COVID-19

Il virus del capitalismo

Junge Welt intervista Stefano G. Azzarà

Junge Welt, il quotidiano della frazione comunista nella Linke, mi ha chiesto ieri un’intervista. Questo è il testo in italiano inviato a Gerhard Feldbauer (che ringrazio), al lordo degli inevitabili tagli nella versione pubblicata

1. L’Italia è colpita dalla crisi in misura ancora più seria della Cina: quali sono le ragioni?

La Cina, che è ancora largamente un paese in via di sviluppo, ha affrontato la crisi del Coronavirus meglio e più rapidamente dell’Italia, un paese industriale avanzato.

L’emergenza, infatti, ha messo subito allo scoperto le fragilità strutturali della società capitalistica, nella quale le scelte politiche e di gestione della popolazione sono fortemente condizionate dagli interessi economici prevalenti e dunque dagli interessi delle classi dominanti a non fermare la produzione e i profitti, oltre che dalla concorrenza che spinge ogni soggetto ad approfittare della crisi per strappare quote di mercato agli avversari. Al tempo stesso, è emersa la superiorità altrettanto strutturale della società socialista: non solo in Cina la politica comanda le forze del mercato e le pone al servizio degli interessi della maggioranza, ma la pianificazione consente di riconvertire la produzione in tempi rapidi. Bisogna tener conto anche delle dimensioni: la Cina è un paese sterminato nel quale tutte le regioni hanno potuto aiutare lo Hubei.

Per l’Italia come per ogni singolo paese europeo, la cui scala è molto minore, servirebbe una analoga solidarietà tra tutti i paesi dell’Unione. Purtroppo però sembra che anche questa crisi venga utilizzata per conseguire posizioni di vantaggio a danni di altri. Emerge dunque l’assenza ma al tempo stesso la necessità di una unione politica, economica e fiscale reale del continente.

Esiste però una specificità tutta italiana che spiega le difficoltà del paese in questi giorni: oltre 30 anni di restaurazione borghese e di politiche neoliberali hanno indebolito il sistema di Welfare. Tagli, privatizzazioni, riduzione delle tasse ai ricchi, favoreggiamento dell’evasione fiscale: le politiche di classe perseguite dal Centrosinistra (in primo luogo il PD) come dal Centrodestra (Salvini, Berlusconi, Meloni) hanno colpito soprattutto la Sanità, e oggi ne paghiamo il prezzo. Il virus è molto aggressivo ma l’incapacità di fronteggiarlo dipende anche dal ridimensionamento degli Ospedali e del Sistema Sanitario Nazionale avvenuto per colpa di tutti gli attori politici. Così come la paura che oggi viene diffusa serve anzitutto a coprire queste responsabilità. Più del virus uccidono il capitalismo, il neoliberalismo e le classi che se ne avvantaggiano.

 

2. L’Italia è il primo paese dell’Europa occidentale che abbia chiesto aiuto a Cuba e alla Cina. La crisi impone ripensamenti…

Con molto imbarazzo, le forze politiche italiane hanno accettato l’aiuto dei paesi socialisti: significa che non potevano fare altrimenti e che la situazione è molto grave. Questo può essere il preludio di un cambiamento significativo nell’opinione pubblica. L’immagine della Cina nel mondo sta cambiando in queste settimane: la Cina dimostra concretamente di essere una potenza pacifica che lavora per la solidarietà globale.

Veniamo a sapere in queste ore delle politiche messe in atto negli Stati Uniti. Secondo il giornale della Conferenza episcopale italiana, “Avvenire”, in 10 stati di quello che viene comunemente considerato il Paese della Libertà e dei Diritti umani, le autorità stanno mettendo in campo misure eugenetiche che portano a rifiutare le cure essenziali ai disabili, o ai malati di cirrosi epatica e di malattie polmonari e cardiache. Questo si chiama selezione della razza, altro che rispetto liberale verso ogni singolo individuo!

In sintesi: la Cina ha salvato il proprio popolo e sta aiutando le altre nazioni, Italia compresa; gli Stati Uniti mettono in conto la morte di una parte della popolazione (quella più anziana e povera, ovviamente) e hanno inviato in Europa solo soldati in vista di un’esercitazione NATO. La differenza c’è e si vede.

Proprio per questo, la macchina della diffamazione lavora a ciclo continuo tramite l’accademia e il sistema industriale dei media per impedire che le simpatie verso la Cina si rafforzino. Intellettuali, giornalisti e professori, ogni giorno intervengono sui giornali o in TV per mettere in guardia dal pericolo rosso, e cioè dal “totalitarismo” cinese che avrebbe sconfitto il virus solo al prezzo di una irreggimentazione della società civile e limitando le libertà personali. “La Cina non deve diventare il nostro modello!”, dicono, temendo un cambiamento di alleanze.

Questi intellettuali e questi giornali nulla dicono però di come negli Stati Uniti la salute e la vita dei cittadini vengano sacrificate agli affari di pochi. Provate a immaginare se fosse accaduto il contrario! più che di intellettuali bisognerebbe parlare di funzionari dell’ideologia capitalistica.

Di questa manipolazione dell’opinione pubblica, bisogna dire, fa parte anche il tentativo di ridefinire la natura della NATO e di darle compiti di governance sanitaria globale, un progetto pericolosissimo anticipato alcuni giorni fa dal segretario generale Stoltenberg.

 

3. Nei media si parla soprattutto di aiuti all’economia: cosa stanno ottenendo i lavoratori, le persone socialmente svantaggiate e i senzatetto?

L’auspicio, in generale, è che l’emergenza in corso riesca in ciò in cui la politica non è riuscita in questi anni e cioè a diffondere nelle classi dirigenti europee la consapevolezza della necessità di un mutamento di paradigma economico e di innescare un ciclo espansivo sulla base di investimenti pubblici in scala continentale e di un nuovo rapporto tra politica ed economia.

I populisti e i sovranisti italiani gridano oggi: “Vedete? L’Europa ci ha lasciati soli, dov’è l’Europa?”. E lo stesso accade anche negli altri paesi. In realtà, abbandonato a se stesso ogni paese finirebbe schiacciato dal peso di una crisi troppo più grande di lui. Una risposta di livello europeo è perciò indispensabile ed è del resto l’unico modo con il quale l’Europa potrà salvare se stessa. Purtroppo, in questi giorni si assiste al solito desolante gioco delle parti tra i diversi partner – che è in realtà una lotta di classe di dimensioni continentali -, alcuni dei quali non vogliono capire che in un modo o nell’altro il tempo dell’ortodossia liberista è finito. E’ meglio che finisca perché emergono nuove politiche solidali continentali o perché l’Unione Europa salterà in aria?

Ciò che vale per l’Europa vale poi per ciascun paese e dunque anche per l’Italia. Nella gestione dell’epidemia, il governo italiano ha ordinato ai cittadini di stare a casa ma solo da pochi giorni ha bloccato la produzione industriale non essenziale, esponendo per giorni e giorni i lavoratori a rischi inutili. Figuriamoci se ha predisposto qualcosa per chi non ha nemmeno un lavoro o ha un lavoro precario, o per i senzatetto. Ma la vita di un operaio o di un lavoratore degli autotrasporti o della filiera alimentare, come la vita di un rider o quella di chi ha subito l’emarginazione, non vale meno della vita di un borghese: hanno fatto bene perciò i sindacati, con Landini in testa, a minacciare lo sciopero generale e dovrebbero anzi preoccuparsi di quelle categorie precarizzate che già in condizioni normali solo con difficoltà il sindacato riesce a intercettare.

La stessa vigilanza, inoltre, sarà necessaria domani: le risorse che – speriamo – verranno messe a disposizione su scala europea per la ricostruzione saranno gestite per il bene comune oppure, visti i rapporti di forza tra le classi, finiranno nelle tasche di quei settori che hanno già privatizzato e fagocitato lo Stato? La ripartenza – se e quando ci sarà – porterà con se una diminuzione delle disuguaglianze oppure sarà l’occasione di una guerra di tutti contro tutti?

Una cosa rimane ferma, purtroppo, qualunque sia lo scenario: la mancanza di una sinistra degna di questo nome, in Italia come in Europa, non consente purtroppo di essere ottimisti.

 

FONTE: http://materialismostorico.blogspot.com/

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