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COVID-19: Manovre e posizionamenti, la grande strategia. Cronache del crollo.

di Alessandro Visalli

Quando si va in guerra, è un errore frequente cominciare dalla parte sbagliata, agire subito e aspettare il disastro per discutere il problema”.

Tucidide

È raro vedere una fase storica nella quale la sottile vernice che ricopre la dura politica degli interessi è a tal punto messa alla prova. L’Europa è la patria di alcune delle più rilevanti utopie ireniche, sogni di pace perpetua attraverso il “dolce commercio”, primato del diritto, governo attraverso le regole[1], … uno spesso strato di retoriche hanno circondato, sin dall’avvio, la costruzione europea nascondendo il duro spirito del capitalismo e, per esso, della logica di potenza delle élite cosmopolite impegnate in una costante guerra di classe unita ad una incessante guerra nazionale. Abbiamo sempre sentito raccontare di “comunità”, quando dietro le quinte si consumavano scontri all’ultimo sangue mascherati da sorrisi e strette di mano nelle conferenze stampa.

Uno dei pensieri più radicalmente fondati del liberalesimo è che la ragione domina le passioni, e tra queste quelle che hanno a che fare con il potere. L’arte del governo consiste nel tenere a freno la licenza e gli abusi del potere, che sono mossi dalle “passioni”. Nella versione che si afferma in seguito nella modernità l’avidità, la cupidigia, l’amore per il lucro sono contrasto all’ambizione, alla brama di potere. Questa è l’autogiustificazione del capitalismo e della prevalenza dell’economico sul politico.

Ma è un inganno. La vera faccia del mondo si mostra in questi momenti.

La vera faccia è una sorta di spietato braccio di ferro multiplo e simultaneo. Nel quale decine di corpaccioni si contendono pochi centimetri di spazio in via di rapidissima riduzione, cercando di buttare fuori tutti gli altri. Un assalto alle scialuppe nel quale i passeggeri di prima classe rivendicano la loro primogenitura, anche se i più deboli dovessero restare indietro. I più deboli sono inutili nel mondo spietato che sta dietro alla vernice cromata.

E’ lo spettacolo greco.

Ma l’Italia ha molta più forza potenziale di quanto pensa, e chi la vuole buttare fuori pensando che in tal modo sopravvive, ne ha molto meno di quanto noi gli attribuiamo. Per comprenderlo bisogna allargare il quadro, e vedere l’intero terreno di gioco.

Cerchiamo di capire quale è la struttura che bisognerebbe padroneggiare per sopravvivere. Ci sono sei variabili da tenere in considerazione:

  • l’effetto Cina”, si tratta dello scontro in accelerazione per il dominio del ‘soft power’[2] tra vecchie potenze imperiali[3] e sfidanti egemonici sempre più coraggiosi[4]. La carta primaria non è il denaro, che è contemporaneamente illimitato e irrilevante in circostanze come queste[5], ma sono i beni reali che saranno crescentemente scarsi, man mano che le economie si disorganizzano e si disconnettono. Qui c’è la carta decisiva, alcune zone del mondo sono stabili e tengono sotto controllo l’epidemia (rectius possono riattivare la socialità produttiva), mentre altre sono nella fase ascendente del contagio e quindi del lock down. L’asimmetria determina la struttura della variabile[6]. Con il sud-est asiatico in riattivazione cominceranno le messe scalze, opportunamente riservate e naturalmente note a tutti, per pietire una o l’altra fornitura strategica e l’uno o l’altro accesso privilegiato alle proprie residue merci.
  • l’effetto corona”, con un numero di contagi che ha superato i 900.000 e che solo una settimana fa era alla metà, alcuni paesi sono sulla collina e vedono quindi la valle, altri faticano nell’ascesa senza ancora neppure intravederla. La condizione psicologica è del tutto diversa, e il rapporto di forze implicato nello stato emotivo potrebbe rovesciarsi. Nella sottoarena europea quando si è tenuta la prima battaglia[7] l’Italia era in ansia per la salita e l’accumulo dei morti, la Germania la guardava da lontano sicura della propria antropologica superiorità e della potenza della loro tecnica. Quando si terrà il secondo round[8] noi saremo sulla collina e loro nell’ascesa, oggi hanno esattamente i casi che noi avevamo all’Eurogruppo della settima scorsa. Tic, tac, tic, tac, …
  • l’effetto “capienza mercati”, con qualcosa come 28.000 miliardi di massa monetaria M2 stimata nel mondo i “mercati” non sono illimitati di per sé, il volume delle collocazioni di titoli per coprire le spese è stimato oggi in 10.000 miliardi e potrebbe ben superarli[9]. Il paradigma monetario e le sue pratiche non supereranno la prova. Torneremo ad un mondo nel quale le Banche Centrali sono relazionate strettamente ai governi e il debito pubblico è monetizzato come prassi. Nel quale contano i valori reali e la finanza torna ad essere ancella. Ma intanto questa è una delle sottosale più affollate e sudaticcie, ieri abbiamo fatto un’asta di 8 Mld, 1,5 a 10 anni, e sono andate bene, ma il piccolo Belgio ha fatto lo stesso, oltre 8 miliardi, … comincia la corsa, aprile sarà un mese emozionante.
  • L’effetto “arena Bce”, qualcosa ha già fatto, ma ben altro dovrà fare, questo è nel medio termine il vero sovrano, i nostri “vermepecora” (il network decisionale compradoro che ci troviamo in dote) non possono capirlo neppure se ci sbattono la testa dieci volte di seguito. Qui i più forti non sono i nordici, si decide a maggioranza e loro sono minoranza da anni. Inoltre la dea necessità è contro di loro. Ἀνάγκη è un avversario invincibile.
  • poi c’è fobos, ha due facce e non si guardano. La prima è la “paura rentiers” che morde dalle parti di Francoforte. Il terrore degli Eurobond deriva dall’idea piuttosto remota (ma, si sa, fobos ottenebra la mente[10]) che l’assumere debiti in comune possa coinvolgere i risparmi sudati (?) del grande nord.
  • la seconda faccia di fobos è più giustificata, ma per ora tace frastornata, si tratta della “paura esportatori”. Se crollano i mercati europei “captivi” (quelli proprio dei “pigri”, si) a chi vendono? Forse ai cinesi? Auguri per la lunga camminata in ginocchio sui ceci…

Questo mi pare.

Ci sentiamo sconfitti, non lo siamo. Dovremmo contare fino a dieci e poi aspettare che l’imperatore venga con la cenere sul capo e gli abiti penitenziali a chiedere udienza.

La nostra “grande strategia” dovrebbe essere di puntare a perdere le battaglie, mentre arretriamo e prendiamo tempo, ma vincere la guerra non appena il nuovo mondo si paleserà. Dovremmo disorientare e confondere, parlare di uno pensando a due, guardare al mondo di dopo e non a quello di ieri. Controllare le emozioni.

Tenere aperti tutti i tavoli, con calma e senza panico, collocare quanto basta nelle aste del Tesoro, sempre un poco di più ma mai troppo, tenere tesa la corda aspettandosi che la Bce dia copertura (non ha alternativa e poi i nove la controllano), eventualmente fare la garanzia congiunta[11], poi garantirsi un dialogo con la Cina ma non rifiutare i regali americani. Tenere la pressione sui tavoli ma senza aspettarsi davvero nulla (solo per combattere la battaglia della propaganda e mobilitazione) e lasciare passare aprile.

I conti farli a tempo debito, tra maggio e giugno.

Andrebbe così se non avessimo i “vermepecora”.

 

[1] – Si veda, ad esempio, Albert Hirschman, “Le passioni e gli interessi”, 1975.

[2] – La capacità di attrarre e sedurre, di convincere che si è in grado di distribuire beni pubblici decisivi, ad esempio l’ordine e l’armonia, il benessere.

[3] – Ovviamente gli Stati Uniti, si veda ad esempio, Joseph Nye, “La fine del secolo americano?”.

[4] – La Cina in primis, ma anche alcuni altri come la stessa Germania (un partner che l’egemone principale tende a vedere sempre più come un avversario, o, almeno come un parassita), la Russia, con il suo potenziale energetico e mondiale, altri minori, o regionali, come l’Iran, la Siria, il Venezuela, ed una serie di paesi che non sono completamente allineati come l’India (che ha relazioni con tutti), o free rider di difficile collocazione, che giocano in proprio il gioco della potenza regionale come la Turchia.

[5] – Quando ci si affaccia verso una disorganizzazione radicale, che mette a rischio i processi di produzione e circolazione e quindi minaccia direttamente la capacità di riproduzione del capitale. Si veda “Disorganizzazione e riorganizzazione. Cronache del crollo”.

[6] – Ne abbiamo parlato in “Riavviare l’economia in Cina. Cronache del crollo”.

[7] – Si veda “Campo di battaglia: Draghi, Consiglio Europeo, Coronavirus. Cronache del crollo”.

[8] – Ovvero quando, tra circa quindici giorni, dopo l’eurogruppo (che è, al massimo assimilabile ad una scaramuccia preliminare di cavallerie leggere rispetto alla battaglia campale) ci sarà il prossimo Consiglio Europeo straordinario.

[9] – Si veda “Le prime manovre, Von der Leyen, Bce, mobilitazioni, riposizionamenti. Cronache del crollo”.

[10] – Si veda, “Visioni. Mark Schieritz, ‘Guarigione attraverso il denaro’. Cronache del crollo”.

[11] – Una delle ipotesi sul tavolo è di emettere dei titoli garantiti in solido, o con una assicurazione di secondo livello, dai nove paesi firmatari della lettera per il Consiglio del 27.

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