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Questa categoria contiene 324 articoli

Alessandro Vissalli e Carlo Formenti: Partito e classe dopo la fine della sinistra.

Questa, relazione, firmata da Carlo Formenti e Alessandro Visalli, è stata presentata all’Assemblea: “Oltre la sinistra. Lavoro, sovranità, autodeterminazione”, tenutasi a Roma il 15 giugno presso il Circolo dei Socialisti alla Garbatella.

Il testo di lancio dell’Assemblea recitava:

Dopo il lancio, a marzo, del Manifesto per la Sovranità Costituzionale il campo in formazione del neo-socialismo patriottico ha subito le tensioni della fase in corso. La frattura tracoloro che sono connessi al sistema-mondo capitalista (mondo finanziario, reti industriali transanzionali, segmenti superiori dell’economia della conoscenza), e coloro che restano ai suoi margini, respinti nelle tante periferie del nostro paese, è stata rimossa da alcuni in favore di un’immaginaria frattura tutta morale tra destra e sinistra. Per altri la ricerca del consenso, e la fretta di intercettarlo, ha prodotto un’interpretazione del ‘populismo di sinistra’ come mera tecnica, priva di un’analisi all’altezza della durezza dello scontro in essere.

Noi crediamo che il conflitto sia tra i ‘centri integrati’ nel mercato mondiale, organizzati gerarchicamente, e le ‘periferie’ che sono nella posizione di essere sfruttate da questi. E crediamo che questo conflitto apra una frattura insanabile che attraversa diagonalmente l’intero campo del capitalismo. Esso crea fenomeni interconnessi come l’estendersi della precarietà, l’erosione della capacità di sostenere una vita decente, il degrado fisico delle nostre città, periferie e campagne, l’abbandono dell’ambiente e il saccheggio indiscriminato, di risorse e uomini del mondo. Continua a leggere

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“Flussi migratori recenti e tutele possibili”. Relazione di P. Lorenzo Prencipe, Presidente dello CSER al convegno FAIM

Si è svolto venerdì scorso a Roma un importante seminario sull’ immigrazione e l’emigrazione, organizzato dal FAIM (Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo), un consesso che raggruppa oltre 100 organizzazioni rappresentative dell’emigrazione italiana in decine di paesi europei ed extra-europei e che in Italia sono impegnate anche sul versante immigrazione.

Il seminario ha fornito importanti elementi conoscitivi sulla dimensione migratoria globale e sulla nuova emigrazione italiana che si configura ormai come la terza grande migrazione dal nostro paese, ricominciata con l’inizio della crisi economica del 2007-2008 e che ha dimensioni analoghe a quella del dopoguerra.

Alcune sintesi delle altre relazioni presentate (che possono essere lette QUI). In questa occasione presentiamo quella di P. Lorenzo Prencipe, Presidente dello CSER (Centro Studi Emigrazione Roma) dei Padri Scalabriniani, che fornisce un quadro complessivo e preciso delle persone in movimento sul pianeta, per origine e meta dei flussi ed individua una serie di orientamenti possibili per la gestione di un fenomeno che è destinato a proseguire e ad ampliarsi nei prossimi anni, coinvolgendo, come avviene già anche per molti paesi europei e l’Italia, anche milioni di residenti nei paesi sviluppati. Continua a leggere

Perduto Yemen: Un film di Aldo Piroso

Red Carpet Courts: le cause delle multinazionali contro gli Stati valgono 623 miliardi di dollari

di Alexander Damiano Ricci

Cause legali per un valore complessivo di 623 miliardi di dollari americani.

È il volume di denaro colossale “chiamato in causa” da multinazionali e investitori internazionali, a livello globale, nel quadro dei procedimenti presso i tribunali di Risoluzione delle controversie tra investitori e Stati (ISDS: Investor-state dispute settlement).

A rivelare i nuovi numeri del fenomeno ISDS dalla sua nascita ad oggi, è il rapporto Red Carpet Courts – 10 stories of how the rich and powerful hijacked justice, pubblicato lunedì 24 giugno e siglato da quattro organizzazioni non-governative interanzionali: Friends of the Earth Europe (FoEE), Friends of the Earth Europe International (FoEI), the Transnational Institute (TNI) e Corporate Europe Observatory (CEO).

Ciliegina sulla torta: i 623 miliardi fanno riferimento “soltanto” al 70 per cento delle cause per cui è possibile accedere agli atti. I procedimenti ISDS sono infatti – almeno durante il loro svolgimento – tutelati da segretezza assoluta. Continua a leggere

Pillole economiche (30)

di Tonino D’Orazio

Che succede! Quasi 12.000 milioni di dollari in obbligazioni con rendimenti inferiori allo zero? (Dal Financial Times, la bibbia della finanza e dell’economia globale). Secondo i dati di Barclays il totale globale delle obbligazioni con rendimenti al di sotto dello zero si è avvicinato a 12 trilioni, raddoppiando rispetto al recente minimo dello scorso autunno. Ma chi, e perché, vuole perdere soldi? Appare all’orizzonte una nuova pesante crisi? (I dieci/undici anni ricorrenti fra una crisi e l’altra sono appena passati o lo stanno per fare). Una sola risposta. La paura. Continua a leggere

L’eredità di Gandhi: Vita, visione, ecologia, della “grande anima”.

di Max Strata

Nell’aria bollente di una Delhi a 40°, dopo aver percorso a piedi l’arteria urbana che con il suo traffico incessante corre fino al Red Fort mostrando senza soluzione di continuità un desolato groviglio umano di indigenti distesi all’ombra degli alberi, ho varcato l’ingresso presidiato dai militari e sono entrato nel Rajghat, il luogo in cui Mohandas Karamchand Gandhi è stato cremato.

Il memoriale, costituito da una pietra nera e lucida ornata da fiori di tagete e protetta da un muretto bianco, si raggiunge dopo aver lasciato le scarpe ad un omino ossuto e senza denti che per una cifra simbolica ti permette l’ingresso. Continua a leggere

Il giornalista israeliano Gideon Levy sulla mozione che definisce “antisemita” il BDS. “La Germania ha appena criminalizzato la giustizia”

(da L’Antidiplomatico)

Il 17 maggio il Bundestag, il parlamento tedesco, ha adottato una mozione che condanna il BDS, definendolo “antisemita”. Questa risoluzione non vincolante, proposta dai cristiano-democratici e dai socialdemocratici di centro sinistra, che fanno parte della coalizione al potere, ha raccolto l’appoggio di diversi partiti tedeschi, tra cui il partito liberal-democratico e i Verdi. Il partito di estrema destra AfD (Alternativa per la Germania) ha presentato una propria mozione che chiedeva la messa al bando totale del movimento BDS, mentre il parDie Linke, non ha appoggiato la mozione del governo, ma ne ha presentato una propria che chiedeva una condanna di tutte le dichiarazioni antisemite del BDS.

Su questa mozione riportiamo l’articolo di Gideon Levy pubblicato sul giornale israeliano Haaretz e divulgato in Europa dal sito dell’Unione Juive Francais pour la Paix. Continua a leggere

Pillole economiche n. 29

di Tonino D’Orazio

In un momento in cui la Corea del Sud annuncia di equipaggiare il suo esercito con robot (vettori di equipaggiamento), molte organizzazioni sono preoccupate per la corsa ai robot nell’esercito. Le famose armi SALA (Sistemi di Armi Letali Autonome). Di armi di IA (Intelligenza Artificiale) gli eserciti ormai sono pieni. Ma autonomi è già troppo in là. Dicono i militari: “Non succederà mai”, una frase ben nota già usata molte volte. “I nostri sistemi sono sicuri e non saranno mai hackerati”, “i dati sono protetti, non possono essere violati”. Troppe certezze! L’ONG pacifista olandese PAX, (di cui fa parte un certo Elon Musk), è preoccupata per questo in una recente relazione (8 maggio). Cita che la Corea del Sud ha installato mitragliatrici autonome lungo il confine con la Corea del Nord in grado di sparare senza un essere umano al comando. Cita anche e in ordine, oltre ai nostri sudcoreani, Stati Uniti, Cina, Russia, Regno Unito, Francia, e ovviamente Israele. Di nuovo, e come d’abitudine, all’ONU molti paesi si sono opposti all’introduzione di un testo vincolante a livello internazionale che regoli i SALA. Si sono espressi solo a favore di una semplice dichiarazione di principio non vincolante … cioè parlare bene e razzolare male. Continua a leggere

Paul Baran, “Il ‘surplus’ economico”

di Alessandro Visalli

Il libro di Paul Alexander Baran è del 1957 ed è un classico del pensiero marxista americano dello sviluppo. Il sottotitolo in italiano dell’opera è “e la teoria marxista dello sviluppo” (in inglese “The political economy of growt”) ed è una delle matrici intellettuali della teoria dello sviluppo, ripresa da autori fondamentali come Andre Gunder Frank[1], Samir Amin[2], ed in parte Giovanni Arrighi[3]. Nel 1966, due anni dopo la morte, viene pubblicata l’opera per la quale è più famoso in Italia, ovvero “Il capitale monopolistico”, con Paul Sweezy”.

Baran è negli anni sessanta l’unico economista di ruolo negli Stati Uniti ad ispirarsi alla teoria marxista, è ordinario a Stanford dal 1951 fino alla morte. Dalla sua biografia si ricava il padre menscevico che lascia la Russia nel 1917, gli studi ed il dottorato a Berlino nel 1933 (quando lui, nato nel 1909 ha 24 anni), quando incontra e discute con Rudolf Hilferding, la fuga a Parigi e poi in Urss. Poco prima dell’invasione tedesca l’arrivo negli Stati Uniti e l’iscrizione ad Harvard, il lavoro con Galbraith e poi al Dipartimento del Commercio ed alla Fed di New York. Dal 1949 è a Stanford e collabora con Monthly Review di Sweezy e Leo Huberman. Nel 1960, dopo questo libro, visita Cuba, poi Mosca, l’Iran e la Jugoslavia. Mentre lavora al “Capitale Monopolistico” muore improvvisamente per un attacco di cuore. Continua a leggere

Iniziata la terza guerra del Golfo ?

di Tonino D’Orazio

Cos’è successo domenica 12 maggio nel maggior porto degli Emirati Arabi del Golfo, Fujairah ? Quanti cargo e petroliere sono stati colpiti? Da chi? Il blackout delle notizie è in corso. Solo un paese è capace di impedire il divulgarsi delle notizie, gli Usa. Oltre ai loro velivoli si sono visti sul porto anche quelli francesi. Non sono solo i russi ad aver visto gli aerei volare sopra il porto. Ci sono anche libanesi e alcuni testimoni sul posto.

Non hanno bombardato ma fatto scendere uomini rana addestrati al sabotaggio selettivo oppure lasciate cadere piccole mine-robot pilotate da una IA (Intelligenza Artificiale); le navi non sono affondate ma sono immobilizzate e date alle fiamme. Forse. Alta è la confusione e scarse le notizie. Rimane Internet, ma come fidarsi delle notizie? I media annunciano una serie di esplosioni in un porto degli Emirati.

Le autorità degli Emirati inizialmente negano la notizia, poi il ministero degli Esteri degli EAU (Emirati Arabi Uniti) afferma che quattro navi mercantili commerciali sono state colpite dalle esplosioni, tra cui una norvegese, e che sono state vittime di “operazioni di sabotaggio“, ad est del porto di Fujairah, vicino alle acque territoriali del paese.  Il comunicato stampa del ministero emesso dalla Emirates News Agency (WAM) afferma che questi atti di “sabotaggio” non hanno causato feriti o causato la fuoriuscita di sostanze o carburanti nocivi.

Il governo di Fujairah ha negato, domenica, i resoconti dei media su alcune pesanti esplosioni che hanno avuto luogo nel porto dell’emirato, insistendo sul fatto che il porto funzionava come al solito. All’inizio della giornata, l’emittente al-Mayadeen, con sede in Libano, ha detto, citando i media locali, che diverse esplosioni sono avvenute nel porto di Fujairah. Le esplosioni sono state sentite tra le 4:00 e le 7:00 ora locale, ha riferito l’emittente, aggiungendo che da sette a dieci petroliere erano in fiamme. L’emittente ha continuato dicendo che la vera causa dell’incidente era ancora sconosciuta.

Il porto di Fujairah è l’unico porto polivalente sulla costa orientale del paese ed è collegato con oleodotti a tutti gli altri emirati entro i 300 km. Attualmente, gli Emirati Arabi Uniti stanno costruendo il più grande impianto al mondo di stoccaggio del greggio, a Fujairah, in grado di immagazzinare fino a 14 milioni di barili di petrolio. Il porto si trova a circa 70 miglia nautiche dallo stretto di Hormuz, diventando così sempre più importante tra la minaccia dell’Iran di chiudere lo stretto se non quello statunitense di farlo veramente. Le ultime minacce di Trump sembrano illuminanti. Nel luglio 2012, gli Emirati Arabi Uniti hanno iniziato a utilizzare l’oleodotto Habshan-Fujairah bypassando efficacemente lo Stretto di Hormuz. Quindi il messaggio è triplice, piegare gli EAU alle decisioni statunitensi sui prezzi del petrolio, utilizzare solo il dollaro come valuta di scambio e minacciare di blocco militare l’esportazione del petrolio iraniano via mare. La Norvegia non ha ubbidito al blocco statunitense dell’acquisto del petrolio in zona e la sua nave brucia.

Il portavoce della diplomazia iraniana ha chiesto di chiarire immediatamente le esplosioni avvenute domenica 12 maggio all’interno del porto di Fujairah degli Emirati Arabi Uniti perché ritiene che questo incidente sia inquietante oltre che deplorevole, e avrebbe ripercussioni negative sulla navigazione e la sicurezza in mare.  Ha chiesto pertanto la vigilanza dei paesi della regione per contrastare “le trame e le avventure dei malevoli che vogliono minare la stabilità e la sicurezza della regione”.

Per alcune settimane, stiamo assistendo a un impressionante aumento dell’attività militare americana in Medio Oriente perché “temono un attacco dell’Iran”, insomma la solita storia del lupo e dell’agnello. Sta arrivando nell’area la nave da guerra USS Arlington, con a bordo marines, veicoli anfibi, nonché mezzi di atterraggio ed elicotteri convenzionali. Gruppi di combattimento con portaerei, navi da sbarco anfibi, centinaia di droni, jet da combattimento addizionali per non menzionare i B-52 che sono i grandi bombardieri che hanno sempre brillato per la loro finezza chirurgica durante la rasatura di un’intera città con combattenti, uomini, donne e bambini. Ci sono anche batterie di missili Patriot complementari. Questo equipaggiamento si unirà al gruppo d’assalto della portaerei USS Abraham Lincoln e al distaccamento di bombardieri speciali della US Air Force già presenti permanentemente nella regione del Medio Oriente. Senza dimenticare gli ultimi super caccia americani F-35 (quelli che cadono da soli) schierati nei giorni scorsi, che bisogna pur provarne l’efficacia su stati più deboli prima di venderli …

In un clima di tensione esacerbata con Washington, Teheran ha deciso mercoledì scorso di liberarsi di due degli impegni dell’accordo internazionale che gli impediva di acquisire la bomba atomica, visto che, da un anno, il presidente Trump ha denunciato unilateralmente l’accordo sul nucleare, minacciato gli alleati (diciamo i servi) di ritorsioni e intensificato lo strangolamento col blocco economico. In risposta l’Iran ha annunciato che sta cessando di limitare la sua “acqua pesante” e aumentando le riserve di uranio arricchito, invertendo le restrizioni concesse dall’accordo internazionale raggiunto a Vienna nel luglio 2015.

È noto che un Iran nucleare è un incubo per Israele che non vorrebbe intraprendere una guerra contro l’Iran da solo. Anche perché questi ultimi non sono i deboli siriani che non se lo aspettavano. Il sostegno degli Stati Uniti è un ovvio fattore di supporto fondamentale per vincere un conflitto del genere con il minor danno possibile per Israele. Ma bisogna picchiare per primi, come Israele ha sempre fatto, con la copertura dell’amico Usa e i suoi corollari Nato. E’ l’altra storia del gatto e della volpe.

Questa è la prima volta che ci troviamo con diverse navi danneggiate come parte di un’ovvia “missione segreta” a casa d’altri di cui non conosciamo gli autori in questo momento, anche se storicamente sono sempre gli stessi, (toh! Mancano i soliti inglesi!), oppure come sempre, facciamo finta, dando del cornuto all’asino e aspettando le rassicuranti “informazioni” unilaterali per essere sempre dalla parte dei “giusti”. Come si dice: agitare il popolo prima di usarlo e sarà facile dando disposizione ai “fabbricanti di opinioni”. I prossimi 15 giorni saranno probabilmente molto tesi e andremo almeno a qualche episodio di tensione parossistica a livello geopolitico.

Torniamo alla nostra domanda. E’ una messa sotto pressione senza precedenti o preparativi per una guerra totale per tentare di disarmare l’Iran? Con quale giustificazione internazionale? Siamo di nuovo tirati nella partita anche noi? Devono ancora intervenire Cina e Russia?

 

 

(Tonino D’Orazio, 14 maggio 2019)

Venezuela e Iran. La preoccupazione dei 5 Stelle. Non è mai troppo tardi per difendere chi è sotto attacco per ragioni solo petrolifere

“Suscita estrema preoccupazione l’atteggiamento aggressivo e militarista che l’amministrazione Trump sta assumendo nei confronti dell’Iran e del Venezuela”. Lo dichiara il senatore M5s Vito Petrocelli, presidente della Commissione Affari Esteri di Palazzo Madama. “In Iran Washington, dopo aver mandato all’aria anni di successi diplomatici sul nucleare e aver qualificato come terrorista parte del suo esercito, sta ammassando forze armate e preparando piani per una guerra che difficilmente rimarrebbe regionale. Continua a leggere

Via della seta: “La Cina della nuova era” – Intervista di Pietro Lunetto a Francesco Maringiò (VIDEO)

Una interessante intervista di Pietro Lunetto (le Frites dal Belgio e non solo) a Francesco Maringió, esperto di Cina, che ci racconta della nuova via della seta. Francesco Maringiò ha pubblicato recentemente un suo libro “La Cina della nuova era” che consigliamo vivamente ai nostri lettori. Continua a leggere

Pillole economiche (27)

di Tonino D’Orazio. 23 marzo 2019

Merkel Putin Trump, una guerra totale per l’energia attualmente in atto, e la transizione energetica è solo una parte di questa guerra spietata. Gli Stati Uniti, che avevano accuratamente conservato le proprie riserve petrolifere per quando avrebbero esaurito e consumato il bene degli altri, sfruttano i loro depositi, sono diventati in pochi anni un enorme produttore. Per estensione, questa produzione non è monetizzata solo in dollari al barile, ma anche da una considerevole influenza politica. Essere dipendenti dal tuo fornitore è uno dei modi di obbedienza. Da qui l’emarginazione della Russia e il tentativo americano di tagliare l’Unione Europea dal suo fornitore naturale di gas russo. La Merkel non si fida di Trump e non ci sta. Putin tace, al limite per la Russia lo sbocco è verso est. “Il transito del gas russo attraverso l’Ucraina non deve impedire la messa in servizio di nuovi gasdotti, tra cui il Nord Stream 2”, ha affermato Angela Merkel alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. La Germania intende continuare a importare gas russo tramite il gasdotto Nord Stream 2 che raddoppierà la capacità del primo Nord Stream, che trasporta gas dalla costa baltica della Russia alla Germania. Questo progetto è fortemente criticato dai paesi baltici e dalla Polonia (bypassati) e suscita una forte opposizione degli Stati Uniti che intende vendere, al prezzo oggi almeno triplo, il loro gas liquido. Potremmo, in futuro, dipendere anche noi dal passaggio del gas con i rubinetti in mano ai tedeschi, distributori in Europa con accise di transito. Continua a leggere

La TAV (e la Via della Seta)

di Tonino D’Orazio

Diciamolo con pacatezza: è superflua, inutile e dannosa. Altrimenti in trent’anni il tunnel l’avrebbero fatto. La progettazione è iniziata con urgenza nel 1991, si sono succeduti 11 governi e siamo solo ai preliminari. E’ un primo elemento di perplessità. Continua a leggere

Maldoriente. Uno spettacolo teatrale per riflettere sulla drammatica condizione del popolo palestinese.

Sabato 9 Febbraio è andato in scena presso il Teatro di Via Verdi di Vicopisano lo spettacolo teatrale Maldoriente, monologo scritto, diretto e interpretato da Serena Gatti.

La storia è liberamente ispirata ai romanzi di Suad Amiry, scrittrice, architetto e docente universitaria palestinese, nata a Damasco nel 1951 da madre siriana e da padre profugo del 1948 originario di Jaffa. Dal 1981 Suad vive in Cisgiordania a Ramallah, Territori Palestinesi Occupati, dove insegna presso l’Università di Bir Zeit dopo essersi laureata alla Michigan University e specializzata ad Edimburgo. Continua a leggere

Pillole economiche dal mondo (25)

di Tonino D’Orazio (15 febbraio 2019)

Il numero di miliardari è raddoppiato da dopo la crisi del 2008. (Oxfam). Erano 27, ora sono 42. Complessivamente, la ricchezza di questi miliardari è aumentata di  900 miliardi di dollari l’anno scorso, ad un tasso di 2,5 miliardi di dollari al giorno, mentre quella della metà più povera della popolazione del pianeta è sceso dell’11%. L’uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos, capo di Amazon, detiene 112 miliardi di dollari nel 2018, in pratica il bilancio sanitario dell’Etiopia è l’1% della sua ricchezza. Continua a leggere

Venezuela: L’Unione Africana sostiene Maduro: “è il presidente legittimo”

L’Unione Africana, il principale organo politico del continente africano, che è composta da 55 paesi membri, ha inviato un messaggio di sostegno e solidarietà al governo venezuelano al popolo venezuelano e a Nicolás Maduro, che riconosce come presidente legittimo. La nota è stata consegnata dal vicepresidente dell’Unione Africana Thomas Kwesi Quartey, all’ambasciatore del Venezuela in Etiopia, Modesto Ruiz. Continua a leggere

Pillole economiche dal mondo (24)

di Tonino D’Orazio

Il segretario di Stato francese per la Transition Ecologique Brune Poirson è rimasta “scioccata” dal fatto che Amazon distrugge milioni di nuovi prodotti invenduti, dopo che un giornalista, assunto come magazziniere in uno dei magazzini di Amazon, ha filmato dei grandi contenitori pieni per la distruzione di oggetti di ogni genere: pannolini, macchine da caffè, televisori, giocattoli, ecc. Il giornalista ha anche svelato le clausole contenute nei contratti tra la piattaforma di Amazon (“market place“) e i fornitori di terze parti che ospita e memorizza i prodotti nei suoi magazzini. Questi accordi prevedono che in caso di beni invenduti, sia che i beni vengano restituiti, sia che vengano distrutti, anche nuovi. “L’emergenza climatica richiede di ridurre rapidamente i livelli di produzione”. (Alma Dufour, porta parola di “les Amis de la Terre“). Pensare che l’azione dei Gilets Jaunes era scaturita da una ecotassa di 10 centesimi a litro di prodotto energetico. Continua a leggere

VENEZUELA, gli USA escono male dalla discussione in Consiglio di Sicurezza dell’ONU: Maggioranza di 19 a 16 Paesi per il dialogo, il riconoscimento della sovranità e contro l’ingerenza esterna.

La discussione nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla situazione venezuelana, convocato su richiesta degli Stati Uniti, rappresentati ai più alti livelli (era presente Mike Pompeo), dà un risultato opposto agli auspici di nord amerciani e europei. Come aveva dato il risultato opposto il tentativo di far approvare dall’OEA (Organizzazione degli Stati Americani) la convocazione urgente per mettere sotto tutela il Venezuela. Dei 35 paesi che hanno partecipato, 19 si sono espressi per sostenere il dialogo tra le parti, il rispetto della sovranità nazionale del Venezuela e il riconoscimento del legittimo presidente, Nicolas Maduro Moros, mentre 16 paesi hanno comunicato di riconoscere l’autoproclamatosi presidente dell’assemblea nazionale, Juan Guaido. Una doppia sconfitta degli USA sul versante delle organizzazioni multilaterali, che dovrebbe costituire un elemento di riflessione per l’Europa e l’Italia. Continua a leggere

L’insostenibile pesantezza della disuguaglianza: uscito il rapporto 2018 di Oxfam  “Bene comune o ricchezza privata?”. Aumentano i miliardari e le disparità patrimoniali e di genere. Come invertire la rotta?

di Andrea Vento

Il consueto rapporto emesso ogni anno in gennaio dall’organizzazione internazionale Oxfam alla vigilia del Forum Economico Internazionale di Davos in Svizzera, ove si riuniscono i potenti della Terra per discutere degli sviluppi dell’economia mondiale, quest’anno riporta in apertura i profili di 4 persone che, nel complesso, rappresentano l’essenza del rapporto stesso: l’aumento delle disuguaglianze sia socio-economiche che di genere. In un alternarsi inquietante di situazioni personali diversissime si passa dal miliardario indiano che possiede l’abitazione più sfarzosa della Terra ad una povera connazionale che ha perso i due figli per mancanza di assistenza medica, dal fondatore di Amazon, principale capitalista mondiale, allo sfruttato operario tailandese costretto a lavorare sino allo sfinimento per 12-13 ore al giorno per sopravvivere a malapena. Contrasti eloquenti che colpiscono allo stomaco il lettore introducendolo ai temi centrali nell’ampio e ben documentato rapporto che sin dal titolo pone una chiara alternativa fra i due scenari possibili per il futuro del l’intera umanità: “Bene pubblico o ricchezza privata?” Continua a leggere

Video integrale del Convegno FIEI di dicembre scorso: “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”


I 12 video sono fruibili di seguito. Per vedere i singoli video copia il link: (https://www.youtube.com/playlist?list=PL3zM7F3ZdfKMLTQ_Fdse1lR0IykbG1vWi) e incollalo direttamente nella barra del browser.

In alternativa clicca sulle icone dei singoli video successivi al primo.



 

1

35:37
Max Civili, Gemma Vecchio, Rino Giuliani – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

2

43:01
Natalie Sharples – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

3

24:52
Antonello Pasini – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

4

20:39
Ilaria Bifarini – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

5

21:44
Ali Baba Faye – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

6

17:33
Andrea Del Monaco – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

7

16:29
Lifang Dong – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

8

20:20
Jean Jaques Dikou – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

9

32:55
Udo Enwereuzor – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

10

14:47
Giorgio Brocco – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

11

29:59
Franco Pittau – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

12

23:09
SINTESI

I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità – Sintesi Convegno FIEI 11-12-201


Convegno FIEI : “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità” (Video)

 

NO alla FINALE di SUPERCOPPA in ARABIA SAUDITA – Le nostre bombe sulle donne e i bambini yemeniti

 

Pillole economiche dal mondo (21 e 22)

di Tonino D’Orazio

Spagna. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sancez, spinto da Podemos oppure dai prossimi Gilets Jaunes spagnoli, ha deciso un aumento del 22% (!!) del SMG (Salario Minimo Garantito) nel Consiglio dei Ministri del 21 dicembre a Barcellona. Per decreto (non avrebbe tutti i voti in parlamento), dal gennaio 2019. Proprio mentre Macron ha aumentato soltanto il premio di attività, che in realtà concerne 1 lavoratore su 4. Per cui: continuità dell’azione dei suoi Gilets Jaunes. Sancez ha ribadito che “sarà l’aumento più importante dal 1944”. Il salario minimo passerà quindi da 858 € a 1.050 €. Pro memoria: in Francia e in Germania è di 1.498€, in Belgio di 1.562,59. Che succede quando si aumenta il SMG? In un sistema di economia aperta, se non lo si cambia, bisogna tener conto delle differenze di competitività fra i paesi. Ovviamente uno degli elementi è il costo salariale. Certamente ci sono la produttività, la durata legale del lavoro, la qualità dei prodotti, la capacità di marketing, la fiscalità, le norme, le infrastrutture e la sicurezza, ma solo i salari rimangono il tema principale. Continua a leggere

DIETRO L’ATTACCO USA AGLI SMARTPHONE CINESI

di Manlio Dinucci

Dopo aver imposto pesanti dazi su merci cinesi per 250 miliardi di dollari, il presidente Trump al G-20 ha accettato una «tregua» posticipando ulteriori misure, soprattutto perché l’economia Usa è colpita dalla ritorsione cinese.

Ma oltre alle ragioni commerciali ci sono quelle strategiche. Sotto pressione del Pentagono e delle agenzie di intelligence, gli Usa hanno bandito gli smartphone e le infrastrutture di telecomunicazioni della società cinese Huawei, con l’accusa che possono essere usati per spionaggio, e premono sugli alleati perché facciano altrettanto. Continua a leggere

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5 Maggio 2018: 200° KARL MARX

Karl Marx

I dieci giorni che sconvolsero il mondo

cambiailmondo2012@gmail.com

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