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BRASILE: l’estrema destra di Bolsonaro al 47%. Il candidato di Lula, Haddad, al 28%. Ballottaggio il 28 ottobre.

La giornata elettorale in Brasile ha consegnato una larga vittoria al candidato dell’estrema destra Jair Bolsonaro al primo turno. Dietro di lui il candidato del PT, Fernando Haddad, lanciato da Lula a circa un mese dal voto vista la sua impossibilità a partecipare alla contesa elettorale, che adesso contenderà la presidenza a Bolsonaro il prossimo 28 di ottobre in un ballottaggio che si prevede cruciale per la storia del Brasile.

Il primo turno, però, è stato segnato da molte irregolarità ai seggi. Le autorità brasiliane hanno registrato ben 619 crimini legati alle elezioni nella sola prima metà di giornata. Con 161 persone detenute. Tra questi vi sono 6 candidati sorpresi a fare propaganda all’interno dei seggi elettorali. 

La Polizia Federale ha reso noto di aver sequestrato circa 2 milioni di reales (circa 500.000 dollari) a persone accusate di comprare voti.

Alcuni sostenitori di Bolsonaro si sono presentati ai seggi armati di tutto punto. Evidentemente sulla scia di quanto sostenuto dal candidato dell’estrema destra in campagna elettorale. Dove uno dei cavalli di battaglia è stato proprio quello riguardante la liberalizzazione delle armi da fuoco.

Sui vari social network come Facebook e Twitter sono comparse foto e video dove gli elettori di Bolsonaro votano con armi in bella vista.

La giustizia elettorale ha avviato indagini visto che nel paese sudamericano è ovviamente vietato registrare il proprio voto o effettuare riprese video. Mentre le armi sono consentite solo per chi lavora nel settore della sicurezza pubblica e privata. Oltre a coloro che vivono nelle zone rurali e possiedono il relativo permesso.

Il quotidiano El Pais segnala che nella città di San Paolo alcuni sostenitori di Bolsonaro hanno dato alle fiamme un’urna elettronica. Il candidato di estrema destra sostiene di non aver vinto al primo turno a causa di brogli legati al voto elettronico. Senza però portare alcun elemento a sostegno di questa accusa.

 

FONTEhttps://www.lantidiplomatico.it/


Bolsonaro è Salvini, Trump, Le Pen, Orban e peggio di tutti questi insieme. Il Brasile rischia il regime parafascista

di Gennaro Carotenuto

Con il primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile vivremo oggi il penultimo passaggio di una battaglia politica durata due anni con l’obiettivo di eliminare il Partito dei lavoratori, che ha vinto le ultime quattro elezioni presidenziali, dalla vita politica del paese. Nel corso dei mesi la partita è diventata drammatica, già che il Brasile non rischia di tornare alla destra conservatrice tradizionale, ma consegnarsi a un regime parafascista incarnato da Jair Bolsonaro, destinato oggi a vincere il primo turno delle elezioni e a giocarsela nel ballottaggio con il candidato di centro-sinistra Fernando Haddad.

Ma l’eliminazione della sinistra dalla partita non è l’unica posta in gioco. È la battaglia cruciale per il superamento dell’esperienza integrazionista e progressista in tutta la regione latinoamericana e per la restituzione di questa al suo destino di subalternità. Ed è soprattutto la prima vera partita in America tra un’estrema destra bianca populista, razzista, sessista, omofoba, quella incarnata dal fascista Jair Bolsonaro, 63 anni, che supera di gran lunga le destre già razziste, sessiste e omofobe – ma civilizzate – che hanno spesso convinto nel continente le classi medie bianche. Col suo movimento “Brasile e dio prima di tutto” ha conquistato il capitale sempre più decisivo del voto evangelico, che vale fino al 20% e che in passato aveva premiato Marina Silva, rabbiosamente reazionario rispetto a quello cattolico.

Bolsonaro è Salvini, è Trump, è Le Pen, è Orban e peggio di tutti questi insieme. Non è certo un uomo nuovo, visto che è parlamentare da 28 anni, nei quali ha fatto approvare appena due progetti di legge, ma ama presentarsi come tale. La coltellata di uno squilibrato il 6 settembre gli ha dato l’aura del predestinato. Nel vuoto assoluto di una campagna fatta solo d’odio, di esaltazione della tortura e della mano dura in un paese dove la polizia già uccide extragiudizialmente 5000 persone l’anno, il ruolo di vittima era il meglio che potesse accadergli. Ma se oggi, o meglio nel secondo turno del 28 ottobre Bolsonaro sarà fermato, sarà innanzitutto per la coscienza delle donne brasiliane, attivatesi in questa settimana nello straordinario movimento #EleNão, “Lui no”.

La cronologia politica del XXI secolo brasiliano gira però tutta intorno a chi non potrà candidarsi. Lula da Silva, dopo una vita di lottatore sociale e sindacale, contro la dittatura prima e contro i governi neoliberali dopo, incarna nel 2003 il culmine di un processo di accumulazione di forze della sinistra socialdemocratica brasiliana. Non sta a questa nota il fare un bilancio in chiaroscuro sul suo governo e la titanicità del compito storico e delle necessità dei 200 milioni di persone. Per i più critici i governi del PT sono stati la stampella che ha garantito stabilità al sistema capitalista, per i più favorevoli hanno fatto il massimo per ridurre la povertà senza avere materiali possibilità di cambio strutturale. Nonostante la sistematica demonizzazione dei media monopolisti, quando Lula uscì dal Palazzo di Planalto otto anni dopo lo farà con i maggiori indici di approvazione della storia e un enorme prestigio internazionale.

Dilma Rousseff, erede politica di Lula e prima donna presidente, fu eletta nel 2010 e nel 2014. Non riuscì a completare il secondo mandato: in un parlamento di corrotti, nel 2016 veniva votato l’impeachment contro l’unica non corrotta. A tutt’oggi: per quali colpe fu votato un impeachment che corrispondeva al massimo ad un voto di sfiducia di un parlamento che si liberava dell’etica incarnata dalla presidente? Tanto era l’odio nei confronti della ex-militante contro la dittatura, che Jair Bolsonaro – oggi candidato dell’estrema destra – votò la sua destituzione in nome dei torturatori che l’avevano seviziata durante il regime civico-militare. Eliminata Dilma, questa fu sostituita da un governo di destra conservatrice, con l’obiettivo di decantare la situazione e preparare il passaggio successivo, che era azzoppare il politico costantemente in testa ai sondaggi, Lula da Silva e riconsegnare il paese ai tucanos, la destra tradizionale. Quello contro Dilma fu un colpo di Stato istituzionale, un golpe bianco all’unico fine da parte delle classi dirigenti di evitare il ritorno di Lula. Il politico incaricato della coltellata alla schiena, Michel Temer, un mediocre salvo che per la corruzione, di quello si è incaricato: fermare Lula.

Più i media monopolisti demonizzavano Lula, per completare l’opera e preparare il ritorno di un conservatore alla presidenza, più questo sembrava imbattibile e non bastavano neanche le condanne in primo e secondo grado, ma non definitiva, in un tenebroso processo senza prove per corruzione considerato insostenibile dalla maggior parte degli osservatori. Lo hanno voluto condannare ma Lula restava l’unico candidato plausibile. Lo hanno dovuto incarcerare e lo hanno dovuto inabilitare. Neanche questo è bastato se è vero che Fernando Haddad, che oggi è l’unico credibile freno alla deriva fascista di Bolsonaro, è uscito dall’anonimato del 4% nei sondaggi solo con l’investitura di Lula. Haddad, 55 anni, peraltro non è un parvenu della politica, già governatore dello Stato di San Paolo e ministro dell’Educazione di Lula (il che non è un buon viatico dato che proprio nell’educazione l’esperienza lulista non ha saputo imprimere svolte), ma si è trasformato nel campione del Brasile democratico solo con l’investitura del presidente desiderato ma che dal carcere non può nemmeno concedere interviste. Considerando scontato il voto del nord-est lulista, tanto è istituzionale il profilo del paulista Haddad che la sua vice-presidente è la comunista gaucha Manuela D’Avila, 37 anni.

Quindi il progetto politico della destra tradizionale si è a questo punto imballato due volte. L’impresentabilità, l’incapacità di offrire altre ricette al grande paese del Sud, che con Lula aveva per la prima volta svolto il ruolo di potenza regionale e con i BRICS globale, lungi dal riportare il Brasile nell’alveo conservatore e neoliberale creavano il fenomeno Bolsonaro (che in politica internazionale promette di allinearsi a Trump e invadere il Venezuela). Oggi se carte in mano restano in particolare all’elettorato bianco e di classe media non è tra il centro conservatore, la polarizzazione PSDB-PT vissuta negli ultimi trent’anni con Fernando Henrique Cardoso prima, quindi con Lula, e infine con Dilma Rousseff, ma tra caduta del regime democratico, per imperfetto che sia, in una forma di fascismo incarnato da Bolsonaro con i suoi bianchi e i milioni di evangelici e centro-sinistra che, per quanto inviso sia Lula a questo elettorato, lo difende. Parliamoci chiaro, se oggi Bolsonaro non vince, sarà il centro politico, la palude degli elettori orientati dalle televisioni a decidere se prevarrà il discredito del centro-sinistra, la paura di Bolsonaro, o la forza delle donne.

 

FONTEhttps://www.ilsalto.net/7499-2/


Fake news, milioni di sms e il ruolo delle chiese evangeliche dietro il 46% di Bolsonaro in Brasile

Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana 

Forse nemmeno lui fino a 10 giorni fa pensava a un risultato elettorale così favorevole. I sondaggi attribuivano a Bolsonaro, candidato della ultradestra, circa il 29% dei voti, con un vantaggio di circa 8 punti sul candidato delle sinistre Haddad che era in rimonta. E poi?
Poi improvvisamente ha messo il turbo e ieri lo spoglio elettronico gli ha attribuito il 46%. Se non fosse stato per le regioni del nord est povero che da sempre votano a sinistra, e che anche stavolta non hanno tradito, eleggendo governatori del PT e Comunisti, da stasera il Brasile avrebbe un nuovo Trump come presidente. E invece si andrà al ballottaggio.

Nemmeno il mini attentato subito aveva spostato i sondaggi a favore di Bolsonaro, cosa è successo negli ultimi giorni?

In molti tra gli osservatori affermano che il potente apparato delle chiese evangeliche, il blocco compatto dei network brasiliani ed uno tsunami di fake news ben orchestrate da centrali organizzate, hanno spostato i voti dell’elettorato credente, e confuso un elettorato di centro che da 3 settimane si è trovato orfano della presenza di Lula a cui è stato proibito tutto (votare, rilasciare interviste, registrare video).

Haddad aveva spiegato 4 giorni fa che attraverso i messaggi di WhatsApp sono stati trasmessi circa 5.000 messaggi ripetuti milioni di volte, con notizie negative, insulti e contenuti osceni su di lui.

“Ci sono milioni di messaggi con contenuti offensivi contro la mia famiglia, il mio lavoro di ministro, oltre ad altre immagini volgari di donne e bambini”

Il PT (il partito di Lula) accortosi di quanto stava accadendo ha istituito un numero verde per cercare di arrestare questa valanga. In pochi giorni centinaia di fake news sono state segnalate, la maggior parte attaccavano Haddad e la candidata vice presidente, la comunista D’Avila, sui temi personali, familiari e religiosi.

In conseguenza della presentazione di un dossier con 115 richieste di denunce, è dovuto intervenire addirittura il Tribunale Supremo Elettorale (evento mai successo prima), per far oscurare dal web 35 fake news e video ritenuti oltraggiosi e chiaramente falsi.

Alcune bufale sono anche difficili da tradurre per motivi di decenza.

Tutto ciò avveniva però a sole 24 ore dal voto, quando ormai il danno era fatto.

Ne riportiamo qui alcune di quelle oscurate.

I contenuti riguardano vari temi.

Il tema bambini: Haddad toglierà i bambini alle famiglie e diventeranno di proprietà dello stato (fake news che già aveva funzionato in altri paesi sudamericani).
Il tema sessualità: il PT distribuirà biberon con la forma di un pene.
Il tema economico: Haddad confischerà i risparmi delle persone accumulati nei fondi.
Le industrie licenzieranno 1 milione di dipendenti se vincerà Haddad a cominciare da Coca Cola e Samsung.
Il tema religione: Manuela d’Avila, candidata vice di Haddad, ha indossato una maglietta con Gesù gay.
Un altro post attribuiva a Manuela la seguente frase: “Il cristianesimo sparirà. Si restringerà e si contrarrà fino a sparire. Noi siamo più popolari di Gesù Cristo in questo momento”.

Secondo gli avvocati della coalizione di sinistra che sono riusciti a far oscurare queste notizie, le false informazioni offuscavano l’immagine dei candidati di fronte al pubblico cristiano, “scioccando un numero di persone che si sono offese con le presunte frasi”.

Altri link erano una vera e propria truffa nei confronti degli elettori di Lula poco informati. Si pubblicizzava e si chiedeva di votare per Lula digitando nel voto elettronico la lista numero 17, ma risulta che la lista numero 17 era quella di Bolsonaro e che peraltro Lula non era nemmeno candidato poiché gli era stato proibito 3 settimane fa.

La tv Record di proprietà di un vescovo ha offerto spazi elettorali personalizzati al candidato Bolsonaro. È intervenuta addirittura Rete Globo (il principale network del paese e anch’essa pro Bolsonaro) per dire che questa era una violazione delle regole. Bolsonaro non si è presentato al dibattito del venerdí pre elettorale con tutti gli altri candidati evitando domande scomode e si è recato nella tv del vescovo per un monologo di 26 minuti con alto indice d’ascolto.

Il successo dell’onda Bolsonaro ha coinvolto altri ultras anti Lula del suo schieramento. Il figlio di Bolsonaro è risultato il deputato più votato della storia del Brasile ed è stato eletto a Rio de Janeiro, l’avvocata che ha accusato Dilma per l’impeachment è la più votata di San Paolo con 2 milioni di voti, inclusa anche lei nella squadra personalmente da Bolsonaro.

Per quanto riguarda i votanti in molte regioni del paese si sono avuti problemi con il nuovo sistema biometrico voluto dal governo golpista Temer. Ricordiamo inoltre che a 3,3 milioni di cittadini delle regioni povere del nord-est (da sempre filo Lula) è stato proibito di votare poiché non hanno fatto in tempo a registrarsi nei loro territori.

https://www1.folha.uol.com.br/poder/2018/10/tse-manda-remover-da-internet-35-fake-news-que-atacam-haddad.shtml

https://www.telesurtv.net/news/brasil-haddad-ataques-fake-news-campana-electoral-20181003-0038.html

https://www.infobae.com/america/america-latina/2018/10/07/un-millon-de-despidos-y-el-retiro-de-haddad-las-cinco-fake-news-mas-fuertes-de-la-campana-en-brasil/

 

FONTE: https://www.lantidiplomatico.it/

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