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Primo: cancellare il Fiscal Compact

di Roberto Musacchio

Primo: cancellare il Fiscal Compact. La mia proposta è che tutte le forze che in Europa sono contro l’austerita’, il liberismo e i Trattati che li impongono confluiscano subito su questo obbiettivo.

Obbiettivo giusto e possibile. Il Fiscal Compact fu varato ormai cinque anni fa come Trattato intergovernativo in aperto contrasto con le regole comunitarie. Fu voluto per trasformare la crisi finanziaria causata dal sistema delle banche nell’occasione di una ulteriore stretta sociale. Il Fiscal Compact impone una camicia di forza che rappresenta la fine di ogni possibile alternativa economica e politica.

Ora si sta discutendo di inserirlo nella normativa comunitaria, di farlo diventare Trattato comunitario. Come farlo non è cosa semplice neanche per gli attuali sciagurati gruppi dominanti in Europa. Infatti si procedette per accordi tra Governi per bypassare l’obbligo comunitario alla unaniminita’. E anche ora lor signori si stanno ingegnando su come fare a eludere le procedure democratiche e i popoli.

Il Fiscal Compact, il suo recepimento comunitario, sta nel pacchetto delle cosiddette priorità che vengono sbandierate da realizzarsi prima delle prossime elezioni europee. E si pensa di farlo senza ratifica dei Parlamenti nazionali e, tantomeno, dei cittadini.

Il resto del pacchetto e’ fatto del solito Ministro europeo della economia che, in questo quadro, diverrebbe un ministro alla austerità e al liberismo. Di una integrazione delle politiche di difesa che concretamente e’ il coordinamento della repressione dei migranti. E di un sedicente pilastro sociale che ripropone chiacchiere stantie e vuote.

Il tutto ammantato di una incredibile auto incensazione su un presunto superamento della crisi. La realtà, come e’ noto, e’ ben altra. Anzi è veramente pessima se si pensa che dopo aver speso un numero mostruoso di miliardi di euro per salvare banche e finanza ora, pur in presenza di una qualche minima ripresa di crescita, i dati sociali sono tutti al negativo. Meno lavoro e più lavoro cattivo. Meno redditi e più poveri. Più ingiustizie.

È una Europa sempre più divisa. Per altro e’ ormai evidente che gli stessi sistemi politici sono andati collassando. L’Europa reale e’ un assemblaggio di crisi nazionali sovradeterminate da una “governance” misera e miserabile. Addirittura la Germania conosce la instabilità e la difficoltà a fare un governo nonostante l’eterna Merkel. Ma in Gran Bretagna si è avuta la Brexit. In Francia i partiti tradizionali si sono dissolti. La Spagna conosce sia la crisi morale che quella Catalana. E poi ci sono le destre xenofobe che sfondano addirittura in Austria e guazzabuglio dell’Est.

In questa situazione gli extablishment tentano di riattrezzarsi. Merkel richiama il vassallo socialdemocratico. L’ambizioso Macron tenta la carta di un nuovo raggruppamento sotto la sua egemonia. Ben 80 parlamentari europei si sono dichiarati suoi seguaci provenendo da socialisti, liberali, popolari e verdi. Si sono incontrati Rivera, leader della spagnola Ciudadanos, forza molto liberista e in grande crescita, e Renzi, capo in disgrazia di un partito in disgrazia, e hanno ragionato di nuovi accordi sempre con Macron. Vittime prime di questa possibile riorganizzazione degli extablishment i socialisti europei sempre più in crisi.

D’altra parte si apre uno spazio nuovo per le forze di alternativa, quelle che già hanno conseguito risultati elettorali significativi e che si ritrovano nel Gue e nel Partito della Sinistra Europea. Per me a tre condizioni.

La prima e’ che mantengano le ragioni della loro unità e non cedano alle pulsioni di dividersi. Le ragioni dell’unità stanno nella lotta alla austerità e al liberismo e per i diritti delle persone e dei migranti. Devono essere più forti del dividersi sulle ipotesi teoriche.

La seconda è che lavorino ad ampliarsi ma non attraverso accrocchi politicisti che invece faciliterebbero le divisioni. Al contrario occorre ampliarsi a partire dal nucleo forte di convergenza che dicevo e, soprattutto, della sua messa in pratica.

Questa è infatti la terza condizione, forse è la più importante e decisiva. In anni passati abbiamo avuto grandi lotte europee e di massa. Ad esempio contro la Bolkestein. Movimenti come il Social forum e quello pacifista. Più recentemente contro Ttip e Ceta.

Ma negli ultimi anni troppe battaglie sono rimaste confinate nella sfera nazionale, dalla Grecia alla Spagna alla Gran Bretagna. Mancano battaglie popolari a livello europeo. Quella per non ratificare il Fiscal Compact ed anzi per cancellarlo lo può e lo deve essere. Battaglia di massa. Anche referendaria. E in Italia estesa alla cancellazione di quel pareggio di bilancio che ha sfregiato la nostra Costituzione. Battaglia anche elettorale, sia nelle prossime elezioni italiane, dove io che appoggio Potere al Popolo credo debba essere centrale, che per le prossime europee come punto discriminante e qualificante.

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