile 19/05/2016) Continua a leggere

11 Settembre: Un altro documento chiama in causa l’Arabia Saudita

11-9 arabiasaudita-obamadi Mario Lettieri, già Sottosegretario all’economia (governo Prodi) e Paolo Raimondi, Economista

La campagna elettorale negli Stati Uniti è entrata nella fase calda. E’ quindi inevitabile che le questioni  politiche irrisolte e più esplosive tornino a riconquistare l’attenzione dell’opinione pubblica. La più importante riguarda la verità su l’11 settembre, sui suoi responsabili e finanziatori. Continua a leggere

FIOM e Ebrei “Contro L’Occupazione” tra le 350 organizzazioni europee che invitano l’UE a difendere il diritto di boicottare Israele

EAST JERUSALEM, OCCUPIED PALESTINIAN TERRITORIES - MARCH 26: Graffiti on the Israeli separation barrier dividing the East Jerusalem neighborhood of Abu Dis reads, "Boycott Israel".

EAST JERUSALEM, OCCUPIED PALESTINIAN TERRITORIES – MARCH 26: Graffiti on the Israeli separation barrier dividing the East Jerusalem neighborhood of Abu Dis reads, “Boycott Israel”.

  • 352 organizzazioni dei diritti umani, gruppi religiosi, sindacati e partiti politici europei invitano l’UE a sostenere il diritto a partecipare al movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) nei confronti di Israele
  • Tra le firme italiane: Fiom/CGIL, Un ponte per, Servizio Civile Internazionale, ARCI, Confederazione Cobas, Ebrei Contro l’Occupazione
  • Israele ha lanciato un attacco senza precedenti contro il movimento BDS
  • Amnesty International esprime preoccupazione “per l’incolumità e la libertà” del co-fondatore del movimento BDS.

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Il reale significato odierno della celebrazione della Nakba

NAKBA-never forgetdi Andrea Vento (Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati)

Il 15 maggio è una ricorrenza di particolare importanza per i palestinesi perché è il giorno in cui celebrano la Nakba, la ‘catastrofe’, tramite la quale viene mantenuto vivo il ricordo della cacciata dalle proprie abitazioni di centinaia di migliaia di persone e la mancata nascita del proprio stato. La data prescelta per questa ricorrenza ha un elevato significato simbolico: il 15 maggio del 1948 infatti segna l’inizio della prima guerra arabo-israeliana, che si concluderà ad inizio del 1949 con la vittoria del neocostituito stato ebraico, e l’inizio del calvario del popolo palestinese che in circa 70 anni, a seguito di una serie infinta di vicende avverse, ha portato alla drammatica situazione attuale caratterizzata da: regime di occupazione militare, espropri e colonizzazione delle terre, violazione sistematica dei diritti umani e delle risoluzioni ONU ed espulsioni, individuali e di massa, continuativi con conseguente creazione di una tale entità di profughi che, ad oggi, metà del popolo palestinese vive al di fuori dei cosiddetti “Territori occupati”, acquisendo il poco invidiabile status di “popolo della diaspora”. Continua a leggere

La Repubblica di tutti gli italiani: Costituzione, diritti e lavoro dell’Italia migrante

Faim1° Assemblea Congressuale FAIM – 29 Aprile 2016 – Sala Fredda, Via Buonarroti, Roma – La Repubblica di tutti gli italiani:  Costituzione, diritti e lavoro dell’Italia migrante – La Relazione introduttiva di Pietro Lunetto, del Comitato di Coordinamento.

Si è svolto oggi a Roma il primo congresso del Faim (il Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo) che raccoglie una base associativa di oltre 1.500 associazioni territoriali diffuse in tutti i maggiori paesi di emigrazione italiana. Presentiamo di seguito il testo integrale della relazione introduttiva presentata da Pietro Lunetto, de La Comune del Belgio, una associazione di mutuo soccorso dei giovani migranti italiani in Belgio.

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L’apocalisse finanziaria che si avvicina

derivati-1di Tonino D’Orazio

Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), globalmente, il valore teorico dell’insieme dei contratti dei prodotti derivati in circolazione nel pianeta ammontano alla somma stratosferica di 552.900 miliardi di dollari. Una bolla enorme. Continua a leggere

Un D’Alema baumaniano

foto tunisia 5di Tonino D’Orazio

Finalmente D’Alema ha detto qualcosa di sinistra, dopo anni di silenzio assenso in direzione contraria. Il rispetto della nostra Costituzione in merito alla parità di tutte le religioni. Quindi anche all’8 per mille per i musulmani. Così potranno costruirsi le loro moschee e pregare il loro dio. Magari senza l’aiuto dello stato e dei comuni, ma nella pace delle varie religioni. Giustissimo. E’ un problema di libertà loro e di tutti i credenti. Continua a leggere

E’ iniziata una guerra mondiale. Al momento è una guerra di propaganda, di menzogne e distrazione.

bikinidi John Pilger – 23 marzo 2016*
Ho girato delle riprese nelle Isole Marshall, che si trovano a nord dell’Australia, nel mezzo dell’Oceano Pacifico. Ogni volta che ho raccontato dov’ero stato mi è stato chiesto: “Dov’è quel posto?” Offro un’indicazione citando “Bikini”; mi dicono “Intendi il costume da bagno?”
Pochi sembrano sapere che il costume bikini ha preso il nome dalla celebrazione delle esplosioni nucleari che distrussero l’Isola di Bikini. Nelle Isole Marshall, tra il 1946 e il 1958, furono fatte esplodere dagli Stati Uniti sessantasei bombe atomiche, l’equivalente di 1,6 bombe di Hiroshima al giorno, per dodici anni.
Bikini oggi tace, deformata e contaminata. Le palme crescono in una strana formazione a reticolo. Nulla si muove. Non ci sono uccelli. Le lapidi nel vecchio cimitero brulicano di radiazioni. Le mie scarpe hanno prodotto un segnale di “pericolo” su un contatore Geiger.
In piedi sulla spiaggia ho osservato il verde smeraldo del Pacifico svanire in un vasto buco nero. Era il cratere lasciato dalla bomba all’idrogeno chiamata “Bravo”. L’esplosione ha avvelenato le persone e il loro ambiente per centinaia di miglia, forse per sempre.
Lungo il mio viaggio di ritorno mi sono fermato all’aeroporto di Honolulu e ho notato una rivista statunitense chiamata Women’s Health. Sulla copertina c’era una donna sorridente in bikini e il titolo: “Anche tu puoi avere un corpo da bikini”. Alcuni giorni prima, nelle Isole Marshall, avevo intervistato donne che avevano “corpi da Bikini” diversi; ognuna di loro aveva sofferto di cancro alla tiroide e di altri cancri potenzialmente mortali.
Diversamente dalla donna sorridente della rivista, tutte loro erano impoverite: vittime e cavie da laboratorio di una superpotenza rapace che oggi è più pericolosa che mai.
Riferisco questa esperienza come ammonimento e per interrompere una distrazione che ha consumato così tanti di noi. Il fondatore della propaganda moderna, Edward Bernays, ha descritto questo fenomeno come “la consapevole e intelligente manipolazione delle abitudini e delle opinioni” delle società moderne. L’ha chiamato un “governo invisibile”.
Quanti sono consapevoli che è iniziata una guerra mondiale? Al momento è una guerra di propaganda, di menzogne e distrazione, ma può cambiare istantaneamente con il primo ordine sbagliato, con il primo missile.
Nel 2009 il presidente Obama era di fronte a una folla adorante nel centro di Praga, nel cuore dell’Europa. Se impegnò a rendere “il mondo libero da armi nucleari”. La gente esultava e alcuni piangevano. Dai media è fluito un torrente di stereotipi. Successivamente a Obama è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace.
Era tutto falso. Mentiva.
L’amministrazione Obama ha fabbricato altre armi nucleari, altre testate nucleari, altri sistemi di lancio, altre fabbriche nucleari. La sola spesa in testate nucleari è cresciuta più sotto Obama che sotto qualsiasi presidente statunitense. Il costo in trent’anni è stato superiore a un trilione di dollari.
Ci sono piani per una mini bomba atomica. E’ nota come B61 Model 12. Non c’è mai stato nulla di simile. Il generale James Cartwright, ex vicepresidente dei Capi di Stato Maggiore Riuniti, ha affermato: “Diventando più piccola [l’uso di questa atomica] è più concepibile”.
Negli ultimi diciotto mesi sta avendo luogo il maggior accumulo di forze militari dopo la seconda guerra mondiale – guidato dagli Stati Uniti – lungo la frontiera occidentale della Russia. Da quando Hitler invase l’Unione Sovietica forze straniere non hanno mai costituito una simile minaccia dimostrabile contro la Russia.
L’Ucraina – un tempo parte dell’Unione Sovietica – è diventata un parco a tema della CIA. Avendo orchestrato un colpo di stato a Kiev, Washington controlla efficacemente un regime che è vicino di casa e ostile alla Russia: un regime marcio di nazisti, letteralmente. Eminenti figure parlamentari in Ucraina sono discendenti politiche dei famigerati fascisti dell’OUN e dell’UPA. Lodano apertamente Hitler e chiedono la persecuzione e l’espulsione della minoranza di lingua russa. Ciò fa raramente notizia in occidente, oppure è rovesciato per sopprimere la verità.
In Lettonia, Lituania ed Estonia – a un passo dalla Russia – l’esercito statunitense sta dispiegando truppe da combattimento, carri armati, armi pesanti. Questa provocazione estrema alla seconda potenza nucleare del mondo incontra il silenzio dell’occidente.
Ciò che rende la prospettiva di una guerra nucleare persino più pericolosa è una campagna parallela contro la Cina.
Raramente passa un giorno senza che Cina sia elevata allo status di “minaccia”. Secondo l’ammiraglio Harry Harris, il comandante USA del Pacifico, la Cina “sta costruendo un grande muro di sabbia nel Mar Cinese Meridionale”.
Ciò cui si riferisce è la costruzione cinese di piste d’atterraggio nelle Isole Spratly, che sono oggetto di una disputa con le Filippine; una disputa senza priorità fino a quando Washington non ha esercitato pressioni e corrotto il governo di Manila e il Pentagono ha lanciato una campagna propagandistica chiamata “libertà di navigazione”.
Che cosa significa realmente questo? Significa libertà per le navi da guerra statunitensi di pattugliare e dominare le acque costiere della Cina. Cercate di immaginare la reazione degli Stati Uniti se navi da guerra cinesi facessero lo stesso al largo delle coste della California.
Ho girato un documentario intitolato The War You Don’t See [La guerra che non si vede] in cui ho intervistato giornalisti illustri negli Stati Uniti e in Gran Bretagna: giornalisti quali Dan Rather della CBS, Rageh Omar della BBC, David Rose dell’Observer.
Tutti loro hanno affermato che se i giornalisti e i commentatori televisivi avessero fatto il loro lavoro e avessero messo in discussione la propaganda che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa, se le bugie di George W. Bush e di Tony Blair non fossero state amplificate ed echeggiate dai giornalisti, l’invasione dell’Iraq nel 2003 non avrebbe avuto luogo e centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini sarebbero vivi oggi.
La propaganda che prepara il terreno per una guerra contro la Russia e/o la Cina non è diversa in linea di principio. Per quanto ne so, nessun giornalista della “tendenza dominante” in Occidente – diciamo un equivalente di Dan Rather – chiede perché la Cina stia costruendo piste d’atterraggio nel Mar Cinese Meridionale.
La risposta dovrebbe essere palesemente ovvia. Gli Stati Uniti stanno circondando la Cina con una rete di basi, con missili balistici, gruppi da combattimento, bombardieri carichi di armi atomiche.
Questo arco letale si estende dall’Australia alle isole del Pacifico, le Marianne e le Marshall e Guam, fino alle Filippine, alla Tailandia, a Okinawa, alla Corea e attraverso l’Eurasia fino all’Afghanistan e all’India.

Gli Stati Uniti hanno appeso un cappio attorno al collo della Cina. Questo non fa notizia. Silenzio dei media; guerra mediatica.

Nel 2015, in grande segretezza, gli USA e l’Australia hanno inscenato la più grande esercitazione militare singola aeronavale della storia recente, nota come Talisman Sabre. Lo scopo consisteva nel provare una Piano di Battaglia Aeronavale, bloccando vie marittime, come gli Stretti di Malacca e gli Stretti di Lombok, che tagliano l’accesso della Cina al petrolio, al gas e ad altre materie prime vitali dal Medio Oriente e dall’Africa.
Nel circo noto come campagna presidenziale statunitense Donald Trump è presentato come un matto, un fascista. E’ certamente odioso, ma è anche una figura odiosa mediatica. Questo, da solo, dovrebbe suscitare il nostro scetticismo.
Le idee di Trump sull’immigrazione sono grottesche, ma non più grottesche di quelle di David Cameron. Non è Trump che è il Grande Deportatore dagli Stati Uniti, bensì il Premio Nobel per la Pace Barack Obama.
Secondo un epico commentatore liberale Trump sta “scatenando le forze oscure della violenza” negli Stati Uniti. Le sta scatenando?
Questo è il paese dove gli infanti sparano alle loro madri e la polizia conduce una guerra omicida contro gli statunitensi neri. Questo è il paese che ha attaccato e cercato di sovvertire più di 50 governi, molti di essi democrazie, e ha condotto bombardamenti dall’Asia al Medio Oriente, causando la morte e la spoliazione di milioni di persone.
Nessun paese è in grado di uguagliare questo record sistemico di violenza. La maggior parte delle guerre statunitensi (quasi tutte contro paesi indifesi) è stata scatenata non da presidenti Repubblicani bensì da Democratici liberali: Truman, Kennedy. Johnson, Carter, Clinton, Obama.
Nel 1947 una serie di direttive del Comitato per la Sicurezza Nazionale ha descritto lo scopo fondamentale della politica estera statunitense come “un mondo sostanzialmente fatto a propria immagine [degli Stati Uniti]”. L’ideologia era un americanismo messianico. Siamo tutti statunitensi. O peggio per chi non ci sta. Gli eretici sarebbero convertiti, sovvertiti, comprati, diffamati o schiacciati.
Donald Trump è un sintomo di questo, ma è anche un originale. Dice che l’invasione dell’Iraq è stata un crimine; non vuole entrare in guerra con la Russia e la Cina. Il pericolo per il resto di noi non è Trump, ma Hillary Clinton. Lei non è un’originale. Lei incarna la resistenza e la violenza di un sistema il cui vantato “eccezionalismo” è totalitario con un volto occasionalmente liberale.
Con l’approssimarsi del giorno delle elezioni, la Clinton sarà salutata come il primo presidente femmina, indipendentemente dai suoi crimini e dalle sue bugie, proprio come Barack Obama era stato lodato come il primo presidente nero e i liberali si erano digeriti la sua scempiata riguardo alla “speranza”. E la bava continua.
Descritto dal giornalista del Guardian Owen Jones, come “divertente, affascinante, con una finesse che manca praticamente a ogni altro politico”, Obama l’altro giorno ha mandato droni a massacrare 150 persone in Somalia. Di solito uccide di martedì, secondo il New York Times, quando gli passano la lista dei candidati alla morte per drone. Che finesse!
Nella campagna presidenziale del 2008 Hillary Clinton ha minacciato di “cancellare totalmente” l’Iran con armi nucleari. Da Segretario di Stato sotto Obama ha partecipato al rovesciamento del governo democratico dell’Honduras. Il suo contributo alla distruzione della Libia nel 2011 è stato quasi gioioso. Quando il leader libico, colonnello Gheddafi, è stato pubblicamente sodomizzato con un coltello – un assassinio reso possibile dalla logistica statunitense – ha gongolato per la sua morte: “E’ venuto, ha visto, è morto”.
Una delle alleate più strette della Clinton è Madeleine Albright, ex Segretario di Stato, che ha attaccato giovani donne per il loro mancato sostegno a “Hillary”. E’ la stessa Madeleine Albright che famigeratamente festeggiò in televisione la morte di mezzo milione di bambini iracheni dicendo che ne era “valsa la pena”.
Tra i maggiori sostenitori della Clinton vi sono la lobby israeliana e le industrie delle armi che alimentano la violenza in Medio Oriente. Lei e suo marito hanno ricevuto una fortuna da Wall Street. E tuttavia sta per essere ordinata candidata delle donne, per far fuori il malvagio Trump, il demone ufficiale. Le sue sostenitrici includono eminenti femministe del calibro di Gloria Steinem negli USA e Anne Summers in Australia.
Una generazione fa, un culto post-moderno oggi noto come “politica identitaria” ha impedito a molte persone intelligenti, di idee liberali di esaminare le cause e gli individui che sostenevano: come l’impostura di Obama e Clinton; come movimenti progressisti fasulli quali Syriza in Grecia, che ha tradito il popolo di quel paese e si è alleato con i suoi nemici.
L’egocentrismo, una forma di “me-ismo”, è divenuto il nuovo spirito dell’epoca in società occidentali privilegiate e ha segnalato la caduta dei grandi movimenti collettivi contro la guerra, le ingiustizia sociali, la disuguaglianza, il razzismo e il sessismo.
Oggi il lungo sonno può essere terminato. I giovani si stanno muovendo di nuovo. Gradualmente. Le migliaia che in Gran Bretagna hanno sostenuto Jeremy Corbyn come leader del Partito Laburista fanno parte di questo risveglio, così come quelli che hanno manifestato a sostegno del senatore Bernie Sanders.
In Gran Bretagna la settimana scorsa il più stretto alleato di Jeremy Corbyn, il suo tesoriere ombra John McDonnell, ha impegnato un governo laburista a rimborsare i debiti delle banche piratesche e, in effetti, a continuare la cosiddetta austerità.
Negli USA Bernie Sanders ha promesso di appoggiare la Clinton se o quando sarà nominata. Anche lui ha votato a favore dell’uso statunitense della violenza contro altri paesi quando lui pensa sia “giusto”. Dice che Obama ha fatto “un grande lavoro”.
In Australia c’è una specie di politica da obitorio, in cui si giocano sui media tediose partite parlamentari mentre profughi e indigeni sono perseguitati e cresce la disuguaglianza, accanto al pericolo di una guerra. Il governo di Malcom Turnbull ha appena annunciato un cosiddetto bilancio della difesa da 195 miliardi di dollari che è una spinta alla guerra. Non ci sono stati dibattiti. Silenzio.
Che cosa è successo alla grande tradizione di azione diretta popolare, libera dai partiti? Dove sono il coraggio, l’immaginazione e l’impegno necessari per cominciare il lungo viaggio verso un mondo migliore, giusto e pacifico? Dove sono i dissidente nell’arte, nel cinema, nel teatro, nella letteratura?
Dove sono quelli che spezzeranno il silenzio? O stiamo aspettando che sia lanciato il primo missile nucleare?
Traduzione a cura di Giuseppe Volpe per ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

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