I commenti di Prospero allo stato del conflitto ucraino

di Lorenzo Drigo (Fonte: Il Sussidiario 21/10/2026 – video)

Russia-Ucraina: improbabile un accordo lontano dalle intese in Alaska. Per Kiev è difficile resistere. Cresce il rischio di escalation militare con l’Europa. La diplomazia torna a muoversi sulla guerra in Ucraina, ma restano incerte le condizioni di un eventuale accordo. Intervistato da Sussidiario TV, Michele Prospero, docente di Filosofia politica alla Sapienza Università di Roma, ritiene difficile che la Russia si discosti dalle intese verbali che, a suo dire, erano state prese in Alaska e giudica marginale il ruolo negoziale dell’Europa. «Dunque l’Europa è in una situazione di estrema precarietà e rischia di diventare un attore di destrutturazione di ogni equilibrio». Il professore riflette anche sul ruolo della Cina, sul peso delle aziende tecnologiche nella guerra e sul rischio di un’escalation. Quanto all’Ucraina, richiama la stanchezza della popolazione e le difficoltà quotidiane come elementi che, a suo giudizio, possono pesare sulla scelta di trattare.

Professor Prospero, Steve Witkoff incontra Putin a San Pietroburgo e si parla di un nuovo piano di pace da sottoporre al Cremlino. Su quali basi potrebbe essere impostata la trattativa? È difficile che le basi si discostino molto dagli accordi verbali presi in Alaska. Lì erano contenuti i motivi che rendevano possibile un incontro. Per la Russia, allontanarsi da quelle intese è impossibile: avendo già ottenuto da Trump assicurazioni e aperture, non vedo quali condizioni potrebbero indurla a fare un passo indietro rispetto a quanto considera acquisito. Indietreggiare rispetto a quanto già ottenuto appare dunque improbabile.

Secondo fonti citate da Axios, la proposta dovrebbe rilanciare il dialogo con un incontro trilaterale (che Putin avrebbe accettato) ma in un contesto multilaterale. Che ruolo potrebbe avere la Cina? È probabile che possa avere un ruolo, anche se la Cina rifiuta di partecipare a incontri di natura politica. Al momento preferisce suggerire dietro le quinte e far valere le ragioni della stabilità. Sono soprattutto ragioni economiche e commerciali a spingerla in questa direzione.

E l’Europa? Le verrebbe riconosciuto un ruolo nei negoziati oppure rimarrebbe esclusa? L’Europa ha assunto, come al solito, un profilo di cobelligeranza. Per questo è difficile che possa avere un ruolo nelle trattative: al tavolo c’è già uno dei combattenti, l’Ucraina. Se l’Europa si presenta in una condizione di cobelligeranza, la sua presenza diventa un’aggiunta superflua.

Marco Rubio ha definito positivo l’incontro fra Zelensky e Witkoff a Oslo. È un giudizio troppo generico per pensare a un cambiamento o ci sono segnali che Kiev stia cedendo alle pressioni americane per negoziare? L’Ucraina dovrà prima o poi rassegnarsi a cedere, nel senso di seguire maggiormente le indicazioni americane invece delle suggestioni che provengono dalla classe politica europea. Quest’ultima, a mio giudizio, ha i giorni contati. In molti Paesi europei governi e maggioranze non saranno più gli stessi; l’Ucraina potrebbe così ritrovarsi di fronte a un panorama politico del tutto mutato. Anche i leader che oggi insistono perché si vada fino in fondo nella ricerca della «pace giusta» potrebbero non essere più gli interlocutori della politica dei prossimi mesi.

Rubio sostiene che gli Stati Uniti non sapessero del rallentamento delle comunicazioni satellitari di SpaceX utilizzate dall’Ucraina. Musk è ormai un attore autonomo della geopolitica oppure il segretario di Stato americano sta bleffando? Un po’ sta bleffando. Nessuno può negare il ruolo geopolitico di un’immensa potenza tecnologica privata, soprattutto quando sono in gioco questioni di pace e di guerra e l’impiego di apparati tecnologici. Ma l’ultima parola, quella decisiva, spetta alla politica. Trump non può presentarsi come il simbolo del ritorno al primato della politica americana, che riprende il comando, e nello stesso tempo lasciare a un attore privato la decisione su questioni strategiche tanto importanti.

Russia ed Europa sono da tempo ai ferri corti, almeno a parole, anche se nessuna delle due dovrebbe avere interesse ad aggravare lo scontro. C’è il rischio che un incidente o un’iniziativa improvvisa scateni una guerra che nessuno vuole davvero? È il rischio maggiore. Basti pensare alle parole pronunciate l’altro giorno dal capo dell’esercito inglese, che invitava i cittadini a prepararsi a una guerra ormai imminente e a fare sacrifici in vista dello scontro militare. Sono dichiarazioni che mostrano, a mio avviso, come in Europa vi siano classi politiche che hanno perso la testa. Manca la cura delle condizioni concrete, manca una percezione reale delle questioni e, soprattutto, dei pericoli che questa fase presenta.

Come giudica, più in generale, l’atteggiamento delle leadership europee davanti a questi pericoli? L’Europa è in una situazione di estrema precarietà e rischia di diventare un attore di destrutturazione di ogni equilibrio. È senza una voce politica e insegue suggestioni di tipo militare. Alla demonizzazione della Russia si accompagna la russofobia, che sembra diventata l’unica condizione attraverso cui descrivere gli eventi. Dietro ogni problematica viene evocata l’ombra russa. È un’esagerazione che, secondo me, mette in evidenza la pochezza della leadership politica europea.

Secondo quanto riferito dai media ucraini, i vertici dell’azienda idrica di Kiev fanno sapere che, senza elettricità, diventa difficile anche fornire l’acqua. Queste condizioni possono pesare sull’Ucraina e indurla a trattare? C’è certamente una stanchezza oggettiva: il calo demografico, le proteste, la fuga dalla guerra. Sono condizioni di vita reale, segnate dal disagio, che la leadership ucraina e anche i consiglieri europei sembrano ignorare o trascurare, continuando a invitare a resistere fino in fondo. Non capiscono che c’è ormai poco da resistere. L’evoluzione del conflitto presenta già segni inequivocabili. Pensare che un’ulteriore prova di forza possa ribaltare i rapporti e mutare le condizioni territoriali così come appaiono oggi è pura follia. In questa insistenza vedo una sorta di amoralità dei ceti politici, sia ucraini sia europei.


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