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La deriva autoritaria degli Stati Uniti

di Tonino D’Orazio

La leggendaria democrazia americana si sta visibilmente deteriorando. Qualcuno dirà: ormai già da tempo, e qualcun altro a quella strana democrazia capitalistica non ha mai creduto. E’ vero ma oggi è davanti agli occhi di tutti.

Per l’ideologia di sinistra non poteva essere diversamente. Negli Stati Uniti non è la politica che gestisce il paese, ma un sistema capitalistico arrivato, come previsto da Marx, al suo culmine. Cioè alla gestione di pochi, o di poche famiglie, sul tutto paese e “sul mondo”.

In genere il capitalismo utilizza la forza dove non può arrivare ai propri fini con la “democrazia” detta liberale. E’ una regola così costante e storica che non bisogna scomodare Mussolini con ulteriori analisi. E di forza quel paese ne ha, e ne ha avuto, sempre tanta. Più di quanto concessa anche da chi proprio non ne aveva interesse. Oggi le crepe sono vistose e appaiono alla luce del giorno. I segnali sono pericolosi, sapendo che l’utilizzo della forza significa sempre guerra. Quel paese di esempio per la democrazia mondiale, in 100 anni, ha promosso 72 guerre, (controllare per credere), e ovviamente non è finita. Vi è proprio una tradizione nella politica americana di scatenare una guerra per risolvere le crisi di politica interna e ci siamo di nuovo molto vicini.

Non vorrei aggiungere che il pretesto Gran Bretagna non sia il drammatico avanspettacolo. Iniziano sempre così, ricordando Francesco Giuseppe a Sarajevo. Mimì e Cocò si muovono sempre insieme. E i servi al seguito, compreso un governo italiano decaduto. A meno che non siano stati “utilizzati” momentaneamente da un mefistofele Putin per rinsaldare, prima delle elezioni, il nazionalismo del popolo intorno alla Grande Madre Russia quando si sente assediato. Anche questo funziona sempre.

Intanto abbiamo l’autoritarismo di Trump, presidente miliardario, con una corte miliardaria intorno, che capisce in modo becero solo di soldi e affari, cioè la sostanza della democrazia liberale americana che primeggia anche sulla vita e il minimo benessere dei propri cittadini. Tutte le sue misure politiche, per esempio i licenziamenti dei dirigenti del suo staff, stanno dimostrando l’autoritarismo del padrone. Secondo gli ultimi calcoli Trump ha infatti fatto fuori, direttamente o indirettamente, più di trenta persone, (elenco in Vice News del 17 marzo) con l’espressione tipica You are fired! (Sei licenziato!) dei suoi Twitter.

Ma il lato meno appariscente e più sottile è la guerra dei e nei servizi segreti. Questi scavalcano tutti le loro proprie aree istituzionali di competenza con grande tranquillità e intervengono a sostegno o contro quel partito politico. Che in realtà sono solo due, quindi facilmente invasivi. Basta essere inseriti nell’uno o nell’altro. Diventano addirittura il braccio armato dei perdenti contro i vincitori. Lo spettacolo senza esclusione di colpi è davanti a noi.

Non c’è governo americano che non abbia alcuni generali in ministeri chiave, se non segretari di stato, come anche alti dirigenti dei servizi segreti, in modo più evidente della CIA, ma anche dell’FBI e della NSA o direttamente dalle armi. Diciamo che sono dappertutto, ancora di più nello staff di Trump, (il che fa pensare a un’accentuazione della deriva autoritaria statunitense), e sono garanti che i “politici” non scantonino troppo. Non avevano previsto la mossa del cavallo di Trump per la sua elezione, ma sono lì. Difficile non credere che si stiano vendicando e pensando forse peggio in previsione.

Altro tassello: la progressiva militarizzazione della Casa Bianca, dove il controllo del potere reale è passato ai militari (sono ex generali il capo dello staff, il consigliere per la sicurezza nazionale, il presidente degli Stati maggiori riuniti e il ministro della Difesa, ed è un ex militare ed ex industriale dell’aerospazio anche il nuovo segretario di Stato)

La guerra interna e la resa dei conti si sta preparando. E’ la prima volta che diventa segretario di stato per gli affari esteri, funzione preminente per quel paese rapinatore, Mike Pompeo (origini abruzzesi, nonni di Caramanico Terme – PE) un responsabile della Cia, e al suo posto come direttore aggiunto dell’agenzia Gina Haspel, conosciuta come torturatrice, sia per il programma sostenuto e applicato dalla Cia nel mondo e in casa, sia personalmente in un disumano affare in Tailandia. Niente turbamenti, non è Assad.

Vi sono altre azioni inquietanti della Casa Bianca. La visita lungo il muro tra il Messico e gli Stati Uniti, con considerazioni razziste e minacce verso i funzionari che “chiudevano un occhio”. C’è la firma, con vanto plateale, per un inizio di guerra economica e commerciale contro paesi avversari e amici. Trump ha accettato di incontrare il “pazzo” (fino all’altro ieri) della Corea del Nord senza consultarsi con nessuno, (istituzione Cia annullata), il che fa pensare piuttosto a un tentativo di messa in scena per una provocazione internazionale, in caso di fallimento del summit, con il pretesto a una guerra vera, perché promessa più volte e liberatrice delle tensioni interne.

Intanto il 1 aprile iniziano manovre militari nell’area. Nel suo ultimo intervento di campagna elettorale, in Pennsylvania, ha minacciato i mass media e gli oppositori politici con parole volgari e razziste, perfino chiedendo l’esecuzione diretta dei trafficanti di droga.

Tutti questi avvenimenti hanno un carattere comune. Trump si propone come un sovrano personalista, non come capo di uno dei due partiti capitalisti, ma come un personaggio autoritario di tipo latino-americano e fascista. Comanda solo lui e gongola. E’ l’apice di una cultura capitalistica e padronale. Non nasconde e non salva più nemmeno la forma. E’ indifferente ai diritti democratici e alle norme costituzionali, proprio come deve essere un dittatore. Il problema è che siamo nudi anche noi con tutti i paesi dell’Unione Europea.

Ha ordinato una grande parata militare, con aerei da guerra, non per la festa della repubblica, ma per il giorno della memoria dei Combattenti, cioè cinque giorni dopo le elezioni di “metà-mandato”. Probabilmente è un atto di forza in previsione di una sconfitta. E’ un gran giocatore-affarista e ha tendenza a giocare il tutto per il tutto, come ha sempre fatto negli ambienti criminali di Atlantic City, di Las Vegas e del mercato immobiliare e finanziario di New York. Farlo passare per un buffone è un errore madornale.

Ma nemmeno i Democratici sono all’altezza della situazione e non riescono a opporsi al disfacimento delle norme costituzionali, avendone abusato anche loro. Sono riusciti solo a mantenere la pressione anti-russa voluta dalla precedente gestione Obama-Clinton ma soprattutto dai servizi di informazioni militari snobbati. E’ di fatti un’ulteriore tassello della deriva autoritaria del paese. Anzi, come documentato da una profonda ricerca giornalistica del WSWS sui prossimi candidati alle elezioni di “metà-mandato”, il partito è conquistato a maggioranza da una “presenza amichevole di controllo” da parte della Cia piazzando i propri uomini. Il commento della responsabile democratica Dianne Feinstein alla nomina della torturatrice Gina Haspel alla direzione della Cia è disarmante e accondiscendente: ”Sembra avere la fiducia dell’Agenzia e questo è un bene”.

L’altro vero problema riguarda il movimento operaio e i lavoratori in genere. Non sfugge l’analisi della loro radicalizzazione come base fascista e razzista di consenso a Trump, pur sapendo che quest’ultimo governa come un radicale di estrema destra. Hanno visto comunque che la famosa riduzione delle tasse c’è stata, ma briciole per loro e il massimo per i padroni, e che un minimo di sanità pubblica sta sfuggendo loro. In un quadro apice della disgregazione sociale e di una disuguaglianza senza paragoni, tipica e prevedibile di ogni soluzione neoliberista, c’è una stragrande maggioranza della popolazione spinta nella povertà e nella miseria e una piccola elite super ricca che controlla i due unici partiti. Aggiungerei con tutti i mezzi, oltre i soldi. E molto probabilmente anche che un’ulteriore guerra sarebbe possibile, giusto per rinsaldare il loro nazionalismo esacerbato alla ricerca esterna di altri popoli nemici e responsabili, logica tipica delle dittature di destra. Ma anche quanto buon lavoro si sta sviluppando nelle industrie degli armamenti.

Basta che la guerra, distruzione e morte, non sia a casa loro e che venga utilizzato l’Onu come paravento o foglia di fico e ci facciano piangere solo per i bambini morti per responsabilità sempre “degli altri”.

 

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Discussione

Un pensiero su “La deriva autoritaria degli Stati Uniti

  1. Grazie Tonino D’Orazio, sempre essenziale leggere una voce introvabile sulla ‘grande’ Stampa.

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    Pubblicato da Augusto | 03/04/2018, 17:20

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