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La vicenda di Aicha: aveva “rubato” monopattino buttato. Il giudice le nega il reintegro al lavoro

(Credits – Facebook)

SCARTI di GIUSTIZIA – La storia di Aicha leggi QUI dovrebbe colpire perché :

1) è pazzesco che questa donna, operatrice della ditta incaricata della raccolta rifiuti – sia stata licenziata per aver intercettato un rifiuto, un monopattino buttato via da qualcuno, facendolo diventare una risorsa, un giocattolo per suo figlio;

2) è vergognoso che un giudice convalidi il suo licenziamento per questo.

Se il suo gesto è reato, in molti dovremmo autodenunciarci, perché vedendo gettati accanto ai cassonetti stradali oggetti come specchi, mobiletti e simili, ce li siamo portati a casa e magari lo faremo ancora.

 


da Yahoo:

“Era stata licenziata lo scorso 30 giugno 2017. La colpa di Aicha Elisabethe Ounnadi, 40 anni e madre di tre figli, era stata quella di prendere dai rifiuti un monopattino da regalare a uno dei suoi figli. La donna, infatti, era dipendente del Cidiu (società che gestisce la raccolta rifiuti nella zona Ovest di Torino) ed era stata licenziata per “l’appropriazione indebita di un bene non di sua proprietà”.

Una decisione che aveva creato un ampio dibattito nell’opinione pubblica, con la donna che si era difesa dicendo che “ho perso il lavoro perché volevo portare un regalo a mio figlio di 8 anni, ma io non ho mai rubato nulla nella mia vita”. Insomma, il monopattino in questione era stato buttato via, era nello stabilimento del Cidiu di Savonera, a Collegno. Inoltre, secondo la testimonianza della donna, non era stata lei a recuperare il gioco dalla discarica“Una collega me l’ha dato per il mio bimbo. Sono separata, ho altri due figli e vivo in una casa popolare. Capitava che gli amici mi facessero qualche regalo. La collega ha confermato tutto, ma non è servito” aveva raccontato a La Stampa all’epoca dei fatti.

Per questo motivo Aicha Elisabethe Ounnadi aveva fatto ricorso davanti al giudice del lavoro. E ieri è arrivata la sentenza. E per la donna le notizie non sono state buone. Il giudice della sezione lavoro del Tribunale di Torino, infatti, ha convalidato il licenziamento, sottolineando che, sebbene il licenziamento non sia da ritenersi per giusta causa, visto che il tribunale lo ha ritenuto un “provvedimento eccessivo”, comunque il gesto della Ounnadi rientrerebbe nella categoria di “furto”, secondo il contratto di lavoro della categoria. E per tanto sanzionabile con il licenziamento. Alla donna, dunque, spetta solo un risarcimento per il danno subito dal licenziamento e la donna riceverà una cifra corrispondente a diciotto mensilità, ma nessun reintegro.”

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