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Merkel in caduta libera

di Tonino D’Orazio

L’attacco principale viene da Trump. Spezzare la Germania significa spezzare l’Europa, concorrente commerciale di prima grandezza.

Il governo tedesco non è più quello di due anni fa. Le elezioni sono state perse, sia dalla Merkel (Cristiano democratici) sia da Schulz (Psd) e le due debolezze, oltre ad aver acutizzato le differenze appena appianate ma con sei mesi di trattative, hanno creato non una grande koalition ma una grande debolezza. Punto critico: l’immigrazione e quindi la crescita del partito di estrema destra. Anche la Merkel aveva strumentalizzato ideologicamente la sofferenza migratoria, soprattutto con il piccolo Aylan annegato e riverso sulla sabbia, piccolo cadavere sballottato dalle onde. Visione d’orrore e grande emozione indotta. Propaganda organizzata per l’accoglienza di “un milione” di arrivi, selezionando i siriani utili. In qualche mese. Ingestibile, anche per la riconosciuta organizzazione teutonica. Una sconfitta pesante, soprattutto se si “accoglie” male, sia per chi arriva sia per chi già c’è. Si creano condizioni di rigetto, di cattiveria, di xenofobia e razzismi vari. L’apertura, la tolleranza e la mano tesa, spinta troppo in là delle possibilità, provoca l’inverso di ciò che è espresso dalla propaganda ufficiale. Non è un’opinione è drammaticamente un fatto. E se qualcuno pensa che l’accoglienza dei migranti in Europa proceda bene si sbaglia. Procede male, anzi molto male. E’ semplicemente troppo, in poco tempo, con pochi mezzi e forse troppo tardi nella storia.

La destra tedesca ha imposto alla Merkel un ultimatum di due settimane per una soluzione europea, quasi impossibile ora, alla sfida migratoria, altrimenti il paese chiuderà le frontiere provocando una crisi nazionale ed europea. Quindi, oltre che per l’UE, anche per la Merkel, nel suo partito, la maniera con la quale agirà la Germania determinerà l’unità europea o meno e la sua sopravvivenza politica. Insomma la Merkel è andata troppo in là su tutto. Troppo nella sua politica migratoria, troppo nella sua politica eurocentrica, con un mandato di troppo … senza forte copertura per continuare.

Chi la spinge sempre più verso la porta di uscita è proprio l’America di Trump, non più alleata storica ma concorrente commerciale feroce.  E non solo, ma con un’ideologia razzista che cavalca e spinge l’estrema destra anche in tutta Europa verso una concezione autarchica e sovranista esacerbata e fautore di fatto della sua prossima disgregazione. Il problema in Europa non è solo l’Italia, anche se portiamo il cappello. Far cadere la Merkel significa spezzare l’anello forte e far cadere una Unione europeista e mondialista che non sta proprio nella testa del nostro amico americano Trump. Il resto non può che seguire, Macron, sempre più nervoso.

La rete televisiva americana CBS, tramite Bremmer, ha riportato un aneddoto avvenuto durante il G7 canadese. Trump, pressato dalla Merkel per apporre la firma al documento finale, innervosito, “Si è alzato, ha messo la mano in tasca, ne ha tratte due caramelle Starburst, le ha buttate sul tavolo e ha detto: tieni Angela e non dire che non ti do mai nulla”.

Trump è un bruto, non c’è dubbio, ma è un cinico uomo d’affari prima di tutto, profondamente ancorato nella cultura statunitense del dio danaro. Dimostra con una certa arroganza, che non ci si può aspettare nulla di buono dagli Usa se non che avvantaggi i propri interessi. Se devono continuare a spandere morte e miseria nel mondo, compresa l’Europa, per i propri interessi, lo faranno. In fondo sta mandando allo sfascio e all’angolo l’intera Unione con di fronte tecnocrati imbecilli e sottomessi ideologicamente al neoliberismo, che hanno distrutto la speranza di un’Europa di uomini e popoli, con la sua storia sociale di solidarietà. Oggi sono tutti disorientati. L’amico vantato oltre il buon senso è diventato ciò che De Gaulle diceva già negli anni ’60, e Mitterand negli anni ’80, il peggior nemico possibile dell’Europa.

Eppure che opportunità storica per riprendere un cammino abbandonato in mano a banchieri e affaristi da galera! Ma se scontro, oltre che politico e commerciale, deve esserci, non possiamo affrontare il disastro sui dazi dei nostri prodotti europei di eccellenza con i timidi pannolini caldi dei dazi su Bourbon e moto Harley Davidson. Si tratta di colpire le loro forme d’invasione culturali ad alto reddito, come cinema, musica, soap televisive da incretinimento, canali televisivi e mass media, ecc … oltre ai prodotti agroalimentari al limite dell’avvelenamento di massa che dobbiamo ingoiare per amicizia, timore o per contratto capestro da sudditi.

Dopo aver costruito per decenni la falsa immagine di un paese amico diventa difficile per i suoi sostenitori poter fare un passo indietro e dire pane al pane e vino al vino. Forse il “popolo” lo sta capendo a modo suo, perché il burattinaio, anzi i burattinai hanno spezzato le corde che reggevano l’apparato e mostrato un viso sconcertante ai suoi sostenitori più accaniti.

Persino il freddo Stoltenberg, il sempre minaccioso socialista, segretario generale della guerrafondaia Nato, inizia a ricredersi: “I legami tra Europa e nord America non sono scontati e la Nato potrebbe non sopravvivere per sempre …”. Sembra più di un’ulteriore e abituale minaccia. Vuole soldi direttamente da noi per allargare il concetto che l’Atlantico con le sue sponde, copre anche l’America del Sud e l’Africa occidentale. Visto che già è un po’ impegnata in tutto il Medio Oriente senza oceano. Deve ovviamente sgravare Trump dal peso economico a carico degli americani, magari sulla Germania che ha tanto surplus commerciale.

La baracca Unione, già braccio destro politico-economico-militare della Nato, scricchiola da molte parti, immigrazione, disoccupazione, “populismi-lebbra”, euro, dazi, e l’anello di rottura sembra proprio la Merkel e la forte Germania. Chissà che non utilizzino noi come rostro utile allo sfacelo, viste le carezze di Trump al nostro governo e i nostri mass media a potenziare, pubblicizzare e sostenere le spacconate deleterie dello sfasciacarrozze Salvini.

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