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CILE: La bronca (La rabbia)

Riceviamo questo contributo di Rodrigo Rivas, intellettuale cileno fuggito in Italia dopo il cruento golpe edi Pinochet del 1973 che abbattè il governo di Salvador Allende presso il quale è stato da neo laureato collaboratore, relativo alle proteste scoppiate a seguito dell’annuncio dell’aumento dei prezzi dei trasporti urbani. Dal nostro paese Rodrigo continua a seguire con forti emozioni le vicende del suo paese di origine ma raramente riesce a scrivere qualcosa a causa delle ferite interiori non ancora del tutto rimarginate.

Il coordinamento del Giga

La bronca (La rabbia)

Nel Cono sud dell’America Latina, la bronca è la rabbia diffusa, sorda, normalmente di lungo periodo, spesso latente ma, che quando si manifesta, è sempre collettiva e poco gentile.
Forse, anche senza che i suoi protagonisti lo sappiano, è un sentimento prepolitico, tipico di popoli con poca storia di autorganizzazione oppure orfani abbandonati da quelle che una volta furono le loro organizzazioni.
30 anni dopo la fine della dittatura, per lo più governati dal centrosinistra, nel Cile la bronca domina la scena.
Le ragioni sono fin troppe.
Il governo ha nominato un generale come prefetto di Santiago.
È figlio di un altro generale, tra i pochi agli arresti per il suo ruolo nella dittatura
Certo, il figlio potrebbe non essere un torturatore. Potrebbe.
La bronca ci parla dell’abbandono della popolazione da parte di coloro che, teoricamente, potrebbero guidarla.
Certo, ci saranno eccezioni. Poche.
La bronca ribellione finirà probabilmente male.
Coprifuoco, qualche morto, molti arrestati e tanti maltrattati, qualche solenne impegno che non verrà rispettato, piagnistei sulla violenza intrinseca di chi non rispetta i buoni costumi… e la sacralità della proprietà privata o pubblica.
Ma nulla di ciò supererà in senso risolutivo la bronca.
Il capitolo cileno della legge ferrea dello sfruttamento compulsivo e violento si è spinto molto, troppo avanti, perché gli uomini e donne libere possano rioccupare i grandi viali.
Hanno privatizzato la terra, l’acqua, il mare, i fiumi, i ghiacciai…
In un paese il cui reddito pro capite è di poco inferiore a quello italiano, lo stipendio minimo, assai diffuso, non arriva a 500 euro, per 48 ore di lavoro settimanali.
In un paese popolato da giovani, ci sono insegnanti e bidelli che a 90 anni continuano a lavorare perché le pensioni non arrivano al 50% dei già miseri stipendi.
In una città come Santiago, con oltre 6 milioni di abitanti e, quindi, con ore di percorrenza quotidiana per andare a lavorare o a scuola, il governo ha deciso che il trasporto deve costare come a Milano.
La bronca dei giovani si è manifestata nel rifiuto di pagare il biglietto.
Poi, è partita l’escalation.
Malgrado la lontananza, viene la bronca pure a me.

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