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Asia

Questa categoria contiene 273 articoli

Pillole economiche dal mondo (7)

di Tonino D’Orazio.

Un concorrente per Boeing e Airbus. Indicando la Cina come paese “nemico” gli statunitensi spingono Pechino nelle braccia della Russia. Prima o poi succederà quel che deve succedere e si creeranno nuove alleanze, sia militari che economiche. E’ il caso del nuovo progetto cinese-russo di costruzione di un aereo che sicuramente “ucciderà” Airbus e Boeing, perché i Russi e i Cinesi sapranno produrlo altrettanto bene e sicuramente meno caro degli altri due. Il 27 aprile la decisione è stata presa a Shanghai congiuntamente nella China-Russia Commercial Aircraft International Corporation (CRAIC), una co-impresa tra Comac (Commercial Aircraft Corporation of China) e la Compagnia aeronautica russa unificata. Si tratta di un aereo di linea bimotore che potrà trasportare da 250 a 300 passeggeri già nel 2025. Continua a leggere

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Dare voce agli oppressi è possibile. Riflessioni fuori dal coro con Fulvio Grimaldi

DISINFORMAZIONE, STATI ELIMINATI, EMIGRAZIONI E STRUMENTALIZZAZIONI: Un rappresentante dell’Islam scita intervista Fulvio Grimaldi

Dare voce agli oppressi è possibile. Riflessioni fuori dal coro con Fulvio Grimaldi

 di Hamza Biondo

Raccontare la realtà è il suo mestiere, lo fa da quando aveva vent’anni, ha iniziato scrivendo sul taccuino con la biro, adesso usa la cinepresa e il computer, ma la passione è la stessa. Fulvio Grimaldi ha girato il mondo, presente nei luoghi e momenti cruciali, per documentare le crisi e raccontare storie di uomini, ingiustizie, speranze. Il mestiere di reporter imparato sul campo, lontano dai comodi alberghi per giornalisti embedded e senza dipendere troppo dai comodi escamotages offerti dalla tecnica. Una professione maledetta, in via di estinzione, Grimaldi ha difeso la necessità morale di “andare sul posto”. Continua a leggere

Pillole dal mondo (6)

di Tonino D’Orazio

Rinforzare le banche con i soldi dello stato non serve. (Agenzia Reuters 23/04/2018). “La Banca Centrale Europea (BCE) a preso in considerazione la proposta di rinunciare a imporre regole che avrebbero obbligato le banche a costituire riserve supplementari per coprire lo stock dei prestiti non rimborsati, visto le reazioni negative suscitate da questa iniziativa, ma che comunque nulla era ancora stato deciso”. Continua a leggere

Siria: le prove “schiaccianti”

Tonino D’Orazio

Non vale essere pro o contro, altrimenti ci si inserisce nel filone della stupidità, voluta da altri, o del semplice tifo. E’ interessante la dichiarazione del Ministero della Difesa francese (cfr.sito) sulla prova schiacciante dell’utilizzo delle armi chimiche. Pregasi non ridere. Continua a leggere

Siria: Corbyn e Mélenchon contro l’attacco alla Siria. Cuba, Bolivia, Venezuela condannano l’azione

Esponenti di quella sinistra che non ha abbandonato il pacifismo

In un’Europa drammaticamente allineata alla linea guerrafondaia del trio Trump, May, Macron, emergono alcuni leader politici che continuano a portare avanti alcuni concetti fondamentali come il rispetto del diritto internazionale e la salvaguardia della pace. Una circostanza non scontata visto il clima neomaccartista che si è venuto a creare sulle due sponde dell’oceano Atlantico.

Tra questi vi è sicuramente il laburista inglese Jeremy Corbyn. Lo storico esponente della sinistra britannica già prima dell’attacco quando iniziava a risuonare l’eco dei primi tamburi di guerra aveva ammonito le potenze occidentali dal non compiere atti unilaterali e contrari al diritto internazionale, oltre che al buon senso. Continua a leggere

Guerra in Siria, ecco perché l’Italia non deve cascarci di nuovo (almeno stavolta)

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di Fulvio Scaglione

Il nuovo Governo nascerà, forse, a causa dell’urgenza bellica. Ma la nostra eventuale partecipazione alla guerra siriana è sintomo che non sappiamo stare nelle alleanze. Vedi i precedenti disastrosi di Iraq e Libia, e non solo

Adesso forse sì che avremo un Governo, visto che ci dobbiamo attrezzare alla guerra di Usa-Francia-Regno Unito alla Russia per interposta Siria. Un Governo del Presidente, magari, con tutti dentro, perché l’ora è solenne, il Paese non può restare senza guida, il funzionamento delle Camere e bla bla bla. Il che, naturalmente, equivale ad ammettere che l’Italia la governano altri e che l’agenda di Washington ci mette in riga anche quando siamo divisi su tutto. Ma pazienza. Così va spesso il mondo… voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo, com’era scritto nelle pagine dei Promessi sposi che lo stesso Manzoni aveva definito “la notte degli imbrogli e dei sotterfugi”. Continua a leggere

La debàcle occidentale in Siria secondo i russi


In crisi l’impero americano d’Occidente

di Manlio Dinucci

La guerra dei dazi scatenata dagli Usa contro la Cina e le nuove sanzioni contro la Russia sono segnali di una tendenza che va oltre gli attuali eventi. Per comprendere quale sia, si deve risalire a una trentina di anni fa. Nel 1991 gli Stati uniti, usciti vincitori dalla guerra fredda e dalla prima guerra del dopo guerra fredda, quella del Golfo, dichiarano di essere rimasti «il solo Stato con una forza, una portata e un’influenza in ogni dimensione – politica, economica e militare – realmente globali» e che nel mondo «non esiste alcun sostituto alla leadership americana». Fidando sull’egemonia del dollaro, sulla portata globale delle proprie multinazionali e dei propri gruppi finanziari, sul controllo delle organizzazioni internazionali (Fmi, Banca mondiale, Wto), gli Stati uniti promuovono il «libero commercio» e il «libero movimento di capitali» su scala globale, riducendo o eliminando dazi e regolamenti. Sulla loro scia si muovono le altre potenze dell’Occidente. La Federazione Russa, in profonda crisi dopo la disgregazione dell’Urss, viene considerata da Washington facile terra di conquista, da smembrare per meglio controllarne le grandi risorse. Continua a leggere

“Occidente / Oriente LA FRATTURA”

Nuovo libro di Agostino Spataro

Dedicato ad Aldo Moro e a Enrico Berlinguer

 

(In copertina: soldati Usa all’assalto della Ziqqurat di Ur durante l’aggressione all’Iraq. Il monumento, innalzato dai Sumeri intorno al 2000 a.C., era consacrato al Dio Luna e simboleggiava l’unione cosmica tra Terra e Cielo, tra uomini e dei. Foto da Google)

 

 

Introduzione

La frattura, le fratture

1…           Questo lavoro ha uno scopo prevalentemente archivistico, ma vuole essere anche una  testimonianza del travaglio che stiamo vivendo in questa lunga e confusa fase di transizione dal vecchio al nuovo ordine internazionale. Continua a leggere

Siria, la guerra non deve finire

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di Tommaso Di Francesco

Medio Oriente. Chi guadagna dall’accusare Damasco di un presunto attacco al gas nervino o al cloro? Per rispondere bisogna sottolineare tre elementi: i due cosiddetti attacchi precedenti; l’attuale crisi di legittimità di Trump, lo scatenatore di dazi sotto tiro ancora per il Russiagate; il ruolo di Israele mentre gioca con prepotenza criminale e altrettanta impunità al tiro al piccione con le vite dei civili palestinesi a Gaza. Continua a leggere

Appello della Lista No Nato per fermare la guerra imperialista in Siria

Gli Usa, il Regno Unito, la Francia, Israele, con la Nato al seguito, dopo averlo minacciato, preparano un attacco alla Siria, Stato arabo laico, democratico e socialista  ancora in piedi dopo 7 anni di aggressione e massacri, attacco che inevitabilmente coinvolgerà i suoi alleati, russi, iraniani e Hezbollah e non potrà non provocare reazioni e  culminare in una catastrofe planetaria, addirittura nucleare. Continua a leggere

Pillole economiche 3-4: dis-ordine mondiale in fibrillazione.

di Tonino D’Orazio

Pillole economiche dal mondo (3 – 15 marzo 2018)

Che bellezza la globalizzazione! A volte però sembra un boomerang. Possibile che solo quello “scemo” di Trump abbia capito qualcosa? Li Shufu, miliardario cinese e padrone dell’industria cinese di automobili Geely, dopo essere diventato proprietario della Volvo (al 100% dal 2010), ha acquistato in segreto, con 7,2 miliardi di euro, il 10% della Daimler-Mercedes, (diventandone il primo azionista), la quale, a sua volta è partner in una alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi Motors che viene, a questo punto, non poco scombussolata. La Daimler è numero uno mondiale per macchine di lusso, da competizione e per ricerca, e primo anche nei mezzi pesanti di trasporto. Una bella preda di alta tecnologia. Continua a leggere

Stephen Hawking e Hamas: come uno scienziato ha preso la parola a favore dei palestinesi

Nel 2006 il fisico, morto mercoledì, incontrò il primo ministro israeliano Ehud Olmert, ma auspicò colloqui tra Israele ed Hamas dopo la guerra contro Gaza del 2008-09

Mercoledì si sono resi omaggi al famoso fisico inglese Stephen Hawking – ricordandolo non solo per la genialità della sua mente come scienziato, ma anche come appassionato attivista che ha prestato la propria impareggiabile voce a cause come il diritto dei palestinesi a resistere e per chiedere la fine della guerra in Siria. Continua a leggere

L’AVVERTIMENTO NUCLEARE DI PUTIN

di Manlio Dinucci (da Il Mnifesto del 9/3/2018)

Il discorso del presidente russo Putin sullo stato della nazione, dedicato alle questioni interne e internazionali, ha suscitato in Italia scarso interesse politico-mediatico e qualche commento ironico. Eppure dovrebbe essere ascoltato con estrema attenzione. Continua a leggere

IL SERVILISMO DELLA POLITICA ITALIANA NEI CONFRONTI DEL SIONISMO. Ovvero…

OVVERO: PERCHE’ BATTERSI PER I DIRITTI DEI PALESTINESI VUOL DIRE BATTERSI PER I NOSTRI DIRITTI.

di Ugo Giannangeli

Dico “nei confronti del sionismo” e non solo “nei confronti di Israele” perché il diffuso atteggiamento condiscendente e complice riguarda non solo lo Stato ebraico ma il complessivo progetto sionista in corso di realizzazione: non sappiamo fin dove intende espandersi territorialmente; certamente mira a uno Stato esclusivamente ebraico; certamente ambisce  avere l’intera città di Gerusalemme come propria capitale. Continua a leggere

Immigrazione, quel fallimento della sinistra che viene da lontano.

L’ intervista ad Agostino Spataro, giornalista, già parlamentare del PCI  per tre legislature, autore del libro ‘Immigrazione – La moderna schiavitù’

Sembra ormai retorico associare elezioni, campagna elettorale, immigrazione, sicurezza, ma è, purtroppo, un dato di fatto: non c’è tornata elettorale, di qualsivoglia Paese, soprattutto occidentale, in cui non si faccia riferimento al problema dell’ immigrazione. Così è stato in America dove, nel novembre 2016, è stato eletto Presidente Donald Trump il quale non ha mai nascosto la sua insofferenza nei confronti dell’ immigrazione, arrivando a proporre la costruzione di un vero e proprio muro, lungo centinaia di chilometri, con il Messico; la stessa cosa si è verificata, ad esempio, in Germania, dove, anche a causa delle politiche per far fronte all’ immigrazione, la CDU di Angela Merkel si è trovata indebolita (solo due giorni fa, a quattro mesi dal voto,  è stato raggiunto l’ accordo di Grande Coalizione) mentre cresceva la destra estrema e xenofoba rappresentata dall’ AfD (Alternative fur Deutschland).  Continua a leggere

Il 19 Dicembre scorso Ahed Tamimi di appena 16 anni è stata ingiustamente arrestata. La ragazza palestinese ora incarna il simbolo della lotta del suo popolo contro l’oppressione israeliana

 

di Serena Campani

Probabilmente in queste settimane vi sarà capitato di vedere su internet e sui social la fotografia di una giovanissima  ragazza bionda con i capelli lunghi ricci e uno sguardo coraggioso e combattivo. E’ Ahed Tamimi e vive nel villaggio di Nabi Saleh, poco lontano da Ramallah, una città palestinese, sede dell’Anp, situata nel centro della Cisgiordania, sui monti della Giudea, a circa 18 Km da Gerusalemme

Ahed potrebbe essere una mia studentessa, volendo anche mia figlia, così vedendo il suo volto fiero rimbalzare sulla ribalta mediatica durante i giorni di Natale, mi sono chiesta cosa avesse combinato questa ragazzina sedicenne per finire in carcere. Questo il video del suo “reato”, girato e reso pubblico da una sua amica: Continua a leggere

Storie siriane 2018 – Aleppo. La ricostruzione…dei corpi

Testimonianza di Naim Marachly, protesista ad Aleppo (*)

Ad Aleppo, la mia città, mentre studiavo lettere incontrai per strada un bambino poliomielitico che mendicava. La mia vita cambiò in quel momento. Cominciai con un piccolo gruppo a impegnarmi nel volontariato.

Andai a studiare in Svizzera, con l’obiettivo di tornare in Siria e mettere su un laboratorio ortopedico, per aiutare le persone a camminare. E così feci, nel 1985, una volta finiti gli studi. Non fu facile trovare altri con lo stesso amore per questo lavoro. Finalmente fui contattato dalle suore francescane che lavoravano a Raqqa e Assakè. Ogni due mesi visitavamo i bambini più poveri, prendendo le misure per costruire loro corsetti e altri dispositivi. Intanto continuavo a seguire i miei pazienti ad Aleppo: soprattutto bambini che colpiti da poliomielite o da scoliosi. Ho realizzato anche protesi per diabetici. Continua a leggere

Joseph Halevi: recensione a ISRAELE E I MITI SIONISTI (II), Ilan Pappé

di Joseph Halevi

Recensione a: Ilan Pappé Ten Myths About Israel London: Verso 2017, pp. 171

Seconda parte

Un paese che si basa sulla pulizia etnica e sulla colonizzazione permanente non può essere definito democratico. In verità nessuna entità statuale ove é in atto una colonizzazione a scapito della popolazione autoctona é definibile come democratica: si veda il caso dell’Australia ove fino al 1967 gli aborigeni, già violentemente decimati durante il diciannovesimo secolo, non venivano nemmeno contati nei censimenti. Eppure l’Australia era considerata una fiorente democrazia, il che significa che il termine è perfettamente malleabile a piacere senza un valore universale. Il settimo capitolo del volume di Pappé si prefigge di dimostrare la fallacia insita nella propaganda americano-israeliana riguardo l’unica democrazia nel Medioriente. Il capitolo é più incisivo di quello precedente appena discusso. Continua a leggere

FERMARE la GUERRA della TURCHIA contro i CURDI del ROJAVA

Vergognosa aggressione militare della Turchia contro i curdi del Rojava. 

Il Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati esprime solidarietà al popolo Curdo ed invoca l’immediato intervento Onu

Il Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati, da sempre vicino alla causa del martoriato popolo Curdo, denuncia il grave intervento militare dell’esercito turco in territorio siriano contro la città curda di Afrin nel Rojava occidentale allo scopo di spezzare la continuità territoriale fra i 3 cantoni del Kurdistan siriano e creare un’area cuscinetto profonda 30 km sul suolo siriano a ridosso del confine turco. Una invasione militare in piena regola ai danni di altro paese sovrano fuori da qualsiasi legalità internazionale che colpisce civili inermi ed i gruppi combattenti (Ypg e Ypj) curdi che dal 2014 sono i principali protagonisti della lotta armata sul campo contro l’Isis in Siria ed in Iraq. E’ necessaria l’immediata convocazione del Consiglio di Sicurezza  dell’Onu al fine di condannare e bloccare l’aggressione in atto.

Di seguito il comunicato di questa mattina, domenica 21 gennaio, dell’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia.

Il Coordinamento del Giga- Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

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«Bombe italiane, morti yemenite»

People stand past houses destroyed by Saudi-led air strikes in an outskirt of the northwestern city of Saada, Yemen September 5, 2017. REUTERS/Naif Rahma

di Andrea Vento

Con questo titolo in prima pagina il New York Times ha presentato il video reportage sulla vendita all’Arabia Saudita di armi prodotte in Sardegna dall’azienda Rwm, su licenza della società proprietaria, la tedesca Rheinmetall Defence. Il prestigioso quotidiano newyorkese ha cercato tra le macerie delle case bombardate le tracce dei carichi di morte che partono dall’Italia, visto che le bombe della serie Mk8, sono identificabili dalle matricole A4447: una traccia ritrovata in 5 attacchi in Yemen contro i ribelli sciiti Houthi. In uno di questi raid, che colpiscono prevalentemente i civili, una bomba italiana ha centrato una casa sterminando un’intera famiglia che dormiva (Video 1). Continua a leggere

INTERVISTA. Ilan Pappe: come Israele ha trasformato la Palestina nella più grande prigione al mondo

Su Gerusalemme: Israele è il primo Stato creato dalle Nazioni Unite ed è il primo che più disattende le decisioni delle Nazioni Unite

A PROPOSITO DI GERUSALEMME CAPITALE D’ISRAELE…

di Agostino Spataro

La comunità internazionale non ha condiviso l’improvvida decisione del presidente USA, Donald Trump, di riconoscere Gerusalemme come capitale dello stato d’Israele, in spregio delle ripetute risoluzioni dell’ONU.

Bene, dunque, hanno fatto i governi europei e, fra questi anche il governo italiano e il Vaticano, a manifestare contrarietà verso tale decisione e a ribadire il rispetto per i diritti nazionali del popolo palestinese e delle altre due religioni (cristiana e islamica) che considerano “luogo santo” la città di Gerusalemme.

I materiali che seguono (estratti da una pubblicazione ufficiale delle Nazioni Unite) evidenziano, con estrema chiarezza, lo status di “corpo separato”, sotto regime internazionale speciale, della città che non può essere alterato da alcuna decisione unilaterale e al di fuori dell’ambito ONU.

Quando il figlio disattende le decisioni della madre-ONU, si potrebbe dire. Paradossalmente, Israele è il primo Stato al mondo creato dalle Nazioni Unite ed è il primo nella graduatoria degli Stati che più disattendono le decisioni delle Nazioni Unite ossia dell’organismo che lo ha generato. Continua a leggere

Energia per tutti

di Francesco Gesualdi

Ci sono gesti così abituali da averci fatto dimenticare quanto siano importanti. Fra questi, l’abitudine di correre con la mano sull’interruttore quando entriamo in una casa buia. In quel momento non accendiamo solo una lampadina, ci colleghiamo a un sistema che negli ultimi 150 anni ha rivoluzionato la nostra vita. E’ l’energia elettrica a cui l’Unctad, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di commercio e sviluppo, ha dedicato il suo ultimo rapporto riservato ai paesi meno sviluppati, Least Developed Countries Report 2017, uscito a fine novembre. Continua a leggere

PARTE DA BUDAPEST LA NUOVA “VIA DELLA SETA”

di Agostino Spataro

“I 16  Paesi CEEC cominciano a rendersi conto che l’ingresso, accelerato, nella Nato e nella U.E. fu, in effetti, una sorta di “annessione” economica volta a creare ad Est tre nuovi grandi mercati: degli armamenti, dei prodotti commerciali e del lavoro a basso costo. Insomma, una manna per le multinazionali europee e d’Oltreoceano. Oggi, la parola d’ordine sembra essere: diversificare, accedere a nuove fonti di approvvigionamento finanziario, energetico e tecnologico.  Guardare ad Oriente per ridurre la dipendenza dalla UE.”


1…Ieri mattina, l’Andrass ut di Budapest (uno dei viali più belli del mondo, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità) era chiusa al traffico, ingabbiata in un reticolo di nastri segnaletici con la scritta “Rendorseg” (“polizia”); chiusa anche la Metro 1, la più antica d’Europa, che l’attraversa. Il movimento dei passanti era regolato da decine e decine di poliziotti che intimavano di procedere lungo i marciapiedi laterali, per lasciare sgombre le sei corsie della famosa ut, riservate a non si sa bene chi. 

Intorno uno strano silenzio, squarciato dall’urlo, insistente e perforante, delle sirene spiegate di decine di mezzi delle forze dell’ordine, i soli autorizzati a scorazzare, a muoversi liberamente.

A parte la polizia, la scenografia era piuttosto scarna. Si vedevano soltanto file di passanti frettolosi e, a ogni incrocio, gruppetti di cinesi infreddoliti che reggevano grandi bandiere rosse…

Perché i cinesi? Pensieri, attimi fuggevoli che ti portano lontano, nel tempo del nostro vissuto,
mai  rinnegato.  Del resto, di cosa ci dovremo pentire? Dall’opposizione, i comunisti italiani difendemmo la democrazia e la libertà di tutti,  agimmo sempre a favore degli interessi delle classi lavoratrici, dei ceti più deboli, in armonia con i valori della Costituzione. E con qualche risultato, direi. 
Ma siamo a Budapest e cerchiamo di capire quel che accade in Ungheria, dove il populista Victor Orban sembra sia diventato insostituibile, nonostante tutto. Molti pensano che ciò sia dovuto al carattere conservatore, nazionalista del popolo magiaro. Si dimentica, o si sconosce, che, dopo il crollo del muro di Berlino, questo stesso popolo ha eletto, democraticamente, alla carica di primo ministro ben 4 personalità di rilievo dell’ex regime (su 8 totali): da Gyula Horn (ex membro dell’Ufficio politico) a Gyurcsany (ex segretario nazionale della gioventù comunista).

Se, da circa 8 anni, la maggioranza degli ungheresi vota Orban è anche perché la sinistra ha tradito la fiducia dei suoi elettori, consegnando l’economia del Paese alle multinazionali. Difatti è quasi sparita.

Orban, politicamente affermatosi con l’aiuto del miliardario Soros (oggi suo acerrimo nemico), demagogicamente, si atteggia a difensore degli interessi nazionali. E ciò spiega, in gran parte, la ragione del suo consenso che, probabilmente, riavrà nelle elezioni del 2018.

2… Intanto sulla Andrassy ut un timido, gelido vento spiegò il vessillo e apparvero le cinque stelle della Repubblica popolare cinese. Quella fondata, nel 1949, dal compagno Mao Tse Tung a conclusione della “lunga marcia”.

 

Grande e solenne, la bandiera cinese dominava su quelle sparute dei 16 Paesi partecipanti al  Forum economico Cina – Ceec, alias dei 16+1, (*), in programma quel giorno (27/11) a Budapest, fra i capi dei 16 governi dichiaratamente “anticomunisti” dell’Europa centro-orientale e Li Keqiang premier della Cina popolare, fermamente diretta dal Partito comunista.

La cosa non mi turbò più di tanto, anche se evidenziava una contraddizione insanabile nell’operato di chi proclama l’anticomunismo come collante ideologico dei nuovi regimi dell’Est europeo ma non disdegna di realizzare affari con il colosso cinese ossia con un Paese che si autodefinisce comunista, come é stato ribadito nel corso del recente congresso nazionale del Pcc.

Perciò, c’è da restare quantomeno perplessi quando si spargono ipocrisie anche su questi Forum che, da un lato e dall’altro, mirano a coprire propositi ben più concreti e vantaggiosi.

3… D’altra parte, i cinesi a Budapest sono di casa. La loro comunità é la più numerosa e rispettata, e la più economicamente dotata. Quei ragazzi infreddoliti (c’era anche qualche famiglia con bambini) erano là per salutare il corteo di auto nere al seguito del “compagno” Li che andava a Piazza degli Eroi a rendere omaggio alla lapide dei Caduti, posta ai piedi dei re magiari che, nei secoli passati, fecero grande il Paese .

In questa piazza, sempre più spesso, si radunano molti ungheresi per evocare un sogno: quello della grande Ungheria che il trattato di Trianon del 1920 (punitivo per gli austro-ungarici) ridusse all’attuale, ristretto quadrilatero territoriale.

E’ questo il vento che spira dai monti “irredenti” della Transilvania sulla sconfinata puszta, attraversata dal Danubio, il fiume più lungo d’Europa, sulle cui rive corre una delle più eminenti civiltà, che dalla Foresta nera va a morire nel “fosso” del Mar Nero.

E’ il vento del nazionalismo che sottende anche la paura dell’omologazione che provano tutti i piccoli popoli minacciati da questa globalizzazione neo-liberista, distruttrice di sani valori morali e d’identità etniche, culturali. In tutto ciò vi sarà anche qualche buona ragione, ma attenzione a rimettere in discussione gli attuali confini dell’Europa!

Si potrebbe innescare una spirale destabilizzante del continente e, perché no, riportare la guerra. Bisogna lavorare per una nuova configurazione statuale dell’Europa, dei popoli e non dei mercanti, capace di offrire risposte esaurienti alle giuste rivendicazioni e di ricreare un equilibrio duraturo di pace e di cooperazione.

4… Uno scenario segnato da disfunzioni e incertezze per il futuro, all’interno del quale  i “16” Paesi CEEC cominciano a rendersi conto che l’ingresso, accelerato, nella Nato e nella Unione Europea fu, in effetti, una sorta di “annessione” economica, giustificata con la preoccupazione di mettere al sicuro questi Paesi dalle mire espansive dell’orso russo.

In realtà, alla base c’era, soprattutto, un disegno volto a creare ad Est tre nuovi grandi mercati: degli armamenti, dei prodotti commerciali e del lavoro a basso costo. Orban non vuole gli immigrati perché ha già gli ungheresi che lavorano a costi troppo bassi.

Insomma, una manna per le multinazionali europee e d’Oltreoceano.

Certo, qualcosa è cambiato in questi Paesi. Tuttavia, bisogna prendere atto che, dopo 30 anni d’integrazione europea, il salario medio mensile si attesta sempre intorno ai 300 euri, mentre centinaia di migliaia di giovani, (molti laureati) continuano a emigrare verso i Paesi ricchi dell’Europa centro- occidentale. Molti,  specie rumeni e balcanici, arrivano anche in Italia..

E così, mentre l’UE continua a decretare sanzioni autolesioniste contro la Russia,  lo sguardo delle classi dirigenti (talvolta dominanti) dei “16” si ri-volge ad Oriente: verso la Russia patriottica e neo-oligarchica di Putin e verso la Cina, seconda grande potenza economica mondiale, che continua a dichiararsi comunista pur in presenza di decine di milioni di nuovi ricchi.

5… La piccola Ungheria di Victor Orban è sicuramente fra i protagonisti più attivi della “nuova via della Seta” ossia del vasto sistema (in formazione) di rapporti economici che va dall’interscambio commerciale (in forte crescita) ai sistemi di distribuzione delle merci cinesi in centro-est Europa, agli accordi per realizzare infrastrutture strategiche.

Budapest aspira a diventare la Venezia del XXI° secolo?

I dati sono incoraggianti. Nel 2015, la Cina è stata il terzo fornitore di beni e servizi (dopo Germania e Austria) dell’Ungheria. Mentre, è in corso di realizzazione (nonostante le difficoltà frapposte da Bruxelles) l’ambizioso progetto (valore 2,8 miliardi di dollari, finanziato dalla Cina) di una tratta ferroviaria ad alta velocità che collegherà (in tre ore) il porto ateniese del Pireo (acquistato dai cinesi) con Budapest, passando per Belgrado.

Apro una parentesi: Atene – Budapest in 3 ore! In Italia, il treno che collega Agrigento con Siracusa (le due più importanti capitali del turismo archeologico siciliano) ci mette 9 ore e 15 minuti per poco più di 200 km!!!

Basta questo esempio per avere l’idea dell’abisso che ci separa dalle altre  realtà e progettualità  europee.

Nei Paesi del centro-est europeo la parola d’ordine sembra essere: diversificare, accedere a nuove fonti di approvvigionamento finanziario, energetico e tecnologico.  Guardare ad Oriente per ridurre la dipendenza dalla UE.

Giovedì (30/11) il premier cinese sarà a Sochi (Russia) per partecipare al 16° Consiglio dei capi di governo della Shanghai Cooperation Organization, un altro organismo multilaterale assai più importante di Ceec. Come si vede qualcosa si muove in Oriente. Nell’immaginario dei popoli europei sta tornando l’attenzione verso queste grandi realta. In particolare, verso Cina e Russia che insieme totalizzano quasi 1/3 della popolazione mondiale e circa il 60% delle terre emerse, costituendo il più vasto e attraente aggregato economico-territoriale e quindi grandi possibilità di sbocco per le produzioni e di lavoro per i giovani dei “16” Paesi del Forum. Capirete che non è poco. Chi perde questo “treno” rischia di non vederne arrivare un altro.

(Budapest, 28 novembre 2017)

Lista dei Paesi Ceec: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia,  Romania, Bulgaria, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Albania e Ungheria.

 

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