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Dollaro: asso forcaiolo nella manica di Trump

di Antonio D’Orazio.

Trump gioca sporco. Il suo asso nella manica è sempre il dollaro. Moneta di cui nessuno può fare a meno, in un sistema di transazioni finanziarie e commerciali totalmente in mano agli americani. Il ricatto globale. Chiunque cade in sanzioni americane non può assolutamente utilizzare il dollaro. Anche se un paese possiede dollari, non sono suoi, e rischia un’incriminazione internazionale da parte dei tribunali americani. In più, se non contento, magari, dal paese della democrazia, anche un piccolo bombardamento potrebbe risolvere. Non necessariamente militare, anche se, ma da collasso finanziario. Perché il paese “nemico” (dichiarato tale a senso unico, inappellabile e fuori controllo Onu) viene tagliato fuori dal mondo e da qualsiasi possibilità di transazioni con altri paesi. Gli americani posseggono i sistemi per le transazioni virtuali ma certificate, sia Swift che Bic. E’ l’arma segreta, l’asso nella manica, e nemmeno tanto nascosto.

Trump ha deciso di utilizzare l’asso a ogni giocata, da baro, ed è la vera leva per riportare l’”America first” ad ogni costo. Quest’asso viene minacciato a tutti, “amici” o “nemici”. Uno alla volta. E per questo vuole uscire dal multilateralismo considerato capestro per tornare al bilateralismo. Anche se sempre di capitalismo horror si tratta.

Gli esempi abbondano. Sanzioni al Venezuela. Questo paese è costretto a vendere il suo petrolio al ribasso (-30%) e farsi pagare in yuan se non in bitcoin, sempre se quest’ultimo sistema non sia gestito anche lui dai grandi agglomerati bancari e commerciali americani, in forma anonima. E’ il concetto di privatizzazione del denaro a uso privato che vale anche per la Bce. Stessa operazione per la Corea del Nord, che ancora non si piega. Segue l’Iran che, con il blocco, rischia di non poter “pagare” virtualmente nessuno, se non con container di denaro non dollaro, oppure oro. Ma le sanzioni e le minacce sono estese anche a tutti gli amici dell’Iran e a chiunque volesse commerciare con questo paese, messo illegalmente in quarantena da una storia di lupo e agnello.

Per capire il ricatto bisogna conoscere ciò che si chiama “base monetaria mondiale” che è legata al numero di dollari in circolazione nel mondo. La FED pubblica ogni settimana il suo bilancio sulle riserve dei dollari utilizzati al di fuori degli Stati Uniti, e quindi in mano alle banche centrali “estere”. Sommando la base monetaria Usa alle riserve depositate alla Fed dalle banche centrali estere si ha una idea della quantità di dollari in circolazione nel mondo. La si può definire, anche se approssimativamente, “base monetaria mondiale”. Ed è molto, ma molto di più di quello che dovrebbe essere.

Sembra quindi che Trump stia chiudendo i rubinetti di alimentazione generale di dollari e stringere il cappio sul “debito” di ogni paese. Trump è un nazionalista patriota che sogna la potenza americana e non ha nessuna intenzione, al contrario degli Obama e dei Clinton, di condividere il potere, o fare finta. Non che cambiasse molto visto che la politica finanziaria e monetaria americana, grazie alla libera circolazione dei capitali e alla titolarità di quella che di fatto, se non di diritto, è la moneta internazionale, comunque lo fosse anche prima. La FED dal 2017 sta riducendo l’offerta di dollari, facendo salire i tassi d’interesse. Ma il dollaro è anche la moneta con la quale il mondo fa prestiti, cioè la moneta nella quale quelli che non hanno abbastanza risparmio si indebitano, sia se vogliono investire che speculare, che si tratti di stati, di società o di individui. Se il dollaro si fa raro allora sono costretti a spendere la loro moneta (o la loro riserva di dollari) per rimborsare il debito-dollaro. A questo punto i dollari diventano più onerosi, e non rimane che ricorrere al FMI, sempre americano, con tassi superiori. Dalla padella alla brace.

Stiamo arrivando al cosiddetto paradosso di Triffin, dal nome dell’economista che l’ha formulato nel 1960. Ossia la circostanza che, se la moneta di uno Stato viene usata come valuta di riserva mondiale, lo Stato in questione dovrà fornire agli altri Stati moneta sufficiente per soddisfare la loro domanda di valuta di riserva, causando quindi un deficit della bilancia dei pagamenti, in particolare sul conto corrente. Se la domanda di riserva cresce esponenzialmente, (come in realtà è avvenuto quasi per mille), in pratica rischia di far saltare il banco. Per evitarlo, era già accaduto nel 1930 quando la sterlina abbandonò il gold standard, nel 1971, (Bretton Woods), gli Usa sganciarono il dollaro dall’oro. Può accadere che gli altri Stati non abbiano più voglia di sostenere gli squilibri della bilancia dei pagamenti dello stato-moneta con la conseguenza di una crisi valutaria prima e sistemico-monetaria poi. Ma allo stato attuale ancora non c’è una forte alternativa mondiale. Tocca a Trump impedire che succeda altrimenti “America bye bye”.

L’analisi della “base monetaria”, (grafico in fondo), diventa indispensabile per capire la frequenza delle crisi internazionali. Dal 1972, ogni volta che la “base monetaria mondiale” in dollari è passata sotto lo zero vi sono stati, diciamo, grossi problemi. Oggi, di nuovo, la “base” sta passando sotto lo zero e ciò significa che vi sono sempre meno dollari nel sistema, e Trump, con la sua linea protezionistica, sta rendendo l’acquisto del dollaro più difficile da parte dei non americani. Infatti i paesi più indebitati in dollari, che soffrono di un deficit del loro commercio estero, stanno andando al tappeto, uno dopo l’altro. A parte la Turchia vi sono anche Argentina, Brasile, Africa del Sud, Messico … Sono in difficoltà anche i paesi dipendenti dal petrolio, pagato in dollari, come Spagna e Italia, ma nel mirino di Trump c’è anche la Germania, con il suo euro-marco “personale” sottovalutato e che mette a rischio tutta la concorrente euro-Bce.

Lo scontro formidabile e poco apparente è proprio tra Trump e gli “gnomi” di Davos.  Quei personaggi che, dal 1990 e la caduta del Muro di Berlino, hanno programmato tutto con una sola idea: togliere pezzo per pezzo qualsiasi sovranità nazionale e trasferirla a tecnocrati, meglio se bancari, non eletti. Secondo Trump hanno inventato: l’euro, i trattati commerciali multilaterali, le corti di “giustizia” internazionali, i trattati sul clima e tant’altro che, mentre hanno massacrato i popoli, li hanno arricchiti. L’obiettivo era e rimane sempre quello di bloccare le volontà nazionali, incatenare gli elettorati e rendere inutile il voto popolare. Oggi le forze popolari che si ribellano vengono definite “populiste”, anche se questi movimenti sembrano inarrestabili e ora fortemente sostenuti da Trump, idealmente e finanziariamente, come gli americani hanno sempre fatto storicamente, e con tutti, per i loro fini. Forse i popoli non amano che le elite governino per i propri interessi contro le loro volontà. Il mondo sta cambiando profondamente. Guai ai provincialismi o al sostenere acriticamente l’uno o l’altro campo neoliberista!

 

 

 

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