COVID-19

IL VIRUS E’ L’HOMO CAPITALISTICUS

di Vittorio Stano

“…Signori, parliamo dei rapporti di proprietà!”

Bertolt Brecht

Da dove è sbucato? A cosa è dovuta la sua “celebrity”? Se consultiamo le fonti storiche ci colpisce l’onnipotenza della malattia nella vita delle generazioni umane.

La malattia simboleggia quel sentimento di insicurezza già presente e ben radicato nell’età antica, medievale e moderna che costituisce il fulcro della sensibilità contemporanea nell’ epoca del tardo capitalismo e della sua crisi generale.

La celebrity globale del coronavirus ci deve far riflettere sulle cause profonde che hanno scatenato la sua virulenza. La frequenza di questi fenomeni che scatenano e diffondono le malattie infettive, nasce dalla virulenza produttivistica che anima la sempre più agguerrita competizione agroindustriale.

Analizzando e soffermandosi sulla storia del capitalismo, ci si rende conto come questa tipologia di pandemia non sia una novità. Dalle pandemie che sconvolsero l’Inghilterra della prima rivoluzione industriale, alla più famosa spagnola, influenza letale che tra il 1918 e il 1920 causò la morte tra i 50 e i 100 milioni di persone e che con ogni probabilità partì da un allevamento di suini o pollame del Kansas.

Il Covid19 è l’ultima di una serie di infezioni virali che hanno segnato il percorso di sviluppo della globalizzazione negli ultimi 20anni. Molte delle più recenti epidemie virali sono state etichettate con nomi di animali. L’aviaria e la suina erano il prodotto della trasmissione di un’infezione virale da una specie animale all’uomo. Nel caso del Covid19 non è ancora chiaro da quale specie sia arrivato il contagio o se sia il risultato di un virus ingegnerizzato, cioè modificato, quindi prodotto in laboratorio.

Da diversi decenni la manipolazione e produzione in laboratorio di virus non è un mistero. E’ risaputo che Stati Uniti, Russia e Cina hanno in funzione laboratori gestiti dai militari che manipolando e producendo artificialmente i virus, preparano i loro paesi alla guerra batteriologica.

Non pecco di complottismo se osservo che un’ipotesi dotata di un certo grado di plausibilità, come quella relativa alla produzione artificiale di virus e al loro uso a scopo offensivo, trova un precedente nella clamorosa chiusura del laboratorio biologico militare di Fort Detrick, Maryland/USA, nell’ estate scorsa per minaccia alla sicurezza nazionale.

Il Covid19 potrebbe essere il prodotto di questo laboratorio biologico delle forze armate statunitensi chiuso immediatamente prima dello scoppio dell’epidemia nel dicembre 2019 in Cina. Il Center for Desease Control and Prevencion (CDC) chiuse il principale laboratorio biologico delle forze armate a causa dell’assenza di salvaguardie contro le perdite di agenti patogeni che si erano verificate. Queste avevano causato la prima infezione umana, confermata da un esperto di malattie infettive alla Georgetown University di Washington che l’ha pubblicamente dichiarata, nel novembre 2019, e che la rivista “Science” ha divulgato.

Un gruppo di esperti aveva individuato l’origine dell’epidemia già dal 18.9.2019. Il direttore del Center for Desease Control and Prevencion, Robert Redfield, ha ultimamente ammesso con candore durante un’interrogazione parlamentare che molti americani già da allora morti d’influenza, erano risultati positivi al coronavirus. Ogni anno negli Stati Uniti 36mila persone contraggono l’ influenza. Di questi nel 2019, 20mila sono morti. <<Quanti di questi morti con Covid19 e in quali ospedali?>> ha chiesto un funzionario del Ministero degli Esteri cinese il 13.3.2020 alle autorità statunitensi, invitandole alla trasparenza.

Il Covid19 potrebbero averlo introdotto i militari americani che dal 15 al 28 di ottobre 2019 hanno partecipato a Wuhan alla VII edizione dei World Military Games. Pertanto la presa di posizione del segretario di stato Mike Pompeo che accusava i cinesi di aver nascosto l’epidemia e tolto agli altri paesi del mondo due mesi di tempo per prepararsi ad affrontarla, è atroce e ipocrita. Inoltre, quel fenomeno da baraccone che è il suo presidente, Trump, affermando che il Covid19 è cinese, non ha fatto altro che continuare a coprire di ridicolo se stesso e il suo paese.

La catastrofe sanitaria dovrebbe far convergere le Comunità di tutti i Paesi del mondo verso la cooperazione per debellare il microscopico nemico comune. La solidarietà dovrebbe essere il valore da coltivare in tutte le collettività. Bene ha fatto il segretario dell’ONU Guterres a invitare i paesi in guerra nel mondo a deporre le armi e a collaborare per sconfiggere il nemico comune: il Covid19. Invece i padroni dei paesi concorrenti sono all’erta per trarre il massimo vantaggio dai mali altrui. La crisi sanitaria che stiamo vivendo e che attanaglia i tanti paesi colpiti mostra plasticamente la crisi del capitalismo, crisi che si estende ad ogni ambito della vita sociale. Così, molte malattie possono essere curate con farmaci che hanno costi irrisori, ma la legge del massimo profitto lo impedisce, perché la salute, nonostante le solenni dichiarazioni in contrario, non è un diritto, ma una merce.

Il 18.10.2019 il Johns Hopkins Center for Health Security, in collaborazione con il World Economic Forum e la Bill and Melinda Gates Fundation hanno ospitato a NewYork l’Event201, un esercizio di pandemia da coronavirus che ipotizzava la morte di 50 milioni di persone a livello globale. Al convegno con alcune decine di invitati, per lo più rappresentanti di aziende farmaceutiche, non c’erano rappresentanti del governo cinese. Il tema era la ricerca di un vaccino per contrastare l’ ipotetica pandemia. In seguito la fondazione di Bill e Melinda Gates investiva nella ricerca del vaccino un suo pacchetto azionario di 7 miliardi di dollari.

Il 7.11.2019 la piattaforma Netflix mandava in rete il documentario “La prossima epidemia”, col quale avvisava la popolazione mondiale del pericolo sanitario che rappresentava la società cinese. Il resto è cronaca di oggi.

Le aziende farmaceutiche già oggi sono più potenti di quelle automobilistiche, il vaccino contro il Covid19 le renderà ancora più ricche. I media a loro servizio diventeranno ancora più invasivi nel propagandare la medicalizzazione delle nostre vite.

Il Covid19, intanto, si sta rivelando un potente strumento di delegittimazione della narrazione neoliberista. Mette a nudo il volto feroce e criminale di questa globalizzazione che da un lato mette in comune virus, disastri ambientali, milioni di lavoratori senza diritti sradicati dai loro luoghi nativi, impoverimento delle classi subalterne, dall’altro concentra nelle mani di pochi privilegiati ingenti risorse economiche e le armi politiche, tecnologiche e mediatiche per garantirsi il controllo e il possesso.

E allora, chi è il vero nemico? E’ il capitalismo. Il neoliberismo imperante è il virus che da alcuni decenni ammorba, devasta il nostro paesaggio sociale. Il mito della prestazione sociale illimitata, lo sfrenato individualismo, la competizione senza quartiere ci stanno portando verso l’autodistruzione e, un’apparente, impotenza collettiva.

Le relazioni, la comunicazione, la socialità sono esercitate in prevalenza virtualmente attraverso i social network. Questi ci danno l’illusione della vicinanza, mentre il virus ci ha tolto quella reale: tutti a distanza di un metro, niente abbracci, niente baci, tutti a distanza nel freddo del non contatto. La conseguenza, col protrarsi dell’emergenza, sarà un profondo dolore individuale. Siamo già vittime di questo malessere, ma non ce ne rendiamo ancora conto.

Il Covid19 ci sta aprendo gli occhi: ci stanno costruendo sistematicamente la nostra solitudine. Non possiamo, non dobbiamo scambiare questa violenta espropriazione per una nostra inadeguatezza individuale. L’unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la Comunità, il sentirsi parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura. La solidarietà, la responsabilità condivisa. Abbiamo tutti da imparare, riflettere e impegnarci…

L’economia del nostro Paese dispone delle informazioni e dei mezzi di comando e controllo indispensabili per agire tempestivamente, mettendo al primo posto la salute dei cittadini. La stessa economia però, governata dagli interessi privati dei grandi gruppi finanziari e industriali non è capace di garantirla. Decenni di lavaggio del cervello ci hanno disintegrato in una miriade di atomi individuali, incapaci di concepirsi come Comunità e di riconoscere il bene comune. Le èlites economiche hanno trovato nelle classi dirigenti degli ultimi decenni i servitori volontari, per le note prebende castali, dei loro interessi e hanno demonizzato tutto ciò che riguardava lo Stato. Lo stesso hanno fatto con ogni idea che evocasse il socialismo.

Questo sistema economico e sociale trova la sua massima espressione nell’Unione Europea che tenendoci la testa nell’acqua, minacciando di affogarci, ci avvisa che l’aiuto economico concesso dovremo restituirlo con gli interessi. Firmare per il MES, significa lasciare nell’UE tutto come prima . L’Italia corre il rischio di diventare colonia delle economie più forti. Germania, Francia, USA, Inghilterra… potranno venire nel Paese a fare shopping comprando ai saldi gli ultimi gioielli di famiglia rimasti. Grecia insegna. Il MES è anticostituzionale. Il politico che lo firma tradisce gli interessi del popolo italiano.

Ma nulla sarà come prima. Domandiamoci, già oggi, cosa possiamo imparare da questa emergenza. Abbiamo già imparato, ad esempio, che si deve ridisegnare il sistema sanitario pubblico dopo i disastri causati dai tagli e dalle privatizzazioni (1). Bisogna ripensare dalle radici il ruolo dello Stato nel governo dell’economia e delle relazioni sociali. Personalmente auspico la necessaria alternativa al regime liberista, capace di dare a tutti una vita dignitosa e la speranza di un futuro senza minacce di nuove epidemie/pandemie (vere o inventate!). Quella del Covid19 oggi sta servendo a chiuderci in casa e a militarizzare il territorio. Anche in questa situazione emergenziale abbiamo il diritto/dovere di rimanere vigili e critici. Fuori dal mainstream mediatico insigni studiosi di epidemiologia ci spiegano che i fatti che stanno accadendo sono da associare a polveri sottili, fanghi sversati, 5G, campagne vaccinali.

Bisognerà pur dirlo ad alta voce nelle piazze d’Italia, dopo questa emergenza. Gli scioperi spontanei dei lavoratori indetti negli ultimi giorni vanno apprezzati e sostenuti. Gli operai non sono “carne da cannone” da sacrificare sull’altare di una produzione e da una politica incapace di offrire loro condizioni minime di sicurezza. Nel nostro Paese le classi subalterne si stanno risvegliando. Nei prossimi mesi saremo tutti chiamati a sostenere le loro (le nostre!) lotte fino a tradurle nel rifiuto

  • di nuovi tagli alla spesa pubblica,
  • di privatizzazioni,
  • del separatismo dei ricchi predicato da certi governi regionali,
  • della svendita degli interessi nazionali sull’ altare di un’Europa a conduzione franco-tedesca priva di ogni legittimazione democratica.

 

Con solidarietà ed empatia

(VITTORIO STANO)

 

Nota: (1)…La causa del disastro sanitario in Lombardia. Il Covid19 ha messo a nudo il fallimento della gestione dei governi nazionali e locali nel settore sanitario. Basta pensare alla destrutturazione della sanità pubblica in quella regione, il cui sistema sanitario è sempre stato presentato come il massimo dell’efficienza e dell’eccellenza. In realtà il 50% di questo sistema appartiene ai privati, cioè alle grandi imprese convenzionate e accreditate, quali il gruppo San Donato (cui fa capo l’ospedale “San Raffaele”), Humanitas, Maugeri, Poliambulanza, Multimedica e altri gruppi minori. In omaggio al principio ultraliberista che il pubblico deve ingrassare il privato, tali imprese si reggono sui finanziamenti pubblici e sulle imposte e sui contributi pagati dai lavoratori dipendenti. E’ questa la causa per cui oggi il sistema sanitario lombardo non riesce a gestire l’emergenza e chiede di essere aiutato dalla Cina e da Cuba. Inoltre, questo è anche il significato, preventivo e ostativo nei confronti dello Stato (del potere pubblico!),di talune forme di pelosa benevolenza padronale che tendono, con donazioni come quelle di Berlusconi e Caprotti, a rilanciare l’iniziativa privata attraverso l’allestimento di ospedali privati nei padiglioni della Fiera di Milano (anziché come sarebbe pure stato possibile, con il ripristino di alcuni reparti dismessi dell’ospedale pubblico di Legnano).

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