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Il “proporzionale puro” ci salverà? Intervista a Paolo Maddalena, costituzionalista, presidente emerito della Corte costituzionale

di Alba Vastano*

Viviamo tempi bui per la democrazia e non si intravede che una fioca luce in fondo al tunnel. I governi si avvicendano con capitomboli strumentali e rimpasti opportunisti che non producono di certo quella buona politica finalizzata a rappresentare i bisogni e la volontà popolare. Una politica che riconosca i diritti di tutti, mai decollata in questo nostro Paese tanto straordinario, quanto sofferente di diritti mancati e mai conforme ai principi fondamentali della Costituzione. Governi che si formano con accordicchi e governi che seguono di risulta alle tracotanze estive di un borioso, quanto sovversivo ministro. Intanto lo Stato sociale è sotto una mannaia.
Sparisce il Pd, riappare il Pd. Accuse di poltronismo a profusione urlate dai social dal leader leghista, ormai ex ministro dell’Interno, auto-sfrattatosi dal governo e ora all’opposizione più cruenta. Calano nei sondaggi i 5s, poi sembrano riprendere quota, appena liberati dall’ex alleato. Ci si allea con tutti, ci si oppone a tutti. Dal ministro dell’odio ai ministri delle banche e del mercato libero sovranazionale. Governi borderline che si costituiscono per caso, alzando toni, colpendo l’avversario con j’accuse e minacce e scommettendo sul bottino, come nelle bische più trucide.
In palio c’è lo scranno del più potente, ma anche i seggi minori fanno gola. E intanto l’attuazione dei principi costituzionali diventa sempre più un miraggio. Paolo Maddalena, costituzionalista, presidente emerito della Corte costituzionale, si esprime sulle cause dell’attuale fase della politica italiana e sui governi bislacchi delle ultime legislature
Professore, la domanda è quella che più si confà ai tempi: quali le sue opinioni sugli eventi repentini che si sono avvicendati nel giro di pochi giorni e che hanno portato al crollo del governo giallo verde? Salvini stratega nel chiedere elezioni o il suo un gaglioffo tentativo per prendersi tutto il bottino elettorale, forte dei consensi ottenuti?

« A mio avviso, l’evento repentino è stato causato dall’arroganza di Salvini, il quale ha voluto “incassare” i consensi dimostrati dai sondaggi con una azione ingiustificata dal punto di vista governativo, e dalla spregiudicata, ma acutamente intelligente, piroetta di Renzi, il quale ha cambiato le carte in tavola contro ogni ragionevole previsione. In tal modo, con l’aiuto di Conte, i due partiti in perdita di consensi, il PD e Cinque stelle, sono diventati padroni della scena politica e sono riusciti a formare il governo, dimenticando in un attimo tutte le ingiurie che si erano scambiate sino a poco prima».

Il neonato governo giallo rosso, che porta in sé tutti i germi del liberismo e del populismo, a suo parere farà qualcosa di sinistra, provando così a giungere al termine dell’attuale legislatura e riuscire a smontare nel frattempo i molti consensi che ha ancora la Lega, che attualmente si posiziona nei sondaggi come primo partito?

«Ritengo che il nuovo governo si allinei, come i precedenti, alla volontà delle multinazionali e della finanza che dominano in Europa e nel mondo. Con tale forza alle spalle è probabile che il sovranismo di Salvini (che, lo si ricordi, non ha fatto nulla contro le multinazionali e la finanza) decresca nei consensi, specie se l’Europa si mostrerà più morbida nei nostri confronti»

Il Pd, partito delle banche e delle riforme che hanno devastato il Paese, torna a governare per un bizzarro caso e gioco delle parti. Eliminato il pericolo di una deriva reazionaria, in cui il Paese stava scivolando con la tracotanza fascistoide da bullo dell’ex ministro degli Interni, non s’insedia oggi di nuovo il pericolo di sfrenate riforme liberiste, così come è avvenuto ai tempi di Renzi?

«Il programma di governo, ricalcato sui 26 punti indicati da Di Maio, è favorevole alle multinazionali e alla finanza. Sintomatico è il fatto che in un primo momento Di Maio aveva proposto 20 punti, che comprendevano anche la distinzione tra banche commerciali e banche di investimento, mentre nella successiva riformulazione dei 26 punti, questa distinzione è sparita. Si tratta già di un primo favore alla finanza cosiddetta creativa, che crea danaro dal nulla e fa pagare i conti alla collettività»

Siamo in piena crisi della democrazia e la Costituzione repubblicana è più che mai soggetta a svilimento, a partire dai principi fondamentali. In particolari per gli articoli 1, 5 e 3. A chi sono da addebitare le responsabilità maggiori di questa débacle dei principi fondamentali? Ai rappresentanti dei partiti parlamentari tesi alla conservazione delle cadreghe? O agli elettori confusi perché è cambiata la visione della società e si affidano al leader demagogo che dai media sa cogliere il pensiero dominante e lo condivide strumentalmente, sponsorizzandosi tramite i media?

«I governi che si sono succeduti dopo l’assassinio di Aldo Moro hanno trasformato il ”sistema economico produttivo” di stampo keynesiano in un “sistema economico predatorio” di stampo neoliberista, divenuto dominante in tutto il mondo occidentale. Sicché, usando un linguaggio politicamente menzognero, essi hanno ingannato e reso indifferenti milioni di italiani, facendo passare come provvedimenti favorevoli al Popolo, provvedimenti che hanno distrutto il “territorio” e tutte le “fonti di produzione” che il territorio contiene, cedendoli a faccendieri privati e a multinazionali, che hanno perseguito i loro personali interessi facendo addirittura dimenticare che il “territorio” e le “fonti di produzione di ricchezza nazionale” che esso contiene sono “proprietà collettiva demaniale”. Sono cioè “elementi costitutivi della struttura della Comunità politica”, cioè della “Repubblica” e come tali sono “inalienabili”, in usucapibili” e “in espropriabili”. Si tratta di quei beni demaniali che oggi si preferisce denominare “beni comuni”»

Nei punti del programma proposti dai 5stelle e approvati strumentalmente dal Pd sembra esserci molto di “sinistra” .Conversione catartica dei 5s dopo aver acconsentito ai reazionari decreti salviniani o strategia per tornare impuniti alle poltrone e fare risalire nei sondaggi il movimento, preparandosi così a possibili nuove elezioni, affermandosi di nuovo come primo partito e dettare tutte le condizioni in un nuovo accordo di governo?

«Nei 26 punti di Di Maio c’è molto di sinistra, ma non si indicano gli strumenti finanziari per attuarli. I mezzi finanziari vanno creati facendo tornare lo Stato “protagonista” (il che è possibile anche con i vigenti Trattati europei) dell’economia e facendo rientrare nella “proprietà pubblica” del popolo le fonti di produzione di ricchezza nazionale illegittimamente ceduti a privati (come le rotte aeree, le autostrade, le ferrovie, le vie marittime, le frequenze televisive, le industrie strategiche, i servizi pubblici essenziali, ecc.). I fatti hanno dimostrato che il “privato” è peggiore del “pubblico” e chiede aiuti a quest’ultimo, privatizzando i guadagni e socializzando le perdite. Il problema è affidare le nostre risorse a manager competenti, prevedendo sanzioni severissime per chi sbaglia specie dolosamente. Ѐ stato un grave errore gettare l’acqua sporca con il bambino»

Viviamo un storia politica fatta più che altro di menzogne. L’informazione mainstream è artefatta ad hoc ed è manipolante e mistificante. La disintermediazione, favorita da una tecnologia invasiva, ha favorito tutto ciò?

«Il pensiero unico dominante neoliberista ha monopolizzato l’informazione e fa credere agli italiani, con apposite tecniche psicologiche, ciò che vuole. Perciò oggi gli Italiani ignorano in quale disastro economico si trovano».

Anche l’economia globale ha le sue responsabilità nel crollo dell’idea di uno Stato di diritto che risponda ai principi costituzionali?

«La globalizzazione dei trasporti e delle informazioni hanno enormemente favorito il diffondersi del pensiero predatorio neoliberista che favorisce i ricchi e danneggia i poveri. Ma ad esso non è seguito una federazione di Stati, per cui non è il concetto di Stato che è stato superato, ma è avvenuto che gli Stati forti (anche all’interno dell’Unione Europea) dominano gli Stati deboli, acquistando a poco prezzo le loro fonti produttive di ricchezza. L’Italia è stata comprata dalla Francia per il settore alimentare, della moda e della finanza, e dalla Germania per il settore industriale. Se non si provvede con le nazionalizzazioni e il blocco delle privatizzazioni, la nostra fine è segnata».

Tornando al governo che sta per insediarsi, lei pensa che questa neo formazione, a cui ha dato l’ok finale qualche migliaio di click provenienti da un piattaforma digitale, nella procedura con cui si è formato sia coerente ai dettami della Costituzione? O si è messa in atto una nuova abiura dell’impianto costituzionale?

«Un governo che non si difende (almeno) dalla fagocità del mercato libero sovranazionale e ammette le privatizzazioni, le svendite, le delocalizzazioni (che Francia e Germania vietano) è contro la Costituzione, perché contrasta con tutte le norme del Titolo terzo della Parte prima della Costituzione stessa».

Professore, a suo parere, qual è la madre di tutti mali della politica italiana? Possiamo pensare che una riforma della legge elettorale che ci riporti ad un proporzionale puro possa realmente ridare la parola agli elettori, eliminando queste alleanze spurie e tossiche per la democrazia rappresentativa?

«Causa di tutti i mali è il pensiero unico dominante del neoliberismo, che vuole l’accentramento della ricchezza nelle mani di pochi, a differenza del pensiero keynesiano che vuole la distribuzione della ricchezza alla base della piramide sociale. Il proporzionale è conforme alla Costituzione. Il maggioritario, con premio di maggioranza e sbarramento è contro la Costituzione, il cui articolo 48 vuole che il voto sia “personale e eguale, libero e segreto”. Il sistema maggioritario rende i voti diseguali».

Fra i 26 punti del programma del neo governo c’è la questione spinosa delle autonomie differenziate. Una proposta a trazione leghista, ma condivisa anche dai 5s.Se verrà attuata si realizzerà la “secessione dei ricchi” , a discapito delle regioni più povere, in particolare quelle del Sud. Essendo questa delle autonomie una possibilità prevista proprio dalla Costituzione con la modifica del titolo quinto nel 2001 e recitata nel dettaglio negli art. 116 e 117, come si dirime la questione ?

«Le autonomie differenziate sono una sciagura per l’unità d’Italia e per l’eguaglianza economica e sociale dei cittadini (artt 1, 3, 5 Cost.). Si tratta di una norma costituzionale che urta contro i “Principi fondamentali” della Costituzione. Pertanto, pur essendo scritta in Costituzione, si tratta di una norma recessiva rispetto ai “Principi fondamentali” che su di essa prevalgono».

Secondo lei è possibile un riscatto politico per il Pd, partito che ha contribuito ampliamente a devastare lo Stato sociale e che ha sferrato uno dei peggiori e più vasti attacchi alla Costituzione, tentando di eliminare ben 47 articoli? Lei vede la possibilità che si apra, con questo nuovo governo, oggi anche a trazione Pd, una rinnovata stagione per la democrazia, per i beni comuni e per i diritti di tutte le persone?

«Il punto centrale è che bisogna battere il predominio della finanza e delle multinazionali, le quali sono potenti perché hanno ottenuto dai governi leggi incostituzionali che le hanno favorite. Tali leggi devono essere annullate dalla Corte costituzionale e sono i cittadini che, lesi da tali leggi, devono portare la questione di legittimità costituzionale davanti la Corte costituzionale».

 

FONTE: *Lavoro e Salute www.lavoroesalute.org

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