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Dieci osservazioni capitali a commento dei risultati delle elezioni amministrative

de-magistris-appendino-raggi-630x630di Paolo Ciofi
(con altri commenti sul risultato dei ballottaggi) 
Condenso nei seguenti dieci punti ciò che a mio parere ci ha detto il voto del 19 giugno.

1.Ormai, quando a votare va metà dell’elettorato, i governi locali e centrali diventano espressione stabile di una minoranza: a Roma, capitale d’Italia e una delle principali metropoli europee, del 67 per cento del 50 per cento degli elettori. È la manifestazione inequivocabile della crisi della democrazia rappresentativa e dei partiti, della degenerazione della politica in sistema di potere a tutela dei più forti. La democrazia non è più governo del popolo, si trasforma in oligarchia. Una tendenza che si rafforzerebbe se vincesse il sì nel referendum costituzionale, e non fosse respinta la legge ipermaggioritaria voluta da Renzi.

2.Questa condizione è l’effetto del dominio assoluto del capitale finanziario nella sfera economica, culturale-comunicativa e politica. Di conseguenza, della cancellazione dal sistema politico della rappresentanza del lavoro. I lavoratori hanno perso così ogni capacità di incidere sul corso delle cose: non solo la classe operaia tradizionalmente intesa, bensì le lavoratrici e i lavoratori postfordisti, cognitivi e non, subordinati e autonomi, giovani e anziani, i quali da anni pagano il prezzo più alto della crisi economica e sociale.

3. Qui sta la radice profonda, e misconosciuta, della crisi democratica in cui viviamo. Con i conseguenti fenomeni di distorsione e svuotamento delle istituzioni, di appropriazione privata dei beni pubblici, di diffusione della corruzione e della criminalità economica, di sfarinamento delle forze politiche dominanti. La straordinaria vittoria della Raggi a Roma come il successo della Appendino a Torino sono il risultato del diffuso malessere, della protesta e della volontà di cambiamento che i partiti tradizionali non hanno saputo raccogliere, e anzi hanno alimentato in forme diverse.

4.La generale affermazione del Movimento 5 Stelle è speculare alla pesante sconfitta di Renzi e del partito di Renzi, percepiti giustamente come fattori aggravanti della crisi. Vale a dire dell’impoverimento e delle disuguaglianze crescenti, della distruzione del territorio, dell’arroganza del comando, oltre che delle ingiustizie e della corruzione. I 5 Stelle sono apparsi come una ciambella di salvataggio a cui aggrapparsi per non colare a picco. Né, d’altra parte, il voto si può qualificare per questo come una ripicca contro Renzi. Al fondo ci sono motivazioni sociali profonde, cui la sinistra esterna al partito di Renzi da tempo non è stata in grado di dare risposta. Come dimostra il voto a valanga per la Raggi nelle periferie romane, favorito dalle divisioni della destra.

5.Nella cancellazione di un’autonoma e libera rappresentanza politica del lavoro, centrodestra e centrosinistra in questi anni si sono nella sostanza equivalsi, con la sinistra alternativa in una posizione di fatto subalterna, o comunque non in grado di incidere. Il risultato è stato che nelle ultime elezioni politiche il principale partito votato dagli operai è risultato essere quello di Grillo e Casaleggio. Mentre sul versante opposto l’equivalenza neoborghese tra centrodestra e centrosinistra, con i lavoratori fuori dai giochi, è stata pienamente confermata a Milano, dove i due candidati a sindaco, Sala e Parisi, erano espressione dei medesimi interessi dominanti, seppure su posizioni elettoralmente diverse.

6.Se la vittoria di De Magistris a Napoli dimostra, al contrario, che una appena decente coalizione di sinistra non lascia molto spazio ai 5 Stelle, occorre tuttavia riconoscere che questi a livello nazionale stanno diventando un partito con un notevole radicamento sociale, si sforzano di costruire un gruppo dirigente e si avvalgono di competenze riconosciute, come quella dell’urbanista Paolo Berdini. La loro prospettiva dipenderà molto dalla capacità di governo che dimostreranno alla testa di grandi città a cominciare da Roma, in una fase di costruzione di un soggetto politico non ancora consolidato, e perciò aperta a diversi possibili sbocchi.

7.Sin da ora però appare evidente che la principale debolezza dei 5 Stelle riguarda la loro cultura storico-politica, in particolare nella distanza dalle culture che hanno dato vita alla Costituzione e alle fondamentali conquiste democratiche e sociali degli italiani. Ciò che li espone all’influenza del neoliberismo e alla pressione degli interessi dominanti. Piuttosto che al fondamento del lavoro, essi sembrano orientati a dare priorità alla piccole e medie imprese e alle attività professionali, trascurando che nel nostro impianto costituzionale il fondamento del lavoro è il pilastro dell’uguaglianza e della libertà. E che pertanto è necessario rimuovere gli ostacoli economici e sociali che di fatto limitano lo sviluppo della personalità e la partecipazione dei lavoratori «all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

8.Per uscire dalla crisi, nei centri urbani come in Italia e in Europa, è indispensabile mettere sotto controllo il capitale finanziario e la rendita immobiliare. E aprire le porte a una civiltà più avanzata in cui l’economia sia al servizio degli esseri umani, e non gli esseri umani al servizio del capitale. Ecco perché la lotta per l’applicazione della Costituzione, dei suoi principi fondamentali, e dei diritti sociali in essa riconosciuti, diventa la vera via del cambiamento, l’obiettivo imprescindibile da cui non si può derogare in questa fase storica. Proprio perché nella Costituzione del 1948 il lavoro da merce diventa diritto, e vengono posti dei limiti alla proprietà privata sui mezzi di produzione e di comunicazione, in modo da assicurarne la funzione sociale e di far sì che l’iniziativa economica non offenda la sicurezza e la dignità della persona.

9.Assumere fino in fondo e senza incertezze questa prospettiva che apre le porte a un socialismo di tipo nuovo, e costruire su di essa un programma fondamentale insieme a concrete azioni di lotta e proposte di governo, dovrebbe essere compito della sinistra, che in queste elezioni non ha ottenuto un risultato rilevante. Al riguardo c’è bisogno di estrema chiarezza. Perseguire un simile obiettivo è impossibile, se non si rompe definitivamente con visioni e pratiche diffuse che hanno finito per identificare una parte consistente della sinistra con il sistema di potere del Pd, come è risultato del tutto evidente a Roma e nel Lazio.

10. In primo luogo, è indispensabile rovesciare la concezione corrente della politica intesa come esercizio esclusivo del potere, per restituirla alla funzione progressiva e rivoluzionaria di strumento per trasformare la società. Spostando quindi il centro dell’azione dalle istituzioni verso il sociale. In secondo luogo, è necessario ricostruire una cultura critica della realtà in grado di leggere la nuova configurazione delle classi sociali e le forme inedite del conflitto: tra e all’interno delle classi. Abbandonando un vacuo modernismo subalterno e d’altra parte ogni illusione nostalgica di impossibili ritorni al passato. Solo a queste condizioni è possibile affondare le radici nella società, lottare per l’unificazione dei lavoratori comunque configurati e costruire un blocco sociale alternativo al capitale. È difficile? Sì, ma la peggiore sconfitta è rinunciare a provarci.


 

 

Altri commenti sui risultati dei ballottaggi dal blog sinistrainrete.info

 

contropiano2

Si è rotta la diga

di Redazione Contropiano

Schermata del 2016 06 20 125616 669x300La vera partita comincia ora. La batosta subita da Renzi e dal centrodestra rivela che gli equilibri sociali consolidati si sono ormai rotti, a partire fondamentalmente dalle realtà metropolitane. Governare questo paese secondo le linee guida dell’Unione Europea e della Troika diventa dunque di fatto molto più difficile, mentre l’alternativa possibile e concreta resta avvolta – purtroppo – nella nebbia delle buone intenzioni inconsapevoli delle caratteristiche fondamentali del “sistema”.

Ma ora si può cominciare a giocare una partita che prima era semplicemente bloccata e già vinta dal potere più fetido.

Non vi può essere alcun dubbio che la sconfitta subita da Renzi – per certi versi clamorosa quanto a dimensioni e realtà sociali – sia anche la sconfitta delle politiche di austerità, malamente mascherate da provvedimenti “populisti”, come gli 80 euro, ma saldamente incentrate su un diluvio di misure che più antipopolari non si può:

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aldogiannuli

Ballottaggi: una prima analisi dei risultati

di Aldo Giannuli

ballottaggi 940Al momento in cui scriviamo i risultati si può solo abbozzare un giudizio, non essendo ancora disponibili i dati in cifra assoluta. A quanto pare è andata così, in primo luogo l’astensione è cresciuta –come sempre accade nei ballottaggi- e al di là del solito, per cui ha votato solo la metà degli elettori, ma non nelle due città dove era più incerta la sfida, Milano e Torino, e dove la flessione fra primo e secondo turno è stata più contenuta.

Il che è un dato che fa riflettere: se questa è la tendenza nazionale, questo significa la fine della rappresentatività del parlamento, perché una forza che, magari, ha avuto il 20% dei voti al primo turno si aggiudica il 54% dei seggi grazie ad un 1% percento in più in un secondo turno dove, per ipotesi, ha votato il 48% degli  elettori e, magari, batte un altro partito che aveva avuto il 38% al primo turno. Vi riesce di immaginare una cosa più disrappresentativa?

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dinamopress

Ballottaggi amari

di Augusto Illuminati

Che bilancio possiamo trarre dai ballottaggi? Non facciamo parte dei vincitori (tranne che a Napoli), però a nostro modo abbiamo vinto anche noi. Se vincere vuol dire cominciare a sgomberare la strada da ostacoli, abbiamo vinto

9c1369f6 3c0b 4df7 afda 51b3a5ff396aIl Faraone è sgomento per le piaghe, ma noi stiamo ancora in Egitto. Se vincere vuol dire costruire basi positive sufficienti per avviare un’alternativa, allora non ci siamo, se non inizialmente a Napoli.

Abbiamo goduto come ricci per la sconfitta tattica e strategica di Renzi e per lo scacco dell’arroganza sabaudo-fordista di Fassino e della liquidità postfordista del “doganiere” Giachetti. Non parliamo neppure delle campagne tutte fallite di Repubblica, la cui irrilevanza dovrebbe spingere alle dimissioni il suo direttore, secondo solo al menagramo Stefano Esposito nella navetta Torino-Roma.

Ma la nostra (sempre eccetto Napoli) non è la schietta gioia che spinozianamente si collega a un incremento di potenza di cui noi stessi siamo causa.

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campoantimp2

Renzi azzoppato ma… nessun dorma!

Moreno Pasquinelli

chess defeatNon avevamo dubbi che i ballottaggi avrebbero confermato ed anzi appesantito la batosta subita da Renzi e dal Pd al primo turno. E non avevamo dubbi che il Movimento 5 Stelle, dove aveva un adeguato radicamento, sarebbe uscito vincente.

Non ci volevano doti profetiche per capirlo, bastava sintonizzarsi col rumore sociale di fondo, sentire ciò che ribolle nella pentola sociale. Di passata ricordiamo che noi abbiamo dato indicazione di voto per i candidati Cinque Stelle ed a Napoli per De Magistris — “Colpire il Pd per cacciare il governo Renzi“.

Escono con le ossa rotte tutti quei cretini che avevano pronosticato una lunga vita al governo Renzi, quelli che cianciavano di una stabilizzazione politica della crisi italiana,

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micromega

Lo stupore e la rabbia dei commentatori per lo schiaffo al ducetto

di Carlo Formenti

27779724215 314bccafae mStupore, frustrazione, rabbia, denegazione, depistaggio, seduzione: questi gli atteggiamenti che ho visto/ascoltato affiorare sui volti e nelle parole di politici, giornalisti ed <<esperti>> mentre seguivo (rimbalzando fra Rai1, Rai3 e La7) le reazioni a caldo a exit poll e proiezioni la notte di domenica scorsa.

Stupore: non se lo aspettavano, malgrado gli innumerevoli segnali di irritazione (a partire dai tassi di astensionismo sempre più elevati) che da tempo salivano dal basso, le élite di questo Paese erano convinte di poter seguitare a manipolare a tempo indeterminato un’opinione pubblica che, evidentemente, stimano incapace di intendere e di volere.

Frustrazione e rabbia: lo spettacolo più spassoso, in tal senso, lo ha offerto l’ineffabile Piepoli che, dando un limpido saggio della sua <<obiettività scientifica>> in veste di analista-sondaggista, commentava in diretta, con espressioni di stizza degne di un Gollum derubato del suo tesoro, la débâcle dei propri datori di lavoro.

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ilsimplicissimus

Via Matteo Renzi chiusa per frana

di ilsimplicissimus

putin 4Qualche giorno fa avevo spezzato una lancia a favore della Raggi e dio sa con quanta difficoltà. Ma ieri notte ho avuto la riprova e la consolazione di non essermi sbagliato, vedendo come in un incubo il modo e i riflessi pavloviani  in cui la vecchia, asfittica  compagnia di giro di tromboni giornalisti e commentatori, praticamente a reti unificate visto che il dissenso è ormai inesistente, ha cercato di dare un’interpretazione del voto che farebbe invidia al brigante Musolino travestito da Heidi. Non voglio nemmeno occuparmi delle cose miserabili, come la traduzione di titolo di un quotidiano inglese: “Per la prima volta una donna alla guida della città” come Per la prima volta un populista alla guida della città (rai24). O il fatto che l’ex assessore Esposito, importato da Marino a Roma e poi tornato nelle braccia di Fassino, nero come la notte, abbia sostenuto che chissà cosa faranno i cinque stelle nella capitale, ” certo manca un urbanista”, mentre l’unica squadra in tutti i luoghi in cui si è votato che comprende un urbanista è proprio quella della Raggi con Paolo Berdini.

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megachip

#VirginiaRaggi & Co. – Ballottaggi e spartiacque

di Piotr

Effetto #CinqueStelle. Gli inamovibili, destinati a perdurare, grandi o piccoli, oggi stanno scomparendo a un ritmo maggiore del rinoceronte bianco

NEWS 2596031. La mia educazione politica è avvenuta nella sinistra extraparlamentare degli anni Sessanta-Settanta. La mia formazione filosofica è all’insegna di Marx.

Può quindi non stupire che i miei amici e conoscenti abbiano guardato con sconcerto il progressivo allontanamento delle mie simpatie dai partiti e movimenti che si autodichiaravano di sinistra e utilizzavano la simbologia e la terminologia che più sentivo mie per ammantare ragionamenti che ritenevo sempre più inaccettabili. Non perché li ritenessi “vecchi”, ma proprio perché erano – e sono – sbagliati.

Come disse ironicamente una volta Gioachino Rossini commentando la composizione di un giovane musicista, quando c’è del nuovo e del bello, il bello può essere vecchio e il nuovo può essere brutto.

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altrenotizie

La rottamazione del rottamatore

di Fabrizio Casari

appendinoE’ un voto netto, senz’appello, che indica due letture distinte ma non distanti. Quella di un voto contro Matteo Renzi e il PD, e l’affermazione decisa del M5S, che del governo Renzi è avversario acerrimo. Movimento 5 Stelle che da ieri smette di essere un’ipotesi, un’incertezza, una scommessa politica. E’ ora, a tutti gli effetti, una forza di governo, sebbene la sua affermazione risulti ancora a macchia di leopardo, con consensi importantissimi in alcune zone del paese e maggiori difficoltà in altre. Vedremo da oggi quale sarà la capacità di proporsi come alternativa di medio-lungo termine per un movimento che, difficile da inquadrare ideologicamente, rappresenta certamente una forza di rottura del sistema politico italiano.

Ma sarebbe un errore leggere solo come voto di protesta il consenso ai M5S: il voto di protesta si registra semmai nell’astensione, mentre il voto ai pentastellati appare piuttosto come consapevole, ragionato, che identifica nella novità politica una rappresentanza possibile.

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